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Storia della lingua italiana - altre teorie linguistiche del 1500 Pag. 1
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Baldassarre Castiglione. Fra i progenitori di questa teoria c'era la lettera dedicatoria al

Libro de natura de amore di Mario Equicola, scritta nel 1509. Rivendica la superiorità

della lingua <<cortesiana romana>>, vicina al latino.

Contrappone l'urbanitas (eleganza) del latino rispetto all'inurbanitasdel fiorentino, che si

distacca troppo dalla fonetica del latino (homini, antiquo, tucti).

Vincenzo Colli fu autore di un trattato intitolato Della volgar poesia (1506-1508), non

pervenutoci, ma noto per un compendio di un altro intellettuale e di quello che ne dice

Bembo. Chi vuole scrivere poesia deve recarsi alla corte di Roma dove potrà affinare la

lingua, apprendendo lì ciò che hanno di buono le lingue d'Italia.

Bembo rifiuta l'idea del mescolamento, perché ha come obiettivo una lingua impura.

Questa teoria proponeva un modello instabile e complicato; valorizzava il parlato rispetto

allo scritto, un parlato elegante e forbito; difendeva un ideale ancora forte del 1500:

l'ideale dell'uomo di corte, del cortigiano inteso come campione del buon gusto e della

norma corretta. Quesa teoria puntava tutto sul parlato, che ha ancora una funzione

importante, comunicativa: è la dimensione primaria della lingua. In più essa difende la

figura del'uomo di corte.

Quello che interpreta al meglio questa teoria è Baldassarre Castiglione (1478-1529).

L'opera a cui è consegnata la sua visione è il libro del Cortigiano, dialogo alla corte di

Urbino. e' un'opera che nel corso degli anni ha avuto varie scritture: l'ultima edizione è

del 1528, un anno prima della sua morte.

Cristoforo Tirabosco è il fattore di Castiglione e da lui viene prese in giro per il modo di

parlare.

Si può dire che la storia della lingua italiana è composta contemporaneamente da un

tessuto e da una fodera, da un liscio ed un rovescio: esiste uno scambio di lettere in cui

Baldassarre dà a Cristoforo delle indicazioni per la stampa del Cortigiano. Cristoforo

risponde che è riuscito a fare tutto.

Qui sta il nodo fondamentale della storia della lingua: prima era ritenuta il frutto della

capacità di grandi intellettuali, e che i servitori usassero solo il dialetto. In questo caso

notiamo che Cristoforo, mantovano, riesce a scrivere in italiano, seppure approssimativo,

ma riesce a farsi capire dal suo padrone.

Baldassarre è il tessuto, quello che si vede, Cristoforo è la fodera, magari meno elegante,

ma importante perché permette la comunicazione fra i due livelli.

L'opera del Castiglione comincia respingendo un'immagine troppo accurata e affettata

della lingua. Sostiene la consuetudine della lingua; prende inoltre la difesa del parlato: è

il punto di riferimento. E' contro l'affettazione: i contenuti da trasmettere sono più

importanti delle parole. La lingua deve obbedire a criteri di funzionalità più che ai

principi estetici.

Va contro al toscanismo che si sviluppa al suo tempo; allo stesso tempo rifiuta i latinismi

ostentati (segue la regola del dittongamento...).

L'obiettivo è di parlare bene e chiaro, e comunicare contenuti culturali. Il principio di

riferimento è quello della giusta misura: la lingua deve essere basata sull'equilibrio fra il

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Publisher
A.A. 2013-2014
3 pagine
2 download
SSD Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher medea22 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della lingua italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Genova o del prof Testa Enrico.