Le forme narrative nel trapasso dal romance al novel
La poesia di Dryden sancisce nella letteratura di fine secolo un abbandono temporaneo ma totale dei terreni dell’interiorità e dell'introspezione. Essi vengono lasciati provvisoriamente alla cura quasi esclusivamente delle scritture di tipo devozionale, saggistico o diaristico, le quali contribuiranno poi alla formazione del novel settecentesco. Il seicento in sé è un secolo poco favorevole al racconto puro, non subordinato a esigenze didattiche o di edificazione religiosa. Attraverso questa parziale scomparsa si creano le condizioni per l'emergere della narratività come una delle modalità essenziali della scrittura in prosa nel Settecento.
Lady Mary Wroth e il romance pastorale
Lady Mary Wroth (1586-1651), mecenate di Ben Jonson, è un personaggio di spicco alla corte di Giacomo I. La sua Countess of Montgomery's Urania (1621) è un lungo romance pastorale composto da una serie di racconti intrecciati, e dichiaratamente ispirato all'Arcadia dello zio Philip Sidney. La scrittura (courtly style, stile ornato) guarda al recente passato elisabettiano, così come fanno le vicende narrate. Un’impronta nuova è data dalla “femminilizzazione” del romanzo. Lady Wroth disegna personaggi di donne dotate di grande nobiltà d'animo e poco a loro agio tra le costrizioni e le imposizioni sociali e famigliari di un contesto nettamente patriarcale che le vorrebbe forzare alla passività e alla rassegnazione. Queste ladies si vedono assegnata, per la prima volta, una soggettività piena. Urania è, in parte, un romanzo “a chiave”, dove si adombrano eventi, persone e scandali dei circoli altolocati del tempo: la scrittrice fu presto costretta a ritirare il romanzo.
Aphra Behn e il primo romanzo epistolare
Ad Aphra Behn (1640-1689) si devono due opere narrative significative per l'evoluzione verso il novel. Le Love Letters between a Nobleman and His Sister (1684) sono il primo romanzo epistolare inglese, caratterizzato dall'approfondimento dell'aspetto psicologico e dall'autocoscienza della protagonista Sylvia, in antitesi coi codici etici e comportamentali imposti dalla famiglia e dalla società, i quali finiranno per essere sopraffatti; l'elemento introspettivo costituisce una novità. Il romanzo breve Oroonoko, or The Royal Slave esce nel 1688, qualche mese prima della fine della monarchia Stuart. È un testo fortemente autobiografico; la storia si presenta attraverso una narrazione in prima persona estremamente individualizzata, dove la narratrice si caratterizza anche come testimone.
L'esistenza di Oroonoko è governata dal senso dell'onore, e in subordine dall'amore, spirituale prima ancora che fisico, per Imoinda. Oroonoko non è un romanzo antischiavista: l’immoralità della schiavitù è qui direttamente proporzionale alla nobiltà del protagonista. Si tratta invece di un vero e proprio “romanzo Tory”: testo di transizione, conflittuale, in cui entrano a contatto e si scontrano la convenzionale narrazione aristocratica del Romance - incarnata principalmente nelle figure del protagonista e della donna amata, sovrumanamente eroici e positivi - e le nascenti istanze del racconto “borghese”. Behn disegna un mondo che ha perduto i valori tradizionali - onore, lealtà, verità - per votarsi all'accumulazione capitalistica perseguita con ogni mezzo. Oroonoko si legge anche come elegia funebre per il Romance, pronunciata dall'interno di un'opera già in parte novel.
John Bunyan e il racconto devozionale
John Bunyan (1628-1688) era soldato nell’esercito cromwelliano durante la guerra civile, e poi, durante la restaurazione, predicatore “abusivo”, pastore battista e autore di un sacco di testi di natura devozionale e morale. Grace Abounding to the Chief of Sinners (1666) è un resoconto del suo itinerario esistenziale, deinvidualizzato al punto di evitare la nominazione o riferimenti precisi a luoghi, eventi o persone, così che l'io si muove su uno sfondo sfocato, interagendo con individui ridotti al ruolo di funzioni narrative. Stessa cosa per l'opera maggiore di Bunyan, Pilgrim's Progress, servendo a incentivare un’identificazione del lettore con l'io narrante.
In Grace Abounding la coscienza diviene campo di battaglia dove si affrontano un Dio lontano ma sempre presente nei “testi” e un Diavolo che è invece una vera e propria entità fisica e si manifesta con le modalità più ingannevoli. Così l’esistenza è una lotta senza fine, la quale può essere interrotta unilateralmente da Dio. The Pilgrim’s Progress from This World to That Which Is to Come: Delivered under the Similitude of a Dream è uno dei testi più influenti e più letti a tutti i livelli sociali. Il successo fu tale da spingere l'autore a scriverne il seguito, The Second Part of the Pilgrim.
Il racconto è “trasparente”, privo delle allegorie delle scritture occidentali, da Dante a Spenser. Nella scrittura puritana l'allegoria è una forma di composizione letteraria altamente sospetta, se non addirittura un peccato. L'intero Pilgrim’s Progress mette in gioco una serie di strategie intese ad arginare l’ambiguità della testualità allegorica, sforzandosi di ridurre al minimo i margini dell’interpretabilità: i personaggi incontrati da Cristiano non hanno tendenzialmente altro significato se non quello morale che traspare a prima vista. Si recupera così il semplice allegorismo medievale popolare di morality plays, dandogli una forma narrativa che ne accentua gli aspetti realistici e il collegamento con l'esperienza quotidiana della gente comune.
Si crea una completa identità tra la situazione di cristiano-lettore di fronte al mondo narrativo in cui vive e agisce e quella del lettore-cristiano di fronte al “proprio” mondo reale così come alla narrazione che ha sotto gli occhi in quel momento. Per entrambi l’apprendimento e la pratica dell’arte di interpretare sono di vitale importanza, perché ne va della salvezza eterna. In effetti i momenti in cui Cristiano è più vicino alla perdizione sono quelli in cui la sua capacità di riconoscere i segni divini o le manifestazioni diaboliche per quello che veramente sono si riduce al minimo. La città della Vanità, sede di una fiera permanente (Vanity Fair), Bunyan pone come vanità.
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