Storia della medicina e bioetica
La malattia
La malattia fa parte della storia dell’uomo. Le malattie hanno avuto profonda influenza nelle vicende storiche: la peste, il vaiolo, la febbre tifoide, il colera, hanno decimato le popolazioni nell’antichità classica, nel medioevo e nell’era moderna fino al XX secolo. Nel III millennio la vicenda si ripete con l’AIDS, con il suo impatto demografico, sociale, sanitario ed economico per interi continenti.
Il concetto di malattia nell'antichità
Nelle antiche civiltà (Assiro-Babilonese, Egiziana, Indiana) si credeva che le cause delle malattie fossero di origine soprannaturale. L’atteggiamento magico nei confronti della natura portava a costruire spiegazioni della malattia che facevano ricorso a entità e forze che agivano in modo materiale a livello di mondo visibile pur non facendone parte:
- Spiriti, demoni e divinità, che venivano rappresentati secondo un processo di personificazione della malattia.
- Forze e oggetti (sassi, frecce, ecc.) cui venivano attribuiti particolari poteri.
- Sopravvivenze nel mondo di oggi: Guaritori, Stregoni, Sciamani, Maghi.
- Credenze: medicine contro il malocchio.
Fra i Greci varie divinità ed eroi erano identificati con la salute e la malattia: la divinità principale era Asclepio (Esculapio in latino). Elevato a patrono della Medicina, Asclepio era raffigurato con un bastone e un serpente, l’origine del moderno caduceo, simbolo della Medicina, con i due serpenti intrecciati come una doppia elica su un bastone alato.
Dalla medicina magico-religiosa alla medicina laico-razionale
Col passare del tempo la medicina prese sempre più le distanze dalla religione e dalla magia sino ad arrivare alla medicina razionale che nasce con Ippocrate (V sec. A. C.), ricordato come il padre della medicina. Base della medicina razionale è la negazione dell'intervento divino nelle malattie, provocate da fattori naturali.
La medicina greca
L’origine della malattia risiedeva in cause naturali: Dominava la dottrina dei quattro umori: sangue, bile gialla, bile nera, flegma. La salute risulta dal loro equilibrio, la malattia dal loro squilibrio. Dove c'era equilibrio tra gli umori c'era la salute; le cure consistevano nel rimuovere l'umore in eccesso. Questa teoria spiegava anche i vari temperamenti: sanguigno, collerico, flemmatico, malinconico.
Per eliminare lo squilibrio era necessario rimuovere la materia in eccesso, detta materia peccans. Al centro della concezione di Ippocrate non c'era la malattia, che si spiegava in modo olistico: l'elemento centrale era l'uomo. I principi fondamentali erano di lasciar fare alla natura, cioè alla forza guaritrice della natura, di osservare attentamente il malato ed intervenire il meno possibile, fare attenzione all'alimentazione e alla salubrità dell'aria. Ippocrate creò una medicina olistica (da olos che in greco significa “tutto”) l’approccio olistico alla cura medica è determinato dalla non separazione del corpo e della mente nella cura: si curano insieme, poiché il punto fondamentale di questa disciplina è quello di credere che la malattia sia legata a un problema dell’anima.
Terapie utilizzate con parsimonia
I rimedi erano pochi perché allora non esisteva la farmacologia: un primo accenno all'erboristica venne da un allievo di Aristotele, Teofrasto, circa un secolo dopo. I testi di Ippocrate, o i presunti tali, furono commentati nelle università sino al 1700. A Ippocrate è attribuito il famoso Giuramento prestato dai medici chirurghi e odontoiatri prima di iniziare la professione. L’insieme di norme, principi, direttive, regole alle quali deve ispirarsi lo svolgimento dell’attività di ogni operatore sanitario (per alcune categorie sono raccolte in specifici Codici deontologici).
Giuramento di Ippocrate
"Giuro ad Apollo medico, Asclepio, Igea e Panacea, prendendo come testimone tutti gli dei e le dee, di tenere fede secondo il mio potere e il mio giudizio a questo impegno: giuro di onorare come onoro i miei genitori colui che mi ha insegnato l'arte della medicina (concetto di allievo e maestro) e di dividere con lui il mio sostentamento e di soddisfare i suoi bisogni, se egli ne avrà necessità;
- Di considerare i suoi figli come fratelli, e se vogliono imparare quest'arte, di insegnarla a loro senza salario né contratto;
- Di comunicare i precetti generali, le nozioni orali e tutto il resto della dottrina ai miei figli, ai figli del mio maestro e ai discepoli ingaggiati ed impegnati con giuramento secondo la legge medica, ma a nessun altro (concetto della casta).
- Applicherò il regime dietetico a vantaggio dei malati, secondo il mio potere e il mio giudizio, li difenderò contro ogni cosa nociva ed ingiusta.
- Non darò, chiunque me lo chieda, un farmaco omicida (rifiuto dell'eutanasia), né prenderò iniziativa di simile suggerimento, né darò ad alcuna donna un pessario abortivo.
- Con la castità e la santità salvaguarderò la mia vita e la mia professione.
Non opererò gli affetti da calcoli e lascerò questa pratica a professionisti". "In qualunque casa io entri sarà per utilità dei malati, evitando ogni atto di volontaria corruzione, e soprattutto di sedurre le donne, i ragazzi, liberi e schiavi. Le cose che nell'esercizio della mia professione o al di fuori di essa potrò vedere o dire sulla vita degli uomini e che non devono essere divulgate le tacerò, ritenendole come un segreto (concetto di segreto professionale). Se tengo fede sino in fondo a questo giuramento e lo onoro, mi sia concesso godere dei frutti della vita e di quest'arte, onorato per sempre da tutti gli uomini e se lo violo e lo spergiuro che mi accada tutto il contrario".
La conoscenza del corpo
Nella cultura antica lo studio degli animali morti era il riferimento principale della conoscenza. Inoltre: pratiche sacrificali o divinazione rituale per mezzo dell'esame delle viscere degli animali.
Ferite e traumi
Ferite e traumi (di guerra o nei giochi) avvicinavano alla conoscenza degli organi interni del corpo umano, sino alla determinazione, in tal modo, dei primi principi di chirurgia militare o castrense. Presso alcuni popoli, come gli egizi, le conoscenze erano legate alla tecnica dell'imbalsamazione come rito religioso volto a preparare il defunto alla vita ultraterrena. Col termine imbalsamazione si definisce un processo artificiale al quale viene sottoposto un corpo per conservarlo intatto. Le tecniche consistevano nell'asportazione delle viscere, nella disidratazione del corpo, nell'impregnare il cadavere di resine e sostanze varie.
Il mancato progresso delle conoscenze anatomiche
Così come nel mondo arabo, la religione condannava lo studio anatomico e patologico sui cadaveri vietando le autopsie e le dissezioni.
XIII - XIV sec. La ripresa della pratica delle dissezioni
Le dissezioni ripresero grazie ad altri papi che autorizzarono le dissezioni in particolari periodi dell'anno (soprattutto in quaresima). La prima dissezione ufficiale fu praticata all'università di Bologna da Mondino de' Liuzzi (1270-1326) che commentava i testi di Galeno mentre il chirurgo, che non aveva accesso ai testi classici perché non conosceva il latino, dissezionava il cadavere. Le illustrazioni dell'epoca mostrano il ruolo assunto nella pratica della dissezione dal medico togato (laureato) ed al chirurgo inserviente: il primo indossava una lunga toga e sedeva su uno scranno, mentre il secondo effettuava la dissezione. Dopo Mondino le dissezioni umane su cadaveri eseguite da professori si diffusero nelle Università italiane e più tardi in altri Paesi europei.
Concetto di malattia dopo l'avvento del Cristianesimo
Malattia: condizione naturale dell’umanità dopo il Peccato di Adamo; ritorna il concetto di malattia come origine soprannaturale (malattia castigo).
Medioevo: il concetto di malattia
Alle reliquie dei santi venivano attribuiti poteri miracolosi. Vi erano santi protettori per ogni organo e contro ogni malattia: Santa Lucia protettrice degli occhi, Santa Apollonia dei denti, San Biagio della gola, San Fiacre proteggeva dalle emorroidi, Sant'Antonio dalla lebbra, San Rocco dalla peste, Sant’Anna il parto. I più famosi erano i santi Cosma e Damiano: erano i patroni sia della famiglia de’ Medici che dei medici. A loro venne attribuito un "miracolo" (oltre che il primo trapianto): attaccarono la gamba di un nero ad un bianco cui era stata amputata.
La medicina nei secoli XIII-XVI
Le università, gli ospedali, la rivoluzione anatomica. Nel XII sec. sorsero le Università che nacquero per iniziativa di gruppi isolati di studenti itineranti, che si sceglievano un maestro valido e, pagandogli un salario, si ponevano come suoi allievi. Il potere era nelle mani degli studenti, che potevano cambiare insegnante quando volevano se non soddisfatti. In seguito entrò in campo la Chiesa e le Università potevano diventare tali solo quando vi erano le bolle papali.