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Storia della Pedagogia: appunti lezioni

Appunti di Storia della pedagogia basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Marangon dell’università degli Sudi di Trento - Unitn, facoltà di Lettere e filosofia, Corso di laurea in beni culturali. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Storia della pedagogia docente Prof. P. Marangon

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STORIA DELLA PEDAGOGIA

DISTINZIONI TERMINOLOGICHE E CONCETTUALI

Educazione dal latino “educare”, forma intensiva di “educere” composto da e-ducere = condurre fuori

tirare fuori.

L’educazione è il processo con cui si tira fuori il meglio delle potenzialità di ognuno. Si può educare solo ciò

che c’è già dentro ognuno. Se non c'è nulla da tirare fuori è inutile pretendere di tira fuori qualcosa.

Principio di individualizzazione delle esigenze necessario per chi andrà a fare l'insegnate.

L’educazione è antica quanto l'uomo sapiens due grandi scoperte linguaggio e fuoco hanno dato la svolta

alla vita dell’uomo.

Istruzione dal latino “instructio” derivato da “instruere” = costruire, preparare, ammaestrare.

L’istruzione è qualcosa di "programmato", dà l'idea di qualcosa che viene prefissato. Di fatti l'istruzione è

molto più recente rispetto all’educazione

La prima vera e propria istruzione di cui abbiamo testimonianze risale alla civiltà dei Sumeri (3200-2900 a.C.)

Avevano i propri templi, Ziggurat, che erano anche dei depositi alimentari. Il re nominava il capo degli scribi

= addetti a segnare sulle tavolette quanti sacchi o carri di un certo bene alimentare o di una certa provvista

entravano nei magazzini del tempio e quanti ne uscivano. La scrittura quindi nasce per ragioni pratiche.

Il capo degli scribi aveva alle sue dipendenze una squadra di allievi che prima imparavano a scrivere (scrittura

cuneiforme) e la matematica e poi dovevano rendicontare sulle tavolette il flusso delle merci. Per imparare a

scrivere nasce la "casa delle tavolette" = prototipo della scuola. La scuola nasce con la civiltà sumera ed è

legata alla necessità di insegnare a scrivere che comporta la necessità di imparare a leggere. Primo grande

passaggio epocale nell'educazione è la scrittura.

La nascita della scrittura assieme allo stanziamento delle popolazioni fa fare un salto di civiltà all'umanità.

Pedagogia deriva dal greco “paidagoghia” composto da pais = figlio, fanciullo e agogheo = guido,

conduco.

Il pedagogo nell'antica Grecia è il precettore, l'educatore. La prima istruzione è privata e viene data dai

pedagoghi che sono precettori (più degli insegnanti). Era privato ovvero non era gestito da un’istituzione

pubblica.

All'inizio era un equivalente di educazione. In parte è anche vero, ma con il passa del tempo è diventata una

dottrina o teoria di educazione. 1 di 21 

Le pratiche educative diventano oggetto di una riflessione sempre più elaborata in età antica si trova

accompagnata da testi religiosi, letterari, filosofici. Non si trovano trattati espliciti di pedagogia.

La didattica è una parte della pedagogia = teoria o dottrina dell'istruzione di quel processo che ha una finalità

specifica ovvero l'istruzione.

Istruzione pubblica non esisteva, esisteva quella privata. Scuola pubblica è una invenzione della scuola

moderna.

Un passaggio fondamentale avviene quando la pedagogia passa dalla prima fase alla seconda ovvero quando

diventa un ambito autonomo del sapere. La pedagogia viene riconosciuta come uno dei saperi autonomi.

Questo presuppone che siano già nate le Università, presuppone il sapere scientifico ovvero un elaborato in

modo metodologicamente accettato e condiviso.

NB: Il sapere si distingue dal conoscere: sapere = conoscenze sottoposte ad un vaglio metodologico.

L'università nasce nel XI - XII sec. con 4 ambiti: Teologia, Medicina, Giurisprudenza e Libere arti.

Due teorie per la nascita della pedagogia come sapere scientifico:

o Ratio studiorum dei Gesuiti, 1598 d.C.

o La prima cattedra universitaria di pedagogia nel 1803 d.C. Le lezioni di Kant vengono prese come

vero e proprio sapere scientifico.

Non si tratta di Università private, ma pubbliche.

I sostenitori della seconda teoria, dicono che deve essere riconosciuta quando entra a fare parte

delle teorie universitarie. Non esisteva un docente vero e proprio di pedagogia, ma insegnanti di

filosofia, teologia etc che a rotazione tenevano una lezione di pedagogia.

Non si trattava di insegnare qualcosa attinente alla propria materia, ma un corpus di conoscenze ben

consolidate. 

Storia della pedagogia seconda metà del'1800. Nasce quando è necessario fare le prime lezioni scuole

magistrali. Nasce con finalità pratica.

La nascita è dunque connessa alla nascita degli istituti magistrali che sono le scuole per i maestri. Per poter

formare dei maestri, i docenti devono avere cognizione delle varie teorie pedagogiche e delle tattiche

studiate prima per insegnare ai futuri insegnanti. SOCRATE

→ nato ad Atene nel 469 e morto nel 398 a.C. (dal 408 Platone è suo discepolo)

A) → l’uomo al centro, l’anima al centro dell’uomo → conosci te stesso

→ il buono dell’anima è la virtù e la conoscenza della virtù

→ la scienza più grande è sapere di non sapere

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B) → maieutica: l’educatore come la levatrice aiuta il discepola a partorire la verità che porta in sé

stesso, sempre da ritrovare nelle diverse situazioni

→ il fine dell’educazione: affinamento introspettivo ed etico → felicità

→ il metodo: il dialogo (ironia, esame, confutazione → dialettica socratica) la relazione come via

verso la verità

- Protagora è più vecchio di 15 anni

- legato al clima culturale dei sofisti

→ fonte, Aristofene: ne “le nuvole” (commedia satirica con Socrate come protagonista; dà un'immagine

pubblica di Socrate (anche se lo ascrive nei sofisti senza distinguerlo pubblicamente, bisogna frequentare le

sue lezioni per distinguerlo dai sofisti) → Socrate non chiedeva nulla in cambio del proprio insegnamento, al

contrario dei sofisti → insegnamento gratuito

→ fonti platoniche: Socrate è il protagonista di molti dialoghi di Platone → come distinguere ciò che pensava

SOcrate da quello che pensava Platone?

a) criteri esterni: riferimenti a fatti conosciuti solo da Socrate e non da Platone (è di due generazioni

dopo) a cui egli non poteva avar assistito perché troppo giovane, per cui probabilmente quel

riferimento era derivato da Socrate stesso → riferimenti non molto frequenti

b) criteri interni: inerenti alla filosofia di Socrate e a quella di Platone → riconoscimento unanime che la

teoria del mondo delle idee (verità che esiste fuori dall’uomo, sopra al cielo, nel mondo delle idee →

noi vediamo solo le sembianze visibili degli enti → base della metafisica) appartenga a Platone →

quindi se in un dialogo detto da Socrate entra il mondo delle idee è Platone che l’ha detto e poi

messo in bocca a Socrate (se non si fa riferimento a questa teoria è probabile che ciò che dice

Socrate sia socratico)

c) in alcuni dialoghi ci sono delle affermazioni scomode che Platone non avrebbe mai fatto → se quello

che dice Socrate non è coerente con il pensiero di Platone è probabile che sia un dialogo socratico e

che stia riferendo ciò che aveva detto Socrate

→ A) svolta filosofica: non slegabile da quella pedagogica

- l’uomo è al centro (“uomo è misura di tutte le cose” Protagora) → spostamento dal “arché” (principio

ordinatore di tutto il cosmo) all’uomo come argomento della filosofia → discorso sofista in comune →

Socrate aggiunge che l’uomo non conosce la verità, ma che può arrivare a conoscerla purché segua

fedelmente il “conosci te stesso” (scritto sul frontone dell’oracolo di Delfi), la verità non è né un miracolo, un

opinione o la prima cosa che appare → è una verità che si può trovare soltanto scavando dentro di sé

(percepito, conosciuto) attraverso i sensi → l’essere profondo non può essere prodotto unicamente

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(percepito, conosciuto) attraverso i sensi → dentro di noi c’è una dimensione (spirituale) che Socrate chiama

“anima” (pshiké) → l’anima non coincide con la nostra psiche (concetto nato dalla seconda metà

dell’Ottocento dalla psicologia sperimentale) nella nostra concezione corrente è debitrice delle scoperte

della psicoanalisi e di Freud → nei trattati precedenti agli anni ‘60 dell’800 la psiche è la dottrina dell'anima,

nell’ambito della disciplina della metafisica

→ anima: principio profondo che unificava interiormente l'uomo e che lo rendeva “essere spirituale” →

anima la centro dell’uomo come principio unificante; uomo portatore di una dimensione sconosciuta agli

altri esseri viventi, anima propria dell’uomo (Nb: non si può conoscere sé stessi non conoscendo la propria

anima) → è dall’anima che nasce il desiderio del bene e della verità → gli animali non hanno un desiderio di

bene o di verità → interrogando la propria anima, attraverso la ragione, si può conoscere cos’è il bene → la

conoscenza del bene deriva da una ricerca che l’anima fa interrogando sé stessa → una volta conosciuto il

bene l’anima - la persona - è in grado di praticare il bene → vivendo il bene conosciuto l’uomo trova la sua

felicità → etica (conoscenza del bene) e ricerca della felicità coincidono (eudomenologia)

felicità → eu (bene) + daymon (demone): eudaymon → felicità è seguire il demone positivo (daymon →

inclinazione/passione profonda che ti porti dentro di origine divina)

verità → è ciò che si rivela → la verità su qualsiasi argomento interno e esterno (natura, mondo) → la verità

è qualcosa che ha bisogno di essere cercata, non appare mai nella sua evidenza immediata → “verità è un

parto molto difficile” → non sempre si riesce a trovare la verità e anche quando la si trova non è detto che

sia quella corretta → la verità trovata non è mai la verità totale, bisogna fermarsi e riconoscere di non sapere

(“so di non sapere”) → non c’è una sola verità giusta

→ Socrate bib su sarebbe mai chiamato maestro

→ non usa il termine filosofia → la sua filologia è “la ricerca della verità”

INFANZIA E DISCEPOLATO NEL MESSAGGIO DI GESÙ DI NAZARETH

Figura storica di Gesù 

Nato in Galilea nell'anno tra 6-4 a.C. calendario romano si fondava sulla data 753 "ad urbe condita". Alla

caduta dell'Impero non si aveva più un punto di riferimento per il calendario. Alla fine del V sec. il

cristianesimo era l'unica religione sufficientemente ampia e diffusa in occidente e risultava l'unica cosa che

potesse accumunare ciò che prima faceva riferimento al calendario romano.

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Dionigi il Piccolo individuò quando nacque Gesù in rapporto al calendario romano e riscrisse tutti gli

avvenimenti rilevanti della storia (che prima si basavano sulla fondazione di Roma), ponendoli prima e dopo

la nascita di Cristo.

Fece un errore non sapeva quando era morto Erode il Grande (muore nel 4 a.C.) = colpevole della strage

degli innocenti. Matteo ci dice che fece uccidere tutti i bambini sotto i due anni. Per questo motivo la nascita

di Cristo oscilla dal 4 al 6 a.C.

Quando morì? Da un punto di vista storico, attingendo al calendario ebraico, sappiamo che morì in una

Pasqua ebraica. Molto probabilmente però morì il 9 aprile dell'anno 30.

Compie le sue missioni in Palestina attuale Israele (diviso in passato in 3 regioni) tra il 28 e il 30.

Al tempo era sotto dominio romano, era stata conquistata dalle truppe di Pompeo negli anni 60 a.C.

Erode il Grande è stato imposto come un capo dipendente sempre da Roma.

Nel 6 d.C. Eletto Ponzio Pilato come procuratore.

3 tipi di fonti, indipendenti, che attestano la missione di Gesù:

o Pagane 2 in particolare: Svetonio (“Le vite dei Cesari”) e Tacito (“Gli annali”).

Abbiamo poi anche Plinio il Giovane in una lettera a Traiano del 112 d.C.

o Ebraiche Giuseppe Flavio, "Antichità giudaiche", riporta un brano dove descrive brevemente, in

modo efficace, i primi cristiani e fa riferimento alla morte di Gesù avvenuta sotto Ponzio Pilato.

o Cristiane due tipi di fonti:

 Apocrife: tutte le fonti che non sono entrate nel canone. Quella più antica, probabilmente,

risale intorno agli anni 80 d.C. ed è del Vangelo di Tommaso. Ci aiuta a capire una serie di

cose sui Vangeli canonici di Luca e Matteo. Tutte le altre fonti sono di epoca posteriore.

Molti non hanno credibilità storica. In genere scritti da cristiani. Noi non abbiamo un

immagine su Gesù, ma abbiamo una quantità di manoscritti e papiri (in seguito) che non

possono essere paragonati a nessun personaggio dell'antichità (per quanto riguarda la

quantità). Papiro Rylands, il più antico, è conservato in una biblioteca a Dublino che riporta

un versetto del capitolo 19 del Vangelo di Giovanni.

 Canoniche: scritti cristiani che sono entrati nel nuovo testamento. Canoniche perché sono

entrate nei canoni, sorta di elenco, di ciò che veniva letto la domenica nelle messe. Ireneo di

Lione prima metà del II sec. d.C. aveva già l'elenco e faceva riferimento al canone che

usava la chiesa di Roma.

Bibbia scritta sotto ispirazione di Dio, il Corano invece è stato dettato da Dio.

La genesi dei vangeli sinottici 5 di 20

Tra il 28 e il 30 d.C., Gesù raccoglie una cerchia di 12 discepoli/apostoli, che hanno delle funzioni particolari.

Dopo la morte di Gesù comincia e rimane ininterrotta una tradizione orale episodi, fatti della vita di Gesù

che vengono raccontati dai testimoni oculari della sua vita.

Tradizione orale di enorme importanza che diventerà il sottofondo da cui prenderà corpo la tradizione

scritta.

27 libri del nuovo testamento.

La tradizione orale si sedimenta inizialmente in scritti brevi per lo più di carattere catechetico o ad uso delle

comunità cristiane del tempo o anche di memoria, per ricordare con precisione una serie di avvenimenti.

1. Prima fase Il testo della passione si trova dentro il Vangelo di Marco nei capitoli 14-15-16, riusciamo a

capire cosa possa aver aggiunto o modificato perché riusciamo a tirare fuori il testo originario che fu il

primo ad essere stato scritto.

Marco è il primo a sistemare in modo ordinato i materiali scritti preesistenti. Scritto in lingua greca.

Il racconto della passione si ritrova in tutti e 4 i Vangeli in modo significativamente simile, si intravede che

c'è un testo in comune sotto. (Scrittura in aramaico)

Non tutti gli apostoli conoscevano le tre lingue (latino, greco e aramaico), ma comunque riescono a

diffondere il tutto. 

2. La seconda fase 70 circa d. C scrittura del Vangelo di Marco alla quale si accosta una fonte Q (Quelle =

fonte in tedesco) che contiene i detti di Gesù, collocata tra anni 60 e 70. Scritta in ebraico.

Materialmente non abbiamo la fonte Q, ma si può ricostruire attraverso i vangeli di Matteo e Luca.

3. Terza fase formazione dei vangeli di Matteo e Luca

Vangelo di Matteo noi sappiamo che Matteo era stato influenzato da Marco (circa 80 d.C.) ed aveva

presente la fonte Q. Oltre a queste fonti ne aveva presenti anche altre che vengono chiamate fonti A

unione del vangelo di Marco, fonte Q e fonti A, danno vita al vangelo di Matteo. Era rivolto ai cristiani che

venivano soprattutto dal mondo ebraico, convertiti al cristianesimo.

Vangelo di Luca conosce il Vangelo di Marco, lo sappiamo per certo perché è dimostrabile da un punto

di vista filologico. Conosceva la fonte Q (i detti di Gesù sono comuni a Luca e Matteo non si trovano in

quello di Marco. Sono gli stessi e per questo si ipotizza la fonte Q). Forse scritto in Arcadia.

4. Quarta fase porta al Vangelo di Giovanni intorno al 90 d.C.

5. Quinta fase 125 d.C. abbiamo il Vangelo di Pietro il quale dipende molto dai Vangeli di Luca e Matteo,

ma ha anche altre fonti.

Testi che appartengono. Ad un genere letterario diverso da quello di Socrate.

Analisi di un testo come questo: attenzione ad altri elementi. Non è catalogabile come bibliografia di Cristo,

né come testo filosofico. Richiede un approccio unico e particolare.

ANALISI DEL TESTO 6 di 20

Il brano di Marco è compreso tra un ragionamento sul matrimonio e seguito da uno sulla ricchezza. Gli

studiosi dicono che porre tematicamente i bambini tra questi due testi implica un richiamo. Pare che le due

parti non andassero divise, infatti il brano comincia con "E",come a continuare il discorso.

I unità letteraria

Questi adulti indefiniti chiedono che il rabbi tocchi i bambini, i discepoli lo rimproverano. Perché li

rimproverano? Bisogna conoscere quale fosse la concezione dell'infanzia, che a quel tempo non era

considerata tale, ma che nella sostanza vedeva dei bambini giuridicamente privi di qualsiasi “diritto”.

Nel linguaggio del tempo si sarebbe detto che non hanno il potere di fare qualcosa, non è consentito, in

termini di comportamenti, di svolgere determinate attività. (La parola diritto è moderna per indicare ciò).

I bambini sono totalmente sottomessi dalla volontà paterna. Il gioco non era permesso, perché

disturbavano.

In questo caso sono soggetti che vengono presentati a Gesù. In questa ottica di immagine del bambino,

presentare dei bambini ad un rabbi (autorità religiosa) era quasi una profanazione, offesa all'attività del

rabbi. I bambini potevano avere un comportamento consentito dopo il 12 anno di età quando cominciavano

a leggere brani dell'Atora nella sinagoga.

I bambini del testo hanno meno di 12 anni, altrimenti non si spiega la reazione dei discepoli del tutto

conforme alla mentalità del secolo.

Come si comporta Gesù? Assiste alla scena e prende posizione, in senso opposto al comportamento dei

discepoli, anzi si sdegna (in greco è una parola molto forte, se si notano i testi di Luca e Matteo viene tolta

per cercare di tamponare la brutta figura fatta dai discepoli che diventeranno poi i capi delle future

comunità, chiese). Grazie a questa parola possiamo riconoscere la redazione più antica. Non sempre è più

breve.

II unità letteraria

Gesù rimprovera i discepoli, mentre questi ultimi rimproverano i genitori dei bambini.

La locuzione "Regno di Dio" va inteso nella sua accezione. Viene definito come "spazio in cui è presente la

signoria di Dio." 

Spazio in cui Dio è sovrano nella mentalità di Gesù uno spazio già presenta e accessibile solo in futuro,

sarà una presenza palpabile in futuro, oggi è invisibile. È un luogo che necessità della mediazione con Gesù. Il

regno di Dio è lo spazio invisibile in cui le relazioni si svolgono e sono ordinate nel modo in cui il Dio vorrebbe

e Gesù è l'interprete, le annuncia. Nel momento in cui il messaggio viene recepito e messo in atto, questo

spazio diventa abitato dalla signoria di Dio.

Il regno di Dio, non è un luogo dove i bambini vanno allontanati. Questa affermazione lo pone in una

posizione di controtendenza rispetto a tutti gli altri rabbi e alla loro prassi.

I bambini non vanno esclusi, ma inclusi. È una logica inclusiva.

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Nel secondo loghion i bambini possono accedere in queste relazioni nuove, ma diventano il modello

stesso del discepolo che vuole entrare nel regno di Dio = nuovo modo di relazioni volute da Dio e dette da

Gesù.

Capovolge la concezione di bambino della mentalità comune. Il bambino senza diritti diventa il modello per

accedere dentro lo spazio di relazioni nuove che Gesù instaura con gli uomini e invita gli uomini ad instaurare

tra di loro.

Perché il bambino nell'ottica di Gesù hanno un atteggiamento interiore giusto per entrare nella logica del

regno?

Sono quelle persone meno condizionate da una precomprensione culturale e sociale:

- Assenza di pregiudizi nel confronti di Gesù.

- Capacità del bambino di fidarsi di chi gli vuole bene.

Queste sono le due condizioni necessarie per entrare nel regno dei cieli.

III unità letteraria 

Avendoli abbracciati esatto contrario dell'allontanarli. Nessun rabbi poteva abbracciarli. Stabilisce una

reazione affettiva e dopo compie una azione religiosa li benedice (dice loro del bene). Quando uno era

benedetto riceveva una sorta di partecipazione al potere e al modo di essere di colui che benediceva.

Portatore di una nuova infanzia, di una nuova visione del bambino.

Sfida del discepolato mettersi in quei due atteggiamenti che Gesù reclama per i discepoli.

Toccare i bambini, toccare in generale esprimere una solidarietà, stabilire una relazione positiva. Bisogna

toccare solo le persone pure (Gesù toccherà i lebbrosi che di certo non sono puri).

VITTORINO DA FELTRE E LA PEDAGOGIA DELL'UMANESIMO (ed Erasmo da Rotterdam)

Erasmo umanista più famoso a livello Europa.

Vittorino ci interessa perché è il più grande pedagogista italiano dell'Umanesimo.

Pedagogia umanistica quadro molto variegato e articolato rispetto alla pedagogia medievale.

Si tratta di una cultura che si inserisce in un Rinascimento a tutti i livelli e mette capo ad una nuova cultura

continentale ovvero si diffonde in tutta Europa. 8 di 20

Nelle Università, in epoca Rinascimentale, si insegnavano le arti liberali (divise in Trivio e Quadrivio) con una

curvatura diversa rispetto a quelle medievali.

Le Università all’epoca si dividevano in 4:

- Medicina;

- Arti liberali: retorica,

o Trivio dialettica e grammatica. Disciplina rimane quella greca, ma viene inserita la

grammatica perché bisognava imparare il latino.

o Quadrivio astronomia, musica, aritmetica e geometria. Due arti matematiche e due arti

basate su una concezione dell'Universo in cui l'origine numerica era comunque

fondamentale (NB: non siamo ancora al tempo di Galileo).

Musica e note non si potevano imparare senza le nozioni di matematica.

Le quattro arti in realtà sono connesse Le une con le altre.

Danno una formazione completa

- Diritto;

- Teologia.

L'Italia, delle signorine e dei principati, è la culla di questa nuova cultura. Molti dei signori dell'Italia del

tempo erano anche mecenati, anche sul piano pedagogico invitano educatori alle corti.

Vittorino da Feltre (Vittorino Rambaldoni) nasce a Feltre ne 1373 e muore a Mantova nel 1446.

È un testimone significativo, una figura di svolta e transizione, del passaggio della cultura tardo medievale

alla cultura umanistica. C’è una connessione tra la cultura assimilata da Vittorino e la nuova cultura

medievale che si afferma nella seconda metà del 1400.

Studia in due tempi. Nel primo periodo, dal 1390 al 1393 circa, presso Padova, studia le arti del trivio. Dove

ha maestri grandi latinisti (uno dei suoi insegnanti è un discepolo di Petrarca).

Ritorna ai primi del 1400 per completare i suoi studi con le arti del quadrivio. Ha una formazione completa.

Nel frattempo fonda a Padova un gubernarium = sorta di convitto dove raccoglie i giovani che volevano

andare all'Università, ma che non avevano nessuno che li preparasse dal punto di vista della conoscenza del

latino.

Maestro e discepolo trascorrevano assieme buona parte della giornata. Qui inizia a sperimentare il suo

metodo pedagogico.

La sua fama, assieme a Guerino Veronese, il quale gli insegna il greco (cosa per niente scontata), diventa

molto grande viene chiamato a Mantova dai duchi Gonzaga nel 1423, per dar vita ad un gubernarium di

corte. 9 di 20


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in filosofia
SSD:
Università: Trento - Unitn
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Fra_Fra_96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della pedagogia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trento - Unitn o del prof Marangon Paolo.

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