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Storia della pedagogia e delle istituzioni educative

Università di Milano Bicocca - Scienze della formazione primaria

Appunti della professoressa Seveso integrati con il manuale “Storia dell'educazione e delle pedagogie” di Santamarita

Definizioni

Pedagogia: riflessione sui fatti educativi (che sono l’educazione), quindi scienza dell’educazione.

Educazione: fatti educativi. Es. La maestra spiega come comportarsi: questo è un fatto educativo/educazione. Se osservo e faccio riflessioni sulla spiegazione corretta o sbagliata della maestra, questo è il piano pedagogico della riflessione.

La pedagogia nasce quando nasce l’educazione, che è la trasmissione da una generazione all’altra, ma non sappiamo quando è nata l’educazione. Probabilmente la riflessione sui fatti educativi c’è sempre stata. Ad un certo punto però, tra la fine dell’800 e l’inizio 900 nasce la pedagogia come scienza autonoma e ha un riconoscimento epistemologico: scienza che studia i fatti educativi.

L’educazione: deriva dal latino ex ducere, tirare fuori (educo, allevare + educo, tiro fuori; fusi insieme in italiano). È un processo che serve per portare fuori ciò che già c’è al contempo allevare. L’educare è diverso dall’apprendimento perché non è apprendere un contenuto ma va a toccare l’intera persona: valori, cultura, sapersi comportare, socializzare (sfera della socializzazione e dell’inculturazione). L’educazione secondo alcuni non finisce mai (Platone) perché ci possono essere fatti educativi che coinvolgono anche durante la vecchiaia. Gli autori che hanno detto che l’educazione non finisce mai non sono autori molto ascoltati perché la pratica diffusa è sempre stata orientata all’idea che l’educazione invece finisce. L’educazione ha luogo in molteplici contesti: all’interno di agenzie educative come la famiglia, a scuola, nello sport, all’oratorio. Possono anche esserci educazioni contrastanti.

Ci sono messaggi culturali espliciti, impliciti, diretti e indiretti che ci educano da quando nasciamo.

Formazione: viene dal latino formo, formare che significa dare forma. La formazione è trasformativa perché va a toccare l’intera individualità. È un evento che provoca un cambiamento.

Istruzione: mentre l’educazione riguarda i valori e la formazione la trasformazione, in questo caso si apprendono nozioni. Instruo, instruxit, instruere = mettere in ordine, organizzare e edificare. Al termine del processo si hanno delle nozioni, sono comprese anche le istruzioni per qualcosa di pratico. Tutto ciò che riguarda l’istruzione riguarda il trasferimento in modo esplicito di contenuti che vengono acquisiti in modo ordinato. Non è sovrapponibile all’educazione perché posso sapere i contenuti (istruzione) senza essere educata (non so i valori condivisi e non so stare in una relazione). Ci sono persone educate ma non istruite (le donne per un po’ di tempo sono state educate con un sacco di norme comportamentali ma non istruite perché non avevano accesso all’istruzione).

Didattica: deiknumi = mostrare, far vedere. Indica l’azione del processo di insegnamento formalizzato. È il come si insegna, la metodologia, gli strumenti, la relazione che si instaura.

Il mondo greco

L'educazione nella Grecia arcaica

La visione del mondo sviluppata dalla cultura greca era incentrata sull’uomo per questo ci consegna una riflessione sull’educazione. Dal XXI al XV secolo a.C. sull’isola di Creta si sviluppò la civiltà minoica, una società evoluta, dedita all’agricoltura, alla lavorazione dei metalli e al commercio. L’assetto socio-economico era incentrato sul palazzo, una vera cittadella (templi, strutture amministrative..) avente propri prodotti artistici raffinati e un suo sistema di scrittura. Un’eruzione vulcanica a metà del II millennio, determinò il declino della civiltà minoica. Successivamente Creta fu occupata da popolazioni di Micene dando vita alla civiltà micenea (o civiltà egee) che, insistendo su regioni poco adatte all’agricoltura, ricorreva spesso alla guerra per espandersi e acquisire materie prime. Politicamente vi era una rigida gerarchia sociale in cui il potere era del re con l’appoggio dell’aristocrazia e dei militari. Queste civiltà conoscevano la scrittura, avevano buone strutture amministrative e si dedicavano al commercio, ma furono travolte dai Dori nel XIII secolo a.C.

Omero fu definito da Platone l’educatore della Grecia perché l’Iliade e l’Odissea sono state utilizzate come strumento educativo. Queste opere iniziarono a circolare in forma orale dal IX secolo grazie ad aedi e ai rapsodi che introducevano formule e varianti adatte al pubblico. L’Iliade è una autobiografia del ceto nobile che descrive la Grecia arcaica, ne descrive la cultura, la morale ma anche ad esempio come si costruiscono le navi. Le finalità dell’educazione arcaica erano l’arte della guerra e l’uso della parola (vennero unite la virtù -areté- del guerriero e quella del saggio).

Nell’Odissea invece Ulisse rappresenta l’immagine di un uomo sì nobile ma anche astuto, mai sazio di inganni, sensibile alla seduzione femminile e assalito dalla paura di perdere la memoria (come l’aedo). Questo è il preannuncio di una laicizzazione dell’uomo e di un passaggio dall’età arcaica a quella classica.

L’educazione nella Grecia arcaica era rivolta ai giovani delle migliori famiglie, era affidata ai padri e ai sapienti, e prevedeva esercizi fisici (combattimento e armi) ma anche musica, poesia, danza, canto e religione. La poesia era considerata un modello di etica dell’onore, di esaltazione del valore e della morte in battaglia per questo gli eroi omerici sono stati presi d’esempio.

I giovani di modesta condizione invece si riferivano a un altro poema ossia Le opere e i giorni di Esiodo in cui ci sono precetti religiosi, cosmogonie e eroi più popolari come Prometeo, il titano punito dagli dei per aver rubato il fuoco. Il lavoro per Esiodo è un castigo divino ma al contempo una possibilità che ha l’uomo per migliorarsi.

L'educazione nella Grecia classica

A partire dall’VIII secolo a.C. i regni dell’età arcaica si trasformarono in poleis, ossia città-stato con una forte identità culturale e una vita economica più aperta verso l’esterno. L’espansione del commercio portò alla nascita di diversi insediamenti nel Mediterraneo e alla fondazione di numerose colonie greche: la Magna Grecia legata alla madrepatria. Queste città diverse forme di organizzazione: monarchie, oligarchie, tirannidi ma soprattutto le prime forme di democrazia. Ad esempio ad Atene le assemblee dei cittadini eleggevano chi doveva ricoprire le cariche di governo e discutevano le leggi. Anche la distinzione nelle classi venne messa in discussione generando così una più esplicita conflittualità sociale.

Le poleis erano spesso in conflitto tra loro come ad esempio Atene e Sparta in quanto all’unità di lingua non corrispondeva un’omogeneità politico-sociale. La Grecia classica quindi si presenta come un mosaico afflitto da conflitti interni che l'ha esposta a dominazioni straniere ma non le ha impedito di diffondere la sua cultura in tutto il bacino del Mediterraneo. Dal periodo arcaico la Grecia classica eredita la centralità dell’uomo seppur considerato in modo diverso: se prima l’uomo era un eroe guerriero adesso è un cittadino che partecipa alla vita della comunità. Anche gli dei si allontanano dagli originari modelli orientali e alla natura divina viene aggiunta una coloritura più umana (gli dei hanno passioni e debolezze). La devozione di una città ad un Dio corrisponde a definire l’identità di una comunità indicandone le caratteristiche (Atene è sacra ad Atena la dea della sapienza, delle arti e della guerra).

A fianco alla vita pubblica c’era quella privata: l’oikos è la casa è intesa come casa stessa, beni mobili, immobili, famiglia e schiavi. Mentre l’uomo era il protagonista della vita pubblica, la donna lo è nella vita privata. Nonostante ciò la donna è vista come moglie, come donna che deve dare figli alla patria e come guida dei lavori ma è comunque l’uomo ad essere dominante: egli è il “kyrios” ossia il signore.

L’educazione in famiglia partiva dai genitori, o meglio la madre, che introduceva i figli alle funzioni fondamentali, linguaggio e alla cultura della famiglia. La bambina veniva educata fin dall’infanzia alla dipendenza del padre e poi del marito: a lei spettava trasmettere alla prole una cultura che aveva ricevuto ma che non aveva stabilito. Il bambino invece all’età di sei o sette anni doveva affrontare fuori di casa un percorso formativo affidato ad altri soggetti ma sempre sotto la guida del padre.

Parole che hanno etimo greco: pedagogia (guida del ragazzo), pedagogista (studioso di scienze dell’educazione), didattica (istruire) mentore (consigliere di fiducia), ginnasio (palestra), accademia e liceo (scuole filosofiche).

L'educazione ad Atene e a Sparta

L’educazione ad Atene

Alla fine del VI secolo a.C. Atene divenne una delle più potenti città della Grecia: si dotò di un apparato amministrativo, si sviluppò il commercio, l’artigianato e l’arte, emersero nuovi ceti sociali che chiedevano un maggior peso nel governo della polis e infine la politica di difesa portò all’espansione delle flotte e dell’esercito. Questo mutamento richiese anche una popolazione in grado di leggere, scrivere e fare i conti e si iniziò quindi a dare più importanza all’istruzione. Dopo aver ricevuto in famiglia la prima educazione, all’età di sette anni i bambini venivano avviati al gymnasion che ad Atene era aperto a tutti, sia donne che schiavi, e assicurava:

  • La formazione fisica per favorire l’armonia della crescita, la resistenza alla fatica e il coordinamento;
  • La formazione intellettuale mediante lo studio della musica che prevedeva oltre al canto e alla danza anche delle conoscenze letterarie: veniva studiata la poesia e soprattutto i poemi omerici. La conoscenza di Omero non era però più affidata alla memoria ma passava attraverso la lettura;

Al compimento dei 18 anni il giovane ateniese libero diventa efebo e il padre lo presenta a una sorta di esame che gli conferiva lo status di cittadino: poteva così votare e veniva iscritto alla leva militare. In questi periodi di 2-3 anni continuava l’educazione letteraria e musicale a cui si affiancava anche l’educazione militare. Successivamente chi lo desiderava, poteva studiare filosofia in delle scuole superiori come l’Accademia di Platone o il Liceo di Aristotele. In entrambe le istituzioni si praticava vita comunitaria tra maestro e discepolo e l’insegnamento si svolgeva in forma colloquiale.

Con paideia si intendeva una formazione ad ampio raggio dell’uomo e del cittadino e con essa si è introdotta la distinzione tra educazione (fare educazione) e pedagogia (assumere educazione come oggetto di riflessione teorica).

Nel corso del V e del IV secolo a.C. ad Atene, nacque la sofistica. I sofisti erano un po’ filosofi e un po’ oratori esperti nella tecnica della retorica, della persuasione e in grado di dimostrare qualsiasi punto di vista e il suo contrario. Era importante la sofistica perché in una democrazia, chi intendeva esercitare un potere politico fondato sulla partecipazione del demos, doveva acquisire il consenso della maggioranza dei cittadini (un esempio è Gorgia). In questo modo venne messa in discussione l’oggettività del sapere e dell’etica e venne anche sottolineata la necessità di sottoporre alla ragione tutti i valori tradizionali. Si tratta quindi di un ulteriore passo verso la laicizzazione della conoscenza. I sofisti inoltre si spostavano di città in città per insegnare a pagamento il mestiere della parola diffondendo così la loro visione filosofica. I sofisti:

  • Si proposero come nuovi soggetti educativi in contrasto con la famiglia e la religione (corrompevano la gioventù con discorsi empi);
  • Diffusero un messaggio che lasciava in secondo piano il sapere disinteressato, i valori e principi morali per privilegiare dei saperi pratici come l’arte del parlare nella direzione degli affari civili.

L'educazione a Sparta

Sparta aveva un’organizzazione sociale di tipo militare, divisa in classi e chiusa verso l’esterno con una posizione geografica che favoriva l’isolamento e tale da consentire un’agricoltura a bassa produttività e una vita tutt’altro che florida. I bambini erano allevati dalle madri fino ai sei anni mentre, dai sette ai 18, erano educati dallo Stato in strutture che erano un po’ come il ginnasio e un po’ come la caserma.

L’esibizione dei corpi nudi sia maschili che femminili aveva come obiettivo favorire la scioltezza e la libertà dei movimenti e doveva educare i ragazzi e le ragazze a vestirsi di pudore. Ai bambini erano imposte condizioni di vita molto dure per spingerli a vivere del necessario: avevano un vestiario ridotto senza calzature, poca igiene, poche ore di sonno e scarso cibo. Restava marginale l’insegnamento della lettura, della scrittura e della poesia per porre maggiore attenzione alla musica che aveva perlopiù contenuti guerreschi.

Dai 18 ai vent’anni il giovane, diventato efebo, svolgeva una sorta di servizio militare all’interno della città-stato, e intorno ai trent’anni acquistava lo status di cittadino continuando però sempre a tenersi in esercizio. L’educazione quindi puntava alla robustezza, al coraggio e alla formazione di un guerriero forte capace di sopportare il silenzio. L’educazione femminile era molto simile anche se a loro era permesso di rimanere in famiglia. La donna doveva essere robusta per poter dare alla patria dei figli altrettanto forti, nonostante ciò la donna spartana godeva di un’autonomia più ampia della donna ateniese.

Socrate

Contesto storico

V secolo ad Atene (epoca dei sofisti)

La prima testimonianza della parola democrazia (potere -cratia- del popolo -demo-) è in una tragedia di Eschilo (le Supplici) del V secolo: una storia di donne che fuggono dall’Egitto, attraversano il mediterraneo su una barca, arrivano ad Atene e chiedono asilo; il governante di Atene dice “non so se posso concedervi asilo, l'assemblea deciderà perché noi siamo una democrazia”. Questa era una democrazia diretta, invece noi abbiamo una democrazia rappresentativa perché il potere legislativo è affidato ai rappresentanti ossia i parlamentari eletti da noi, solo quando votiamo per il referendum siamo in una democrazia diretta.

Ad Atene i cittadini maschi, adulti, sopra i 21 anni, liberi (no schiavi) e con cittadinanza ateniese (no meteci anche se famosi) andavano all’assemblea (ecclesia = assemblea di tutti) per votare direttamente le leggi. La votazione avveniva per alzata di mano tranne la votazione sullo stragismo (stragismo = istituzione della democrazia ateniese, procedimento in cui un personaggio politico veniva giudicato dall’assemblea che doveva decidere se questo personaggio aveva danneggiato e tradito lo stato o meno). In questo caso ogni cittadino diceva se il personaggio era colpevole di aver tradito lo stato o no attraverso il voto segreto: tramite un pezzo di coccio su cui incidevano il nome se lo reputavano colpevole).

Aspetto educativo: Se tutti questi cittadini votavano scrivendo sul coccio dovevano avere le capacità di base di scrittura (per scrivere il nome) e di lettura (per leggere il nome). Di conseguenza per insegnare a leggere e scrivere a tutti è nata la scuola (scolè = tempo libero. Era un luogo in cui potevano andare coloro che avevano tempo libero e di conseguenza i figli delle persone benestanti). Inoltre si diffuse il libro ossia dei rotoli che prima avevano una funzione collettiva, per letture pubbliche e che solo dopo Socrate si diffuse anche privato.

Si andava a scuola a 6-7 anni mentre prima avveniva un’educazione domestica (mamma per i meno abbienti e pedagogo per i più abbienti). Si andava e si va a scuola a 6-7 anni perché a quest’età cadono i denti da latte (il cambiamento fisico è molto importante). A scuola un terzo del tempo era dedicato all’educazione fisica, un terzo alla musica e un terzo a geografia, storia, lingua e matematica. La musica e l’educazione fisica erano importanti perché si era sempre in guerra e l’esercito doveva essere ben addestrato e avere il ritmo musicale.

La scuola primaria si chiudeva a 14 anni e si apriva l’istruzione secondaria focalizzata sulla retorica, la filosofia e le discipline umanistiche perché nella società ateniese, una democrazia diretta, era importante avere l’arte del parlare.

Era l’epoca sofista, il sofista metteva in vendita delle tecniche retoriche perché, conoscendo gli artifici retorici, sapeva sostenere in maniera brillante un discorso e il suo contrario per portare avanti una tesi (l’utile). Sophistes significa saggissimo, molto saggio (superlativo di saggio). Adesso in italiano non è più positivo perché questo termine è l’etichetta, che poi è stata usata soprattutto da Platone, per indicare un gruppo di pensatori coevi a Socrate accomunati dalla riflessione sul linguaggio ma che utilizzavano le loro competenze retoriche in maniera manipolatoria. Ad esempio Gorgia sosteneva tesi opposte, riusciva a manipolare chiunque e i suoi cittadini lo pagavano per diventare ambasciatore e trattare quando la città veniva presa. I sofisti non erano ateniesi ma maestri itineranti.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/02 Storia della pedagogia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Martinaa4444 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della pedagogia e delle istituzioni educative e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Seveso Gabriella.
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