La psicologia come disciplina complessa
La psicologia non si presenta come una disciplina compatta e unitaria, infatti in essa convivono orientamenti differenti dovuti al fatto che la mente umana si presta ad essere studiata in molteplici modi. Di conseguenza, l’uomo può essere visto, concettualizzato e studiato in modi diversi. Tutte le discipline che compongono la psicologia hanno lo stesso scopo, ovvero mirano alla conoscenza della psiche umana, secondo però prospettive differenti; parliamo a tal proposito di pluralismo.
Tipologie di discipline psicologiche
Queste discipline che compongono la psicologia si suddividono in due macro-tipologie in base alla diversa finalità:
- Finalità teoretico-conoscitiva: conoscenze relative al funzionamento mentale in un determinato ambito.
- Discipline nomotetiche: riconducono i dati empirici a determinate leggi che hanno una validità universale. Non ricorrono a metodi sperimentali.
- Discipline idiografiche: mirano alla comprensione del funzionamento mentale del singolo individuo. Studiano sul campo.
- Finalità pratico-operativa: mirano a delle conoscenze e alla loro modifica.
La psicologia si è sviluppata senza un unico paradigma di riferimento e attraverso vari metodi di ricerca (strutturalismo, funzionalismo, comportamentismo) che si sono sviluppati talvolta simultaneamente e talvolta in successione. Questi metodi di ricerca a volte si sono influenzati tra loro, altre volte si sono combattuti profondamente, altre volte ancora si sono completamente ignorati.
Le origini della psicologia
Il termine psicologia deriva dal greco psiche + logos e letteralmente significa "scienza dell’anima". Il termine latino psychologia fece la sua comparsa all’inizio del Cinquecento e venne introdotto probabilmente da Filippo Melantone, il quale utilizzava il termine nelle sue lezioni accademiche. Altri sostengono che il termine sia stato utilizzato per la prima volta dall’umanista Marcus Marulus, il quale scrisse l’opera “Psychologia de ratione animae humanae”, che però non ci è pervenuta. Johann Thomas Freig utilizzò il termine latino psychologia in una sua opera, con il significato di "scienza dell’anima". Anche Rodolfo Goclenio introdusse il termine in un lexicum philosophicum, una sorta di dizionario.
Christian Wolff, grande esponente dell’illuminismo tedesco, scrisse “Psychologia empirica” e “Psychologia rationalis”. È a lui che viene più attribuita la nascita del termine latino. Tra la metà del ‘500 e la seconda metà del ‘700 il termine inizia a diffondersi sempre di più nelle varie lingue europee, consolidandosi sempre di più. A partire dal Cinquecento inizia infatti a diffondersi uno studio dell’anima, ma solo verso il Settecento la psicologia acquisisce un significato più preciso e definito.
Contemporaneamente al termine psychologia inizia a diffondersi all’inizio del ‘500 il termine antropologia, disciplina suddivisa in due sezioni: somatologia (“studio del corpo” = anatomia e fisiologia) e psicologia (studio dell’uomo e della sua anima). Questa suddivisione in due sezioni dell’antropologia venne condotta da vari studiosi del tempo.
Contributi storici alla psicologia
Aristotele scrisse il “De anima”, considerato il primo trattato occidentale di psicologia. Il suo titolo originale in greco viene tradotto con “discorso (scientifico) intorno all’anima”. Ebbinghaus intervenne al quarto congresso internazionale di psicologia a Parigi, dicendo che «la psicologia ha un lungo passato ma solo una breve storia» (lungo passato perché si era sviluppata in ulteriori ambiti disciplinari come la medicina, ecc.).
Nel 1879, in Germania, a Lipsia, viene fondato il primo laboratorio di psicologia sperimentale da Wilhelm Wundt. Questa data convenzionalmente è stata scelta come data di istituzionalizzazione della psicologia come disciplina. Per altri, la data di inizio è invece da far risalire al 1860, anno in cui Gustav Fechner pubblica “Elemente der Psychophysik”, che porta alla quantificazione dei fenomeni mentali.
Nel corso dell’età moderna si sviluppa sempre più una psicologia scientifica che si fonda sulle scienze naturali. Certi sviluppi nel campo della fisiologia tedesca del tempo fanno in modo che si vengano sempre più a toccare questioni di natura psicologica; in Germania si viene a creare il clima favorevole per l’istituzionalizzazione della psicologia.
Il "lungo passato" della psicologia
(Vedi citazione di Ebbinghaus) Nella Grecia antica il termine psiche significava "soffio, alito, respiro, fresco, freddo", termine connesso alla respirazione. Il termine è connesso anche al termine greco “anemos” ("vento, soffio"), che si connette al latino “animus”.
In Omero, periodo della Grecia arcaica, il termine ha ancora il significato originario di soffio, respiro (concezione ancora rudimentale, naturalistica della psiche). Per lui la psiche ha anche il significato di soffio che esce dal corpo morto e scende nell’Ade.
Al tempo di Sofocle e Platone, il termine psyche assume un significato completamente nuovo: diventa principio di volontà, coscienza, pensiero, diventa il vero io dell’uomo, l’essenza dell’uomo. L’esistenza corporea non conta più nulla. Questo mutamento di significato si deve al cambiamento della dimensione etico-religiosa (in Platone si sostiene infatti una concezione dualista del rapporto anima-corpo, che rispecchia il dualismo platonico tra mondo sensibile e mondo delle idee).
Platone delinea una prima divisione delle funzioni cognitive in un processo ascendente dal mondo sensibile a quello delle idee (mito della caverna). Per Platone l’anima razionale è l’occhio dell’anima poiché vede il mondo delle idee. L’anima umana, quando si è liberata dalle catene del corpo, ha avuto infatti una visione diretta del mondo delle idee. Per Platone l’anima è articolata in tre parti: anima razionale, anima concupiscibile (fa riferimento al mondo dei desideri e degli istinti, che avvicinano l’uomo alla specie animale) e anima irascibile (emozioni forti come amore, odio, coraggio). L’anima razionale sta al di sopra delle altre due.
Mito della biga di Platone
Ciò viene ben rappresentato nel mito della biga, esposto nel Fedro, qui Platone presenta l’anima come una biga trainata da due cavalli, in cui i cavalli si identificano l’uno con l’anima concupiscibile e l’altro con quella irascibile, mentre l’auriga simboleggia l’anima razionale. L’auriga ha infatti il compito di guidare il nous, cercando di non farlo deviare dall’anima concupiscibile e alleandosi con quella irascibile.
Ileformismo di Aristotele
A quella di Platone segue poi la proposta di Aristotele, con il quale si modifica il rapporto anima-corpo (in Platone esposto in maniera fortemente metafisica). Aristotele affronta il termine psyche in maniera biologica: tra anima e corpo secondo lui vi è unione, collaborazione. L’anima non può sussistere senza il corpo. L’anima è quindi per lui "forma del corpo" e "atto del corpo".
Esempio: sfericità di una sfera di bronzo; ciò che plasma e forma la materia. Per Aristotele non può esistere materia informe. Negli esseri viventi la forma è la psyche. La forma organizza la materia, che altrimenti sarebbe informe. L’uomo è unione indissolubile di anima e corpo. L’anima è ciò che fa dell’uomo ciò che esso è, fornisce all’uomo la capacità di vivere, è il principio della vita. Tutti gli elementi del mondo costituiscono un tutt’uno, sono ciò che viene chiamato sinolo, ovvero sostanza. Le forme sono l’eredità delle idee platoniche, ma a differenza di esse non sono trascendenti bensì collocate nel mondo sensibile, quindi sono inestricabilmente connesse con il mondo dei sensi.
L’anima secondo Aristotele
L’uomo è sinolo indissolubile di anima e corpo. L’anima è la forma, ossia l’essenza, dell’uomo in quanto fa di esso ciò che è, lo rende un essere umano. L’anima per i greci è ciò che dà al corpo le sue caratteristiche specifiche, l’anima è principio della vita, ciò che distingue gli esseri biologici dagli esseri inorganici. Anche l’anima aristotelica è articolata in parti con funzioni specifiche. Questa divisione è ispirata dal punto di vista biologico. Per Aristotele esiste l’anima razionale, sensitiva e vegetativa. Secondo lui, l’anima si nutre dall’ambiente circostante, cresce e si riproduce (funzioni biologiche proprie di tutte le piante).
Gli animali sono caratterizzati dalle stesse funzioni di base del mondo vegetale, ma hanno anche delle funzioni ulteriori (funzioni sensoriali e percettive: gli animali colgono le qualità degli oggetti circostanti, ciò suscita in loro determinate appetizioni -gradevoli o sgradevoli-). Gli animali hanno solo l’anima sensitiva.
- Anima razionale: propria degli uomini. Capacità di svincolarsi dal qui ed ora e di elaborare un pensiero, un concetto. Oltre alle caratteristiche tipiche di animali e piante, possiede il nous.
- Anima sensitiva: propria degli animali. Oltre alle funzioni basilari delle piante è caratterizzata da sensazione, percezione, appetizione (ci sono oggetti gradevoli e sgradevoli) e movimento locale (avvicinamento a ciò che ci suscita piacere e allontanamento da ciò che ci disgusta).
- Anima vegetativa: propria delle piante. Ha funzione di nutrimento, accrescimento e riproduzione.
Ciò che poi distingue gli uomini dagli animali è il pensiero astratto. Essi sono infatti dotati di anima razionale (nous). L’uomo ha solo l’anima razionale, che contiene tutte le funzioni svolte dall’anima vegetativa delle piante e da quella sensitiva degli animali.
Aristotele nel “De anima” sostiene che esistano due anime razionali, una chiamata intelletto attivo -o agente- (da lui definito impassibile, immortale ed eterno e quindi sopravvive alla dissoluzione del corpo) e l’altra intelletto passivo (che opera in modo simile a come operano i sensi, quindi è mortale, ovvero viene meno nel momento della morte).
L’architettura dei processi cognitivi secondo Aristotele
Per Aristotele noi acquisiamo una prima forma di conoscenza attraverso i sensi, che ci rendono accessibili i “sensibili propri” (propri di ciascun senso. Es: i colori sono i sensibili propri della vista, i suoni sono i sensibili propri dell’udito).
Medicina e psicologia nell’antica Grecia
Il culto di Esculapio (dio della medicina) prevedeva l'interpretazione dei sogni del paziente, da cui si traevano una serie di diagnosi. La Grecia conosce una serie di patologie psichiche che vengono trattate con la musica.
Ippocrate di Cos elaborò la cosiddetta teoria dei quattro umori, fondamentali perché ciascuno di essi è alla base della vita emotiva. In ogni individuo deve esserci secondo lui una buona mescolanza (bonum temperamentum) di questi umori:
- Sangue: imita l’aria, è prodotto dal cuore.
- Bile gialla: fuoco, calda e secca.
- Bile nera: terra, fredda e secca.
- Flegma: acqua, fredda e umida.
La crasi, ovvero l’equilibrio (in latino temperamentum), determina la salute dell’individuo. Per definirsi sano, l’individuo deve disporre di un eucrasi (in latino bonum temperamentum), ossia di una bilanciata mescolanza dei quattro umori. È normale che in un individuo prevalga uno dei quattro elementi, l’importante è che la prevalenza non sia presente in maniera spropositata, altrimenti si sfocia nella patologia.
I quattro umori di Ippocrate corrispondono ai quattro temperamenti teorizzati dal medico Galeno:
- Sanguigno: gioviale e superficiale.
- Collerico: appassionato e irascibile.
- Melanconico: triste e depresso.
- Flemmatico: debole e quieto.
Prima classificazione delle malattie mentali
- Frenite (delirio associato a stato febbrile)
- Mania (delirio senza febbre)
- Isteria (disturbo femminile, causato dallo spostamento dell’utero verso l’alto)
- Melanconia (causata da un eccesso di secrezione della bile nera)
- Epilessia (chiamata “malattia sacra”)
I greci diedero vita a terapie basate soprattutto su erbe medicinali. Le terapie venivano fatte solitamente in gruppo e queste erbe potevano indurre stati di delirio e allucinazioni. Il pensiero greco ha fortemente oscillato tra l’ipotesi cardiocentrica (come Aristotele, che considera il cuore il centro dell’attività psichica) e quella encefalocentrica (sostenuta ad esempio da Platone, Ippocrate, ecc.).
Teoria del pneuma
Pneuma: la traduzione latina è “spiritus”, per questo si parlava di “spiriti animali”. Verrà ripresa all’inizio dell’età moderna nel ‘600 da Cartesio. Secondo questa teoria, la materia esterna all’organismo (aria e cibo) viene assimilata dal corpo (aria dai polmoni e cibo dal sistema digestivo e poi dal fegato, che trasforma il cibo in sangue). I medici greci avevano questa idea che il sangue fosse gestito nella sua circolazione da due sistemi distinti: sistema venoso -porta il sangue dal fegato ai muscoli e alle varie parti del corpo, passando per il ventricolo destro del cuore- e sistema arterioso -il sangue viene arricchito d’aria assimilata dai polmoni, viene inviato ai muscoli e poi in parte viene portato al cervello, dove dalle parti più sottili del sangue si sviluppa il pneuma (=parti più sottili e quindi più veloci del sangue) che veniva poi inviato dal cervello ai nervi sensoriali e motori.
I nervi erano concepiti come dei tubicini cavi simili alle vene, attraverso i quali scorre il pneuma, che porta dalla periferia al centro l’informazione sensoriale e dal centro alla periferia impartiva il comando motorio ai muscoli. Questa idea viene mantenuta fino agli inizi dell’anatomia e della fisiologia moderna.
Il pensiero tardo-antico e la scolastica
I Neoplatonici riprendono elementi fondamentali del dualismo platonico anima-corpo. Sant'Agostino e Plotino tendono però a far coincidere l’anima con la coscienza. Per quanto riguarda il dibattito sui significati di coscienza, se la si intende come la pura consapevolezza percettiva e intellettiva degli stati mentali che noi intendiamo e facciamo, si può affermare che essa era già nota a Platone e Aristotele. Se la si configura come una sorta di profondità spirituale (definizione di cui si avvale la mistica), in cui l’anima riflette su se stessa e riflettendo su se stessa si distacca dal mondo sensibile, tale dimensione emerge in modo chiaro e preciso con i neoplatonici.
In particolare, per Sant'Agostino questa dimensione è accessibile tramite l’introspezione, ossia una discesa nella propria interiorità dell’anima. Con Agostino per la prima volta emerge questa nuova idea di anima, concepita come sostanza spirituale (Platone) dotata però di consapevolezza di sé (neoplatonici) e che la rende consapevole della propria esistenza riflettendo su se stessa (Cartesio). Per Sant'Agostino l’anima è qualcosa di creato da Dio. Per Platone invece l’anima era eterna e semplicemente si reincarnava nel ciclo delle nascite e delle morti.
Il tardo Medioevo e la riscoperta di Aristotele
In Tommaso d’Aquino l’anima è concepita come qualcosa creato da Dio, l’idea di coscienza viene ad essere un tratto costitutivo della psyche. Bisogna però esaminare il tardo medioevo:
Tardo Medioevo (dal XIII sec.) = caratterizzato dalla riscoperta da parte del pensiero latino medioevale delle opere di Aristotele. Questa riscoperta non avvenne direttamente, ma tramite la mediazione della cultura araba, che aveva avuto a disposizione i testi.
A partire dal XIII sec Aristotele diventa l’autore di riferimento per i filosofi medievali, in quanto rappresentava la vetta più alta raggiunta fino a quel momento dal pensiero umano non ancora illuminato dalla verità della rivelazione cristiana. Ovviamente molti aspetti del pensiero di Aristotele non sono compatibili con alcuni dogmi del pensiero cristiano (es: l’idea di creazione e quella dell’immortalità dell’anima che non sono presenti in Aristotele).
Un problema fondamentale è quello dell’immortalità dell’anima. Infatti, la concezione ilemorfica di Aristotele esclude la possibilità che l’anima si possa staccare dal corpo senza deperire, come invece sostiene il pensiero cristiano. Come è possibile allora conciliare l’idea che l’anima sopravviva alla morte del corpo mantenendo come base il pensiero aristotelico?
A questo punto si fa riferimento a due tipi di intelletto: quello attivo (elabora immagini prodotte dalla fantasia) e quello passivo (smaterializza le immagini, estraendone il concetto). Tommaso apre le porte alla possibilità che un pezzo dell’anima sopravviva alla morte del corpo: secondo lui, l’anima scorporata non è altro che una fase transitoria che avviene in attesa della resurrezione del corpo, momento in cui l’anima potrà ricongiungersi ad esso. Tommaso riesce così a trovare un connubio tra il modello aristotelico e uno dei grandi dogmi cristiani (resurrezione della carne).
L’età moderna e la nascita del concetto di mente
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