Storia dell'arte contemporanea
Neoclassicismo
Un movimento artistico nuovo è sempre legato alla sensibilità estetica del tempo. Un’opera d’arte lo è davvero quando è collocata nella sensibilità estetica del suo tempo.
Il Giuramento degli Orazi, David (1784), rappresenta un momento di rottura, di cambiamento della sensibilità, dopo l’Illuminismo. Il Romanticismo non è così di rottura rispetto al Futurismo, tuttavia era dirompente al suo tempo. La cultura neoclassica è un cambiamento che nasce con la scoperta delle antichità, di Pompei ed Ercolano, un cambiamento di gusto, percezione, ma anche sociale. Il Giuramento degli Orazi riproduce i cosiddetti “gesti bloccati” drammatici e patetici di Alfieri, evidenziando il rapporto tra arte e letteratura dello stesso tempo.
- Giovanni Gherard de Rossi, scopritore di Canova a Roma, scrive su un periodico de Il Giuramento degli Orazi. Uomo di teatro del ‘700 e critico d’arte.
David è stato a Roma per il “pensionato artistico”, giovani aspiranti artisti su un tema dato loro dall’insegnante indivano un concorso, il vincitore otteneva una formazione nel luogo considerato la capitale delle arti fino agli anni ‘20 dell’800, per poi diventare Parigi e successivamente New York. Lo vince nel 1775, studia le antichità classiche, la pittura fino a quel momento era ancora rocaille (legata ancora al Barocco), una pittura giocosa. Quando arriva David c’era già a Roma un cambiamento che, come diceva De Rossi, era il “vero gusto”, ovvero il gusto dell’antico. C’è, quindi, una compresenza tra il gusto tardo-barocco delle corti europee ed un gusto della riscoperta. David inizia a studiare, anche, il Naturalismo caravaggesco, una prerogativa degli artisti francesi. David negli anni ‘80 tornò a Parigi e realizza un’esposizione di grande successo, i reali di Francia lo notano e gli commissionano Il Giuramento degli Orazi che diventa, oltre al simbolo del neoclassicismo, anche il simbolo del giacobinismo. Doveva rappresentare la fedeltà allo Stato, alla monarchia, diverrà poi l’esaltazione delle virtù civili in grado di sacrificare la famiglia (le donne) in nome di uno Stato e della Rivoluzione. Vediamo la pittura usata come propaganda.
- Canova realizza L’Ercole e Lica nel 1795. Nel 1798 i francesi entrarono a Roma e visitarono il suo studio, vedono il gesso dell’opera non ancora terminata e viene detto loro che rappresenta la Repubblica che sopraffa la monarchia. 1815 viene comprato dai Torlonia, viene posto nel loro palazzo in Piazza Venezia. Canova insiste molto sull’illuminazione dall’alto. Intorno viene decorata da quadri di Palagi.
David chiede la licenza per realizzare l’opera a Roma perché vuole essere immerso nella classicità. L’opera rappresenta il momento di guerra tra Roma ed Albalonga e lo scontro tra i tre orazi contro i tre curiazi. La complicanza è data dal fatto che Orazio è sposato con la sorella di un curiazio, le tre donne sono rispettivamente la moglie, la sorella e la madre di Orazio, che viene rappresentata come se avesse già il presagio della morte. De Rossi è colpito dall’elemento tragico-patetico. David sta a Roma per avere una maggiore pertinenza storica nell’opera. Egli anticipa (uccisione di Camilla per patriottismo) il clima di terrore della Rivoluzione Francese. Orazio fa il gesto di benedizione laica ripreso dal Marco Aurelio in Campidoglio. Esalta il rapporto tra gli uomini e non con Dio, in questo è già illuminato. C’è un gioco di chiaroscuri ed il rosso caravaggesco, ma anche il gesto ripreso dal San Matteo e la nettezza delle anatomie. C’è una differenza tra la copia e l’emulazione, Winckelmann diceva che “bisogna guardare ai greci per diventare inimitabili come i greci”, così disse anche Stendhal di Canova. (Marx, passo sul ritorno e il cambiamento).
Nel classicismo rinascimentale ci si sente figli dell’antico, continuatori dell’opera degli antichi, i neoclassicisti sono consapevoli della rottura tra loro e gli antichi.
- L’Incubo, Fussli, convive con il neoclassicismo di David, ad un certo punto l’Illuminismo deve riconoscere che c’è qualcosa che la ragione non sa capire. Dimora a Roma dal 1770 al 1777 e raccoglie intorno a sé un gruppo di artisti, il cosiddetto “Circolo degli artisti nordici”, quel mondo che non risponde alla cultura mediterranea.
Il bello è ciò che gratifica il nostro intelletto, il sublime invece crea sgomento, atterrimento, terrore. Leopoldo Cicognara disse nel suo trattato “Del Bello” che ha provato il sublime quando viaggiando tra Roma e Ferrara, passava sotto gli Appennini. Il sublime è l’incompreso, l’insondabile, l’inarrivabile. In questo periodo vi è una riscoperta di Michelangelo e Dante che serve a riscoprire il mondo moderno, soprattutto l’Inferno che concretizza il sentimento di sublime e di terribilità. L’artista del tempo vede in Dante tutti gli elementi di base comuni agli uomini del tempo. Il conte Ugolino diventa in questa cultura “preromantica” come il Laocoonte. C’è anche una riscoperta dei primitivi, gli artisti prima di Raffaello, il quale guardando all’antichità arriva ad una perfezione che perde di naturalismo, la scoperta dei primitivi porta ad una volontà di riscoprire il naturalismo. Da Quencì elabora il concetto del “contesto nell’arte”, Canova dopo aver visto i marmi del Partenone a Londra, gli scrive dicendo di aver visto “la vera carne”. La copia romana si differenzia, appunto, perché i greci guardavano alla natura. Lo scopo del neoclassicismo è proprio trovare la verità artistica e naturale.
Canova da vita ad un neoclassicismo foscoliano. Il mondo neoclassico attribuisce al concetto di “grazia” una portata antica, conquiste illuministe in senso di virtù dell’uomo racchiuse nella grazia. È ciò che permette di vivere all’uomo seguendo il bello. Non è un neoclassicismo eroico, delle virtù eroiche, ma è un neoclassicismo delle Grazie di Canova, che aspira alla riconciliazione tra uomo, contesto ed arti.
- William Blake, non compie un viaggio in Italia ma grazie all’amicizia con Fussli percepisce le novità. Newton, 1795, colori accesi, spazio compresso, anatomia eccessiva e michelangiolesca, opera anti naturalista. Il tema dell’antichità è il nudo. La scultura antica parla attraverso il linguaggio del nudo e del panneggio. Il paesaggio è quasi dantesco, la vegetazione non è naturalistica.
- Beatrice mostra a Dante la via, realizza degli ectoplasmi, disegni astraenti e sintetizzanti.
- Huge Honor ha definito Canova anglo romano, poiché il suo genio è dovuto al contatto con queste culture.
- G.Romney, Prometeo, 1779 circa, linguaggio prorompente e sperimentale in un contesto di accademie, per questo non può concretizzarsi in un dipinto.
- Lady Hamilton, 1782/1784, raccoglie i vasi attici, modernità che si affida al linearismo dei vasi per cui c’è una ripresa del mondo etrusco.
- Abilgaard, Filottéte Ferito, è un nudo michelangiolesco che è già un eroe romantico. La percezione dello strazio.
- Adam, Syon House, 1761, i fratelli Adam stanno per un periodo a Roma e tornano a Londra dopo l’incendio. Trasferiscono al mondo borghese un riferimento all’antico.
- Flaxman, Prometeo, 1794, incisioni dall’antico per la porcellana di Wejwood, mandato da Reynolds. Ora conservate a Liverpool. Gli viene commissionata una serie di incisioni su Dante e Omero ed usa la tecnica dell’outline, ispirata ai vasi etruschi. Il neoclassicismo si avvia verso il linearismo e l’astrattismo piuttosto che al realismo di David.
Ser Hamilton a Napoli scopre la pittura macedone, ciò contribuisce alla scoperta del linearismo.
- Il Cardinale Albani e Winckelmann, grande collezionista, si incontrano a Roma nel 1758, divenne il suo bibliotecario.
- MENDS, nel 1761, a Villa Albani realizza l’affresco di Apollo con le ninfe, l’Apollo sembra ripreso da quello di Raffaello, per questo l’opera venne definita un classico moderno. I punti fondamentali erano: rendere perfetto ciò che è imperfetto; imitare la natura. Il Parnaso di Mends è considerato il Manifesto del Neoclassicismo, caratterizzato dal movimento complesso, l’universalità (Teseo e il Minotauro di Canova), emblema della perfezione fisica e della grazia, c’è un’imitazione degli antichi per essere grandi come loro, tuttavia c’è uno studio per capire la storia della cultura.
1764, Winckelmann, Storia dell’Arte Presso gli Antichi, non usa più la biografia degli artisti, ma ricostruisce la storia dell’arte antica secondo gli stili e l’evoluzione. Luigi Lanzi, Direttore degli Uffizi, realizza la Storia Pittorica d’Italia dal 1200 fino ai suoi giorni, segue il modello di Winckelmann e quindi quello illuminista. Leopoldo Cicognara, Storia della Scultura Italiana, dal 1200 a Canova, rinnova il concetto di stile.
Scavo Archeologico, 1738, per gli scavi per acquedotto e Pompei ed Ercolano, non solo capolavori del passato, ma oggetti del passato che creano l’idea di “storia del passato”. Si avviano delle campagne di scavo e si avvia anche una tutela su di esse, lo Stato Pontificio vieta l’esportazione fuori dal territorio dello Stato. 1775/1799-Pontificato di Pio IX, nasce il Museo Pio Clementino che conserva e tutela i beni del passato. Il papa finanzia gli scavi, Canova si forma a Roma in questo ambiente.
Horace Walpole, artista globale, aristocratico inglese, amante di Madama di Pompadour, scrive un catalogo su Strawberry Hill, residenza di campagna di gusto gotico, giardino all’italiana, regolarità classicheggiante. Vittoria Maria Billoni, Capriceb, 1740, dipinto con ripresa superficiale del mondo gotico.
Piranesi, nato in Veneto nel 1728, entra a Roma ed entra nel Consiglio di Albani. Tenta di dimostrare l’indipendenza dell’arte romana da quella etrusca. Attenzione per l’inconscio, per la sfera irrazionale che si rifà al concetto di sublime all’interno del Neoclassicismo. In tutto ciò vi è anche il concetto di primitivismo, arcaismo che aleggia sul Neoclassicismo e quindi un ritorno al MITO che spiega la fortuna del poema omerico in questi anni. Si collega così il concetto del ritorno alle origini, agli elementi primordiali e per questo una rinnovata attenzione all’arte medievale, fonte d’ispirazione degli inizi, dopo la fine del mondo antico.
In Italia parliamo di Romanticismo Storico, poiché c’è un abbandono del mondo classico ed una riscoperta di quello medievale, la loro necessità identitaria non la trovano nel passato o nel mito ma nel Medioevo. Si parla in questo caso di un Neoclassicismo ormai Maturo che va dagli anni ‘80 del ‘700 al 1815/20. Un processo che da un lato deve portare al Romanticismo, dall’altro ad una nuova concezione di arte: in arte si concretizza attraverso un passaggio dal realismo a figure più affusolate ed una ricerca di un archetipo figurativo. In questo periodo c’è una volontà di semplificare l’opera d’arte, quindi questa tendenza al ritorno all’originale non è solo culturale ma anche figurativa.
- Disegno di Canova, che “soleva gettare in carta i suoi pensieri” come dice Cicognara. Sta dando con il disegno il primo grado di forma, all’inizio della figurazione. Non gli interessa il concetto di verosimiglianza, ma lo strazio, il sentimento, il cordoglio. La forma è sacrificata in favore del sentimento.
- Bassorilievi in gesso, Canova, ispirati da temi della classicità ma è una narrazione sentimentale. Grande modernità e rivoluzione nei bassorilievi, tanto che vengono assimilati da un suo amico al gusto inglese. C’è una volontà antinaturalistica dei gesti e delle figure eccessive, che perdono di profondità.
Ciò a cui si punta con le vedute delle città è l’impressione immediata, il fattore atmosferico. Valancièn, ad esempio, non ha nessuna volontà di ritrarre la realtà ma l’aria aperta. Quello che qui conta è togliere tutto ciò che è accidentale e lasciare il sostanziale-idea che la verità venga dalla sintesi.
Accademia
Luogo di spirito laico dove l’artista andava a formarsi, l’artista ormai non è più un mestierante, un artigiano ma è già un intellettuale. Il disegno diventa lo strumento dello studio del mondo, prima ancora della pittura. L’Accademia è regolata dal principio di ufficialità, ovvero l’artista è sottoposto al giudizio di un professore, è un luogo di costrizione. Nel corso del ‘700 nascono numerosi accademie private, tra le quali si annovera quella di Badoni, la sera in casa sua si riunivano dei giovani che potevano, così, liberamente cimentarsi nel disegno.
Accademia dei Pensieri
Migliarini ci parla di Felice Giani e della sua accademia privata. L’accademia insegna all’artista a ben comporre. A casa di Giani si facevano delle riunioni in cui si sceglieva il tema del disegno e gli allievi avevano 15 giorni per realizzarlo, dopo il termine il disegno veniva esposto in forma anonima davanti ai compagni i quali dovevano darne giudizi e critiche in maniera costruttiva ed istruttiva, per questo gli incontri venivano chiamati gare istruttive. Così i giovani insegnavano ad altri giovani e viceversa. Nella Minerva notiamo anche l’iscrizione “Accademia della Pace” poiché questi artisti non erano né monarchici, né rivoluzionari, non esprimevano le loro convinzioni politiche ma interessava loro solo fare arte liberamente. Giani-nei suoi disegni notiamo: semplificazione degli spazi, preminenza della linea sui volumi, resa salda delle figure ma michelangiolesca, accentuazione anatomica. Questi artisti quando volevano uscire dalla nettezza accademica ricorrono all’esagerazione michelangiolesca, attraverso la linea. Parallelamente i realisti davidiani ricorrevano all’arte medievale. Tutte le figure hanno una fascia sulla testa col proprio nome, si tratta degli amici dell’Accademia della Pace. La matita di Giani segue i suoi pensieri ed esalta il pathos attraverso le linee, quasi a creare un’arte giocosa ed esuberante.
Dopo l’unione d’Italia, vi sono i lasciti del passaggio di Napoleone e della sua idea di unitarietà ed identità, per questo ci si pone il problema di un arte italiana, vi è così una battaglia tra i diversi linguaggi diffusi al tempo e quello a vincere sarà quello di Cesare Maccari, che affreca la Sala Gialla del Senato, rappresentante del purismo toscano che coniuga, nelle sue opere, riferimento all’antico, realismo, perfezione del disegno e pittura neopompeiana, dando vita al linguaggio sabaudo. Internazionalizzazione del pensionato artistico, Canova a Roma diventa il referente dei pensionati del Regno d’Italia, artisti che poi fondano delle Accademie.
Altri artisti e opere
- LUIGI SABATELLI (1803), testa di Radamisto che fa parte di un’opera più grande, caratterizzata da COLORISMO su fondo scuro, sembra Fussli, colori cangianti. Gesto antinaturalistico che accentua la valenza narrativa (sembra che stia rompendo la spalla a Zenobia). Deriva dal Galata Morente. Colorismo degli affreschi come “Il Concilio degli dei”, classicismo più moderno rispetto a David, accentuazione delle anatomie, tesa muscolare eroica che mostra evoluzione, colori scintillanti. Realizza dei disegni con “un po’ di macchia” con inchiostro bruno (seppia), arte incisoria, si rifà a Leonardo da Vinci per il colore. Recupero della tecnica dell’affresco. Incisioni Sabatelli sull’Apocalisse-doppio inchiostro, incisioni a bulino. Fonda l’Accademia di Brera, a Milano, insieme a Parini.
- GIUSEPPE BOSSI-disegno preparatorio “Seppellimento ceneri di Temistocle”, resa sintetica della forma, cordoglio formato da immagini di artisti, simile a quella dei monumenti funebri di Canova. Artista molto colto, letterato, tra i primi collezionisti di Dante. Fonda l’Accademia di Roma.
- PIETRO BENVENUTI-tela per il Duomo di Arezzo con “Giuditta che mostra la testa di Oloferne” (1804/1805), dimensione arcaica e primitivista del mondo antico, monumentalizzazione delle figure ripresa da Raffaello, ricostruzioni corali delle ambientazioni. È il Direttore dell’Accademia di Belle Arti di Firenze.
- VINCENZO CAMOCCINI-segna il passaggio dal neoclassicismo eroico/davidiano al classicismo accademico della Chiesa restaurata, Raffaellismo, è il pittore ufficiale della Chiesa. “Morte di Cesare”, commissionato da Lord Bristol, lo stesso che commissiona l’Ercole e Lica a Canova, ed è un arcivescovo anglicano trasferitosi a Roma. È un dipinto che si lega molto all’eroico di David, che cerca nei soggetti messaggi di virtù e moralità che si riflettessero nel presente. Terminato nel 1799, subisce una critica per l’impianto cromatico: scarso rilievo del colore, distrutto. Nel secondo modelletto rosso ricorda quasi Tiziano, bianco schiarito, colore scarno tipico dell’artista, si vede la tramatura della tela. Resa teatrale-Bruto al centro che sferra il colpo ma non guarda, 3 braccia alzate creano un’onda, gesto di orrore del personaggio a destra, panneggi delle tuniche riprendono la statuaria romana, studio attento di Raffaello. Ricorda le ambientazioni di David. Personaggi creano un’onda narrativa, fulcro nel gruppo che uccide Cesare, rilievo istoriato. “Ercole fanciullo”-mostra la compresenza di vari registri/contesti ma resta attenzione per Raffaello, Paride ripreso dalla statuaria antica.
- HAYEZ e PALAGI sono coloro che realizzano i maggiori artefici della seconda parte.
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