Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Principali tendenze e movimenti nella musica dell’800-‘900.

PARTE PRIMA 1750-1890 Il dominio della musica colta europea

1750-1791: L’ILLUMINISMO MUSICALE

Inquadramento generale

Il breve periodo storico che va dalla morte di Bach (1685-1750) a quella di Mozart (1756-1791) è uno dei più

densi e gravidi di trasformazioni, non solo sul piano del linguaggio e delle forme musicali, ma più in generale sul

terreno della vita sociale, politica, economica, culturale dell’Europa settecentesca. Dentro questo simbolico arco di

tempo si collocano profondi cambiamenti di pensiero e di assetto sociale. Cambia il modo di vedere il mondo, si

trasforma la stessa realtà su cui si concentrano le attenzioni dei filosofi e le strategie spettacolari di musicisti,

drammaturghi, artisti.

Proseguendo un costume già intrapreso fin dalla seconda metà del Seicento, ma estendendolo a fasce più

ampie della società, vanno allargandosi le società musicali, promotrici di concerti pubblici, mentre il linguaggio

musicale pone alla base della sua organizzazione principi ed esigenze nuove. In contrasto con le complesse e

vertiginose architetture del Barocco più impegnativo, vengono chiesti ora semplicità, gradevolezza, sottile emozione,

facile sentimento, ingredienti che incontrano le richieste di facilità esecutiva di un sempre maggior numero di dilettanti

presenti tanto fra i nobili, quanto fra i borghesi colti. Al primato della razionalità teoretica dei monumenti bachiani, si

vuole sostituire sentimenti ed emozioni più elementari, più comprensibili ad un pubblico medio. Questo stile prende il

nome di “stile galante”, contrassegno di un’epoca, di un modo di sentire che si afferma in particolare nel tessuto della

cultura francese e tedesca, tra gli anni Quaranta e Sessanta del Settecento.

Non si può parlare nel caso dello stile galante di figure di prima grandezza, esiste piuttosto l’attraversamento

inevitabile di una moda che coinvolge diversi autori come Friederich Mapurg, Joachim Quantz e Carl Philip Emanuel.

Quel che più interessa notare piuttosto è la definitiva chiusura dell’ epoca barocca, che preannuncia le future

maturazioni del linguaggio musicale nel futuro secolo romantico.

Sul piano architettonico, vi è la spinta in tutta Europa alla realizzazione di numerose sale specificamente

destinate al concerto: già prima della metà del Settecento sorgono i teatri di Roma (Argentina, 1732), Napoli (S. Carlo,

1737), Torino (Regio, 1740), seguiti dopo la metà del secolo da quelli di Milano (Teatro alla Scala, 1778), di Venezia

(La Fenice, 1792), di Lipsia (Alte Gewandhaus, 1780), di Londra (King’s Theatre Concert Hall, 1793), e da qui in

avanti verso il XIX secolo, segnato da ancora maggiori sforzi progettuali e costruttivi.

Se il Seicento è segnato dalla diffusa presenza della musica cembalo-organistica oltre che per archi, e se la

prima metà del Settecento è pervasa dal segno sonoro del violino, la seconda metà del secolo vede la lenta ma

inarrestabile affermazione di un nuovo personaggio strumentale, il pianoforte (inventato nei primi anni del Settecento

da Bartolomeo Cristofori), destinato a dominare da lì in avanti il panorama della musica solistica e concertistica fino a

tutto l’Ottocento e oltre, grazie alla potenzialità timbrica e dinamica, che consente le sfumature di piano e le energiche

sonorità del forte, non realizzabili col cembalo (corde pizzicate) ed idonee alla poetica del sentimento ottocentesca.

La querelle des bouffons

Jean-Jacques Rousseau, con la sua “Lettera sulla musica francese”, condanna la musica strumentale,

considerata puro divertimento, a favore del teatro musicale, del melodramma, che rappresenta l’esperienza musicale

più viva e sentita nella cultura francese del tempo, mentre la musica strumentale continua a trovare terreno fertile

soprattutto in Germania. La condanna, che si rivolge anche all’uso della lingua italiana, a favore di composizioni in

lingua francese, darà così il via allo scoppio di una querelle che avrebbe influenzato non poco il destino della musica

francese, indirizzandolo allo sviluppo dell’opéra-comique (genere d’opera che unisce i dialoghi a brevi melodie

denominate ariettes), che avrà fortuna per tutto l’Ottocento.

Il Classicismo viennese di Haydn (1732-1809) e Mozart (1756-1791)

Haydn rappresenta il prototipo del compositore dipendente, sottoposto alle richieste e alle necessità della corte,

secondo un modello fin lì prevalente e diffuso in tutta Europa, mentre Mozart, con la sua avventurosa decisione di non

dipendere dalla corte, ma di comporre secondo lo stimolo della propria fantasia e sensibilità, già incarna il musicista

dell’800, libero professionista.

Haydn è il collegamento ideale tra le stagioni del Barocco e del Classicismo, di cui è diretto protagonista ed

elaboratore insieme a Mozart, il quale, con l’utilizzo poetico del pianoforte (su tutte la Sonata K.457 del 1784), e

attraverso due capolavori del teatro musicale (Il flauto magico e il Don Giovanni) è già precursore di qualcosa di

nuovo, di quell’ideale romantico, che caratterizzerà l’Ottocento.

Le simpatie di Mozart per gli ideali democratici lo portano ad aderire ad una loggia massonica nel 1784, e con la

rappresentazione delle Nozze di Figaro del 1786, rompe definitivamente il legame con la nobiltà, che nell’opera viene

esplicitamente attaccata.

Anche Haydn sperimenterà la via della libera professione dopo lo scioglimento dell’orchestra degli Esterhazy

nel 1790, e le 12 Sinfonie “londinesi”, liberando le esigenze introspettive, mostrano lo scatto rispetto alla produzione

precedente, improntata ancora alla limpida e dorata classicità (ad esempio i primi Quartetti, scritti per allietare le

serate del principe Furnberg, fino ai “Quartetti russi” del 1781).

1790-1830: TRA CLASSICISMO E ROMANTICISMO. LA RIVOLUZIONE DI BEETHOVEN

Inquadramento generale

Punto di svolta nella storia dell’uomo, la Ri voluzione Francese rappresenta l’epicentro di una profonda

trasformazione, e in concorso con la Rivoluzione americana e la Rivoluzione Industriale, costituisce uno spartiacque

tra vecchio e nuovo mondo, che influisce sulla vita economica, politica, sociale di tutto l’Ottocento, dunque anche

nell’arte e nella musica. Il mondo in cui si formano Beethoven, Shubert, Weber, Rossini e ancor più Chopin, Berlioz,

Liszt, Wagner, Verdi non è più lo stesso di Bach, Haendel, Vivaldi e dello stesso Mozart. L’orecchio dei compositori e

degli ascoltatori troverà suoni e rumori mai uditi prima, delle fabbriche, delle ferrovie, delle nuove invenzioni

tecnologiche e meccaniche, che riempiono progressivamente l’orizzonte uditivo, probabilmente con diverse incidenze

nella stessa visione estetica del timbro, della dinamica sonora, dell’orchestrazione.

Il nuovo rapporto dell’architettura con la musica riguarda non solo le grandi sale concertistiche, ma anche

l’organizzazione di ambienti privati, con il pianoforte che assume il doppio ruolo di strumento e oggetto di arredamento

qualificante, mentre l’editoria musicale incrementa la vendita di spartiti (l’italiana Ricordi nasce nel 1808).

La caduta dell’ancien régime ridimensiona fortemente la disponibilità finanziaria dell’aristocrazia, e lo stesso

compositore acquista lo status di professionista libero, soggetto ai rischi del mercato al pari delle altre libere attività

borghesi, ma più libero di esprimere il proprio istinto creativo. Per lui si profilano nel corso dell’Ottocento tre itinerari

professionali: la composizione, l’esecuzione concertistica e l’insegnamento privato presso famiglie facoltose e

pubblico presso le nascenti strutture dei conservatori. L’ascoltatore dal canto suo diventa sempre più un’entità astratta

e multiforme, non più identificabile esclusivamente nel pubblico noto della corte. Tuttavia la nuova legislazione sul

diritto d’autore (introdotta nel 1791) permetterà ad un Brahms non solo di arricchirsi, ma addirittura di praticare

speculazioni in borsa e investime nti.

I nascenti sentimenti nazionali vanno delineandosi non solo sul piano politico, ma anche su quello della cultura

e della musica, e le periferie d’Europa prendono coscienza della propria legittimità linguistica portando alla nascita

della questione delle “scuole nazionali”, forte dopo la metà dell’Ottocento.

Per quanto riguarda i generi musicali, accanto a quelli imperanti del classicismo viennese (sinfonia, sonata,

quartetto), vanno maturando forme che da un lato propongono una riduzione delle dimensioni e una tendenza

intimistica, dall’altro esaltano l’ingrandimento delle masse sonore e della energia. Al primo caso, spesso destinato al

pianoforte, appartiene il “notturno” della produzione miniaturistica di Chopin, Mendelssohn e Liszt, oltre che

l’”improvviso”, la rapsodia, mentre Beethoven è certamente l’interprete dell’irruenza musicale.

Beethoven (1770-1827) e Shubert (1797-1828)

Con Beethoven si apre una stagione nuova della storia della musica. L’adesione di fondo alle ordinate

simmetrie del Classicismo viennese, non riesce a contenere l’irruenza di tensioni emotive, vere e proprie forze

drammaturgiche, che continuamente spingono alla rottura, alla trasgressione (dalla Terza all’Ottava Sinfonia, nella

Sonata Appassionata), prefigurando quello spirito di libera divagazione interiore del Romanticismo (Sonata Chiaro di

Luna). Beethoven sperimenta un’esistenza per certi versi drammatica, attraversata da profonde crisi di sconforto che

le discrepanze tra la sua propensione all’idealismo e la realtà fatta di una società utilitaristica, di fallimenti sentimentali,

di solitudine e della progressiva sordità, portano a un passo dal suicidio nel 1802. Egli perverrà ad una ricerca di nuovi

livelli di comunicazione, tra ardita modernità e retrospettive forme arcaiche, nella Nona Sinfonia, estasi di fronte agli

insondabili misteri dell’assoluto.

La produzione di Shubert ruota principalmente attorno al gran numero (circa 600) di Lied, la canzone in lingua

tedesca con accompagnamento pianistico, che solo nelle mani di questo straordinario compositore supera il livello di

brano di intrattenimento, per assurgere al rango di opera d’arte. Le parole poetiche vengono colte nel loro senso

profondo e espresse da melodie ed accompagnamenti, struttura che culmina nel Canto del cigno del 1828, estremo

punto della concentrazione emotiva del compositore, con zone di sconvolgente tragicità.

Paganini (1782-1840) e Rossini (1792-1868)

Una delle figure di maggior spicco, popolare in tutta l’Europa di inizio 800, è Niccolò Paganini, virtuoso senza

rivali della grande tradizione violinistica italiana. La straordinaria novità del genovese è proprio il virtuosismo

“trascendentale” (la raccolta dei 24 Capricci), in grado di trasformare il violino in strumento polifonico ed

autosufficiente, che esercita un’enorme suggestione sui musicisti romantici.

Rossini è il più importante compositore d’opera italiano (39 opere) della prima metà dell’Ottocento,

nostalgicamente avverso alla nascente borghesia imprenditoriale (snobbata nel Barbiere di Siviglia) e colto

impreparato dalla trasformazione di valori del Romanticismo, al punto da chiudersi in un precoce silenzio dal 1829 alla

morte. 1830-1890: OTTOCENTO. LE MUSICHE DIVERSE

GERMANIA E AUSTRIA

Se per tutti i primi tre decenni dell’Ottocento Vienna e l’Austria detengono una centralità musicale sostanziale,

con la morte di Beethoven e Shubert, e soprattutto con il clima di restaurazione e immobilismo culturale indotto dalla

politica di Metternich, fino agli anni Sessanta, il primato passa decisamente all’area germanica. In città come Berlino,

Lipsia e Dresda si va formando la seconda generazione del Romanticismo tedesco con Mendelssohn, Shumann, Liszt

e Wagner. Non essendoci una codificata regolamentazione di cos’è e cosa non è romantico, questi quattro autori sono

la più fedele radiografia del mondo romantico e delle sue mutevoli rifrazioni.

In Mendelssohn (1809-1847), spirito borghese in armoniosa relazione con l’universo intellettuale, manca

l’elemento centrale dell’esistenza tipicamente romantica, ossia il dissidio con il mondo. Perciò egli è un “classico tra i

romantici”, e nelle sue opere si può apprezzare il suo talento nello scrivere bellissime melodie, come nel famoso

Concerto per violino e nelle Romanze senza parole.

Shumann (1810-1856) è il prototipo dell’artista romantico, irrequieto e segnato dal crescente stato di

depressione e da problemi di salute ed economici al punto di tentare il suicidio. Le sue opere rispecchiano l’amore per

il pianoforte e la libera divagazione, e si ispirano alla letteratura romantica, di cui Shumann è straordinariamente

appassionato, così nelle opere pianistiche Papillons e in Carnaval e nelle composizioni sinfoniche.

La vita di Liszt (1811-1886) è caratterizzata dalla sua leggendaria carriera itinerante, che riscuote successi in

tutta Europa, tuttavia egli risiede a Weimar per tredici anni, anche se la città è ostile alle sue posizioni moderniste e

rivoluzionarie. La sua straordinaria tecnica virtuosistica, cerca di tradurre sulla tastiera il “diabolico” Paganini (6 Etudes

d’exécution trascendante d’aprés Paganini), portando il pianoforte a suonare come un’intera orchestra, e

consentendogli di trascrivere le opere sinfoniche di altri autori, divulgando un repertorio straordinario, ora disponibile

nel salotto di casa.

Wagner (1813-1883) concentra le sue energie creative nel teatro, iniziando una radicale trasformazione

dell’opera, che proseguirà agli inizi del Novecento. La sua concezione d’opera d’arte totale immagina la poesia, la

musica, la pittura, l’architettura, fuse in un’esperienza artistica superiore alle precedenti e ci lascia massimi capolavori

del teatro musicale: dal giovanile Olandese Volante alla maturità del gigantesco ed epico Anello del Nibelungo,

Tristano e Isotta, I Maestri cantori di Norimberga.

La produzione di Brahms (1833-1897), uomo ottocentesco per la sua capacità di liberarsi dalle umili origini e

raggiungere il grado borghese con la tenacia del suo lavoro, ha un denominatore comune nella fedele adesione al

Classicismo viennese di Haydn e Mozart. Egli è interprete di un “altro” Romanticismo, distante dalle urgenze

innovative e dalle furie introspettive dei neotedeschi, che si esprime nelle Sinfonie e in altre pagine straordinarie.

ITALIA

Con Rossini il melodramma in Italia chiude la lunga pagina ereditata dal Settecento: i nuovi artisti sono pervasi

da una sensibilità non più volta a rappresentare un “teatro di marionette”, ma personaggi verosimili della società, con

predilezione verso i soggetti più umili, nel contesto di quel movimento artistico detto “verismo”, a cui nella letteratura

italiana corrispose il Verga. L’opera italiana non detta più legge in Europa, poiché molti caratteri estranei, a cominciare

dalla magniloquenza del grand-opéra francese, la hanno eclissata. Ricordiamo Donizetti (1797-1848) e Bellini (1801-

1835) che, affidando ai loro tragici amori il compito di fare la storia, sono lo specchio del “Romanticismo all’italiana”,

non foriero di eccessive dilacerazioni né di innovazioni originali nei rigidi orizzonti della cultura italiana. Ma il compiuto

melodramma nazionale si realizza solo in Verdi (1813-1901), che ebbe il merito di farsi interprete dei valori della

borghesia patriottica, grazie al solido impianto etico delle sue opere, che lo legano al Risorgimento (celebre l’epiteto

“Viva Verdi”, ove Verdi costituiva l’acrostico di Vittorio Emanuele Re d’Italia). Il concetto romantico di popolo-nazione

viene efficacemente rappresentato nel Nabucco. La celebre trilogia Rigoletto, Il trovatore e La traviata ratifica la

maturata padronanza dei mezzi espressivi e il concetto di “verità”, mentre strutture più articolate danno alla luce

drammi più complessi, di ampia ambientazione storica (Aida). Unica opera comica, il Falstaff, addio disincantato,

venato di malinconia, al mondo e al gioco della vita, con cui Verdi si congeda dal teatro.

FRANCIA

Per la musica strumentale ricordiamo Berlioz (1803-1869), una delle grandi incarnazioni extra-germaniche del

Romanticismo, Chopin (1810-1849), che riflette il dolore per la lontananza della patria polacca (Le Polacche) nelle

ardite composizioni per pianoforte (Notturni) e Saint-Saens (1835-1921), compositore di grande perfezione e cura

maniacale della forma, al punto da soffocare gli istinti romantici. Tuttavia in Francia la musica strumentale è

schiacciata dall’attenzione che pubblico e compositori riservano all’opera.


ACQUISTATO

1 volte

PAGINE

7

PESO

38.44 KB

AUTORE

Moses

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in dams (discipline delle arti, della musica e dello spettacolo)
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della musica III e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof La Face Giuseppina.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Storia della musica iii

Metrica Italiana, Storia della musica II
Appunto
Riassunto esame Storia della Fotografia, prof. Marra, libro consigliato Storia della Fotografia
Appunto
Riassunto esame Storia del Cinema Italiano, prof. Altieri, libro consigliato Storia del Cinema Italiano, Brunetta
Appunto
Riassunto esame Storia della Fotografia, prof. Marra, libro consigliato Fotografia e Pittura nel Novecento
Appunto