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Storia della pedagogia 07/10/2020

Terminologia

Pedagogia (teoria) = (pais + ago = bambino, ragazzo + condurre) Riflessione sui fatti educativi, studio della formazione dell’essere umano. La pedagogia è una riflessione, è una teoria che riflette sui fatti che accadono realmente.

Quando nasce la pedagogia?

La pedagogia come scienza autonoma con confini definiti e che inizia a confrontarsi con altre discipline (sociologia, antropologia ecc.) nasce nel 900 ma la pedagogia come riflessione in realtà c’è sempre stata (es. Socrate riflette sui fatti educativi).

Che cos’è la psicologia

La domanda viene esplicita solo alla fine dell’800 con Herbart: “la pedagogia è la scienza che si occupa della definizione dei fini, della conoscenza psicologica degli allievi e che identifica le condizioni e i mezzi per attuare l’educazione”

E prima del XX secolo?

Ma prima del XX secolo comunque molte culture e società riflettevano, si interrogavano sull’accadere educativo.

Le riflessioni pedagogiche c’erano in:

  • Aristofane - Testi antichi come che nella commedia alle nuvole si interroga sul ruolo del maestro. Un altro esempio è la Divina Commedia che è piena di riflessioni pedagogiche come la figura del maestro di Virgilio o gli episodi laceranti come l’episodio in cui Dante incontra Brunetto Latini che è il suo maestro e Dante è commosso a rivederlo ma allora perché lo mette all’inferno? Dante vuole unire in questo episodio da una parte l’ammirazione verso il suo maestro ma dall’altra la condanna della sua omosessualità: il vero maestro è colui che insegna ma può avere condotte morali riprovevoli. Oppure l’episodio del conte Ugolino che è costretto per la fame ad addentare i suoi figlioli. Ma Dante pone una domanda pedagogica molto importante: è giusto che i figli paghino le colpe del padre? No non è giusto che i figli paghino. Interrogativo molto attuale: è giusto che i figli di immigrati irregolari non possano iscriversi a scuola?
  • Testi medici come Ippocrate o Heroard che è il medico di corte in Francia a cui il sovrano francese affida le cure del proprio figliolo e Heroard tiene un diario degli aspetti sanitari e in questo diario inserisce anche una serie di annotazioni educative e riflessioni pedagogiche. A questo proposito occorre riflettere molto sullo stretto legame fra pedagogia e medicina (molto attuale)
  • Testi giuridici (es. leggi a tutela dell’infanzia e sul dibattito sul tribunale dei minori)
  • Testi politici
  • Precettistica religiosa (catechismo, regole monastiche)

E dopo il XX secolo?

Dopo il XX nasce la riflessione pedagogica come scienza autonoma, che si deve confrontare con altre discipline: Sociologia, Filosofia, Antropologia, Psicologia.

Attualmente infatti siamo in un momento di apertura verso le altre scienze e si inizia a parlare non di pedagogia ma di scienze dell’educazione quindi in un dialogo interdisciplinare tra varie discipline. È importante dire che alcune riflessioni pedagogiche restano sparse in altri discorsi o in fonti differenti come: il cinema, il fumetto, l’arte, la musica ecc.

Educazione (pratica) = (Dal latino educare, educere: dare forma, ma anche accompagnare, portare fuori, portare con sé, far emergere) È un processo quindi implica apprendimento, quindi una modifica del comportamento e delle conoscenze.

Quando nasce l’educazione?

Probabilmente fin dagli albori le forme di aggregazione degli esseri umani hanno previsto forme e metodi di trasmissione delle conoscenze e delle competenze. Dewey nel “mio credo psicologico” dice l’educazione è “necessità della vita”. Dewey parla di una doppia dimensione che ha l’essere umano: la dimensione biologica e quella culturale. La dimensione Biologica riguarda la sua composizione fisica intesa come sopravvivenza dell’essere umano. La dimensione Culturale riguarda tutto ciò che fa cultura e cioè la nostra crescita culturale; l’interazione con l’ambiente riguarda in un’osmosi in cui l’essere umano viene cambiato ma anche l’ambiente viene cambiato: si influenzano a vicenda. La dimensione culturale si sviluppa all’interno di un’ambiente (famiglia, tribù, scuola) di crescente complessità (si è figli ma anche studenti e anche lavoratori) sempre attraverso processi di osmosi, ovvero di trasformazione reciproca. L’educazione permette quindi alle nuove generazioni di integrarsi, dialogare, contestare, riprodurre, trasformare la cultura delle generazioni precedenti. Quindi l’educazione è strettamente legata con il concetto di cultura.

Che cos’è la cultura?

“La cultura o civiltà, intesa nel suo ampio senso etnografico, è quell’insieme complesso che include la conoscenza, le credenze, l’arte, la morale, il diritto, il costume e qualsiasi altra capacità e abitudine acquista dall’uomo come membro della società” (Edward Burnett Tylor “primitive culture 1871)

Prima dell’800 la cultura era intesa come l’insieme delle conoscenze e competenze che una persona aveva acquisito nell’arco della sua vita, ma Burnett dice che è molto di più, la sua definizione fu accolta solo sessanta anni dopo dall’Oxford Dictionary perché era un concetto di cultura rivoluzionario. Prima era legata agli animi ciceroniani e latini ovvero letteratura arte musica e così via. Già Boezio però aveva parlato di costumi e leggi che caratterizzano i popoli.

Formazione = (Formo, dare forma) È un processo che si estende per tutta la crescita e la condiziona. Ha degli obiettivi che vanno a trasformare la personalità e il bagaglio culturale di un soggetto. Quando un evento è definito formativo? Quando è trasformativo.

Istruzione = (Instruo = schierare, organizzare, disporre, edificare) In epoche antiche veniva usato tanto da Giulio Cesare riferito all’esercito. Ai giorni nostri il concetto di Istruzione fa riferimento al concetto di acquisizione e trasmissione di conoscenze e competenze.

Didattica = (Deiknumi, didasco significa mostro, indico) Indica specificatamente l’azione del processo di insegnamento e di apprendimento formalizzato nei suoi elementi (metodologie, strumenti, materiali, relazioni)

Nascita della scrittura 12/10/2020

Quali sono i fattori che condizionano le pratiche educative?

Ci sono tanti fattori che hanno condizionato l’educazione.

Tra questi vediamo:

  • L’organizzazione della società - aspetti dell’organizzazione sociale, politica, economica della società che hanno influito sulle modalità di educazione e anche sulla figura del maestro e delle istituzioni preposte all’educazione
  • Culture orali - (precedenti alla scrittura) Ci sono società che sono rimaste orali per lungo tempo e queste sono caratterizzate da un’educazione che significa soprattutto tramandare oralmente alle generazioni successive gli usi, i costumi, l’organizzazione sociale di quella determinata società. È importante fare in modo che le generazioni successive ci imitino (imitazione). Havelock dice che le società fondate sull’oralità sono anche società che presentano un’angoscia molto profonda perché nel momento in cui non c’è un supporto scritto non si possono conservare le nostre conoscenze e competenze acquisite nell’arco della vita di una società. Si vive quindi nell’ansia che tutte le cose che la società ha accumulato non vengano trasmesse alle generazioni future. Aggiunge inoltre che un aspetto fondamentale di queste società orali è la memoria perché è l’unico modo grazie al quale si possono trasmettere le culture di generazione in generazione. Aspetto molto importante perché il rapporto, la relazione tra generazioni è proprio alla base dell’educazione ed è un concetto molto presente anche nella nostra epoca e in tutte le epoche precedenti.
  • La nascita della scrittura: noi sappiamo che la scrittura è un fattore talmente importante e che gli storici affermano che la storia è nata con la nascita della scrittura nel 4000 a.C. (prima veniva chiamata preistoria). La scrittura comincia a comparire in alcune società che vivevano nella mezzaluna fertile (sumeri, accadi e babilonesi). La scrittura è una pietra miliare per quanto riguarda l’organizzazione della società, del pensiero e dell’educazione. Quando noi abbiamo a che fare con un supporto, abbiamo a che fare con un cambiamento del nostro pensiero: il pensiero si struttura nella nostra mente in una maniera completamente diversa da prima. La scrittura non si è però diffusa in tutto il mondo in modo omogeneo e simultaneo. A partire dai sumeri (3500 a.C.) ci sono voluti molti secoli prima che arrivasse agli egizi, poi altri secoli perché arrivasse ai fenici nell’antica Grecia dove vediamo le prime forme di scrittura circa nell’7-8 secolo a.C.

Diverse scritture diverse pratiche educative: Ideogramma Giapponese, Scrittura Egizia, Scrittura dei Cherokee, Scrittura Cirillica, Alfabeto Fenicio.

Qual è la differenza?

  • Le scritture dei geroglifici egiziani o in quella degli ideogrammi giapponesi sono scritture ideogrammatiche (ideos= immagine; gramma= scritta) sono scritture dove a ogni segno corrisponde una parola. Nel geroglifico egiziano ad esempio le ondine stilizzate corrispondono alla parola acqua. Quindi queste scritture hanno bisogno di migliaia di segni. Le scritture ideogrammatiche sono caratterizzate dal fatto che un segno corrisponde a una parola. Quindi insegnarli richiede molto tempo (problema delle scritture giapponesi). Le società formate sugli ideogrammi sono società in cui si sceglieva di istruire poche persone: in Egitto solo pochi andavano a studiare la scrittura e diventavano scribi: creavano la casta degli scribi. Quindi le scritture ideogrammatiche sono difficilissime da trasmettere da generazione in generazione e la possibilità di leggere e scrivere a scuola era aperta a pochissimi.
  • Un altro tipo di scrittura è la scrittura degli indiani cherokee = scrittura sillabica: ad ogni segno corrisponde una sillaba. Queste scritture si chiamano scritture sillabiche. Nelle scritture sillabiche bisogna imparare meno segni. Quindi le società che hanno una scrittura sillabica sono caratterizzate da un allargamento della scuola a più persone.
  • L’ultimo tipo di scrittura ovvero l’alfabeto fenicio/cirillico/greco/arabo/latino sono scritture alfabetiche: ad ogni segno corrisponde un suono: sono caratterizzate da pochi segni: 20-25 al massimo 28-30. Nel momento in cui dobbiamo insegnare pochi segni non ci mettiamo così tanto tempo come nelle altre scritture. E possiamo insegnare a molte persone. Le società che hanno una scrittura alfabetica sono società in cui piano piano la scuola si diffonde, non esiste una casta di scribi, piano piano la scrittura verrà padroneggiata più o meno da tutti.

*Oggi noi siamo da una parte una società fondata sulla scrittura e dall’altra parte stiamo in parte eliminando la scrittura con i tutorial.

La scrittura in Occidente

Nel 700 a.C. la scrittura arriva quindi nell’antica Grecia. Il passaggio da civiltà orale a scritta è un passaggio molto lungo e graduale; ci fu un lento processo di evoluzione, che durò all’incirca tre secoli, durante il quale la cultura alfabetica conquistò via via strati sempre più larghi della popolazione.

Perché si è diffusa la scrittura?

  • I primi ad adottarla sono i commercianti che hanno bisogno di scrivere: necessaria quindi per il baratto e per tenere i conti.
  • Ha un collegamento con la fama: Svembro parla dell’importanza della scrittura perché diffonde la fama. Platone nel <<“Fedro”: Socrate dice che un politico grazie alla scrittura può entrare nella storia>>
  • Nasce anche come esigenza di tipo legale, nel momento in cui un popolo scrive le leggi, una volta in cui la legge è scritta, diventa uguale per tutti. (prima ci si affidava alla legge degli anziani orale). Questo concetto lo ritroviamo nella tragedia di Eschilo “le supplici” “Il voto del popolo di Argo viene scritto così diventa immutabile” Perché la scrittura è qualcosa che vincola la legge. Lo dice anche Platone nelle “leggi” quando scrive “contro la tirannide noi abbiamo solo un antidoto: scrivere le leggi” Nel momento in cui la legge è scritta è più difficile che nascano dei tiranni.

Quali sono i fattori che hanno portato alla nascita in una società di un tipo di scrittura rispetto ad un altro?

Sicuramente le esigenze delle varie società:

  • La società Egizia ad esempio era molto gerarchica, immobile, fatta di caste. Viveva più di agricoltura che di commercio e non aveva molte esigenze di avere una scrittura e infatti qua ci sarà la casta degli scribi.
  • La società greca antica invece era una città che ad un certo punto avrà una serie di cambiamenti notevoli: svilupperà il commercio, soprattutto sul mare e quindi ha bisogno di una scrittura veloce di tipo alfabetico.

Testimonianze di introduzione della scrittura

  • Socrate in un dialogo si rivolge a questo bambino Iside e lo incita a leggere le lettere dei suoi genitori.
  • Erodoto nelle “storie” racconta di Temistocle durante le guerre persiane che utilizza la scrittura per incitare i persiani a sollevarsi contro le popolazioni greche, addirittura fa incidere sulle rocce l’incitamento alla ribellione ai persiani.
  • Callia, composizione teatrale di incerta natura e datazione: il coro è composto da 24 donne che rappresentano le lettere dell’alfabeto.

L’importanza della scrittura nella democrazia

Quando arriva Socrate ci troviamo in una situazione sicuramente non eterogenea ma con una buona diffusione della scrittura nella Grecia antica.

Socrate giunge in questa città molto fiorente: l’Atene del 5 secolo a.C. 480-490, molto vivace con monumenti, merci, artigianato, dibattiti accesi. Fondata sulla Democrazia Ateniese che è una:

  • Democrazia diretta ovvero nella quale tutti coloro che sono cittadini devono andare a votare le leggi. Per cittadini si intende gli uomini (e non le donne), i liberi (e non gli schiavi), gli ateniesi (e non gli stranieri) concetto di cittadino ristretto.
  • Democrazia rappresentativa: Si vota un proprio rappresentate che incarna i propri ideali. Votano per alzata di mano, quindi si potrebbe dedurre che non c’era bisogno di sapere leggere e scrivere per votare. Però, c’era un procedimento per il quale tutti dovevano sapere leggere e scrivere: quello dell’ostracismo = nel momento in cui un uomo politico non sembrava onesto i cittadini erano chiamati a scrivere su un ostraca (pezzo di pietra) scrivevano se volevano che quel soggetto fosse esiliato oppure assolto quindi questo procedimento prevedeva la capacità di saper scrivere. Se dovevano saper scrivere ci sarà stata un’istituzione preposta ad insegnare la scrittura:

La scolè = tempo libero

A scuola andavano solo coloro che se lo potevano permettere che avevano il tempo libero di andarci. La scuola è un lusso.

Nell’Atene del 5 secolo la scuola era pubblica. Era in alcuni locali sull’acropoli. Il maestro si pagava: le famiglie si mettevano d’accordo per pagarlo. La scuola era parzialmente regolamentata da leggi, seguiva invece delle consuetudini acquisite nel tempo. I maestri venivano pagati solo quando erano maestri di scuola primaria, quando poi i ragazzi smettevano di andare a scuola primaria e solo pochi continuavano gli studi successivi il maestro non si pagava (quando poi arriveranno i sofisti istituiranno tra le altre cose il maestro a pagamento).

Prima dell’arrivo di Socrate e dei sofisti il maestro era un amico di famiglia. I genitori affidavano il proprio ragazzo a una persona aristocratica che aveva il compito di istruire i loro figli.

Come si diventava maestro?

Senza aver seguito nessun corso, preparazione e nessuna formazione. Erano coloro che avevano avuto un’altra attività che era andata male e allora si davano all’insegnamento. Spesso erano i liberti: gli schiavi liberati.

Le donne non ricevevano istruzione. Sono pochissime le donne istruite (Diotima, Aspasia) si pensava infatti che una donna istruita poi fosse in grado di sbrigare le faccende di casa. Le poche donne istruite sono donne eteree: a pagamento che rallegravano i banchetti. Saffo nel 6 secolo a.C. aprirà una scuola per donne. Era una scuola collegio cenobitica che prevedeva la vita in comune dove le donne apprendevano la danza, la caris = l’essere aggraziate, la poesia, lettura e scrittura. Queste donne finivano per essere donne di élite culturali (sposavano i governatori, regnanti). Rappresenta un esempio di magistralità femminile. Nella setta dei pitagorici le donne avevano diritto all’apprendimento della scrittura e lettura.

Si andava a scuola a 6-7 anni. Anche adesso si va a scuola a 6-7 anni. Perché? A tutti noi a 6-7 anni cadono i denti. Perdita dei denti da latte arriva la seconda dentizione. Questo fatto viene ritenuto il grande cambiamento e l’età in cui si inizia ad andare a scuola. Cambiamento enorme.

La scuola primaria dava dei rudimenti di lettura, scrittura e calcolo. In modo che il futuro commerciale era in grado poi di fare conti ecc.

La scuola successiva sarà focalizzata sulla retorica, sull’arte del discorso molto importante a quei tempi.

I sofisti

Movimento molto complesso e vario che si sviluppa in Magna Grecia nel 5 secolo a.C.

Rivoluzioneranno il conc

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/02 Storia della pedagogia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher simonaborchielli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della pedagogia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Farina Patrizia.
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