Storia dell’Ottocento e del Novecento
Modulo 1- L’Ottocento Professoressa Silvia Cavicchioli
Indice
La periodizzazione della Storia contemporanea 1
Ottocento: secolo della Nazione, delle libertà politiche e civili, della storia 3
Le Rivoluzioni Atlantiche 6
Formazione e sviluppo delle colonie americane 8
Nascita di una nazione 11
Introduzione alla Rivoluzione Francese 15
Dagli Stati generali all’Assemblea legislativa 17
Dalla fine della monarchia al Direttorio 22
La Bastiglia tra mito e realtà 26
L’età napoleonica 28
Napoleone e l’Europa 31
La partita con l’Austria 31
La partita con la Gran Bretagna e la Restaurazione austro-russa 32
Napoleone al potere 33
Il rapporto con la Chiesa 33
Torino nel periodo francese 36
La restaurazione nel Regno di Sardegna 41
La Restaurazione e i primi moti del 1820-1821 47
I moti rivoluzionari 50
La Rivoluzione industriale 53
I moti degli anni Trenta in Europa 61
Mazzini e i democratici 65
Il Risorgimento Italiano 68
Il periodo delle riforme 72
Le concessioni delle costituzioni 76
Lo Statuto Albertino 76
Il 1848 in Europa 78
L’unificazione Italiana: 1848-1849 83
L’unificazione Italiana: il decennio cavouriano 89
Cavour 91
La guerra di Crimea 99
Le grandi potenze 104
La Francia di Napoleone III 105
L’inghilterra medio-vittoriana 106
L’unificazione della Germania 107
La guerra di secessione americana (1861-1865) 110
L’apertura del Giappone all’Occidente e la restaurazione Meiji (1853) 111
Dalla seconda rivoluzione industriale alla nascita dei partiti di massa 113
Imperialismo e colonialismo 117
L'Italia unita; Destra Storica e Sinistra Storica 121
La sinistra storica 124
La politica di grande potenza dell’Italia 127
L’Italia giolittiana 129
Storia dell’Ottocento e del Novecento L’Ottocento Appunti di Alessandro Vercelli
La periodizzazione della Storia contemporanea
Ogni periodo storico ha un termine a quo ed un termine ad quem. Nella storia contemporanea il termine ad
quem sfugge sempre in avanti.
La periodizzazione della tori contemporanea ha preso come riferimento eventi politici molto importanti quali,
per esempio, la Rivoluzione francese o la Restaurazione, il 1848 quale punto di svolta e chiave di volta dell’e-
tà contemporanea.
Sono poi state fatte periodizzazione e fissate date interne al periodo stesso. Queste periodizzazioni sono spes-
so proprie di un unico Paese ma il loro significato ha trasceso lo spazio nazionale e si è configurata con un
significato europeo. Si pensi al 1933 con l’ascesa di Hitler o il 1948, la creazione dello stato di Israele di im-
portanza grandissima per gli ebrei ma anche per tutto il popolo arabo. Il 1939 è per l’Europa l’inizio della se-
conda guerra mondiale, per l’Oriente questa è anticipata al 1937 con l’invasione della Cina ad opera del Giap-
pone, il quale già nel 1931 aveva tolto la Manciuria alla Cina. Tutte queste date sono dunque convenzioni e
dipende molto dal loro valore e dal loro significato all’interno di una determinata nazione, un singolo stato o
per esempio spostandosi in continenti diversi.
Ci sono poi altre date che scandiscono la storia contemporanea e che spesso e volentieri sono state attribuite
da storici economici che misurano di solito i lunghi processi, ad esempio il periodo della I e II rivoluzione in-
dustriale. Anche gli eroici economici ricorrono spesso a utili spartiacque (es il 1929 con la grande crisi eco-
nomica).
Tutti gli storici contemporanei si sono dovuti scontrare con il problema della periodizzazione. Cantimori, per
esempio, diceva che suddividere i periodi concentrandosi tanto sulla definizione di un’età, di un epoca o di un
periodo, le periodizzazioni rischiano di diventare enti metafisici dotato di vita propria, vere e proprie monadi.
Le Gauff insiste molto sull’importanza della periodizzazione e sulla necessità di elaborare una diversa crono-
logia scientifica che sia capace di datare determinati fenomeni storici in base alla durata della loro efficacia
nella storia. Block dice che per lo storico come per il magistrato non c’è nulla di più importante delle date.
Il nostro corso non inizia con il 1789, data cardine usata da molti storici come terminus a quo per stabilire
l’inizio della storia contemporanea; esso inizia, con il manuale, con le rivoluzioni atlantiche, dalla rivoluzione
Americana che precede la Francese di pochi anni. La terminologia “rivoluzioni atlantiche” raggruppa assieme
la americana e la francese. L’età contemporanea viene fatta iniziare in coincidenza con le rivoluzioni atlanti-
che. La data cardine è il 1848.
Il corso si sofferma in buona parte sulla storia Italiana dell’Ottocento che viene fatta in gran parte coincidere
con il fenomeno storico del Risorgimento.
Per quanto riguarda una periodizzazione del Risorgimento si dibatte da 150 anni. Gli stessi musei del Risor-
gimento (circa 20 in Italia) adottano tra loro periodizzazioni differenti. La periodizzazione di un allestimento
museale riflette il progetto storiografico che sta alla base di un riallestimento museale. Sono quasi tutti musei
nati alla fine dell’Ottocento e hanno solitamente risentito in particolare dell’impostazione storiografica di quel
particolare periodo. Ciò vuol dire risentire di un’ideologia politica. Se i musei offrono periodizzazioni diffe-
renti lo fanno perchè gli storici hanno offerto periodizzazioni differenti. Ciò non deve stupirci perchè il Risor-
gimento Italiano e la nascita della nostra nazione, è il processo di unificazione del nostro paese. È normale che
questo argomento e la sua periodizzazione abbia tanto catalizzato l’attenzione degli studiosi. 1
Storia dell’Ottocento e del Novecento L’Ottocento Appunti di Alessandro Vercelli
Generalmente la maggior parte degli storici fa incominciare il Risorgimento con il periodo francese, gli anni
immediatamente successivi alla rivoluzione francese, con il Triennio Giacobino di fine Settecento. La maggior
parte degli storici tende a considerare la periodizzazione del Risorgimento come tutto il lungo Ottocento fino
all’età giolittiana e quindi fino alla vigilia della Prima guerra mondiale.
Certamente gli storici, però, hanno anche offerto differenti visioni di questo periodo storico: molti l’hanno
fatto incominciare con la Restaurazione (1814-1815), altri con i primi moti del 20-21, moti di ribellione al
potere restaurato, molti hanno fatto finire il risorgimento con Roma capitale, con la Breccia di Porta Pia del
1870 l’istituzione di Roma capitale nel luglio del 1871.
C’è stato poi anche un’altra visione che voleva veder concludersi il Risorgimento con per ultimo atto la Prima
guerra mondiale, inglobando anch’essa. Qui pesava un’interpretazione storiografica ben precisa che faceva
coincidere la Prima guerra mondiale con una sorta i IV guerra d’indipendenza, per mezzo della quale si erano
effettivamente ottenute le “terre irredente”.
Generalmente quando parliamo di Risorgimento pensiamo ad una periodo che va dal fine del Settecento fino
alla vigilia della Prima guerra mondiale.
Nel primo allestimento stabile del Museo del Risorgimento di Torino il Risorgimento era interpretato come
periodo storico esclusivamente Italiano: non c’erano riferimenti alla rivoluzione francese; esso era fatto inco-
minciare con il 1821 e terminava nel 1870. Nel II allestimento di questo museo (1935-1938) la storia del Ri-
sorgimento Italiano era fatta incominciare nel 1706, grande battaglia di Torino con la quale erano stati sconfitti
i Francesi (data molto significativo per la città di Torino e l’inizio dei grandi destini di casa Savoia), e termi-
nava con la guerra di Etiopia del 1936 ma ovviamente qui si era in periodo fascista e si capisce l’interpreta-
zione ed il messaggio politico che sta dietro a questa periodizzazione. Nel III allestimento (1962-1965) il Ri-
sorgimento si faceva incominciare con il 1706 e giungeva fino alla librazione dal Nazifascismo del 1945 in-
terpretando la II guerra mondiale e la guerra di liberazione partigiana (Resistenza) come II Risorgimento Ita-
liano.
Si comprende bene dunque come a riguardo di uno stesso periodo storico gli storici possono dilatare o com-
primere il periodo storico attribuendovi significati politici ben precisi. 2
Storia dell’Ottocento e del Novecento L’Ottocento Appunti di Alessandro Vercelli
Ottocento: secolo della Nazione, delle libertà politiche e civili, della storia
Dalle grandi rivoluzioni del Settecento (Americana e Francese) nascono le affermazioni di uguaglianza e li-
bertà e scaturisce la necessità di nove istituzioni sostitutive dell’assolutismo e che potessero garantire in con-
certo quelle affermazioni. L’Ancien regime viene messo in discussione e crolla ma le premesse che avevano
messo in crisi l’assetto istituzionale, politico, economico, sociale precedente erano all’opera sin dalla metà del
Settecento.
Premesse culturali e politiche con il rifiuto da parte degli Illuministi dell’assolutismo monarchico, dell’ine-
guaglianza degli individui davanti alla legge, degli ostacoli opposti alla piena affermazione della capacità in-
dividuale e della ricchezza prodotta dalle borghesie.
Premesse demografiche (aumento della popolazione europea con più bocche da sfamare)
Premesse agricole: cambiamenti avvenuti nell’agricoltura, l’intensificarsi degli scambi marittimi che metteva-
no a disposizione più alimenti per sfamare le bocche cresciute in numero nell’aumento demografico.
Premesse tecniche e scientifiche per il ritmo sempre più incalzante delle invenzioni e delle innovazioni che
cambiavano radicalmente la vita delle persone (macchina a vapore di Watt 1775)
Premesse sociali: in seguito alla I rivoluzione industriale inglese e alla nascita della fabbrica che cambiò il
modo di produrre e mise a disposizione quantitativi di merci prima inimmaginabili.
Alcuni valori fondamentali furono sanciti dalla Rivoluzione francese: i diritti naturali ed inviolabili dell’indi-
viduo, l’uguaglianza di tutti i cittadini dinnanzi alla legge, la nazione come depositaria della sovranità popola-
re, la libertà d’opinione, anche religiosa, e di espressione, l’inviolabilità della proprietà privata.
Questa grande rivoluzione fu un punto fermo per due delle tre grandi questioni che percorrono tutto l’ottocen-
to: quella delle libertà politiche e civili, e quindi il bisogno delle costituzioni, e quella della nazione e del po-
polo, identificata con la borghesia. La terza questione, quella sociale, dovette attendere l’estendersi dell’indu-
strializzazione nei vari paesi. Il 1848 sarà l’anno che segna tutto il secolo e gran parte dell’Europa ripropo-
nendo le 3 questioni fondamentali delle libertà politiche civili, della nazionalità e la questione sociale laddove
esse non avevano ancora potuto esprimersi o erano mature per esplodere.
Due strade maestre attraversano l’Ottocento: quella dei sistemi rappresentativi parlamentari e quella della co-
struzione degli stati nazionali. Entra in scena la nuova idea di nazione con il filone di pensiero che giustificava
il diritto dei popoli all’unità e all’indipendenza.
L’idea di nazione e i processi di nazionalità come processi importantissimi della storia europea di tutta la sto-
ria del XIX secolo. Quella dei processi di nazionalità è una delle chiavi di lettura di tutto il secolo. Il nodo
centrale della storia di tutto il primo ottantennio dell’Ottocento è proprio il problema delle nazionalità, sia di
quelle che si affermarono sia di quelle negate.
Ci sono infatti situazioni irrisolte nel XIX e nel XX secolo: si pensi alle questioni nazionali degli Irlandesi, dei
Baschi, dei Catalani, dei 7 milioni di Tedeschi rimasti fuori dal Reich, dell’impero zarista e le nazioni baltiche,
le nazioni dell’impero asburgico come cechi slovacchi polacchi, sloveni serbi e croati, si pensi alle questioni
di nazionalità all’intento dell’impero ottomano. Tra tutta questa serie di problemi nazionali c’è anche quello
della rivendicazione della nazione Italiana e questo è il Risorgimento. 3
Storia dell’Ottocento e del Novecento L’Ottocento Appunti di Alessandro Vercelli
Risorgimento è un termine che entra in uso nel linguaggio letterario, non politico, alla fine del Settecento e
verrà diffuso a metà dell’Ottocento in campo politico per indicare al rinascita dell’Italia con al sua dipendenza
e unificazione.
Non è però questo solo un fenomeno Italiano ma fa parte di un processo europeo che investe i due terzi del
secolo con le lotte delle varie nazioni non ancora costituite in stati unitari, per avverarsi come tale per avere
l’indipendenza da altri paesi che li dominarono (Grecia, Belgio, Polonia, Serbia, Romania, Ungheria, Italia).
Polonia Serbia Romania e Ungheria non riuscirono subito ad ottenere l’indipendenza, gli altri paesi sì.
Questo della nazione non fu un fenomeno solo europeo ma riguardò nel corso dell’Ottocento anche molti pae-
si latinoamericani già colonie spagnole e portoghesi che conquistarono l’indipendenza (Argentina, Cile, Co-
lombia, Venezuela, Perù, Messico, Guatemala, Honduras, Nicaragua, Salvador, Costarica, Ecuador Bolivia,
Uruguay, Brasile).
Alla luce di ciò si comprende anche il motivo per cui l’Ottocento è definito il secolo della storia: la rivoluzio-
ne francese ha aperto nei fatti e nei simboli il lungo periodo del nazionalismo; al concetto di potere regio di
origine divina viene sostituito il concetto di popolo sovrano di una nazione. Luigi XVI, prima di venir ghi-
gliottinato non è più re di Francia per grazia di dio ma re dei francesi per grazie di dito e per la legge costitu-
zionale dello stato. La fedeltà al sovrano è sostituita dall’identificazione in una nazione e nella volontà popola-
re che essa esprime. Il popolo intero è chiamato a far parte della nazione francese. Dal 1792 il suo inno è la
Marsigliese, la bandiera il tricolore e non più il giglio, emblema reale.
Per oltre un secolo in tutto il mondo il nazionalismo diventa la parola d’ordine della lotta politica per tutto un
secolo. La bandiera francese fa effettivamente scuola e sarà imitate e ripetuta da gran parte degli altri stati,
illuminati da quel primo tricolore.
Elites e masse, ceti produttivi e intellettuali sono coinvolti in questo fenomeno storico, esso si mescola con il
Romanticismo, si esprime spesso nel liberalismo costituzionale, si identifica col l’ascesa di borghesie naziona-
li
Nasce un vero e proprio nuovo senso storico, ecco perchè l’Ottocento sarebbe il secolo della storia: agli storici
sarebbe affidato il compito che è ideologicamente cruciale che è quello di ricostruire le origini dei propri Pae-
si, di andare all’indietro e di trovare nel passato e nelle tradizioni i nuclei originali previdenti la nazione. Mi-
chlè definisce la Francia come la prima nazione in Europa e altri storici vedono la Francia in quel periodo
come la più grande e civile nazione.
Altri storici si occupano di annunciare il risorgimento civile nei rispettivi paesi come in Italia Vincenzo Gio-
berti nel Primato d’Italia oppure come Cizkoski delle ambizioni slavo polacche. Il passato diventa un luogo
prezioso perché in esso è possibile trovare l’origine delle nazioni. Gli storici ottocenteschi, come già valeva
bene messo in luce croce, vivono una sorta di culto per il medioevo, quegli stessi secoli per i quali i filosofi
settecenteschi avevano stigmatizzato superstizioni e barbarie. Gli storici alla ricerca delle origini nazionali si
imbattono negli usi cavallereschi, nella vita claustrale, nei comuni lombardi oppure alcuni storici nella Svizze-
ra di Guglielmo Tell.
La legittimità delle nazioni ottocentesche viene di volta in volta individuata nei comuni Italiani, nel mitico
passato tribale dei celti, nelle loro istituzioni ritenute libere, nelle vicende del Sacro romano impero oppure
avvicinandosi all’Ottocento nei decenni della riforma religiosa tedesca, nella rivoluzione inglese del 1788 e
cos’ via. L’Ottocento diventa il secolo della storia e assiste all’inaudito incremento della produzione storica
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Storia dell’Ottocento e del Novecento L’Ottocento Appunti di Alessandro Vercelli
che si esprime nell’incremento di pubblicazioni di molti volumi. Gli storici giocano un ruolo di primo piano
nel dibattito politico del tempo. Data la forte identificazione tra nazione e stati, ogni stato presuppone una na-
zione e a sua volta ogni nazione tende a conquistare al propria autonomia politica diventando stato, La storio-
grafia nazionale ufficiale finisce per costituire un importante elemento di legittimazione degli stati, gli storici
legittimano le nazioni. Gli storici diventano vettori di diffusione di culture nazionali statali delle quali hanno
gli strumenti per illustrare radici politiche, religiose, culturali delle nazioni ottocentesche. Essi si trovano ad
avere un ruolo cruciale a favore dello sviluppo e della legittimazione dell’idea di azione.
Non è un caso che proprio nel corso del XIX secolo la storia assuma i caratteri di una disciplina professiona-
lizzata, insegnata nelle università-prima in Germania poi nel resto dell’Europa-,arricchita da luoghi deputati
all’archiviazione delle fonti documentarie (archivi storici, deputazioni di storia patria). Così nel 1835 vede
luce a Parigi la Société de l'Histoire de France, nascono in mezza Europa le riviste storiche, dall’Archivio sto-
rico Italiano fondato nel 1842, alla tedesca Historische Zeitschrift del 1859, alla Revue historique del 1876,
alla The English Historical Review del 1886 o alla The American Historical Review del 1895.
La professionalizzazione del lavoro storico rispecchia la sua nuova funzione pedagogica e nel quadro degli
stati europei
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