Storia della medicina
Da leggere: Specchi di Carta; Percorsi di lettura in tema di medicina narrativa. Obiettivo principale che ci proponiamo con questo corso è quello di comprendere il carattere scientifico e umano della medicina. Quest'ultima non è soltanto fatta di dati, ma anche di persone.
Il legame tra medicina e letteratura
Non a caso, nel 2013, è uscito, su una rivista americana, un articolo di un radiologo che sosteneva come fosse fondamentale, per un medico professionista, leggere cose non mediche, elencando 7 opere che, chi lavora nell'ambito della cura della salute, deve assolutamente leggere: l'Iliade di Omero, l'Inferno di Dante, il Don Chisciotte di Miguel De Cervantes, I viaggi di Gulliver, le Confessioni di S. Agostino, ecc. Ma perché un medico o un infermiere devono leggere questi testi? Per essere, ha risposto questo chirurgo, sempre studenti e studiosi della condizione umana, che è la cosa più difficile. Ma ancora più importante, è esercitare l'occhio clinico e l'occhio artistico, sull'interpretazione e sulla lettura di opere d'arte: il paziente, infatti, è come un'opera d'arte che deve essere interpretata, capita, compresa.
Osserviamo, per esempio, quest'immagine alato: è una tela di Picasso, che raffigura una persona di sesso femminile in un letto, con aspetto sofferente; a destra è possibile notare una signora, con in collo un bimbo, che offre qualcosa da bere alla malata e, infine, alla sinistra, possiamo osservare un medico tastare il polso all'assistita. Il titolo di quest'opera è "Scienza e Carità" ed è emblematica per il rapporto medico-paziente: tutte le linee degli sguardi si concentrano sulla figura della malata.
Medicina narrativa e scienza
La cosa molto interessante è il fatto di come, in tutti i momenti storici in cui la medicina è divenuta estremamente tecnica, si è sentito il bisogno di affiancarsi alla medicina narrativa, che si concentra sul ruolo relazionale e terapeutico del racconto dell'esperienza di malattia da parte del paziente e nella condivisione dell'esperienza, attraverso la narrazione, con il medico curante. Nel momento in cui si afferma, nel V secolo a.C., una medicina scientifica, voluta da Ippocrate, contemporaneamente si afferma un altro tipo di medicina, che richiedeva il ricorso al dio Asclepio, una sorta di rituale magico.
Ma anche nel 1600, quando il corpo umano viene assimilato ad una macchina, formata da fulcri e leve e la malattia diviene solo un guasto, allo stesso momento Georg Ernst Stahl parlerà di una medicina più spirituale. Ma anche oggi, che parliamo di robotica, di nanotecnologie, si parla di medicina narrativa. È un po' come se dovesse esistere una sorta di equilibrio fra scienza e spirito.
Il deterioramento del rapporto medico-paziente
Ma quando è cominciato questo deterioramento del rapporto medico-paziente? Ha avuto inizio, secondo il filosofo Michel Foucault, nel momento in cui è stato inventato lo stetoscopio, uno strumento che si frappone fra l'orecchio del medico e il corpo del paziente. Da allora, il concetto di malattia si è concentrato sul significato di disease: tutto ciò che con lo stetoscopio poteva essere rilevato, era un disease, ossia un danno organico. Ma qual è la conseguenza di questo tecnicismo esasperato? Il paziente perde importanza: la malattia è più importante del paziente.
Tiziano Terzani, giornalista e scrittore italiano, ha vissuto per molto tempo in Oriente. Ammalato gravemente, ha dovuto scegliere se farsi curare lì, attraverso la medicina orientale, o andare a farsi operare nel miglior ospedale di New York. Scelse quest'ultimo, ma scrisse, nel suo libro "Un altro giro di giostra", un discorso rimasto nella storia:
"C'erano una volta 5 ciechi, che dovevano descrivere un elefante. Il primo cieco tocca le gambe dell'elefante e dice: < L'elefante è come un tempio>. Il secondo tocca la proboscide e dice:
La crisi della visione scientista
Ma da quant'è che questa impostazione così scientista è stata messa in crisi? Dalla fine degli anni '900, quando abbiamo cominciato a comprendere l'importanza di valorizzare le circostanze sociali e individuali dell'esperienza di malattia. È meglio parlare di individui che di persone. Quest'ultimo termine, infatti, deriva dal latino e significa "maschera"; individuo, invece, deriva dal greco e significa "indivisibile": non è possibile dividere il corpo dalla psiche.
Quindi, alla fine del '900, al solo termine "Disease (malattia organica)", sono stati aggiunti i termini "Illness (disagio psicologico, soggettivo)" e "Sickness (punto di vista sociale della malattia)".
Interpretazioni artistiche e mediche
Osserviamo, adesso, quest'altra immagine qui alato, un'opera di Jose Perez: "Il chirurgo", del 1929. Come è possibile notare, la persona sdraiata (il paziente) è rappresentata come una macchina da aggiustare. I chirurghi sono presentati sotto le vesti di operai di una fabbrica, che hanno come unico obiettivo quello di risolvere il guasto.
Quindi, fintanto che la malattia verrà concepita unicamente come danno organico, i medici e i chirurghi resteranno semplici operai di fabbrica e il paziente una macchina fredda e guasta. Ma cosa provoca tutta questa scientifizzazione della medicina? Ha come principale conseguenza la perdita del rapporto medico-paziente e il disorientamento della persona malata. Per questo l'infermiere assume un ruolo privilegiato, perché sarà suo dovere "tradurre" ciò che il medico spiega all'assistito.
Tre parole latine legate alla medicina
Fare il medico, come fare l'infermiere, ci riporta ad un'etimologia di tre diverse parole latine: meditari, metiri e mederi. Tutte e tre queste parole hanno a che fare con il termine "medicina". La prima significa riflettere, la seconda significa seguire il giusto mezzo, l'equilibrio, mentre l'ultima significa prendersi cura. In una medicina, quindi, dobbiamo trovare "la scienza, l'intelletto, ma anche la carità".
Il metodo clinico
Tutto ciò si va a tradurre nel cosiddetto metodo clinico ("clinico" deriva dal greco "klinè", che significa "letto"): questo rappresenta l'insieme del sapere, del saper fare e del saper essere, ossia il possedere la capacità di esercitare una relazione di aiuto, basata sull'espressione "comunicare".
Tipologie di rapporto medico-paziente
- Un rapporto di tipo paternalista: Il medico è come un padre che coinvolge il figlio, gli spiega cosa è giusto da fare e gli impone la strada migliore per raggiungere la riuscita. Il medico è attivo e unico attore di questa scena, mentre il paziente risulta passivo (è quasi un paradosso, poiché oggi si parla di consenso informato).
- Un rapporto cosiddetto adulto-adolescente: Il medico è l'attore che coinvolge il paziente, considerato come un ragazzo adolescente (quindi in grado di capire qualcosa, anche se non tutto).
- Un approccio di mutua partecipazione: È un rapporto paritario, in cui medico e paziente sono due adulti che condividono le scelte. È questo il giusto rapporto da sostenere.
Progresso e progressione nella medicina
I medici per molto tempo hanno creduto nell'idea del progresso. In realtà, la medicina ha una sua progressione, ma non ha fatto progressi. Se, infatti, dico che "la medicina ha fatto molti progressi", do un giudizio di merito, la valuto come un'acquisizione di conoscenze che si avvicinano sempre di più alla perfezione. Ma noi oggi siamo superati da ciò che scopriremo domani: dobbiamo, quindi, vederla come una progressione, non come un progresso.
La scoperta scientifica nella storia della medicina
Ma allora, se la storia della medicina è stata una serie di scoperte scientifiche, che cos'è realmente una scoperta scientifica? Come si può riconoscere la paternità di una scoperta scientifica? Esistono i precursori? Una scoperta scientifica non è mai una creazione dal nulla.
Se qualcuno ci chiede: "Chi ha scoperto il diabete?" Come potremmo rispondere in maniera corretta? Cosa significa esattamente questa domanda:
- Chi ha usato per la prima volta la parola "diabete"?
- Il diabete è stato scoperto da Paracelso, il primo che ha sentito il sapore zuccherino delle urine di un diabetico?
È la domanda ad essere mal posta. Non è possibile riporre una scoperta scientifica in una sola persona. Il precursore non esiste!
Il rapporto tra medicina, arte e istituzioni
La storia della medicina è la storia di un rapporto, che lega le persone alle istituzioni, alle idee, alle società. Ed ecco perché, come dice Ippocrate, l'arte si compone di tre termini: la malattia, il malato, il medico. Il medico è al servizio dell'arte; il malato aiuta il medico a combattere la malattia. In qualunque contesto si possa andare, questo triangolo non cambia: è la definizione di relazione clinica. Il medico e il paziente, infatti, si alleano per combattere la malattia: stiamo parlando di alleanza terapeutica.
Le fonti storiche della medicina
Per la ricostruzione della storia della medicina ci basiamo principalmente su tre tipologie di fonti, a cui corrispondono tre diverse tipologie di approccio:
- Resti umani: Servono per la ricostruzione della paleopatologia.
- Testimonianze iconografiche: Utili alla ricostruzione dell'iconodiagnostica.
- Fonti letterarie: Ci danno informazioni riguardo la storia della medicina.
Iconodiagnostica
È la disciplina che cerca la patologia nell'opera d'arte. Non sempre tuttavia l'artista ha le competenze mediche per la rappresentazione di una patologia; non sempre inoltre, nelle epoche passate, una patologia era vista come tale (poteva essere visto come fisiologico qualcosa di patologico), motivo per il quale c'è sempre bisogno di un'interpretazione, tanto dello stile dell'artista quanto del periodo storico in cui si pone l'opera.
Un esempio di quanto detto può essere la Venere di Willendorf; che sebbene rappresenti un simbolo ideale di fertilità, attualmente non è certo considerato un ideale di bellezza. Rappresenta il simbolo di famiglia matriarcale, garante della prosecuzione della specie; è tuttavia quell'ideale di un tempo passato in cui verrebbe considerata come un caso di obesità.
Un altro esempio sono le "Les demoiselle d'Avignon" di Picasso, in cui il pittore esprime la scomparsa della libertà e l'angoscia della guerra civile attraverso le forme distorte e suggestive di un gruppo di prostitute. Quest'opera d'arte ha tuttavia un significato intrinseco, non patologico. La distorsione dei corpi e delle figure è atta solo a rappresentare lo stato emozionale dell'artista e non una possibile patologia dei soggetti raffigurati.
Considerando invece opere utili da un punto di vista icono-diagnostico, possiamo osservare le statue antiche che rappresentano l'Imperatore Adriano, dov'è possibile notare una piccola piega sopra l'orecchio. Questa piega è indice della suscettibilità dell'infarto al miocardio; si diceva infatti che l'imperatore soffrisse di edema agli arti ed epistassi, elementi patognomonici molto importanti ai fini della comprensione della sua originaria patologia.
Altra opera molto importante e senz'altro più moderna è "Laura Battiferri" di Bronzino. La donna, moglie di un personaggio importante, viene rappresentata pallida, con occhi incavati e collo grosso, indice forse di ipertiroidismo. Bronzino disegna quella zona anatomica in maniera molto particolare, queste rappresentazioni sono legate infatti alla descrizione del rapporto tra gozzo tiroideo e cretinismo da parte di Paracelso. Notiamo quindi come nello stesso periodo, l'occhio artistico di un pittore e quello clinico di un medico individuano un male comune alla tiroide.
Una delle patologie che più facilmente si riscontrano nelle statue femminili è il cancro al seno. Può esserne un esempio "La fornarina" di Raffaello, dove sul seno sinistro è presente una striatura bluastra, che potrebbe raffigurare con buona probabilità una neoplasia. Un'altra malattia molto raffigurata fu l'acondroplasia; i nani erano alcuni dei soggetti più amati e raffigurati nelle corti.
Un altro esempio importante è rappresentato dalla "Monna Lisa", in cui è presente nell'angolo dell'occhio sinistro una bolla di colesterolo, detta Xanthelasma. Nelle mani è presente inoltre un lipoma in corrispondenza del pollice. La pelle presenta ittero, è infatti giallastra. Verso la fine dell'800, un medico, mise in relazione la Xantomatosi e la presenza di lipomi con sintomatologie cardiovascolari, come la presenza di colesterolo particolarmente elevato.
Per finire, è interessante osservare l'opera antica "Niobide morente", che secondo la leggenda fu uccisa da Apollo con una freccia. La posizione del soggetto rappresenta il collasso di un polmone, causato dall'impatto della freccia. La morte è causata da pneumotorace aperto; è possibile affermare tutto ciò con certezza, in quanto è possibile stabilire il danno anatomico sulla statua.
Paleopatologia
È una scienza basata sullo studio della malattia del passato. Essa utilizza esclusivamente i resti umani. Saranno quindi particolarmente fortunate quelle culture che hanno mummificato i morti; laddove invece i morti vengono bruciati o seppelliti non vi sarà nessun oggetto di studio. Ha due scopi: uno medico e uno antropologico.
Lo scopo medico è quello di documentare la presenza di una malattia in una determinata epoca. Lo scopo antropologico è quello di ricostruire la patocenosi, ovvero l'insieme delle malattie che caratterizzano un luogo e un'epoca. Il termine patocenosi significa 'malattie comuni'. Attualmente, nei nostri giorni, la patocenosi è caratterizzata da obesità, malattie neurodegenerative, neoplasie etc.
A distanza di secoli il corpo può dichiarare molte informazioni, come ad esempio malattie passate o abitudini alimentari e di vita. La caduta dell'impero romano, ad esempio, fu causata dall'eccessivo uso di piombo (strumenti per la cucina, tubature dell'acqua, etc.). Ci fu infatti un'epidemia di saturnismo, una patologia che causa danni ossei e sterilità. In poche parole, i romani erano diventati una cultura vecchia, incapace di rigenerarsi per via della presenza di saturnismo. I barbari riuscirono quindi a rompere le frontiere e dopo breve tempo l'impero cadde.
Meritano particolare attenzione anche i "cranes cloudes" ossia 'crani inchiodati'. Tutto ciò è legato ad una tradizione a cui si rifacevano anche gli Asburgo. I sarcofagi che contenevano le loro salme infatti contenevano tutto, fuorché il cuore, che veniva tolto durante l'autopsia e messo in un calice, per essere riposto infine nella chiesa di Sant'Agostino. In passato si credeva infatti che un corpo sepolto e non perfettamente morto potesse riprendere vita sotto forma di vampiro. Nell'antichità, per evitare il problema della trasformazione in vampiro, veniva conficcato un chiodo nel naso al morto per non farlo risvegliare (cranes cloudes).
Verso la fine dell'800, un anatomico di nome Filippo Pacini, si rese conto che molti ammalati di colera venivano sepolti vivi all'ultimo stadio della malattia; questo poiché nell'ultimo stadio di colera, detto stadio algido, il paziente non manifesta segni di vita apparenti (morte apparente). Si iniziarono quindi a vendere casse da morto apposite, che consentissero al paziente di richiamare i parenti in caso di recupero, una volta sotterrato.
Altri ritrovamenti riguardanti la patocenosi, si ebbero nelle zone di Tolosa, dove sono stati ritrovati molti crani con l'occipite particolarmente pronunciato, reso così per via della presenza di cuffiette troppo strette nei neonati. Un altro esempio di deformazione forzata è la presenza di corsetti rigidi e stretti nell'800, che causavano deformazioni della cassa toracica. Ancora un altro possono essere i piedi delle donne cinesi, mantenuti piccoli tramite l'utilizzo di apposite scarpe.
Per la paleopatologia sono di grande importanza le ossa, essendo infatti la parte del corpo che meglio si conserva, consentono di documentare più patologie; ne sono un esempio le Harris Lines, delle linee presenti in corrispondenza delle diafisi delle ossa. Questo