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Storia della scuola

Lezione 01-02

Per capire cos'è la storia della scuola bisogna partire dalla parola storia, lo studio degli esseri umani nel tempo, una definizione data da Mark Bloch, che era un ebreo che lottò con la resistenza e durante quegli anni scrisse un libro su cos’era la storia. La storia è mettere le vicende umane in una dimensione cronologica, studiare il cambiamento dell’umanità del tempo. Storia è anche studiare i comportamenti umani, la cultura, gli aspetti della vita quotidiana, come si evolvono le istituzioni, non solo i grandi uomini o le questioni politiche e militari. Ci sono tanti tipi di tempo: tempo veloce e tempo di medie e lunghe durate.

Si studia il passato non per il passato, ma con le domande e la mentalità del presente. La ricerca storica cambia in base alle domande che ci poniamo, che sono inclini alla cultura che ci circonda. Educazione, scuola e pedagogia sembrano tre termini molto simili e in rapporto tra loro:

  • Educazione: relazione tra qualcuno che impara e qualcuno che insegna (possono essere anche la stessa persona o un gruppo di persone), trasmissione di qualcosa. L’insegnante mette lo studente in condizioni di scoprire da solo quello che sta imparando. Il valore principale è quindi la trasformazione, chi impara si trasforma ma anche chi insegna si trasforma. Alla fine di questo rapporto, si presuppone che l’obiettivo sia una trasformazione, un cambiamento. Questo nasce dalla volontà collettiva di acquisire qualcosa che non si sapeva e di diventare qualcosa che non si era.
  • Pedagogia: lo studio delle teorie sull’educazione, delle dottrine educative, come si dovrebbe educare, come si educa, come l’educazione può essere efficace. Quali fondamenti e teorie deve avere la relazione educativa per poter sussistere. Studiare la storia come si è formato il dibattito sui fondamenti dell’educazione e sulle teorie dell’educazione.
  • Scuola: istituzione votata all’educazione, nella nostra società sviluppata si individuano ambiti di specializzazione e quindi del personale specializzato in un certo ambito con spazi pensati per loro e il loro ruolo è svolgere quell’azione in quello spazio. Quest’organizzazione è l’istituzione. La scuola è l’istituzione a cui la società riconosce il compito di educare i suoi nuovi membri, persone più giovani che devono acquisire un bagaglio culturale comune necessario per la vita e un insieme di valori imposti dalla società. La scuola può voler dire formare dei soldatini obbedienti o risvegliare nei ragazzi lo spirito critico per mettere in discussione la società che hanno davanti e provare a cambiarla. Democrazia non è condividere per forza quello che ci viene detto ma è passarlo al valore critico delle nostre conoscenze e idee e impegnarci a cambiarla.

L’educazione che avviene all’interno dell’istituzione riconosciuta dalla società (infatti la scuola rilascia titoli di studio che sono tutto il riconoscimento che si è fatto durante un percorso e tutta la società riconosce come tale) è formale perché è formalmente riconosciuta da tutta la società, ed è programmata, certificata e istituzionalizzata.

Studiare la storia della scuola significa studiare i contesti educativi più ampi in cui la scuola agisce. Ogni individuo che è andato a scuola ha trovato intorno ad essa altre forme educative in cui può spaziare e si dividono in:

  • Educazione non formale: educazione che si riceve da altre istituzioni che però non hanno come principale scopo quello di educare (chiesa, catechismo, partiti politici di massa).
  • Educazione informale: educazione che si riceve al di fuori dei contesti istituzionali (rapporti individuali, famiglia, amici, mass media).

Studiare storia della scuola significa studiare regole educative diverse. Negli ultimi decenni la storia della scuola, dell’educazione e della pedagogia hanno molto meno differenze; si cerca di studiarle con tutto il contesto che c’è intorno. Oggi anche la storia dell’infanzia ha avuto grande sviluppo come venivano educati i bambini nel corso della storia, differenza tra la realtà dell’educazione e l’immaginario che c’è dietro di essa. In ogni cultura e epoca i bambini venivano trattati in un certo modo per le idee che si avevano su di loro e questo si rifletteva sui loro comportamenti futuri.

Questi studi sono recenti perché l’infanzia si è iniziata a studiarla negli ultimi 40/50 anni e questo fa cambiare gli studi storici perché cambiano le domande, nuove fonti (banchi, postura, come si è evoluto il concetto di salute. L’allestimento degli asili d’infanzia, ecc). Oggi si riescono a inquadrare meglio questi studi.

Riflessioni pedagogiche a partire dalla fine del 700

Con l’illuminismo nasce una certa idea di scuola che è il punto di inizio dell’idea di educazione e idea di scuola che abbiamo oggi. La storia della scuola però non parte con la fine del 700 ma prima di questi anni. Dobbiamo capire a quali idee tradizionali si opponevano gli illuministi.

L’Europa non è al centro del mondo anche se noi studiamo principalmente l’educazione europea. La Cina negli ultimi anni si è molto sviluppata scolasticamente. L’homo sapiens è diventato ciò che è ora quando dall’evoluzione naturale genetica ha affiancato l’evoluzione culturale che si fonda sull’educazione cioè sul trasmettere l’uno con l’altro ciò che si impara. Questo si è riusciti a farlo attraverso il linguaggio e l’educazione. L’educazione è lo scambio di comportamenti e di valori. Possiamo ricostruire la storia attraverso dei documenti che qualcuno ci ha scritto.

Essenzialmente la più antica idea di cultura educativa che abbiamo è quella che ci hanno tramandato gli autori dell’antica Grecia e di Roma. Dall’antica Grecia nasce il primo concetto di educazione cioè un bagaglio di conoscenze comuni che doveva essere trasmesso dai vecchi ai giovani. Quella prima immagine di relazione educativa è l’immagine archetipica primordiale che ci tramanda l’idea che ci sia qualcosa da poter trasmettere. Nell’antica Grecia questa educazione assume il nome di Paideia (pais- bambino, ago- condurre/guidare) cioè trasmettere un bagaglio di conoscenze e valori ai più piccoli.

Molto spesso alle donne non veniva consentito l’accesso all’educazione. Nell’antica Grecia non emerge però la scuola come istituzione, si strutturano dei rapporti professionali educativi ma non a livello istituzionale. Famiglia come struttura di educazione, schiavi come figure che istruivano i bambini. Per la classe dirigente che aveva maggiore cultura c’erano dei luoghi per formarli, come accademie (accademia di Platone). Ogni città greca aveva la sua scuola filosofica dove i romani andavano a studiare. Queste scuole erano funzionalmente le nostre università, per compiere gli studi che non potevano essere conclusi in famiglia. Quello che manca era la dimensione istituzionale. Si iniziano a individuare i contenuti da imparare in queste scuole, nell’alta cultura sono le scienze filosofiche. La media cultura (cioè saper leggere e scrivere) significava leggere i classici con cui si imparava di tutto (es. per imparare a navigare si leggeva l’Odissea. Un’altra opera che diventa subito un testo scolastico è ‘’Il Virgilio’’, Augusto obbliga a pubblicarlo perché gli interessava di far sapere a tutti come fosse composta la sua famiglia e diventa rapidamente un testo scolastico. Letto in latino quando era ancora la lingua parlata. Individuare in questo canone di autori ciò che rappresenta per antonomasia la cultura scolastica sarà qualcosa che avrà un profondo effetto sulla vita culturale europea. Perché a partire da quando Virgilio è morto e fino agli anni 60 del 900 si può accedere all’università dopo aver fatto 8 anni di latino. Questo è un caso di continuità culturale. Se cerchiamo le radici di ciò che è stato insegnato a scuola in Europa e soprattutto in Italia per secoli vengono proprio da questa cultura classica. Nella cultura classica non c’era l’istituzione scuola ma iniziavano a mettersi insieme i contenuti che poi verranno trasmessi per secoli.

La dimensione istituzionale inizia a farsi più chiara con il Medioevo perché arriva una nuova protagonista della cultura che è la chiesa (cristiana, cattolica in occidente e ortodossa in oriente). La chiesa cattolica diventa una grande agenzia culturale ed educativa di tutto l’occidente, la vera diversità tra paganesimo e cristianesimo è che il cristianesimo ha un Dio che ci dice di credere in qualcosa, vuole che tu viva in un certo modo, che tu faccia e pensi certe cose e ci vuole un’istituzione che te le insegni e per questo ci vuole una struttura che educhi i fedeli a diventare quello che Dio vuole che ciascuno di noi sia e assorbe tutte le energie educative e intellettuali della società. Nel medioevo tutti i grandi intellettuali sono inquadrati come monaci o vescovi o sacerdoti perché è quella l’agenzia che ha bisogno di persone che studino e che insegnino. Allora la chiesa cattolica assorbe tutte le energie intellettuali e si costruisce al suo interno delle strutture di formazione come il clero. Le prime scuole istituzionali sono quelle dove andava a studiare il clero cattolico e insieme i figli degli aristocratici, nobili, ecc.

L’unica istituzione scolastica esistente era le scuole di formazione del clero. La chiesa cattolica acquisisce un ruolo educativo importante. Nel corso dei secoli la chiesa continuerà a pensare che l’istituzione scolastica sia una cosa che le compete di diritto, ancora oggi infatti la maggior parte delle scuole private sono cattoliche. La chiesa cattolica mantiene questa posizione attiva nel mondo dell’educazione. Questo scontro tra il potere pubblico e la chiesa cattolica, sarà uno degli elementi fondamentali della storia della scuola. Nel medioevo però si inizia anche ad avere bisogno di istituti di formazione per i professionisti che hanno bisogno di contesti educativi come medici, avvocati, notai, i funzionari pubblici.

In Italia nasce quindi l’università cioè una corporazione (persone che fanno lo stesso mestiere) (a Bologna sono gli studenti (che hanno l’età di un professore)) che assume dei professori che sia in grado di insegnargli determinate competenze. Nell’undicesimo/dodicesimo secolo abbiamo tra Bologna e Parigi la prima istituzionalizzazione di uno dei livelli scolastici che ci sono: Bologna, Padova, Napoli, Parigi, Oxford, Cambridge, ecc. Anche le arti diventano agenzie educative perché queste corporazioni hanno come obiettivo formare i giovani al mestiere. Inizia a nascere il pensiero che serva anche una formazione professionale, come imparare un mestiere.

Crisi del medioevo cioè la riforma protestante, con la figura di Lutero si mette in discussione l’autorità del papa e quindi della chiesa cattolica per far nascere un’altra credenza religiosa cioè quella protestante che ha un principio fondamentale: Sola scriptura – l’unica verità rivelata è quella della Bibbia, per capire la parola di Dio io devo leggere la Bibbia e non farlo fare ad un sacerdote. Questo comporta un grande sforzo di alfabetizzazione per fare in modo che tutti i fedeli potessero essere in grado di leggere la Bibbia. Grande differenza di alfabetizzazione tra il nord Europa protestante e l’Europa del sud ancora cattolica.

Controriforma va contro alla riforma protestante. Nascono i seminari, cioè ci si forma isolandosi dalla società. I Gesuiti, compagnia in quanto inquadramento militare agli ordini del Papa, diventano braccio destro della controriforma che lotta contro il protestantesimo, uno dei grandi terreni di impiego dei gesuiti è la scuola, soprattutto quella secondaria, pre universitaria. Quella scuola che deve essere istituzionalizzata perché lì si impara quel bagaglio di conoscenze per diventare classe dirigente o intellettuale. I gesuiti quindi costruiscono il sistema di formazione al loro interno, dei futuri gesuiti che è più lungo, più complesso, più duro di quello dei sacerdoti comuni, dura 10 anni e la prima parte è aperta anche all’esterno, cioè ai figli degli aristocratici, della buona borghesia che vogliono garantire ai figli un mestiere di qualità. I gesuiti quindi formano la scuola secondaria e tra la fine del 500 e l’inizio del 700 per fare l’università bisognava essere gesuiti. I gesuiti riprendono un po’ il bagaglio culturale tradizionale europeo. Nel 1598 viene istituzionalizzato un programma di studi che parte dall’insegnamento della lingua e letteratura latina che serve per poi studiare la filosofia classica ufficiale della chiesa cattolica. Poi chi voleva poteva studiare teologia. Lo studio del latino servirà sempre meno ma la formazione secondaria si baserà sempre attorno allo studio del latino.

Lezione 03

Nel 700 ha luogo una profonda ridiscussione di cos’è l’istruzione e la nuova idea di scuola. L’illuminismo è associato a Immanuel Kant (spesso non viene riconosciuto come illuminista ma se ci pensiamo tutta la riflessione kantiana si basa sulla ragione che è anche l’elemento principale su cui prende piega l’illuminismo) ci spiega cos’è l’illuminismo dicendo che è l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità di cui lui stesso è colpevole perché troppe persone non hanno il coraggio di servirsi della ragione che avrebbero e lasciano agli altri il compito di farlo anche per loro.

SAPERE AUDE – Osa il sapere, abbi il coraggio di servirti della tua intelligenza, usa la tua testa. L’illuminismo è la corrente culturale che a partire dalla prima metà del 700 individuerà la caratteristica fondamentale dell’essere umano nella ragione cioè la capacità di elaborare le proprie esperienze in modo da produrre conoscenze autonome con la propria testa e di mettere eventualmente in discussione l’autorità. Gli illuministi cercheranno di far scattare nel pubblico la capacità di usare la loro ragione e non accontentarsi di usufruire della ragione di altri prescritta dalla società. La ragione in quanto fondamento dell’elaborazione dell’esperienza dei sensi è l’unica base e unico fondamento della conoscenza, un rifiuto del principio di autorità, sia politica che religiosa.

Sono nate poi correnti che riguardano questa cosa, c’è anche un illuminismo cristiano. Anche sul piano politico ci sono posizioni diverse nei vari Paesi perché gli illuministi trovavano reazioni diverse da parte dei diversi governi. Il pensiero di Kant per esempio veniva comunque accolto anche dal sistema istituzionale e culturale di un regime di monarchia assoluta (in Europa quasi tutte monarchie assolute tranne l’Inghilterra). Alcune di queste monarchie guardavano anche la politica dell’illuminismo come ad una risorsa.

Razionalizzare significa impostare dei criteri di governo uguali in tutto il regno, limitare la possibilità per i funzionari di prendere decisioni diverse ogni volta sulla base delle loro convenienze, significava avere delle conoscenze serie su quali fossero le proprietà di tutti i cittadini per fare pagare le tasse. Atteggiamento più razionale nei confronti della politica significava un governo più efficiente. Iniziano in alcuni paesi una serie di riforme che razionalizzano l’attività amministrativa. Guardano con interesse alcune posizioni illuministiche, nell’Impero Austriaco viene ripresa la limitazione della chiesa cattolica che fino ad allora aveva ancora la possibilità di intervenire nelle azioni politiche.

Nell’1786 in Toscana viene abolita la pena di morte sempre perché si iniziarono ad ascoltare le riflessioni razionaliste degli illuministi. Viene limitata la tortura, che fino a quel periodo era la base per fare parlare i testimoni. Nasce l’assolutismo/dispotismo illuminato. Pur restando saldi nel potere di monarca assoluto si cerca di prevenire ad una situazione in cui tutti i cittadini sono uguali al di sotto del re perché tutti hanno la ragione e sanno rapportarsi con un governo che agisca non secondo le pulsioni del momento ma secondo la razionalità, in modo prevedibile.

In Francia situazione diversa. Paese più ricco d’Europa anche se sta perdendo un insieme di guerre costosissime che sta facendo aumentare il debito pubblico ma anche uno dei paesi più arretrati sul piano dell’amministrazione pubblica e degli assetti sociali. C’è ancora una grande divisione in ceti sociali detti stati (clero= primo stato, nobiltà =secondo stato, terzo stato= tutti gli altri). Divisione basata su precisi privilegi per stato per esempio gli stati più alti non pagano le tasse. Questo nel momento in cui bisogna pagare un debito pubblico genererà tensioni perché c’è una grande fascia di persone che non paga le tasse.

Nella Francia del 700 si vive una volontà di conservare in modo rigido i privilegi di stato, gli assetti sociali e i privilegi della religione cattolica. Questo vuol dire che le istanze illuministiche non trovano ascolto da parte delle istituzioni e della cultura ufficiale, come anche l’università. I grandi illuministi francesi sono gente che vive in modo particolare (mantenuti).

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/02 Storia della pedagogia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher carlottagrasselli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della scuola e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia o del prof Sanguinetti Andrea.
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