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Erminia Fuà Fusinato: una figura di modernizzazione

Premessa

Forme e ambiti di modernizzazione della società italiana emergono con una iniziale diffusione degli stili di vita tra città e campagna. Si noteranno a partire dagli anni '80 dell'800, quando inizia nel Nord del paese il processo di industrializzazione.

Il primo codice civile

1865: Il primo codice civile, noto come Codice Pisanelli, non apporta cambiamenti alla condizione di subordinazione delle donne. Al contrario, impone una disciplina uniforme agli italiani prevedendo disposizioni gravi per l'autonomia della donna, sia come moglie che come madre. Riafferma la superiorità della volontà paterna rispetto a quella materna nella vita dei figli. L'obbligo di fedeltà è diversamente sanzionato per mogli e mariti.

Unico segno di superamento è l'abolizione dell'istituto dotale, anche se rimarrà la composizione della dote, sia nelle classi elitarie che popolari.

Per quasi tutto il secolo, maschi e femmine ricevono ancora un'educazione primitiva, rigida sulle emozioni e sulle esternazioni affettive. Le donne non sfogheranno le inevitabili frustrazioni con il gioco, la pratica della guerra, il piacere sessuale come accade nella vita dei maschi. Gli effetti censori saranno ancora più gravi per le femmine.

Le femmine sublimano in sentimenti astratti, stereotipati e condizionanti al punto da essere pensati come "naturalmente propri". Questo portava le donne a "non dirsi", a essere "sorde all'ascolto di sé". Potrebbe essere questo il motivo culturale per cui Erminia, nonostante scriva giornalmente delle sue esperienze, è molto reticente sui ricordi del suo passato.

Erminia Fuà Fusinato: una donna coraggiosa

Dal suo "diario", definito "ricordi" dal marito Arnaldo Fusinato e da Pompeo G. Molmenti, traspare l'immagine di una donna coraggiosa e anticonformista nel suo agire. Pur convertita al cattolicesimo per sposare Arnaldo, non appare donna di culto, e non è contraria nello stesso tempo ad atteggiamenti anticlericali.

Da alcune lettere inviate al figlio Guido e dalla sua attività di educatrice delle allieve romane, traspare la necessità di una formazione mentale aperta. Rivendica per le donne borghesi diritti a istruirsi di più e meglio.

Relazioni familiari

Della madre Geltrude non si sa quasi nulla perché Erminia non ne parla mai, né Benedetto la menziona. Si sa che Geltrude avesse una grave malattia, forse il "dolore" ha causato un blocco. Del padre racconta che soffre per la distanza ora che lui è anziano.

Vita vissuta in "altro modo"

Erminia visse in "altro modo" grazie all'educazione ricevuta nell'infanzia, inusuale nella società borghese del tempo. Ebbe una breve rottura con i genitori a 22 anni, a causa del divieto paterno di sposare Arnaldo, uomo molto più adulto, vedovo e di religione cattolica. Condivideva l'ars poetica con Arnaldo e l'ideale unitario, e successivamente l'attività patriottica anti-asburgica.

Dimostrò tenacia nel formarsi e coltivarsi attraverso gli studi poetico-letterari, fermezza e intelligenza nell'educare e si occupò della situazione economica familiare a causa delle speculazioni del marito. Mise a frutto l'educazione data ai figli in un'attività lavorativa pubblica, sapendo ricoprire ruoli pubblici e ufficiali con autorevolezza.

Infanzia

Erminia nasce il 23 ottobre 1834 a Rovigo. Per motivi lavorativi del padre si trasferiscono a Padova, dove nasceranno sorelle e fratelli. Risiederà qui fino al matrimonio, crescendo in un clima familiare anti-asburgico patriottico. Tra Erminia e lo zio Benedetto c'è un legame affettivo che li unisce. Erminia ha un ricordo felice.

Benedetto era il suo precettore, ma Erminia è molto silenziosa riguardo la sua infanzia e adolescenza. Lo zio Benedetto era un ingegnere di strade ferrate ancora giovane, privo di impegni familiari, disponibile nei confronti della prima nipotina. Benedetto istruì Erminia tramite conversazioni, come faceva Socrate.

I genitori di Erminia, Marco e Geltrude, affidano l'istruzione di Erminia allo zio a causa della loro appartenenza ebraica: ai tempi il Veneto aveva una cultura ancora conservatrice e rurale che impediva lo sviluppo di iniziative laiche. Per la loro differente appartenenza religiosa, non consideravano la figura del parroco-maestro; è assente inoltre la figura del rabbino per l'educazione religiosa di Erminia, il che indica come la famiglia non avesse una stretta osservanza religiosa. Non vi sono mai menzionate festività ebraiche.

A causa della professione di medico del padre e delle ripetute gravidanze della madre, i genitori di Erminia non potevano seguirla direttamente nell'istruzione, che comunque volevano che ricevesse. La scelta dello zio fu comunque felice. Traspare la visione di una famiglia con una mentalità aperta che vive in una società con mentalità chiusa.

La visione adultista dell'infanzia

All'epoca vi era una visione adultista dell'infanzia: i bambini erano trattati come "cuccioli d'uomo", e bisognava già da piccoli istruirli a diventare uomini. La maggior parte dei bambini viveva in uno stato d'abbandono. Dopo il 1870 continueranno i conflitti, sia per l'educazione dell'infanzia, sia per una maggiore istruzione femminile, tra la visione laica e cattolica.

  • Legge Casati: istituisce il sapere strumentale per tutta la popolazione infantile.
  • Legge Coppino: prevede sanzioni pecuniarie per i genitori inadempienti nei confronti di un obbligo scolastico.

Bisogna arrivare al 1969 per la statizzazione della scuola, dopo 20 anni di conflitti tra partiti laici e cattolici, con il compromesso di chiamarla.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/02 Storia della pedagogia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher simone.vellucci.5 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della pedagogia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Leuzzi Maria Cristina.
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