Storia della pedagogia
1 marzo 2022
Introduzione alla storia della pedagogia
Storia della pedagogia -> storia delle idee, molto antica. Storia dell’educazione: non è la storia della pedagogia. Rousseau: non si è mai occupato di educazione, è un teorico dell’educazione. Pestalozzi: educatore, ha scritto anche ma si è occupato concretamente di educazione. Pedagogisti: diversi da educatori. Ci sono studiosi che hanno fatto questo e quello -> Dewey. Montessori: pedagogista, scrive molto, però apre anche le Case dei bambini. Fonti: testi scritti, fonti materiali, multimediali (foto, video). Singoli autori: sono da pensare sempre all’interno della corrente pedagogica. Correnti -> spiritualismo, empirismo e attivismo. Esame: scritto, crocette e una domanda aperta. Luoghi dell’educazione: scuola, famiglia, casa, parco, ludoteca, conservatorio, biblioteca, centri sportivi.
3 marzo 2022
Percorsi della pedagogia contemporanea
(Sezioni introduttive del manuale) Ripercorrere la storia della pedagogia tra la seconda metà dell’800 e oggi, la contemporaneità -> DUE TEMATICHE che attraversano tutto il corso: - Educazione -> e i principali significati che ad essa sono stati attribuiti nel tempo. Almeno a partire dalla metà dell’800 il significato è cambiato, si è arricchito. - Pedagogia -> come sapere autonomo e come sapere in relazione alle scienze dell’educazione. Come è in relazione con l’educazione. Stiamo parlando della cultura pedagogica italiana -> qui c’è la netta distinzione tra educazione e pedagogia, non ovunque è così. Educazione -> prassi che si mettono in atto. Pedagogia -> teorie, riflessione teorica, idee sull’educazione. Definizioni di Brezinka e Mialaret. Mialaret: pedagogista e attivista.
Due grandi tradizioni di pensiero
Diventate estremamente evidenti nel '900 ma in realtà sono sempre esistite.
Empiristica
L’educazione è un fatto naturale e sociale. Gli empiristi guardano alla natura e alla società. Si guarda all’uomo come essere naturale e come essere sociale. Spiritualistica: l’educazione è un fatto spirituale. Spiritualismo cristiano -> l’uomo è uno spirito, non si racchiude solo nel fatto naturale e sociale ma la vita spirituale va oltre. Altre forme di spiritualismo (Hegel -> spirito dell’idealismo). Due modi di guardare all’uomo profondamente diversi. Due filosofie diverse, ma non sempre sono nettamente diverse, ma si intrecciano. Montessori: parte empirista, scienziato, guarda a che cos’è il bambino da un punto di vista naturale e sociale ma arriva a concepire anche lo spirito del bambino.
Prima tradizione – empirista
L’educazione è un insieme di eventi storicamente dati, i quali sono determinati da fattori materiali, naturali, sociali che possono essere indagati e conosciuti anche in forme oggettive. Eteroeducazione. Gli empiristi guardano molto al momento storico nel quale si è. Empirismo: prende vigore nella storia della cultura alla fine del '600, con la rivoluzione scientifica -> Galilei. Rivoluzione scientifica: sposta l’attenzione sull’evento che accade qui, ora, in questo momento, nella storia umana. Prima (Medioevo): concentrato sull’affermazione del cristianesimo e concezione dell’uomo che va al di là della vita. L’uomo vive perché si deve preoccupare della vita oltre. L’attenzione si sposta sull’uomo, homo faber, l’uomo che fa. L’uomo che è protagonista del suo tempo. Molta attenzione ai fattori materiali, naturali e sociali -> ben nutrito, dorme bene, è sviluppato fisicamente corretto, fa esperienza, sa maneggiare la natura, la conosce, dove vive, in quali condizioni, a che classe sociale appartiene? Ragionamento: se posso conoscere, misurare, indagare questi fattori -> posso strutturare l’educazione in un certo modo. Conoscere il funzionamento della mente umana, della mente del bambino. La Montessori si occupa per tutta la vita della mente del bambino. Studi del primo '900 sul quoziente intellettivo. Se io li conosco, ho anche la possibilità di modificarli -> orientare i processi educativi a patto che io abbia una conoscenza scientifica di quei fattori. La possibilità di modificare e orientare i processi educativi appare condizionata dal livello di conoscenza scientifica di questi fattori. Molta attenzione a ciò che l’uomo, il bambino è nel suo essere nel mondo. Durkheim (sociologo dell’educazione, padre della sociologia moderna), Makarenko (pedagogista russo), Suchodolski (pedagogista polacco, seconda metà '900 struttura la pedagogia del coraggio e della speranza), Dewey (maggiore pedagogista del '900, pragmatista americano, attenzione alle prassi, alla vita concreta, alla soluzione dei problemi concreti incontrati nella vita).
Seconda tradizione – spiritualistica
L’educazione umana passa attraverso lo sviluppo di una realtà spirituale che presenta caratteristiche autonome rispetto al contesto naturale, materiale e sociale in cui essa ha luogo. Autoeducazione. L’uomo è uno spirito, realtà spirituale in sviluppo. Essenza umana: spirito in continuo sviluppo. Dimensione che va oltre la realtà -> caratteristiche autonome. Non dipende dalla realtà nella quale vive, c’è nell’uomo un’essenza spirituale che si sviluppa comunque. Realtà spirituale: evolve in maniera autonoma rispetto al contesto materiale, naturale, sociale evidenziato dall’empirismo. Educazione: aiuto allo sviluppo dell’essenza spirituale. I condizionamenti esterni non sono negati ma il filo conduttore consiste nel suscitare l’attività spirituale di chi viene educato attraverso un processo libero e spontaneo. Educazione: deve suscitare l’attività spirituale -> processo libero e spontaneo che non dipende dai condizionamenti esterni. L’uomo si può trovare davanti a due strade: 1- il contesto è favorevole all’educazione, lo sviluppo dello spirito avviene in una condizione favorevole 2- il contesto ostacola lo sviluppo dello spirito, contesto di carenza di fattori materiali o sociali (empiristi: questo blocca l’educazione; spiritualisti: anche se c’è questo, lo sviluppo avviene comunque perché l’uomo è spirito e lo spirito è in evoluzione).
Maritain (spiritualista cristiano) e Gentile (neoidealista, attualismo, hegeliano). Anche Dewey è un neohegeliano.
Brezinka
L’educazione è un’azione che avviene nella comunità umana, quindi è un’azione sociale. Educazione come pratica, azione, insieme di azioni che l’uomo compie. Educazione: qualcosa di concreto. Dove può avvenire l’azione educativa: solo nella comunità umana, azione sociale. Rousseau, Emilio, educazione in natura, corruzione società. Anche solo tra due persone, ma non può avvenire nel totale isolamento. Fuori dalla società non esiste educazione. Relazione che presuppone questa azione sociale: educatore (la persona che prevalentemente educa) + educando (la persona che prevalentemente viene educata) -> distinzione non netta. Educare ed essere educato: non sono mai così distinti nella realtà -> c’è uno scambio. Effetto/fine/obiettivo educazione -> una determinata formazione della personalità, un miglioramento dell’educando, avendo in mente alcuni modelli d’uomo e ideali. Se l’educazione è un’azione, ha un fine. Nella personalità: tutti i suoi aspetti, fisico, psichico, psicologico, affettivo, spirituale, relazionale, cognitivo, fino anche all’inconscio. Ognuno ha un ideale di uomo verso il quale tendere, che determina l’azione educativa. Se ho un ideale di uomo in cui prevale un aspetto della personalità, vado a sviluppare e educare in modo da far prevalere quell’aspetto. Se è educazione, deve tendere sempre al miglioramento dell’educando. Definizione + completa di educazione secondo Brezinka -> le azioni con le quali gli uomini cercano di migliorare permanentemente sotto qualche aspetto la compagine delle disposizioni psichiche (personalità) di altri uomini o di impedire il formarsi di disposizioni da loro giudicate cattive. Nell’antichità: educazione dura circa da 6 a 18 anni. Prima: considerato allevamento, delegato alle donne, non si parlava di educazione. Alta possibilità che il bambino morisse. 18-20 anni: si entra nell’età adulta, termina l’educazione, comincia l’attività lavorativa e la vita pubblica. 800-900: l’educazione inizia a 0 anni, nel grembo materno e finisce con la morte -> Comenio (fine 600), idea di educazione permanente, assoluta utopia pedagogica. 600: periodo di guerre di religione. Nel 900 questo ideale si concretizza. Tempi recenti: presa in considerazione la vecchiaia e 0-3 anni. Sviluppo continuo, incessante. Personalità: compagine delle disposizioni psichiche -> tutti gli aspetti della personalità. Uomo: intende tutto l’arco della vita. Accento sulla parte positiva dell’educazione, che serve a migliorare l’uomo. Educatori: cercano anche, da sempre, di disciplinare e impedire il formarsi di disposizioni giudicate cattive. Non tutti ritengono che l’uomo sia buono per natura, in noi c’è anche un aspetto da disciplinare e normare. L’uomo ha anche disposizioni cattive. Da loro giudicate cattive: metro di giudizio che non è sempre stato lo stesso nel corso della storia. Forme diverse di disciplina, a volte pessime.
4 marzo 2022
Mialaret
Riprende Brezinka
Quattro significati della parola educazione
- Educazione come istituzione -> è l’insieme delle strutture che hanno lo scopo di educare gli educandi (le persone in genere). Hanno regole e caratteristiche stabili in un periodo storico. Mialaret le chiama strutture e non istituzioni. Luoghi dell’educazione: non per forza sono delle istituzioni, ma sono delle strutture (parco giochi, ludoteca). Le accomuna l’avere uno scopo educativo. Fa una distinzione tra educazione formale (scuole, famiglia, istituzioni vere e proprie), informale (canali di comunicazione, gruppo di pari, mass media) e non formale (strutture, biblioteche, musei). Questa varietà non è sempre esistita, le istituzioni e le strutture riflettono sempre il periodo storico. Alcuni periodi storici hanno influenzato regole e caratteristiche di determinate strutture e istituzioni.
- Educazione come azione (Brezinka) -> consiste nell’incoraggiare lo sviluppo più completo possibile delle attitudini di ogni persona come individuo e come società ispirata alla solidarietà. È inseparabile dall’evoluzione sociale. Mialaret riprende Brezinka. Bisogna sviluppare tutte le attitudini di ogni persona. Il diritto all’educazione riguarda tutti. L’educazione è dovuta a tutti nello stesso modo. Attitudini: propensioni, ciò verso cui sei portato; secondo Mialaret va posta attenzione alle attitudini, dare a ciascuno ciò che richiede, attenzione particolare. L’azione educativa deve essere generale ma anche particolare, mirata. Questa attenzione deve portare allo sviluppo di una società ispirata alla solidarietà (ideale di tutte le società democratiche). Così le società possono evolvere, altrimenti sono ferme, statiche.
- Educazione come contenuto -> è il curricolo, ma anche l’insieme delle conoscenze attinte da campi diversi. Include la creazione e lo sviluppo di strutture e processi psicologici che modificano le opinioni sul mondo e il modo con il quale ciascuno lo concepisce, se ne serve e lo domina. Non per forza devo andare a scuola, non è solo il curricolo scolastico. Studio per avere una mia opinione sul mondo, ognuno deve avere una sua concezione del mondo, per poi servirsene e dominarlo (se lo domini, lo puoi cambiare).
- Educazione come risultato -> sottolinea l’esito, che deve anche essere valutato. La valutazione non riguarda solo la sfera cognitiva, ma tutte le sfere della personalità. Bisogna trovare degli strumenti di valutazione per tutto. Perché ci sia educazione, devono esserci strutture che se ne occupano, un’azione educativa, un contenuto dell’educazione e un risultato. Se è un’azione, deve portare ad avere un risultato. Estensione del concetto di educazione: a tutte le fasce d’età della vita come istruzione formale (nel corso dei secoli la scuola si è allargata a tutte le fasce d’età) -> obbligo scolastico, educazione tecnico-professionale, età prescolare, educazione permanente, educazione della terza età.
Il fine dell'educazione
L’educazione come atteggiamento pratico implica una scelta, uno scopo, una direzione. Sul piano teorico un fine o dei valori. Il processo educativo è sempre intenzionale -> progetto, intenzione. È un processo deontologico (progetto etico più che morale, ho in mente un valore) dall’essere al dover essere attraverso livelli di perfezionamento. Quando educo, parto da quello che le persone che ho di fronte sono in quel preciso momento. Puntiamo ad essere qualcos’altro -> l’educazione si svolge nell’arco tra l’essere (quello che si è) e un dover essere nel futuro (cui arrivo per gradi). L’educazione si svolge sempre per livelli, gradi. L’azione educativa è legata ad un contesto a condizioni sociali e culturali. Questo deriva dall’empirismo. L’educazione non può prescindere da un’idea di uomo. Ciò che è degno di essere tramandato -> da tenere in considerazione. Il sapere è in continuo movimento -> le conoscenze raggiunte non sono mai statiche. La conoscenza che abbiamo è quella raggiunta in quel momento ma non è definitiva. Aspirazioni di quella società -> le società tramandano ciò che è funzionale al loro sapere. Brezinka: i fini si esprimono come dover essere o dover fare (che sono i fini educativi) -> capire il mondo ma anche intervenire in esso (idea novecentesca). L’attivismo prende spunto da questa idea -> Montessori (ciò che è utile per fare e non solo sapere, nella vita).
8 marzo 2022
L'educazione ha sempre un fine
Metà anni '90: l’UNESCO (organismo internazionale che si occupa anche di educazione), come aveva già fatto negli anni '70 (Rapporto FAURE), ha commissionato un’inchiesta/rilevamento ad una commissione internazionale. Rapporto DELORS (prende il nome del presidente della commissione): metà anni '90, rapporto internazionale sull’educazione. Commissione composta da pedagogisti di tutto il mondo -> la globalizzazione è già iniziata. Titolo del rapporto: Istruzione, un tesoro da scoprire. L’educazione deve sviluppare i talenti di ciascuno e realizzare le potenzialità. L’educazione ha il compito di dare a tutti il minimo educativo, in tutto il mondo. Guardare anche ai talenti di ciascuno e sviluppare le potenzialità, anche quelle specifiche.
Quattro finalità fondamentali
- Imparare a conoscere -> educazione generale (che vale per tutti) e educazione particolare (che va a potenziare le attitudini di ciascuno) per tutta la vita (le educazioni generale e particolare durano per tutta la vita, impariamo sempre).
- Imparare a fare -> viene dall’attivismo (900). Acquisire una competenza che faccia affrontare varie situazioni e lavorare in gruppo. Dobbiamo trasformare quello che sappiamo anche in un saper fare. Risolvere problemi (cognitivi, di relazione, di studio). Ormai nessun lavoro si fa da soli, è fondamentale saper lavorare in gruppo. Prima volta che si ipotizza un’alternanza tra studio e lavoro.
- Imparare ad essere -> riguarda tutta la personalità, imparare ad essere sotto tutti i punti di vista. Rimanda al Rapporto Faure del 1972, che si era soffermato molto su questo aspetto. Questo rapporto mette l’autonomia di giudizio e il senso della responsabilità personale come apice di questo aspetto. Questa è la finalità ultima, che bisogna sempre avere presente. Per essere, dobbiamo sviluppare un’autonomia di giudizio, avere un nostro sguardo sul mondo, capire cosa sta succedendo e avere una nostra idea, altrimenti qualcuno ci dice cosa dobbiamo pensare. La Seconda guerra mondiale ha negato l’autonomia di giudizio, di conseguenza anche il senso di responsabilità. Secondo il Rapporto del '72, bisogna sviluppare tutti gli aspetti della personalità (memoria (personale e collettiva), immaginazione (motore della nostra vita, personale e sociale), ragionamento (la pedagogia occidentale è stata una pedagogia razionale, è stato sviluppato molto il logos), abilità fisica (importanza di nutrirsi, movimento per movimento non per sport), senso estetico (a scuola ha sempre trovato difficile realizzazione, ma noi abbiamo bisogno del bello, essere a contatto con il bello, a volte è anche una forma di resistenza, consolazione, vedere il bello ci aiuta a sentirci uomini, a vivere), capacità di comunicare (relazione, noi siamo relazione)).
- Imparare a vivere insieme -> finalità più importante. Nel rapporto dicono cosa si deve fare per imparare a vivere insieme. Sviluppare la comprensione per gli altri, comprendere gli altri, capire la storia degli altri, no conoscenza ma comprensione (la conoscenza a volte porta alla contrapposizione, all’allontanamento. Comprensione: atteggiamento, andare incontro a chi è diverso da me). Creare uno spirito di interdipendenza, in un mondo che iniziava ad essere globalizzato, uscire dal nostro etnocentrismo, tutti noi abbiamo dei pregiudizi ma dobbiamo andare verso gli altri cercando di stabilire dei rapporti dove lo scambio è reciproco (a livello sociale è quello che fanno le organizzazioni non
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