Razza e razzismo: significati e evoluzione storica
Definizione di razza
Razza ha diversi significati e denota i tratti caratteristici di gruppi umani e animali.
Il razzismo
Razzismo è l'insieme di teorie che sostengono che la specie umana sia un insieme di razze ineguali. Era collegato al colonialismo, dove l'altro era considerato inferiore perché diverso. In America, nel XVIII secolo, questo si manifestava principalmente attraverso la schiavitù dei neri.
Il nazismo
Nazismo è un movimento e un'ideologia politica tedesca legata all'avvento al potere di Hitler nel 1933, caratterizzata da un programma politico totalitario di odio e repressione razziale.
Antisemitismo
Antisemitismo comprende pregiudizi e atteggiamenti persecutori nei confronti degli ebrei, alimentati da idee razziste.
Evoluzione del razzismo
Fondamenti teorici (1700-1800)
- Leggi sullo sviluppo organico, antropologia e linguistica.
- Concezione illuministica (Buffon) che attribuiva le diversità tra popoli a variazioni puramente casuali dovute a fattori ambientali come il clima e la geografia.
- Herder, con un approccio umanistico, affermava che la spontaneità naturale è la radice delle caratteristiche di ciascun popolo.
- Il linguaggio viene considerato un elemento importante per la storia passata.
- Il romanticismo vede l'uomo come un individuo parte di un Volk; ogni nazione è unica e irripetibile.
- La ricerca scientifica porta alla formulazione di giudizi di valore, con alcune lingue ritenute superiori, come la lingua ariana considerata forte e virile.
- Già all'inizio dell'800 si sosteneva che gli stranieri come gli ebrei fossero caratterizzati da un'incapacità intrinseca di parlare la lingua del paese ospitante.
- L'antropologia sviluppa il concetto di razza (Buffon divideva i popoli in base a colore, dimensioni e forma del corpo), ma anche queste distinzioni avevano pretesa di giudizio.
- Camper, un anatomista olandese, investigava la tipologia razziale confrontando crani di neri e scimmie.
- Kant sosteneva che la purezza della razza fosse essenziale, senza però postulare la superiorità di una razza su un'altra.
- Il dibattito sull'origine delle razze si divideva tra monogenisti (origine comune) e poligenisti (altro uomo oltre Adamo), quest'ultimo sostenuto da chi voleva eliminare il pensiero religioso.
- Società etnologiche (Parigi, Londra, America) proclamavano distinzioni di razze per caratteristiche fisiche, morali e intellettuali, senza però piena accettazione del razzismo.
- Gli inglesi ritenevano che l'uomo primitivo potesse essere migliorato.
Crescita del razzismo (1850-fine della Prima Guerra Mondiale)
- Gobineau, nel suo "Essai", spiegava la decadenza delle società moderne attraverso il razzismo, profetizzando l'uso politico del razzismo e classificando le razze: neri (incapaci di produrre società stabili, richiedono sempre aiuto esterno), gialli (abili nell'industria e commercio), bianchi (nobili, superiori). Riteneva che la mescolanza fosse inevitabile, causando la perdita di purezza per i bianchi.
- Klemm distingue tra razze attive e passive.
- L'emancipazione ebraica all'inizio dell'800 fu concessa nella speranza che si liberassero da aspetti negativi. Tuttavia, non appena ottennero la cittadinanza, iniziarono a competere economicamente e socialmente, mantenendo abitudini tradizionali (caffettano, barba, cernecchi), il che mette in evidenza l'importanza dell'aspetto visivo nel razzismo.
- Il darwinismo, con Darwin, non era razzista, proclamando la sopravvivenza dei più idonei.
- Haeckel, darwinista, vedeva la storia biologica come un'evoluzione in continuità con gli antenati, secondo il principio di sopravvivenza.
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