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Storia della scuola

22 aprile 2022

Nascita della scuola italiana

Con la Legge Casati nasce la scuola italiana -> si dice per due motivi:

  • 1- Parlare di scuola italiana implica il riferimento ad un contesto politico-territoriale-sociale nazionale e questo per l’Italia è un traguardo raggiunto in ritardo rispetto ad altri contesti europei (nel 400 si vengono a formare i grandi stati europei, in Italia avevamo gli stati regionali, poi oggetto di potere, di presa di potere, di allargamento di confini da parte di governi stranieri, primo tra tutti i Borboni di Spagna al sud, gli Asburgo nel lombardo-veneto e il governo francese. Governo asburgico e francese hanno fatto tanto per la scuola), ad un’unità nazionale raggiunta abbiamo un’unità territoriale ancora un po’ zoppa (manca Roma, il Veneto) possiamo però parlare di contesto nazionale, quello che preoccupa dal punto di vista della scuola sono le tradizioni pluridecennali che in questi territori erano in vigore relativamente alla scuola (nel lombardo-veneto la scuola elementare esisteva, una scuola di élite, di un ceto agiato, dall’introduzione del regolamento asburgico del 1818; nel meridione l’istruzione avveniva solo privatamente, con il precettore e questo fino ai gradi più alti di istruzione. Nella parte settentrionale dell’Italia abbiamo (anche grazie all’impero francese) la nascita dei collegi, da cui nascono poi i licei (parola introdotta dai francesi con legge del 1802, prima non esistevano, c’erano i collegi gesuiti). Nel meridione questa istruzione non c’è.

La Legge Casati parla della scuola elementare, per tutti.

Arco temporale della scuola elementare

Arco temporale molto lungo e significativo per l’avvio della scuola elementare

  • Proclamazione regno d’Italia 17 marzo 1861
  • Inizia in questo scorcio di secolo la monarchia liberale, che ci porterà fino al 1922. Poi con Mussolini tutto cambia
  • È un lungo periodo dove si consolida lo stato unitario. Prima la destra e poi la sinistra, storica (liberale la destra e liberale con tendenze democratiche la sinistra). Visione diversa di politica scolastica anche. Una maggiore attenzione alle masse popolari vs istruzione ancora abbastanza elitaria
  • Crisi di fine secolo – regicidio di Umberto I
  • Età giolittiana – primo 900 – liberaldemocratica

Antecedenti all’Unità

Antecedenti all’Unità -> movimento risorgimentale, che ha accompagnato nei vari moti (del 20, del 30, del 48) alcuni contesti nazionali, primo tra tutti il contesto piemontese, da dove poi deriva il regno d’Italia, nucleo del regno e la Torino colta è il nucleo di una diffusione di personale docente distribuito in tutto il contesto nazionale.

Con i moti del 48, alcuni sovrani sono costretti a concedere qualcosa, soprattutto nella forma del diritto costituzionale. Carlo Alberto concede il 4 marzo 1848 lo Statuto Albertino, in vigore fino alla Costituzione (anche se viene privato del suo significato durante il regime fascista). Con lo statuto albertino il regno di Sardegna si avvia a diventare uno stato democratico. Viene mantenuto anche dal successore Vittorio Emanuele II. È la carta fondamentale dello stato italiano, tranne le tre Venezie e Roma, che però una volta unite allo Stato italiano, ne faranno parte. Il fatto di aver concesso lo Statuto determina anche un’apertura a ventaglio di riforme che riguardano vari settori di questo nuovo stato, tra cui la riforma dell’istruzione.

Il Piemonte è sempre stato un contesto particolarmente attento all’istruzione, ma dei gradi superiori. Nessuno si preoccupava dell’istruzione elementare. Era un’istruzione di élite, con il precettore. Dopo entravano nei collegi gesuiti: quella era l’istruzione. Nessuno si era preoccupato delle abilità di base. In Piemonte c’era stato qualche tentativo di attenzione anche a un’istruzione elementare. L’istruzione fa parte della cultura, che è un bene primario per noi oggi. Le masse, anche se non sanno leggere e scrivere, tanto devono andare a lavorare nei campi.

Legge Boncompagni

La prima attenzione legislativa alla scuola è nella cosiddetta Legge Boncompagni, è un regio decreto (818), del 4 ottobre 1848. Questa legge riorganizza la pubblica istruzione e determina le attribuzioni del ministero della pubblica istruzione, non solo ma anche di tutte quelle autorità che da questo dipendono, come i consigli provinciali per le scuole elementari e per le scuole superiori. Prima di tutto ciò è stato istituito il Ministero della Pubblica Istruzione.

[Le leggi della scuola prendono solitamente il nome del ministro che le presenta]

Legge Boncompagni:

  • Riorganizza la pubblica istruzione degli stati sardi
  • Determina le attribuzioni del Ministero della pubblica istruzione e delle autorità subordinate ad esso (consigli provinciali per elementari e superiori)
  • Accentra il controllo dello Stato sulla pubblica istruzione
  • Progressiva laicizzazione della scuola
  • Abolisce i privilegi religiosi e ingerenza ecclesiastica
  • Non antireligioso infatti spazia all’iniziativa privata
  • Pone le basi della futura Legge Casati

30 novembre 1847 -> con le regie lettere patenti Carlo Alberto istituisce, crea la Regia Segreteria di Stato per l’istruzione pubblica. Prima non c’era, non esisteva il ministero della pubblica istruzione. Esisteva un organo centrale, ma non c’era un organo pari al ministero della pubblica istruzione.

Attraverso la legislazione, si gettano le basi per un impianto di amministrazione, che per la pubblica istruzione è abbastanza complesso. Volontà di accentrare tutto al potere centrale determina un organigramma piramidale di competenze che non consentono il minimo movimento.

Con il ministero della pubblica istruzione, viene abolito il magistrato della riforma (che aveva sostituito il giuri) e tutte le altre autorità che dipendevano da quel magistrato della riforma.

Importante: articolo 7 -> dal ministero della pubblica istruzione dipendono le scuole universitarie, secondarie, elementari, comprese quelle degli adulti (c’erano le scuole per adulti, erano scuole serali dove gli adulti venivano formati in qualche materia).

Perché si possa avere la legge Boncompagni, ci deve essere il ministro, ci deve essere il ministero (che nasce nel 47).

La legge Boncompagni cerca di organizzare la pubblica istruzione. È espressione della volontà di laicizzazione della scuola -> i collegi gesuiti avevano il ‘monopolio’ dell’istruzione. I gesuiti erano stati cacciati, ma poi con la Restaurazione erano stati reintrodotti, con accanto altri ordini religiosi che sempre si sono occupati di istruzione (barnabiti per esempio).

Da sempre il sacerdote, l’ecclesiastico, è colui che ha potuto fare tutto il percorso di studi, è l’uomo colto. A fatica lo stato italiano riesce a liberarsi di questa docenza ecclesiastica, non ha personale a sufficienza per sostituire tutti i sacerdoti che insegnavano. Questo si vede più nelle scuole secondarie. Il fatto di stabilire che c’è un organo statale, e quindi laico, che governa l’istruzione rinforza un processo che si era già manifestato senza però arrivare alla soluzione. Lo Stato voleva liberarsi di questi sacerdoti, ma questi hanno una rete di dominio, anche all’interno delle amministrazioni locali, molto forte.

Vengono aboliti certi privilegi religiosi: il concorso lo devono fare anche loro. Però lo Stato non diventa antireligioso, ma lascia l’iniziativa privata (fino ai nostri giorni).

Articolo 3 della legge Boncompagni

Articolo 3 -> da lui (ministero) dipendono: le Università del Regno con gli Stabilimenti alle medesime annessi; i Collegi regi e pubblici e i Convitti; le scuole di istruzione elementare e superiore sia pubbliche che private per gli adolescenti e gli adulti che non attendono a studi classici; i Convitti e le scuole femminili di istruzione elementare e superiore pubbliche e private, che però continueranno ad essere rette con leggi particolari; l’ispezione degli asili dell’infanzia, delle scuole dei sordomuti, di quelle di agricoltura, di arti e mestieri, di veterinaria e d’arte forestale, del genio civile, della marina ed altre relative ad oggetti speciali affidati alle cure di altri dicasteri continuerà ad appartenere al dicastero da cui tali materie dipendono.

Articolo 3 legge Boncompagni -> dal Ministero dipendono le università (i centri culturali più elevati), i collegi regi e pubblici e i convitti (non tutti i collegi avevano convitto, ma buona parte di essi. I collegi erano come le scuole secondarie in toto. L’istruzione secondaria a quel tempo era l’istruzione umanistica), le scuole di istruzione elementare pubbliche e private.

Scuola media: nasce nel 62, con la legge del 59.

Non esistevano le scuole tecniche -> all’interno dei collegi (in alcuni di quelli che offrivano l’istruzione dai più bassi gradi, anche quella elementare, fino all’accesso universitario) ci sono corsi speciali -> storia, geografia, un po’ di scienze, durano 5 anni e formano dei giovani che non vanno all’università. Livello di preparazione inferiore rispetto a quello tradizionale, che è l’unico per l’accesso all’università. Da qui nasceranno poi le scuole tecniche, che non vengono ben viste. L’istruzione per eccellenza è l’istruzione classica (il liceo scientifico nasce con la riforma Gentile nel 1923).

Facevano parte anche convitti e scuole femminili -> istruzione maschile e femminile non viaggiano di pari passo. Femminile: religiosa, offerta da istituzioni religiose, molto inferiore a quella maschile dal punto di vista culturale.

Categorie di scuole

Vengono divise le scuole in 4 categorie:

  • Scuole elementari inferiori e superiori, maschili e femminili -> corso inferiore e corso superiore
  • Secondarie -> preparazione agli studi universitari
  • Universitarie -> compiendo l’istruzione letteraria e scientifica, abilitano coloro che le frequentano a ricevere i supremi gradi accademici in una delle facoltà, o ad esercitare le professioni che da esse dipendono, sia che queste scuole si trovino stabilite nel capoluogo di una Università o in altri luoghi del circondario di essa
  • Speciali -> derivano dal collegio + tecnico. Continuando l’istruzione elementare, preparano all’esercizio delle professioni per le quali non è destinato alcuno speciale insegnamento nelle Università

Articolo 4 -> le scuole elementari servono di preparazione a tutti gli altri gradi di istruzione (è alla base). Inferiori: catechismo, leggere, scrivere, i primi elementi dell’aritmetica, esercizi di nomenclatura, primi elementi lingua italiana. Superiori: grammatica, comporre in italiano, primi elementi di geometria, storia e geografia, scienze naturali, ulteriori principi dell’aritmetica.

Scuola nella legge Boncompagni:

  • Grado primario -> grado inferiore di 2 anni + grado superiore di 2 anni
  • Grado secondario -> post-elementari. Le speciali (no accesso all’università) o le secondarie (apprendimento lingue antiche e straniere, scienze e filosofia). Ancora organizzati alla vecchia maniera (grammatica 3 anni, retorica 2 anni, filosofia 2 anni, necessario per preparazione universitaria)
  • Collegi / convitti nazionali -> privati, stesso ordinamento delle altre scuole
  • Università

Scuole provinciali di metodo

Scuole provinciali di metodo (istituite con circolare del 1851) -> per formare i maestri (maschi) per il corso superiore delle elementari e per il corso inferiore (scuole inferiori). Scuole riservate all’insegnante maschio, anche se comincia a evidenziarsi il problema di una preparazione del comparto femminile, anche perché gli stipendi del maestro non erano un granché e non erano sufficienti per mantenere una famiglia.

Domenico Berti -> si occupa del problema, sarà anche ministro della pubblica istruzione.

Nel 49 Berti apre privatamente nella sua casa di Torino un corso rivolto alle donne. La partecipazione a questo corso è notevole tanto che deve chiedere al governo dei locali per tenere le lezioni. Nel 52, con la circolare del 51, la scuola di Berti diventa una scuola triennale. Chi abita lontano dalla scuola può stare in un convitto. Due anni dopo, accanto a questa scuola, è annesso un corso elementare per permettere il tirocinio alle insegnanti.

Nel giro di pochi anni si cerca di rispondere alla necessità di ciò che diceva la legge Boncompagni (le scuole di metodo sono un canale di formazione del maestro).

Risposta femminile a questa possibilità.

L’insegnamento diventa ben presto un’occasione di indipendenza economica per le donne -> emancipazione. Questo spiega e accompagna lo sviluppo della scuola, fino all’istituzione dell’istituto magistrale (con la riforma Gentile) che vedrà un altissimo numero di ragazze iscritte. Difficilmente sarebbero andate all’università in così tante, ma consentiva loro di avere un’occupazione + che dignitosa e un ruolo importante.

Nel 53 le scuole di metodo vengono chiamate scuole magistrali -> distinte in maschili e femminili, inferiori e superiori (questo rimarrà fino alla legge Gianturco del 1896).

Dopo l’esame di patente (come veniva chiamato l’esame di fine corso della scuola magistrale), era previsto un tirocinio di un anno per gli uomini e di 6 mesi per le donne (differenza: per l’istinto materno, l’educazione fa parte del DNA delle donne).

È la legge Lanza del 58 (regio decreto 2878) che stabilisce, formalizza in maniera definitiva, le scuole che allora venivano definite normali (non più magistrali) nel regno di Sardegna. Ce ne sono 6 maschili e 6 femminili, gestite dallo Stato.

Legge Casati

Si arriva al regio decreto 3725 del 13 novembre 1859, detta Legge Casati. Come molte delle leggi di riforma della scuola, anche la sua prima legge viene emanata senza discussione in parlamento (come la riforma Gentile).

Struttura: divisa in 5 titoli

  • Dell’Amministrazione della pubblica istruzione -> l’istruzione è divisa in tre rami: superiore (università), secondaria classica (l’unica istruzione secondaria), tecnica (derivanti dalle scuole speciali) e primaria. Le autorità sono: al vertice il ministro della pubblica istruzione, poi il Consiglio superiore di pubblica istruzione (per farne parte bisogna essere professori, laureati), poi ispettori generali per i vari ordini di scuola
  • Istruzione superiore (università) -> facoltà: teologia, giurisprudenza, medicina, scienze fisiche matematiche naturali, filosofia e lettere
  • Istruzione secondaria -> per accedere all’università bisogna aver fatto il percorso secondario (esclusivamente quello classico, di 5 anni nei ginnasi (comprendevano le medie sostanzialmente, finalizzato alle conoscenze che permettevano l’accesso all’università, anche se dopo 5 anni di ginnasio avevi un titolo che ti permetteva di entrare in alcuni uffici) e di 3 anni nei licei)
  • Istruzione tecnica -> in questo periodo storico c’è lo sviluppo del sapere tecnico-scientifico, ma soprattutto l’avvio anche di una prima industrializzazione e di una organizzazione produttiva diversa che richiede personale più specializzato e più preparato. In questo contesto nasce l’istruzione tecnica (ma dopo poco passa sotto il ministero dell’economia). Volontà di dare un’istruzione maggiore a chi non voleva andare all’università, ma che però poteva avere ruoli significativi nell’economia del territorio. Scuola legata particolarmente al territorio. Divisa in due gradi: scuola tecnica e istituto tecnico. Nel 1860, queste scuole vengono trasferite al ministero dell’agricoltura, dell’industria e del commercio

Titolo V: istruzione elementare e scuole normali

Titolo V: Istruzione elementare e scuole normali

Obbligo dell’insegnamento, doveri dei maestri, stipendi, sussidi, pensioni, di scuole private e scuole normali. L’istruzione elementare è di due gradi: inferiore e superiore. Ogni grado è di 2 anni, è divisa tra classi maschili e classi femminili.

L’insegnamento inferiore riguarda: religione, lettura, scrittura, lingua italiana, aritmetica elementare, nozioni elementari sul sistema metrico. L’insegnamento superiore comprende un livello superiore di conoscenze: composizione, calligrafia, tenere i libri, alcuni elementi di geometria e disegno lineare, geografia, alcuni fatti importanti della storia nazionale, alcune elementari conoscenze di scienze fisiche e naturali che abbiano importanza nella vita quotidiana.

È una scuola elementare non più di élite, ma obbligatoria per tutti. Nel grado inferiore i maestri erano abbastanza preparati, per quello superiore non c’erano maestri tanto preparati. L’istruzione elementare è data gratuitamente in tutti i Comuni, sono i Comuni che dirigono le scuole secondo le indicazioni del Ministero. I Comuni pagano queste scuole, non lo Stato. Si crea una pluralità nel territorio (differenza di ricchezza, di risorse tra i Comuni).

L’obbligo è solo per il corso inferiore: il bambino ha l’obbligo di andare a scuola dai 6 agli 8 anni. Era previsto in alcune situazioni di periferia, non centrali, qualora il numero degli alunni fosse superiore a 50, anche una scuola mista: così si risparmiava, invece che fare due sezioni. Un maestro quindi gestiva anche 50 alunni (la maggior parte veniva da famiglie analfabete).

Le scuole di grado superiore erano sempre comunali e l’apertura era obbligatoria dove c’erano scuole che richiedevano il percorso completo del corso elementare (ad esempio la scuola tecnica, se c’è il Comune deve attivare anche il corso superiore) oppure nei Comuni che avevano più di 4000 abitanti.

Era previsto un maestro per l’insegnamento del corso inferiore che non poteva tenere simultaneamente più di 70 allievi (può fare due turni di insegnamento, uno alla mattina e uno al pomeriggio, quindi più di 70). Se i numeri determinavano l’impossibilità di un maestro di gestire tutti gli alunni, allora il Comune aveva l’obbligo di istituire un’altra sezione (chiamata scuola). Più

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/02 Storia della pedagogia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher angelicacasasola di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della pedagogia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Merlo Giordana.
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