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Il pieno Settecento

Il Settecento, dal punto di vista musicale, vede il passaggio dal Barocco (orientamento musicale della prima metà del secolo, rappresentato da Sebastian Bach) al Classicismo, che occupa l’intera seconda metà del Settecento.

Quadro storico della metà del Settecento

La pace di Aquisgrana pone fine alle guerre di successione in Spagna, Polonia e Austria. Il Settecento è il secolo dell’illuminismo, un movimento filosofico, politico e sociale che nasce in Inghilterra grazie al contributo di filosofi quali John Locke e David Hume, ma che fiorisce in territorio francese, dove i valori dell’uguaglianza e libertà di tutti gli uomini vengono celebrati da Montesquieu (divisione dei poteri), Voltaire (dispotismo illuminato) e Rousseau. In particolare, quest’ultimo criticava fortemente la civiltà e le sue istituzioni, facendosi promotore del cosiddetto “contratto sociale”: egli riteneva che la società potesse funzionare soltanto se si fosse creato un patto di comune accordo tra tutti i cittadini, anticipando, di fatto, la democrazia.

Con l’illuminismo si apre un periodo di promozione della verità: gli illuministi, prevalentemente laici, ritenevano che la ragione fosse lo strumento per smascherare le illusioni (in particolare quella religiosa) e le falsità. Per questo motivo, il Settecento è anche un secolo di grande fioritura del sapere: nascono le Accademie, le Enciclopedie, gli intellettuali si riuniscono nei salotti e nei caffè per confrontarsi, discutere e sostenere la libera circolazione delle idee.

Con l’illuminismo, tuttavia, nasce anche il fenomeno dei sovrani illuminati: nei Paesi governati da monarchie assolute, i sovrani, ispirandosi ai nuovi principi, avanzano una serie di riforme con l’obiettivo di rendere più efficiente lo stato e avere maggiore controllo sull’economia, per concedere più libertà ai cittadini, mantenendo tuttavia l’orientamento assolutistico dello Stato:

  • Prussia: Federico II concede la libertà religiosa, rende obbligatoria l’istruzione elementare e rende la Prussia una delle principali potenze europee.
  • Russia: Caterina II fallisce nel tentativo di promuovere le riforme.
  • Italia: beneficia delle riforme introdotte da Leopoldo II d’Austria. Viene inoltre abolita la pena di morte grazie al trattato di Beccaria.

Nascita e sviluppo dell’opera

La musica si declina in due forme: vocale, rappresentata dall’opera lirica (o melodramma) e strumentale, rappresentata da brani interamente musicati quali la sonata, la sinfonia, il concerto, eccetera. L’opera è una forma di teatro musicale in cui la recitazione sono abbinati anche il ballo e il canto.

Italia

Una delle forme teatrali più in voga in Italia tra il 500 e il 700 era la Commedia dell’Arte, caratterizzata da compagnie di attori itineranti, personaggi come maschere e tipi fissi e canovacci abbozzati al posto di copioni veri e propri che lasciavano libertà di improvvisazione (recitazione a soggetto). In Italia, il teatro d’opera nasce nel 1600 a Venezia con il passaggio del melodramma dalla corte al teatro e si diffonde nel corso del secolo, diventando un modello per l’Europa, grazie allo sviluppo dei teatri pubblici a gestione impresariale. Rappresentava la principale forma di intrattenimento e socializzazione delle famiglie altolocate ed era una delle attività di svago più praticate dai ceti più abbienti.

Nel Seicento, l’opera era caratterizzata da una commistione di elementi comici, tragici e patetici, ma a partire dal Settecento iniziano a differenziarsi e delinearsi i due generi principali:

  • Opera seria: genere più nobile dotato di maggior prestigio, di carattere mitologico o storico con personaggi eroici e altolocati. Ricca di pathos e di situazioni drammatiche volte a sconvolgere l’animo del pubblico, si fondava sul virtuosismo dei cantanti, che si esibivano in vocalizzi e gorgheggi per enfatizzare le proprie abilità canore. Dal punto di vista formale si componeva di “pezzi chiusi”, ossia presentava una contrapposizione netta tra le arie (brani musicali cantati da un solista e affidati all’espressione delle passioni e dei sentimenti dei personaggi) e i recitativi (parti cantate imitando lo stile del parlato e della declamazione, affidate allo sviluppo dell’azione).
  • Opera buffa: di carattere comico, nasce dalla commedia per musica napoletana del secolo come opera popolare destinata al pubblico di massa (era recitata in dialetto napoletano) e si distingueva dall’opera seria per la presenza di pezzi d’insieme, per il lieto fine e per i personaggi di bassa estrazione sociale. Quando valica i confini regionali e inizia a diffondersi in tutta Italia, percorre una strada parallela all’opera seria: la nobilitazione del genere comico si deve a Carlo Goldoni, che nel 1748 aveva già introdotto la riforma del teatro italiano: con Goldoni e Galuppi (musicista) nasce così il dramma giocoso, un tipo di opera buffa in tre atti caratterizzata da un intreccio sentimentale (tra due amanti nobili presi dai personaggi dell’opera seria) e dal lieto fine, senza rinunciare a un legame con la quotidianità e a un certo realismo. Le opere buffe italiane diventano così il modello europeo di teatro musicale per eccellenza.

Esisteva anche l’intermezzo, ossia una breve opera dai toni leggeri con pochi personaggi destinata a inserirsi tra due atti dell’opera seria per ridurre la tensione drammatica.

Riforma del teatro di Goldoni

  • Introduce un copione scritto di riferimento con battute e didascalie, che doveva essere studiato e imparato dagli attori
  • Sostituisce i tipi fissi con dei personaggi caratterizzati e definiti psicologicamente, presi direttamente dalla realtà e dall’osservazione della vita quotidiana
  • Introduce la necessità di un approccio realista
  • Introduce una funzione educativa della Commedia dell’arte: non solo intrattenimento, ma anche critica sociale, istruzione morale del pubblico e diffusione di idee

Nella seconda metà del Settecento, l’opera seria italiana si modifica e si rinnova:

  • A causa dell’influenza esercitata sull’opera seria dal dramma giocoso, la distinzione tra arie e recitativi non è più così netta e si riduce il virtuosismo dei cantanti a favore di rappresentazioni più naturali.

La riforma viene sostenuta in particolare da Gluck, che voleva aumentare l’importanza della musica anche nei recitativi (eliminando il recitativo secco) e diminuendo lo stacco netto tra arie e recitativi.

Francia

In Francia l’opera si sviluppa in modo autonomo rispetto all’opera italiana con il nome di tragédie lirique o tragédie en musique: era divisa in cinque atti e presentava una maggiore attenzione alla declamazione francese, alle scenografie imponenti e si fondava sulla presenza di coreografie (balli e danze) durante l’azione. Inoltre, i recitativi non differivano molto dalle arie, dato che la presenza dell’accompagnamento musicale era preponderante anche nelle declamazioni cantate (il cosiddetto recitativo accompagnato). Infine, vi erano anche i divertissement, ossia scene corali o parate che conferivano varietà e novità allo spettacolo.

Fino a Rameau la tradizione operistica francese rimane una realtà separata nettamente da quella italiana, ma nella seconda metà del Settecento si crea una polemica tra gli intellettuali francesi (querelle de buffons), tra cui vi erano i sostenitori della supremazia dell’opera italiana e quelli che invece sostenevano l’opera francese tradizionale.

Nel secondo Settecento si sviluppa anche l’opéra-comique, ossia una composizione che alternava canto (generalmente di carattere popolare) e recitazione parlata che differiva dall’opera buffa italiana in quanto poteva presentare anche elementi tragici e finali drammatici. Si espande soprattutto in Germania, con la variante del Singspiel.

Diffusione della musica strumentale nel 600-700

Per musica strumentale si intende la musica eseguita soltanto tramite l’impiego di strumenti musicali, senza la presenza della voce. Fino al periodo barocco (600-morte di Bach), la musica strumentale si trovava subordinata rispetto a quella vocale e veniva considerata soltanto una delle tante componenti dell’opera, oppure solo un accompagnamento che serviva per l’intrattenimento dei nobili durante le loro attività sociali nei salotti. Inoltre, il compositore aveva meno autorità rispetto al librettista, al quale veniva affidata la vera paternità dell’opera. Nel Seicento, tuttavia, si comincia a dedicare maggiore attenzione alla musica strumentale grazie all’arte della liuteria (fabbricazione di strumenti a corda ad arco, come violini, violoncelli, viole. Antonio Stradivari è uno dei grandi nomi legati alla liuteria). La musica strumentale inizia ad emanciparsi e questo porta alla definizione e alla ricerca di un sistema di scrittura proprio e diverso da quello vocale. Parallelamente al nuovo sistema di scrittura autonomo, nel Seicento si sviluppano le nuove forme della musica strumentale:

  • Ricercare: composizione strumentale affidata prevalentemente al liuto, a strumenti ad arco o a tastiera e di carattere libero (improvvisazione).
  • Fantasia: composizione strumentale originariamente dedicata a strumenti polifonici (liuto, organo, clavicembalo), che nel Settecento di distingue dalla sonata per il fatto di non seguire uno schema formale ricorrente (improvvisazione e virtuosismo del compositore).

Nell’epoca della musica barocca (primo Settecento) la musica strumentale acquisisce ancora più prestigio sia in Italia (Corelli, Vivaldi) sia grazie alla figura di Bach e si definiscono altri generi considerati pietre miliari della musica strumentale, destinati a diventare i protagonisti del periodo classico:

  • Sonata: nasce in realtà nel Cinquecento, ma solo come arricchimento per le celebrazioni liturgiche (sonata da chiesa) oppure per l’intrattenimento privato (sonata da camera). Tra il Seicento e il Settecento si diffonde la sonata solistica (destinata agli strumenti da tastiera) e la sonata a tre movimenti, cioè veloce-lento-veloce.
  • Sinfonia: composizione polistrumentale (orchestrale).
  • Concerto: composizione strumentale che dopo Vivaldi si compone di tre movimenti (veloce-lento-veloce) e basata sull’interazione dialogica tra un solista (o più solisti) e l’orchestra. Si articola ulteriormente in tre forme: nel concerto grosso, un gruppo di solisti, detto il concertino, dialoga con l’orchestra; nel concerto solistico (un solo solista e l’orchestra, grande esponente Antonio Vivaldi) e nel concerto di gruppo (manca il solista). Il concerto barocco aveva lo schema a ritornello.

Nella seconda metà del secolo si diffondono anche gli strumenti a tastiera, tra cui i più diffusi erano:

  • Clavicembalo: protagonista dell’epoca barocca, è uno strumento dotato di tastiera in grado di pizzicare le corde di cui è composto tramite una serie di plettri (chiamati saltarelli), tuttavia senza produrre vibrazioni (non produce le sfumature del tocco).
  • Clavicordo: più raro rispetto al clavicembalo e al fortepiano, ha lo stesso repertorio del clavicembalo ma come il fortepiano permette di controllare le vibrazioni e le variazioni di suono.
  • Pianoforte: inventato da Bartolomeo Cristofori, al tempo chiamato fortepiano, è un’evoluzione del clavicembalo che diventa di grande fama verso la fine del secolo, poiché permette di ottenere le vibrazioni tramite la sostituzione dei saltarelli con dei martelletti indipendenti dai tasti mossi da una contro leva che permette loro di ricadere all’indietro (in questo modo le corde possono risuonare e oscillare) dà la possibilità di esprimere variazioni sonore e permette maggiore dinamismo espressivo e di regolare l’intensità del suono (appunto, piano e forte)

Alla metà del Settecento, prima del classicismo, nella musica strumentale si diffondono contemporaneamente, ma in territori diversi, lo stile galante (definito anche pre-classico), nel senso di moderato, raffinato, non artificioso, con armonie semplificate (i rappresentanti italiani di questo stile furono Galuppi e Sammartini) e lo stile sensibile (tipicamente tedesco, incarnato da uno dei figli di Bach), che rappresenta l’esigenza di una maggior espressività. Lo stile galante abbandona il contrappunto (polifonia) e si caratterizza per la semplicità melodica, si contrappone a quello barocco e funge da preludio e da precursore del cosiddetto periodo classico, mentre lo stile sensibile segue le orme del movimento letterario Sturm und Drang, fiorito in Germania e funge da preludio al periodo romantico.

Classicismo viennese dell’Ottocento

Il periodo che va dalla seconda metà del Settecento fino al primo quindicennio circa è convenzionalmente riconosciuto come il periodo della musica classica: “classica” perché si prendono come canoni e modelli di riferimento per la produzione musicale i compositori di quegli anni, in particolare le figure fondamentali di Haydn, Mozart e Beethoven (il cosiddetto “trifoglio classico”).

Contesto storico

Seconda metà del Settecento, segnata da due grandi rivoluzioni:

  • Rivoluzione francese (1789): animata dai valori e dagli ideali illuministici, la Rivoluzione fu un tentativo di sovvertire l’ordine politico e sociale della Francia, dominata da una monarchia assoluta e dimostrare che attuare una sovranità popolare (contratto sociale di Rousseau) era possibile.
  • Rivoluzione Americana (1775): guerra d’indipendenza tra le colonie americane e la madrepatria inglese, che si protrae fino al primo decennio dell’Ottocento.

Contesto socio-culturale e artistico

Illuminismo (fenomeno del dispotismo illuminato) e neoclassicismo. In particolare, quest’ultimo, nasce come reazione all’arte barocca (fondata sulla fantasia bizzarra e sull’estrosità) e si propone di tornare idealmente al classicismo greco e romano, presentando una necessità di riportare nell’arte quell’armonia, quell’equilibrio e quella sobrietà che caratterizzavano l’antichità (infatti, in ambito pittorico la forma prediletta è l’imitazione dell’arte degli antichi, in ambito scultoreo si distinguono le opere di Canova).

L’ambito musicale viene quindi influenzato sia dalla concezione illuministica della supremazia della ragione (razionalità), sia dalla nuova tendenza artistica: dopo gli eccessi e le stravaganze della musica barocca, i compositori della seconda metà del Settecento iniziano a ricercare ordine, linearità e simmetria tra le parti, scrivendo melodie più razionali ed equilibrate che seguissero delle specifiche regole formali, allontanandosi dagli abbellimenti che caratterizzavano le composizioni barocche e basando l’armonia su pochi accordi. Vi è un vero e proprio ritorno alla semplicità e all’omofonia, anche se il contrappunto (composizione polifonica) non viene completamente abbandonato.

Musica strumentale classica del secondo Settecento

Per quanto riguarda la musica strumentale nella seconda metà del Settecento, il crescente interesse delle famiglie altolocate per l’esecuzione musicale poneva i compositori di fronte a due scelte professionali: lavorare nelle corti (a servizio di signori), oppure lavorare nelle chiese. La prima opzione divenne quella più comune e tale fenomeno crebbe in particolar modo a Vienna, perché offriva moltissime possibilità lavorative (ad esempio a servizio di famiglie aristocratiche oppure dei principi appassionati di musica che risiedevano nella città). In questo periodo si sviluppano le pratiche dei concerti pubblici a pagamento e l’editoria musicale (produzione e diffusione di testi musicali scritti, come partiture e spartiti tramite il sistema della litografia che va a sostituire i manoscritti ricopiati a mano e che inizia a riconoscere il diritto d’autore del compositore sul brano), che contribuiscono al riconoscimento del ruolo del compositore come libero professionista. Infatti, alla fine del Settecento, si assiste al graduale passaggio dal sistema del patronato (il lavoro nelle corti o sotto ingaggio di famiglie nobili, in cui il musicista viene protetto dal signore, ma obbligato a comporre i pezzi commissionati) al dilettantismo e al libero professionismo, che lasciava completa libertà artistica ai musicisti, ma minore protezione e sicurezza economica.

Il clima viennese era inoltre favorevole anche dal punto di vista politico e sociale, dato che il sovrano reggente, Giuseppe II, seguiva il modello illuminato proposto da Voltaire e aveva creato un contesto più libero per i cittadini, riconoscendo le minoranze, abolendo la servitù della gleba e concedendo una certa libertà artistica e culturale.

Nel periodo classico gli strumenti più diffusi sono il clavicembalo (in particolare impiegato nel contesto musicale italiano da Paradisi, Galuppi e Rutini), il clavicordo e, soprattutto, il fortepiano (antenato dell’odierno pianoforte), mentre le forme prevalenti della musica strumentale sono quelle definite nell’epoca barocca, anche se con alcune differenze:

  • Sinfonia: composizione pluristrumentale per orchestra organizzata generalmente in quattro tempi/movimenti (nel periodo classico):
    • Veloce strutturato secondo la forma-sonata: bitematismo e tripartizione in esposizione, sviluppo, ripresa
    • Lento
    • Minuetto o Scherzo (tempo moderato ballabile)
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/07 Musicologia e storia della musica

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