Il movimento illuminista
L'illuminismo è un movimento caratterizzato dalla fiducia nei lumi della ragione, per cui per risolvere i problemi dell’uomo non ci si deve rifare né alla religione, né alla tradizione. È opera di diverse classi sociali e la sua massima espressione è l’enciclopedia.
Termini da attenzionare
- Dispotismo illuminato o assolutismo illuminato: il sovrano tipo di questo periodo ha fiducia nel cambiamento lento ma continuo e unisce l’azione al pensiero.
- Progresso e felicità: l’uomo deve migliorarsi attraverso l’educazione e istruzione, ed ha il diritto di essere felice. Per permetterlo, lo Stato si impegna a ricercare il progresso e la felicità dei sudditi attraverso l’istruzione.
- Deismo ed educazione: il deismo ammette la presenza di Dio ma postula una religiosità basata sulla ragione naturale. Viene così criticato il tema del peccato originale, sostenendo l’originaria bontà dell’uomo (Rousseau), ed a questo proposito si rende necessaria una nuova educazione che inneschi la rivoluzione della società ed il progresso. (Scontro tra fisiocrati e filosofi per i destinatari dell’educazione).
Rousseau
Biografia
Jean Jacques Rousseau nasce a Ginevra nel 1712 da Isacco e Susanna Bernard, cresce leggendo i romanzi della madre con il padre e ciò fece nascere in lui ad emozioni forti e nozioni stravaganti e romanzesche della vita. Non sopportando più l’ambiente ginevrino, scappa a Savoia nel 1728, e dopo essere stato per poco tempo a Torino nell’Istituto dei Catecumeni ed essersi convertito al Cristianesimo, torna a Savoia da Madame de Warens e studia senza metodo letterati e filosofi.
Nel 1740 a Parigi entra in contatto con il pensiero illuminista ed i “philosophes”, Diderot e Voltaire, anche se presto prende le distanze dai salotti francesi, troppo aristocratici. Nel 1745 conosce Teresa Levasseur che diventa la sua compagna di vita e da cui ha 5 figli. Con gli scritti quali “Discorso sulle scienze e le arti” e “Discorso sull’origine e i fondamenti della disuguaglianza tra gli uomini” diventa uno scrittore di grido e invitato a collaborare con gli Enciclopedisti. Tuttavia, da questi discorsi emerge la divergenza di pensiero con i “philosophes” riguardo la concezione di progresso, la rivalutazione del sapere scientifico e filosofico e il modo di giudicare la società e la cultura. Rousseau per questo lascia Parigi per rifugiarsi a Montmorency dove scrive “La nuova Eloisa”, “Il contratto sociale” e “Emilio”. Nonostante sia all’apice della fama, gli eccessivi contrasti con le autorità politiche ed ecclesiastiche lo spingono a fuggire ed a stabilirsi presso il marchese di Girardin a Ermenonville, dove muore nel 1778.
Il pensiero pedagogico
Il pensiero pedagogico ma, anche filosofico e sociale, di Rousseau si trova ben sintetizzato nell’“Emilio”, opera considerata come l’atto di nascita della pedagogia moderna.
Genesi dell’“Emilio”
In più di un’occasione, Rousseau stesso fa delle dichiarazioni chiare circa le motivazioni che lo hanno spinto a scrivere l’opera. Ne “Le confessioni” e nella prefazione dell’“Emilio” ammette che molte riflessioni nascono dai consigli in risposta alle tante richieste su problemi morali e pedagogici fattegli da madri e donne. Ritroviamo nelle opere di Rousseau una circolarità di pensiero e di tematiche che appare chiara analizzando anche fatti. L’“Emilio” esce infatti ad un anno di distanza da “Giulia: la nuova Eloisa”, romanzo epistolare di natura pedagogica che anticipa i tempi de “Emilio”, ed a poche settimane dal “Contratto sociale”, il cui argomento è politico, morale e sociale: l’opera vuole essere un trattato sulla bontà naturale. Per questo la metodologia educativa proposta nell’“Emilio” non può essere seguita alla lettera ma, l’opera ha comunque una finalità pratico-educativa e trova come motivazione d’essere l’indicare una via da seguire per conservare la bontà naturale e restare indenni dalla corruzione della società.
Il problema fondamentale affrontato nell’“Emilio”
Più che da un problema, l’opera è costituita da due temi:
- La scoperta dell’infanzia: Rousseau sostiene che l’infanzia non è conosciuta dai saggi, dato che il fanciullo era visto solo come una fase della crescita dell’uomo, né tantomeno dalla vecchia educazione, inficiata di adultismo e concentrata su ciò che il bambino dovrà diventare. La critica di Rousseau verso questo modo di vedere il fanciullo è aspra, sostenendo infatti che ciò può solo ledere l’educazione e portare a frutti precoci e poco preparati. Per questo, il primo passo da fare nell’educazione è conoscere i propri allievi, comprendere la loro natura per quelli che sono durante l’infanzia e non in funzione di quello che diventeranno.
- La bontà originaria dell’uomo: secondo Rousseau l’uomo è originariamente buono ed è solo il contatto con le istituzioni e la società che lo corrompono. Alla base di questa illuminazione sta la presa di coscienza dell’esistenza di molti conflitti, tra i quali il più importante è quello tra natura e società, causa dell’infelicità degli uomini. Se infatti non si può rinunciare alla società ed alla cultura, per essere felici non si deve abbandonare neanche la libertà e la spontaneità della natura: la soluzione è innanzitutto stabilire un’educazione per le nuove generazioni che permetta loro di non lasciarsi corrompere, e poi quella di unirsi in un’associazione che con la forza comune protegga il singolo e permetta a quest’ultimo di essere libero. Da queste riflessioni nasce il “Contratto sociale”.
L'educazione: il suo significato e fine per Rousseau
L’educazione si rende necessaria in quanto l’uomo nasce sprovvisto di forze, assistenza e giudizio ed è giustificata dall’antitesi tra natura e società. In altre parole, lo scopo dell’educazione è educare il fanciullo per diventare un “uomo naturale”, inteso come l’uomo in cui vige l’equilibrio tra bisogni, desideri e forze per soddisfarli, l’esatto opposto dell’“uomo della società” che ha perso questo equilibrio e che basta a sé stesso, dipende dagli altri perché aspira all’inserimento sociale. (“Vivere è il mestiere che gli voglio insegnare”).
- i principali fattori che determinano l’educazione sono tre e ad essi sono collegate tre tipi di educazione: l’educazione della natura che conduce allo sviluppo delle facoltà interiori e degli organi; l’educazione degli uomini, i quali insegnano l’uso di un tale sviluppo; l’educazione delle cose, relativa all’acquisto della nostra esperienza sugli oggetti che ci commuovono. Per far sì che il fanciullo sia educato bene tutte e tre devono convergere sugli stessi fini.
- dato che l’unica educazione su cui ci è dato avere un minimo controllo è quella degli uomini, è necessario che l’educatore educhi nel modo giusto: secondo natura e conoscendo i propri allievi preventivamente.
Il metodo naturale
In riferimento a Rousseau si può parlare di metodo naturale, dove però “educare in maniera conforme alla natura” corrisponde ad educare secondo la natura dell’educando che diventa protagonista ed il programma è incentrato su di lui, secondo gli stadi del suo sviluppo. A questo proposito, Rousseau si impegna per superare l’adultismo sostenendo che ogni tappa evolutiva deve essere rispettata e non bisogna né anticipare né posticipare niente: il “perdere tempo” deve essere un accompagnamento graduale nell’infanzia e nella prima fanciullezza, a 12 anni deve cessare perché le forze in eccedenza del fanciullo vengano impiegate per il futuro, dando spazio al tempo dei lavori, delle istruzioni e degli studi.
L’educazione della prima infanzia deve essere negativa, cioè il maestro non deve imporre nulla agli allievi ma deve prevenire le abitudini e i giudizi errati: non si tratta di un’educazione permissiva perché in realtà l’allievo fa ciò che è stato predisposto per lui ma non se ne rende conto.
L’educazione è inoltre un processo dell’età evolutiva e segue tre fasi:
- L’età della necessità: che comprende infanzia e fanciullezza, è quel periodo in cui la dipendenza dalle cose è netta e diventa regola di vita, come nel caso in cui l’allievo sa, senza che il maestro lo pretenda, di essere il debole della coppia.
- L’età dell’utile: che va dai 12 ai 15 anni, è quella in cui l’eccedenza di forze permette al ragazzo di impegnarsi nel lavoro e nell’istruzione basata sui suoi interessi e bisogni.
- L’età del buono: quella dell’adolescenza e della giovinezza, è il periodo più critico perché si passa dalla vita individuale a quella sociale e morale e l’educazione deve diventare positiva.
A 18 anni comincia l’educazione religiosa (“La professione di fede del vicario savoiardo”, IV libro dell’“Emilio” e causa della sua condanna per la tesi sul deismo basato sul sentimento e non sulla ragione scientifica) perché l’educando può comprendere i tre principi della religione naturale: esistenza di Dio, esistenza e immortalità dell’anima, legge morale.
Rousseau e l’educazione della donna
Il quinto libro dell’“Emilio” è dedicato all’espletamento dell’educazione di Sofia, che sarà la sposa di Emilio. Tutta la vena innovativa di Rousseau si esaurisce di fronte all’educazione della donna: restando entro i termini del pensiero dell’epoca è convinto che l’educazione intellettuale della donna deve restare limitata perché tale è la sua capacità di ragionare, deve quindi essere quella adeguata per renderla moglie e madre.
Incidenza e risonanza dell’opera di Rousseau
La risonanza dell’“Emilio” si deve alla grande passione con cui viene scritto ed al conseguente coinvolgimento che provoca nei lettori. L’opera è molto criticata dai contemporanei di Rousseau che, tuttavia, riconoscono anche il grande valore pedagogico della tesi che mette il fanciullo come soggetto in divenire al centro del processo educativo. La tesi dell’educazione negativa influenza molto il movimento attivista pedagogico, quindi personalità di spicco come Tolstoj, Ferrière e Montessori.
Le tesi pedagogiche di Rousseau sono anche state oggetto di analisi critiche, tra cui spicca quella del cardinale Gerdin, che hanno fatto emergere le contraddizioni del suo pensiero: le ricerche più attente però battono sulla necessità di non etichettare in nessuna definizione rigorosa la pedagogia di Rousseau.
Adolphe Ferrière e la “Scuola attiva”
- Nasce a Ginevra da famiglia francese.
- La lettura dell’opera di Demolins decide la sua vocazione pedagogica.
- Fonda il “Boureau International des Ecoles Nouvelles” per indurre aiuto reciproco tra le scuole nuove.
- Organizza visite alle più importanti istituzioni del tempo e pubblica opere dal vasto eco.
- Con la sordità decide di dedicarsi al solo studio pedagogico-didattico.
- Con lo scoppio della 2GM si adopera per l’asilo di fanciulle e madri.
Principi fondamentali della “Scuola attiva”
Basi del rinnovo della scuola: biologia, sociologia e psicologia sperimentale più altre correnti culturali come la psicoanalisi e la filosofia (la soluzione dei problemi educativi si ricerca nell’orizzonte spiritualista).
Basi teoriche della “Scuola attiva”
Le leggi psicologiche
- “Slancio vitale”: è un processo della volontà dell’essere vivente e si manifesta in varie forme. Questa energia è meta e mezzo per raggiungere il potenziamento dell’uomo quindi deve essere oggetto dell’educazione.
- “Legge del progresso”: l’uomo progredisce grazie ai meccanismi di differenziazione (il bambino scompone il mondo nelle sue parti e differenzia le sue idee) e di concentrazione (successivamente unifica i dati acquisiti a livello superiore e organizzandoli si compone la realtà). I due momenti devono svolgersi armonicamente per la crescita adeguata del bambino.
- “Legge biogenetica”: spiega le trasformazioni evolutive del bambino sostenendo che l’ontogenesi deve seguire le tappe della filogenesi, anche se l’eredità ancestrale rispetta comunque le caratteristiche personali.
- “Tipi psicologici”: servono per organizzare una scuola su misura e sono 11.
La trasformazione della scuola
Si attua applicando le leggi psicologiche all’educazione, quella biogenetica in particolare permette di fare ipotesi interessanti.
Scuola all’aria aperta: la campagna ha un’importanza basilare perché per essere buoni esseri civili bisogna prima essere buoni selvaggi.
Interesse e sforzo: la scuola attiva mira al riconoscimento delle tappe dello sviluppo umano, in quest’ottica gli interessi dei fanciulli le rivelano e con gli sforzi che li accompagnano si realizzano. L’unione di interesse e sforzo produce il lavoro.
Influsso e risonanza
- Si confronta con i contemporanei circa i temi pedagogici del tempo (autogoverno, autonomia, gioco, lavoro manuale ecc.).
- È riconosciuto come pioniere del rinnovamento educativo ma lo si dovrebbe maggiormente considerare in ambito pratico.
- Si allontana dagli altri studiosi francesi e dalla loro tendenza naturalistica e sociologica.
Edouard Claparède e la “Scuola su misura”
Preferisce il termine “Scuola su misura” a quella di attiva: si distacca dallo spontaneismo di quest’ultima proponendo il metodo scientifico in pedagogia.
- Nasce a Ginevra da una famiglia calvinista e il contatto con la natura lo segna.
- Si laurea in medicina e si afferma come psicologo.
- L’interesse educativo nasce dall’esperienza con i ragazzi ritardati a Ginevra e dalla visita a Bruxelles dove conosce i metodi di Demoor e Decroly.
- Fonda l’Institut J.J. Rousseau per formare educatori che imparino a conoscere i bambini.
- Si impegna come docente e ricercatore e trova il tempo per pubblicare (“L’education-fonctionelle” 1931 opera più importante).
Pensiero psico-pedagogico
Claparède sostiene che la psicologia fornisca le basi scientifiche alla pedagogia del fanciullo = i pedagogisti dimenticano che l’educazione deve fondarsi sulla conoscenza del bambino.
Tutti i problemi pedagogici devono essere sottoposti alla sperimentazione. La costruzione della scienza pedagogica è dovere anche degli insegnanti e degli educatori. Gli insegnanti devono essere dotati dello spirito scientifico: meravigliarsi dei fatti della loro professione, desiderare di interrogarli e sottoporli all’osservazione metodica e all’esperimento per trovare risposte utili, raccogliere a tal proposito documenti e scoprire le cause degli errori pedagogici possibili.
Psicologia funzionale
Scelta perché sintetica e interessata ai perché (piuttosto che quella strutturale=analitica e interessata al come) perché contribuisce alla conoscenza della condotta e delle sue leggi. In base ad essa:
- I processi mentali sono visti come funzioni che si attivano in presenza dei bisogni: per attivare un bambino basta porlo nelle condizioni che risveglino i suoi bisogni.
- Concetto di organismo: l’essere vivente è un sistema che si conserva intatto, il che vuol dire che attua gli atti necessari al ristabilimento dell’equilibrio (vita=ristabilimento equilibrio).
Le leggi della condotta
- “Legge del bisogno”: il bisogno è la rottura dell’equilibrio e tende a provocare le reazioni adatte a soddisfarlo.
- “Legge dell’interesse”: il bisogno scatena l’interesse verso un oggetto specifico e l’interesse a sua volta determina la condotta adeguata a rispondere al bisogno.
- “Legge dell’interesse momentaneo”: l’organismo agisce secondo il suo maggiore interesse.
- “Legge del tentativo”: quando la situazione da affrontare è nuova il bisogno fa nascere reazioni di tentativo (prova).
- “Legge dell’autonomia funzionale”: la capacità di reazione del bambino è adeguata ai suoi bisogni.
L’educazione funzionale
È quella che usa il bisogno del bambino come leva per risvegliare in lui una specifica attività e i suoi mezzi sono l’interesse e la disciplina interiore (rifiuto dell’autoritarismo e degli stimoli esterni).
La scuola
Deve porre il bambino al centro dei programmi dei metodi, deve rispettare l’infanzia e promuovere l’attività.
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