Storia della musica medievale e rinascimentale
Storia della musica occidentale dalle origini al ‘500
La civiltà musicale greca
Secondo la leggenda, la dea Atena inventò uno strumento musicale chiamato aulos per simulare il grido della Medusa, ma specchiandosi nell’acqua di un fiume constatò che nel suonare il suo aspetto divenne simile a quello del mostro, così lo scagliò via. L’aulos fu raccolto dal satiro Marsia che non temeva alcun incantesimo perché già brutto, così decise di sfidare Apollo in una gara musicale: lo strumento a fiato non permetteva però il canto e l’aulos di Marsia non riuscì a trionfare sulla lyra di Apollo che accompagnava il suo canto. Il satiro finì per essere scorticato vivo.
La costruzione della lyra viene descritta nell’inno omerico ad Hermes, in cui quest’ultimo, dopo aver rubato una mandria di vacche ad Apollo, trova una tartaruga, la uccise e ne svuotò il guscio. Applicò due bracci di canna tra i quali 7 corde tese, così la tartaruga acquisì dopo la morte la capacità di cantare, che da viva non aveva. Hermes decide di regalarla ad Apollo che l’accetterà in cambio della restituzione della mandria.
La differenza tra i due strumenti è che quello creato da Atena permette alle potenze irrazionali di irrompere nella psiche umana, mentre quello di Hermes, può stimolare l’uomo a progredire sulla via dello spirito razionale. Per questo motivo i filosofi greci consideravano la musica dal punto di vista pedagogico e questa ruotava attorno a due poli: lyra progenitrice degli strumenti a corde e creata per unirsi alla poesia e l’aulos capostipite degli strumenti a fiato simbolo della musica che si accompagna all’invasamento estatico e alla possessione rituale.
Collegata alla lyra era la religione olimpica che poneva una netta separazione tra gli dei immortali e gli uomini mortali; collegato all’aulos era il culto dionisiaco che ammetteva per l’uomo la possibilità di un contatto con il divino attraverso l’invasamento: per creare lo stato di trance la musica doveva essere sempre incalzante in modo da liberare anche le energie represse. Questo culto attecchì molto negli strati sociali emarginati e nelle donne.
I greci basavano il loro sistema musicale sugli harmoniai (modi): dorica, frigia, lidia e misolidia a cui corrispondeva una scala musicale. Ognuna di queste creava un ethos, effetto sull’animo e sul corpo umano: l’harmonia dorica era collegata alla lyra che determinava compostezza e moderazione; l’harmonia frigia all’aulos suscitando emozioni entusiastiche.
Il termine musikè indicava tutta l’arte ispirata dalle Muse e tra il V e il IV secolo fu sfruttata a fini politici per la manipolazione del consenso. Ma nella polis ideale di Platone la presenza della musica doveva essere regolamentata per indirizzare i suoi effetti verso uno scopo di educazione morale e questo era definito catarsi allopatica: purificazione ottenuta per mezzo di elementi opposti a quelli che hanno causato il male. Egli permetteva solo le harmoniai dorica e frigia (intesa come spontanea) e vietava gli strumenti a molte corde e soprattutto l’aulos; l’unico repertorio ammesso era quello delle melodie tradizionali dette nomoi (leggi).
Aristotele, invece, si basava sulla catarsi omeopatica (purificazione ottenuta per mezzo di elementi simili a quelli che hanno causato il male): anche un ethos negativo è accettabile perché l’animo può espellere le negatività tornando allo stato normale. La musica doveva essere occupazione per il tempo libero, mai un’attività lavorativa.
Fino al VI secolo, però, era considerata vera musica solo quella teorica perché fondata sul principio razionale del numero. La musica pratica non era considerata degna di essere tramandata così non giunse mai, anche se sappiamo tramite frammenti che utilizzavano un sistema di notazione basato sulle lettere dell’alfabeto.
La monodia liturgica cristiana
Le musiche greche e romane non scritte furono perdute, ma ad oggi è sopravvissuto un grande repertorio: il canto gregoriano, o monodia liturgica cristiana. Dei primi secoli non si sa nulla, ma si può supporre che fosse simile ai canti delle sinagoghe: la liturgia ebraica era cantillata: le parole erano intonate su formule melodiche tradizionali costituite da intervalli brevi detti microtoni, in cui la voce scivolava da una nota all’altra. Eccezione era fatta per la salmodia, le preghiere in poesia della Bibbia, che venivano cantati su un’unica nota continuamente ripetuta.
Il greco era la lingua usata nella liturgia fino al IV secolo quando si posero le basi della Chiesa e si fissarono per iscritto le cerimonie liturgiche, che adottarono elementi del culto pagano e del cerimoniale dell’imperatore. La liturgia è la gestione della cosa pubblica e nel cristianesimo, dice cosa fare durante la giornata, scandendo il tempo dell’uomo che aveva paura dello scorrere di esso. Viene, allora, introdotto il rito per gestire il tempo.
Dopo l'editto di Milano del 313, nel 325 d.C con il Concilio di Nicea avvengono tre fondamentali cambiamenti:
- La trasformazione della Domenica nel giorno di Dio e non più del Sole
- Stabilisce la Pasqua, che deve cadere dopo l'equinozio di primavera, la prima domenica dopo la prima luna piena.
- Inizia la lotta contro gli ariani.
Il cristianesimo si afferma perché è una religione che assorbe le tradizioni antiche e le rielabora: ad esempio la Pasqua e il Natale coincidono con la resurrezione e la nascita del dio egizio Horus. Parte integrante del rito era la musica che svolgeva la funzione di amplificazione fonica e melodica, e venne introdotta con l'editto di Milano anche per coinvolgere di più e per differenziare gli argomenti.
La musica esprime la fisicità che il cristianesimo ha messo da parte e viene considerata la parte animale del rito, che altrimenti sarebbe solo spirituale, perciò più il testo liturgico ha forti valori, meno la musica è importante perché toglie attenzione:
- Cantillazione: i testi sono presi dal Vangelo e vengono cantati quasi in un unico tono, tranne alla fine dove cambia per dare enfasi alla conclusione del discorso.
- Salmodia: i salmi, nei testi liturgici, sono la parte più poetica, meno tecnica rispetto ai Vangeli. Sono strutturati in Emistichi (ciascuna delle due parti in cui il verso viene diviso dalla cesura; verso incompleto) e hanno una struttura ad arco.
- Canto: il canto liturgico restituisce il significato delle parole e lavora sulla struttura ad arco. Non è più una struttura sillabica, ma melismatica: su una sillaba vengono caricate più note ad altezze diverse, ma senza interrompere l'emissione di voce. La singola sillaba con questa struttura è detta neuma. Il canto è composto da poche frasi che vengono ripetute.
- Inno: non appartiene alla liturgia erano composizioni poetiche di lode a Dio con forma strofica (ogni strofa aveva la stessa melodia), versi ritmati e testo facilmente comprensibile. La musica della prima strofa veniva ripetuta identica per tutte le altre.
- Alleluia
- Graduale
La lingua latina, come il greco, basava gli accenti sull’elevazione melodica della voce, e non sull’intensificazione come oggi, perciò il punto più alto corrisponde alla sillaba accentata. Il suo grado di melodizzazione dipendeva dallo stile richiesto: in un’antifona, breve versetto che introduce e conclude un salmo, la melodia era semplice e definita di stile sillabico; in un canto solistico come l’offertorio, lo stile era più ricco, definito stile melismatico o fiorito.
Il testo liturgico dava luogo a tradizioni di canto diverse nelle varie regioni d’Europa e anche le chiese d’occidente erano frammentate con riti e lingue diverse e questo portò allo scisma d’oriente nel 1054. Il VI secolo si concluse sotto il papato di Gregorio Magno a cui si deve il nome del canto, che aveva l’intenzione di rispettare e stimolare le autonomie locali.
L'anno liturgico
La "memoria di Cristo" è celebrata in un complesso di riti che dura un intero anno. I giorni espressamente dedicati alla sua celebrazione sono la Pasqua e il Natale, che prendono il nome di Ciclo del Tempo o Temporale; tutto il resto dell'anno invece viene chiamato tempo ordinario, le cui festività sono mobili e dipendono dalla data della Pasqua.
Il tempo è rilevante nella celebrazione della "memoria di Cristo" nell'anno liturgico. Per il cristiano il tempo è la categoria entro cui si attua la salvezza, ecco perché la Chiesa distribuisce la "memoria di Cristo" nel corso dell'anno.
La Pasqua è il fulcro del Temporale e la sua data è mobile: cade dopo l'equinozio di Primavera, la prima domenica successiva alla luna piena e poiché l'equinozio è indicativamente fissato al 21 marzo, la Pasqua si colloca fra il 22 marzo e il 25 aprile. L'attesa inizia con il mercoledì delle ceneri e dura 40 giorni (Quaresima). In passato si celebravano anche le tre domeniche precedenti. Il tempo Pasquale dura 50 giorni e si conclude con la Pentecoste.
Il Natale, invece, cade sempre il 25 Dicembre ed è preceduto dalle 4 domeniche dell'Avvento e finisce con l'ottava dell'Epifania. C'erano dei giorni vuoti in cui non esisteva nessuna particolare celebrazione: all’inizio si sono riempiti questi giorni dedicandoli ai santi o martiri (Santorale), ma col passare del tempo i santi aumentarono e non bastavano più i giorni e avvennero delle sovrapposizioni con le celebrazioni. Oggi, ogni giorno ha circa una ventina di santi: la celebrazione di sant’Ambrogio, ad esempio, è più importante di qualsiasi altra celebrazione che ci sarà in quel giorno (a Milano); in altri paesi in cui non è importante si celebra solo l'Immacolata.
La liturgia delle ore
La liturgia delle ore è il rito che si compie durante l'intera giornata. Educa e mette il cristiano in condizione di avere un punto di riferimento intellettuale e ha anche la funzione di dare un senso al tempo. Con la gestione delle celebrazioni, che cambiano di giorno in giorno, gestisce la durata della giornata in 8 parti.
Le ore non venivano calcolate come oggi: 12 ore mattutine (dall'alba) e 12 serali (dal tramonto). Ogni ora ha struttura simile e la struttura di ogni ora è quadripartita.
- Introduzione = Canti
- Salmi = Salmodia
- Letture + responsori = Cantillazione
- Conclusioni = Canti
Ma si sviluppa in modo diverso a seconda che si celebri nelle ore principali (mattutino, laudi, vespro) o nelle altre:
Il mattutino è estremamente complesso ed è la celebrazione che dura più a lungo perché la gestione del tempo notturno è più importante della gestione di quello diurno, molto più inquietante perché privati di alcuni sensi (vista).
La messa può essere celebrata in ogni momento della giornata e produce delle forme musicali, gestione collettiva del rito, molto complicata nella struttura.
La messa
La messa e la liturgia delle ore sono l'espressione più importante in cui si compie il rito cristiano ed esprimono la memoria e il sacrificio di Cristo. Alcune parti del rituale si legano al giorno dell'anno liturgico in cui viene celebrata, pertanto, all'interno di una prevalenza di testi e azioni fisse si collocano dei momenti variabili, legati al giorno dell'anno o alla circostanza in cui viene celebrata.
La memoria di Cristo: la memoria è la cosa più importante che viene messa in atto ed è il vero significato che ci permette di essere esseri umani. Se escludiamo la capacità di riconoscere ciò che siamo stati saremmo dei vegetali. Senza conoscere e senza avere un ricordo di un'esperienza emotiva non si può comprendere il significato di quello che si sta vivendo. La nostra coscienza e la nostra emotività sono la sovrapposizione di ricordi. La memoria forma la coscienza, l'anima è la coscienza emotiva, l'anima è la memoria.
Ma il cristianesimo non concepisce questa cosa: per un credente l'anima è la coscienza spirituale, non legata solo al ricordo. La memoria è anche collettiva: è la conoscenza della nostra storia che può essere messa in discussione. Il ricordare Cristo è la specificità del cristianesimo, Cristo si presenta come un ribelle che vuole modificare la storia, oggi viene percepito come un sentimento di conservazione.
La messa è costituita da due parti essenziali: la liturgia della parola e la liturgia eucaristica: la liturgia eucaristica è la parte principale della messa, che attorno alla memoria di Cristo dell'ultima cena, sviluppa la fase iniziale dell'offerta dei doni e quella finale di partecipazione conviviale al pasto. C'è alla base un motivo sociale: nel pasto collettivo (simbolo del sacrifico di Cristo) c'è un senso profondo della nostra essenza di essere umani (la società occidentale vede l'individuo come una collettività), il pasto collettivo mette insieme vari elementi della collettività e il comportamento di portare e ricevere doni è la simbologia di un comportamento sociale civile e offrono la salvezza attraverso la consumazione collettiva.
La liturgia della parola è l'elemento razionale rispetto all'eucarestia e insieme completano il rito perché la liturgia della parola nutre lo spirito, mentre quella eucaristica, con il pasto, nutre simbolicamente il corpo, aumentando la conoscenza e il sapere. È strutturata in due parti: la lettura della Bibbia e l'omelia. Tra queste due sono stati posti due interlezionali (graduale e alleluia) per distrarre e rilassare il cristiano dai temi molto importanti.
I riti di ingresso prevedono dei canti: il testo che raccoglie anche le melodie si chiama liber usualis: strutturato in ordinario, ciascun canto prevede diverse intonazioni in base alla celebrazione (testi sempre uguali a se stessi) e proprio (testi che si celebrano singolarmente per quella singola festa), non vengono intonati perché vengono riprodotti solo quel giorno, ogni testo ha diverse melodie.
I canti dell'ordinario sono 5: Kyrie, Gloria, Sanctus, Agnus Dei e Credo; e permette ai compositori di sentirsi più liberi nel creare della musica, essi preferiscono comporre questi perché celebrati quasi ogni giorno, quindi saranno più noti.
Simbolo niceno: il Credo aveva funzioni antiereticale (esprime l'uguaglianza tra Padre Figlio) e oltre a separare le liturgie, introduce la messa dei fedeli. Originariamente era una forma salmodica, ma talmente alterato che viene posto a metà tra la cantillazione e la salmodia.
I canti sono dieci: cinque dell'ordinario e cinque del proprio. La messa è cantillata per via della presenza di testi importanti e non usa quasi mai la salmodia o gli inni. Il kyrie è tripartito: KKK CCC KKK permette di scegliere diverse melodie, più la musica è uguale a se stessa, più viene usata nelle messe meno importanti; alla fine viene in ogni caso usata una melodia diversa (modulo AAA-B, ABAC).
La trasmissione del canto liturgico nella chiesa d’occidente fino al IX secolo
Fino al IX secolo la trasmissione del canto liturgico avveniva per tradizione orale, in seguito l’ampiezza dei repertori associati ai riti impose la nascita di scuole per l’istruzione dei cantori. La prima schola cantorum pontificia fu creata da Sergio I tra il 687-701.
Nelle melodie scritte a partire dal IX secolo intervenne l’uso della notazione che combinava le tecniche di memorizzazione a quelle di improvvisazione. Prima della notazione il cantore doveva ricordare la melodia nel momento in cui la eseguiva tenendo conto che molti canti erano simili tra di loro perché espressione di uno stesso tipo melodico, ma alcune forme melodiche standard si trovavano anche in canti appartenenti a tipi melodici diversi: gli alleluia condividono forme melodiche con i graduali.
I cantori possedevano una serie di formule che avevano memorizzato e utilizzavano cucendole insieme (centonizzazione), come facevano gli aedi. In sostanza le diverse melodie erano riconoscibili e caratterizzate dalla particolare struttura testuale, dalla curva melodica fondamentale e dalle formule standard. Il cantore nella loro esecuzione doveva richiamare tutti gli elementi fondamentali alla mente, ma ogni volta ricreava la melodia in maniera diversa.
Le grandi innovazioni del IX secolo
Durante il periodo carolingio furono introdotte molte innovazioni e l’intervento di Carlo Magno fu molto importante, ma queste furono dettate da motivi politici non musicali: quando i Franchi si allearono con il papato, iniziarono gli scambi tra Roma e Aquisgrana e ci si accorse che il canto liturgico dei Franchi era molto diverso da quello romano.
La monarchia carolingia non poteva restare indifferente perché tollerare il pluralismo dei riti avrebbe compromesso il progetto di accentrare il potere nell’autorità imperiale e creare un’unità politica e religiosa: così si cercò di trapiantare nei franchi il rito romano, ma si creò un ibrido e i cantori Franchi ebbero delle difficoltà a riprodurre i microtoni del canto romano. Allora vengono messe in atto delle strategie didattiche dalle scuole metris: insegnanti italiani che insegnano le melodie nel territorio franco-tedesco agli insegnanti. Questo sistema continua anche oltre la caduta dell'impero romano.
Ma ci furono dei problemi e delle conseguenze:
- IX secolo: vi è un'improvvisa comparsa di trattati teorici sulla musica che richiede dei sistemi di memorizzazione per essere acquisita. Si imparava, quindi, per imitazione e si cercano delle strategie per ricordare:
- Le melodie del rituale romano sono state acquisite dai franchi e riproposte alla popolazione europea.
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