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Storia della musica medievale e rinascimentale

Il Medioevo ha inizio nel 476 d.C., con la caduta dell'Impero romano d'Occidente, e termina nel 1492 con la scoperta dell'America. Ogni secolo ed epoca ha le proprie specificità e peculiarità. Nel secolo IV il Cristianesimo influenzerà notevolmente la musica del periodo; l'unica forma liturgica a non essere cantata è l'omelia, la predica. Il Cristianesimo ha ideato un modo di scrivere il rito, musicato; mette per iscritto la parte musicale della liturgia. La musica cristiana è l'unica che mette per iscritto ciò che era impossibile scrivere, ovvero il suono.

Il modo di fare musica oggi è fortemente condizionato dal modo di farla in passato. Con il Medioevo vediamo una serie di processi che portano a cambiamenti fluidi che si concluderanno nel 600. Si intende per editto di Milano (noto anche come editto di Costantino) l'accordo sottoscritto nel febbraio del 313 dai due Augusti dell'impero romano, Costantino per l'Occidente e Licinio per l'Oriente, in vista di una politica religiosa comune alle due parti dell'impero. L'editto sancì la libertà di credo.

Questo editto comportò un cambio di metodologie a livello musicale, da rito privato la musica divenne rito pubblico con una serie di comportamenti collettivi rituali da utilizzare. I Ordines Romani, nuovi riti, permangono a lungo divenendo raccolta di rubriche cerimoniali che descrivono e documentano lo sviluppo della liturgia papale in Roma dal sec. VI al XV. I comportamenti collettivi durante il rito di cui si è visto furono qui raccolti nel corso del 700 a seguito della decisione di Papa Gregorio Magno, che indica che cosa dovesse essere detto durante i riti.

Tra il 300 e il 700 si iniziano ad organizzare rituali cristiani. Falsamente il tracollo dell'impero romano d'Occidente viene attribuito allo sviluppo del Cristianesimo. Il Cristianesimo prese maggiormente piede con la crisi dell'impero attirando le popolazioni germaniche e facendole convertire volontariamente ed in poco tempo.

Il Cristianesimo va assorbendo il contesto in cui si sviluppa, nel 381 diviene la religione ufficiale dell'impero, una religione pubblica di Stato. La musica del secolo IV è ricca e sofisticata, ci sono però poche testimonianze scritte risalenti alla Grecia classica. I romani non utilizzavano forme di notazione ma si limitavano a fare musica. Tra il I e il V secolo non esistono pentagrammi ma descrizioni teoriche. Nelle testimonianze greche esiste una trascrizione di un canto: il Papiro di Ossirinco.

Si tratta di un singolo frammento su cui è indicato un canto greco con note la cui misura è indicata da lettere greche. Il Cristianesimo riesce a promuovere le caratteristiche delle culture con cui viene a contatto. Le grandi celebrazioni cristiane sono due: Pasqua e Natale. La celebrazione del Natale deriva dalla nascita di Mitra, una celebrazione romana pagana, e coincide con il solstizio d'Inverno. Solstizio d'Inverno ed equinozio di Primavera corrispondono alla fine della semina e all'inizio del raccolto, nelle tradizioni precristiane. La Pasqua cade vicino all'equinozio di Primavera.

L'influenza di Ambrogio e la musica paraliturgica

Nel 325 d.C. si stabilì che la festa romana si chiamasse Due Solis, in relazione alla domenica, giorno di sole. Nella Milano del IV secolo compare Ambrogio che usa la musica paraliturgica, ovvero una serie di canzoni strofiche con una melodia uguale per ogni strofa dell'inno, una canzone liturgica introdotta in questo periodo nella cristianità. Un inno importante attribuito a Sant'Ambrogio è “Veni redemptor gentium” scritto però nel X secolo. Ha una sola melodia che si intona su ogni verso delle strofe dell'inno, spesso non più di 15. Importante è il testo e non tanto la musica, poiché il testo è preghiera.

Ci sono più modi per cantare: salmi, inni, testi in prosa e canti. Si conoscono questi modi grazie alle testimonianze. I testi in prosa sono in cantillazione, ovvero ogni sillaba viene cantata alla stessa altezza, c'è poco di musicale. Il salmo invece è un testo poetico, sono versetti bipartiti con un numero di sillabe variabili, la prima parte è la intonatio, poi le finali della prima e della seconda parte sono chiamate mediatio e terminatio: in mezzo ci può essere una flexa, una pausa tra le due parti di ogni verso.

Un canto vero e proprio è quello per cui ogni sillaba può avere più note o neumi associati, un esempio è il Kyrie cristiano. C'è un vocalizzato difficile e complesso, cantato da persone specifiche e capaci. Non si appoggia ad un tenor. Intorno al XIII secolo compare un personaggio che scopre i segreti della musica ascoltando il fratello che percuote i martelli sull'incudine. È il mito di Tubalcain rappresentato in parte nel cappellone degli spagnoli a Santa Maria Novella di Firenze, poiché vi è una rappresentazione delle arti liberali.

Al centro c'è la musica raffigurata da una donna con un organo e un signore che batte il martello sull'incudine, quel signore è Tubalcain (e non Pitagora). È un mito inventato nel medioevo dai cristiani appropriandosi del mito di Pitagora che faceva la stessa cosa. Lui è uno dei figli corrotti della settima generazione di Caino, spazzato poi dal diluvio. Gli ultimi 4 figli sono le 4 conoscenze, conoscenza intesa come qualcosa che corrompe. Tubalcain ascolta il fratello fabbro e così creò la musica. Il concetto del mito è quello per cui l'arte del ferro è quella più complicata e intellettuale. L'età del ferro è importantissima per l'uomo ed è considerata l'età in cui è nata la scienza.

La musica e la cultura cristiana

Noi possiamo avere conoscenza delle pratiche musicali ricostruendo un fil rouge dei principi cristiani. La prima fase è meno testimoniata perché più antica. Riunire l'Europa sotto un unico scettro da parte di Carlo Magno portò ad una multiculturalità anche musicale che portò alla scrittura musicale. Una cultura frammentata con una musica diversa per ogni zona d'Europa, i riti cristiani venivano cantati diversamente.

C'è una ricerca di uniformità culturale e rituale da parte di papa Gregorio che indica una volontà di fondo di ricostruire una unità dopo il crollo di Roma e dell'impero. Dal punto di vista musicale il cristianesimo è stato fondamentale oltre che per altri motivi. La presenza dei barbari in realtà non è motivo del crollo dell'impero, volevano farne parte e ambivano a farlo, non distruggerlo. Impero grande e mal gestito seppur i tentativi nel gestirlo erano molti e funzionanti (rete stradale per esempio).

I franchi si cristianizzarono e si stabilizzarono nel nord ovest dell'impero per poi integrarlo, stessa cosa i goti ma passando per l'impero d'oriente. Si diffusero però forme eretiche in giro per l'Europa, ma soprattutto intorno alla città di Alessandria d'Egitto, particolarmente multiculturale e influenzata da più pensieri.

Inni e liturgia

A partire dal V secolo c'è una grande presenza di barbari e di sfumature di cristianesimo diverse. Gli inni dunque iniziano ad essere diffusi proprio per attirare i cristiani a fine propagandistico. Ilario e Ambrogio si rifanno all'inno orientale, imitando il modello siriaco e orientale e trasponendolo in occidente. Sono canzoni storiche in cui la partecipazione collettiva avviene attraverso il refrain, Ambrogio elimina il refrain cosicché il fedele possa capire il testo dell'inno.

Il salmo responsoriale è cantato con un refrain alla fine di ogni verso, ora è rimasto alla fine del salmo. I responsori derivano dalle acclamazioni romane nelle celebrazioni solenni e venivano cantate alla fine delle frasi dal popolo. Si acquisisce l'esclamazione in alternanza alla parte cantata dal sacerdote o dal dotto che cantava l'intero testo. I testi furono trascritti a partire dal VI secolo grazie a Gregorio, ma risalgono a molto prima ovviamente in modo diverso a seconda della zona. Ma solo dal IX secolo abbiamo i primi veri documenti, quindi dopo o durante il periodo carolingio grazie ai monasteri.

Gli irlandesi come i germanici si vogliono cristianizzare perché sono meglio organizzati di loro, quindi nascono figure come Colombano che convincono il resto d'Irlanda ad esserlo. Figura importante perché poi va in Francia e in Italia fonda il monastero di Bobbio, utile per la storia della musica come quello fondato ancora da lui, ma in Svizzera. I monasteri sono società canore liturgiche non necessariamente ecclesiastiche, per lo più laiche.

Musica cristiana e romana

Musica cristiana e romana sono in opposizione tra loro, i primi vogliono differenziarsi fino a Costantino che probabilmente fonde i due modi. La lettura cantata dei salmi o dei Vangeli però deriva prettamente dalla cultura ebraica, diciamo che è un mix di tutte le influenze. Liturgia anche danzata e quindi possibilmente con musica ritmata, ci sono dunque percussioni e la loro presenza è attestata da documenti del XI secolo, come anche la presenza di cantori e danzatori.

Ci sono anche i canti di lavoro che servivano per gestire il ritmo del lavoro stesso, proprio nel medioevo come quelli dei rematori o dei raccoglitori di grano o dei guerrieri per la marcia. Uno dei canti che si è conservato è il "Credo", serviva per distinguere due parti della messa, la prima didascalica e la seconda per la memoria di Cristo. Il credo fino al IX non era cantato, poi con la scrittura del Credo portò anche alla sua intonazione. È un Credo Apostolico per diffondere il cristianesimo, ma c'è anche il Credo Niceno dopo il 325 con il concilio di Nicea.

Questo tipo di Credo è un Credo anti ariano, in cui si paragona di più Cristo a Dio e si tolgono le sfumature prettamente umane. Nel concilio del 326 però cambiò ancora, si recupera la fisicità del Cristo e si afferma il concetto di Trinità. Il primo inserimento in una messa è orientale e dell'anno 500, poi arrivò in occidente, o meglio in Spagna dopo il 589 con il concilio di Toledo. Poi con Carlo Magno si inserisce nella messa romana e si inventa un canto apposito.

Il credo è un testo in prosa in cui si riconosce un primo emistichio e un secondo. Tra loro c'è una corda di recita inserita solo nelle frasi più lunghe con un Sol nella prima e un La per la seconda. Applicano come modello di canto il modello salmodico. La struttura della messa è importante perché in messa ci sono più canti, come il Credo. La messa è costituita dalla liturgia della parola e una eucaristica, questa forma è assunta in un periodo antico, si ricorda il Cristo.

Prevede 10 canti divisi in proprio e ordinario, il proprio lo si stabilisce sulla base del giorno, l'ordinario è sempre uguale. La liturgia calcola anche il tempo dunque, organizza un tempo che trascorre. Il cristiano prevede 9 momenti del giorno che vengono celebrati, 8 preghiere e una messa. All'interno dell'anno ci sono due grandi momenti: Natale (inserito nel III e IV secolo) e Pasqua (conservata dagli ebrei). Celebrazione della Pasqua che è mobile al contrario del Natale che è una festività fissa legata all'equinozio d'inverno.

Meccanismi di celebrazione e struttura monastica

Meccanismi di celebrazione che ricostruiscono in un anno la vita di Cristo, un tentativo di distribuire le memorie di Cristo all'interno dell'anno solare. Tutte le altre festività sono le celebrazioni dei santi, gente cristiana martire, quindi sono messe sanctorum, ovvero legate al giorno di morte del santo (tipo il 7 dicembre dedicato a sant'Ambrogio). Ovvio che questi hanno dei propri diversi da altre funzioni, dedicate a sant'Ambrogio con testi di attinenza alla memoria ambrosiana.

Ma inizialmente i santi servivano per dare entità e vita ad ogni giorno, oggi sono circa 30000 i santi quindi più di 100 al giorno. Nell'ordinario ci sono Kyrie, Gloria, Credi, Sanctus e Agnus Dei; nel proprio c'è l'antifona dell'introito, il graduale, l'alleluia, l'antifona dell'offerta e quella di comunione.

Il graduale e l'alleluia sono importanti perché stanno nella liturgia della parola, ovvero la parte non più intensa o sacrificale (quella è quella eucaristica), ma di tipo didattico, più vicino al fedele. Il graduale è complesso e lungo, l'alleluia è di grande entusiasmo e con un lungo melisma della parola "ia" che significa dio. È uno dei canti di giubilo, gioioso, quindi non cantato in quaresima o ai funerali, a quel punto si userà il Tratto (un graduale rivisitato). Il resto della messa è cantillato, un testo in prosa non recitato.

Questo tipo di struttura rimane tale, o simile, fino al 1700 per poi sgretolarsi e cambiare. L'inno orientale è più didattico e didascalico, in occidente è partecipato direttamente dall'assemblea. La struttura monastica d'oriente è un meccanismo di autosostentamento e autoregolazione, tuttavia quella orientale è personale e privata, non prevede collettività seppur sia una regola di vita e di estrinsecazione dalla realtà quotidiana. Si tratta di eremiti isolati dalla società che ti corrompe, sono anacoreti e stilisti, forme di frustrazione fisica e mentale che vengono assorbite dalla cultura occidentale, ma in forma collettiva.

I testi scritti e la preservazione della memoria

I testi scritti si distruggono facilmente, come la biblioteca di Alessandria, e i monaci conservano gli scritti perché servono per poter memorizzare la struttura complessa della liturgia. Si salvano i testi di tradizione pagana solo per imparare a leggere e scrivere e non perché fossero interessati alla preservazione della memoria. Sono presenti anche trattati musicali, soprattutto derivanti dai greci o comunque da oriente. Molti sono questi trattati, pochi in latino e la maggior parte greci; trattatistica a carattere tecnico-matematico, pochi della storia in sé della musica, mitica e fatta per sentito dire e attribuito a Plutarco in modo convenzionale.

Importante è il "De musica" di Boezio, non un teorico della musica, ma un intellettuale di arti liberali. Oppure quello di Marziano Cappella "Nozze di filologia e mercurio", un poema pagano in terra cristiana Cartagine. È strutturato in tanti episodi quanti sono le arti liberali, sono nozze simboliche e mitologiche e c'è un piccolo trattato di armonia molto più facile di uno già fatto da Agostino. Il più importante però è quello di Boezio che raccoglie la trattatistica greca e la traduce in latino e diventerà la base della musica medievale, studiato nei secoli successivi.

Boezio opera alla corte di Teodorico, re dei goti che aveva conquistato Roma ed alleato successivo di Bisanzio, poi stroncato con la guerra greco-gotica. Alla corte franco-cristiana di Pipino il Breve e Carlo Magno invece, dopo che i Merovingi che cacciarono la presenza degli arabi con la battaglia di Poitiers con Carlo Martello nel 732, non ci si limita a sconfiggere il nemico, ma si ottiene un'alleanza con Roma e il pontificato di Stefano II. Questa alleanza portò alla scacciata dei Longobardi, di fede cristiana ariana, dalla penisola italiana, percepiti fino ad allora come estranei o comunque conquistatori.

Carlo Magno e la riforma musicale

Carlo Magno dopo essere stato impressionato dalla magnificenza di Roma, ricostruì la gloria del Sacro Romano Impero, anche giustificato dalla sua alleanza col Papa (per questo "sacro"). La strategia di Carlo Magno prevedeva anche di riformare un tessuto connettivo di tipo commerciale e amministrativo. Ma per amministrare un possedimento così vasto (Francia Italia e Germania) ha bisogno dell'alleanza papale perché il cristianesimo si era infiltrato e incuneato così a fondo nella cultura e nelle città europee tanto da poter amministrare alcuni territori. Così ne incrementò la diffusione facendo costruire numerosi complessi monastici.

I vescovi franchi, e i loro sottoposti, adottarono il rituale romano con tutti i testi liturgici e musicali annessi. Fu un cambiamento drastico e radicale, ma che rese omogeneo il suo impero. Tutto ciò avvenne grazie all'insegnamento della nuova liturgia nei monasteri e nelle scuole. Nel giro di pochi anni viene inventato un sistema notazionale, sulla base di quello greco-orientale. Si comincia a sviluppare una serie di segni ecfonesi (segni che dicono come pronunciare un testo) e si sviluppano questi segni in forma tale da poter raffigurare il movimento vocale. Questi segni vengono anche chiamati "neumi", ovvero "cenni", che sono un sistema accentuativo complesso per poter indicare il movimento della voce.

Il modello era romano e serviva principalmente nel nord del suo impero, quindi oltre le Alpi. Il sistema scolastico liturgico si sviluppò principalmente nel resto d'Europa e non in Italia poiché già cantavano "alla romana". Un sistema abbastanza uniforme e omogeneo, ma che presenta comunque differenze perché a seconda del luogo assume caratteristiche differenti. Il principio è quello di usare un segno per indicare una singola altezza o doppia o tripla. Piano piano viene migliorato e si modifica col tempo arricchendosi di segni e di significati per poi rimanere invariate fino ad oggi dal XIII secolo. Ovviamente non si raggiunse mai il livello romano, ma sicuramente un canto unitario si viene a costituire. Melodie simili con scritture simili.

Nel XVIII secolo quando Roma avrà ancora bisogno dell'aiuto francese cambierà il proprio modo di cantare sulla base dei testi scritti, raggiungendo un ibrido "franco romano". Nel VI secolo Papa Gregorio I fece un'operazione in anticipo sui tempi risultando un forte impulso per la musica liturgica e lo sviluppo della notazione musicale.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/07 Musicologia e storia della musica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GianlucaMeana di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della musica medievale e rinascimentale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Daolmi Davide.
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