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rispetto a Richardson perché è un aspetto della natura umana ma la virtù più alta è la purezza del cuore. infatti Fielding condanna i peccati contro

la sincerità del sentimento, nei confronti dell’ipocrisia e del conformismo con gli strumenti dell’ironia.

Tom Jones ha una dedica per lord Little Tom per sottolineare il fine morale: “tutto si accorda con le regole della decenza e si raccomanda la bontà

e la purezza. Non è facile farlo nel romanzo perché è una specie di quadro. Si è sforzato di incitare gli uomini a praticare la virtù perché viene a

loro vantaggio. La virtù e la purezza possono essere contaminati solo dall’imprudenza, è molto più facile fare diventare uomini saggi quelli buoni

rispetto a quelli cattivi. A tale scopo mi sono servito dell’ironia”

Nella prefazione a Joseph Andrews aveva definito la sua idea di epico-comica in prosa cioè ha stabilito per il romanzo un analogia con l’epica

quindi si è riferito al modello classico per costruire la struttura esteriore più rilevante del suo romanzo. Egli apparteneva alla tradizione classica

che se anche era legato alla sua educazione letteraria però considerava la conoscenza dei classici un requisito fondamentale per chi faceva il

letterato per professione. Nel ‘700 imperava il dibattito tra classici e romantici e nella prima metà del ‘700 aumentò la consapevolezza delle

numerose differenze tra il mondo dell’epica antica e il loro mondo da parte dei critici. Tomas Blackwool scrisse nel 1765 “Inquiry into the life…”

- Sulla vita e gli scritti di Omero e sostenne che la grandezza dell’Iliade e dell’Odissea non si poteva ripetere perché era proiettata in una società

legata alla concezione bellica, virile, aristocratica e pagana quindi il pubblico era semplice, più marziale e voleva esaltare le prodezze degli

antenati. I poemi di Omero erano fatti per essere recitati o cantati alla folla ma non per essere letti in privato così la realtà della società inglese del

‘700 non poteva divenire un soggetto di un poema eroico. Di questa opinione erano anche De Foe e Richardson, in particolare De Foe vide Omero

come una letteratura falsa che trasformava la storia in favole. Richardson avversava il genere eroico sulla base di ragioni morali: no al fascino

delle virtù pagane e guerriere”! Persino Jhonson Samuel difese la concezione intimista di Richardson considerando i personaggi di Fielding più

superficiali, di maniera.

L’analogia epica dei romanzi di Fielding cioè il suo ricondursi ad un modello classico sebbene fatta in forma burlesca costituisce al prima

differenza con i due autori che usavano la finzione romanzesca come realtà e scelsero l’individualità narrativa del personaggio che parlava in I°

persona con il lettore (con l’epistola si aveva la sensazione di essere al posto del personaggio). Ma Fielding privilegia la struttura narrativa e

trasferisce caratteristiche all’intreccio epico nel contesto comico collegando i suoi personaggi in una realtà ampia e il suo scopo era quello di

combinare il verosimile con il sorprendente tanto da esaltare l’azione e le coincidenze nella sua struttura ancora di più nell’introspezione dei

personaggi. La sua narrazione è in 3° persona e il narratore interviene nella scrittura per orientare il lettore attraverso l’uso del metodo ironico:

distanziamento critico nei confronti della realtà narrata.

Un critico letterario molto influente, Pavel Thomas, scrisse sul modo di scrivere di Fielding: “Tom Jones sfida l’idea di Richardson sulla

sacralizzazione dell’identità e si oppone alla prospettiva soggettiva dell’interiorità di Richardson, difatti i suoi intrecci hanno solo un filo principale.

Laurence Sterne (1713-1768)

Vi sono dunque in quel periodo due tendenze culturali: sentimento & ragione. Il romanzo doveva beneficiare di queste due correnti che fanno

parte della vita e trovano una mescolanza nell’opera di Sterne che con il suo umorismo riesce a cogliere questi aspetti contrastanti della realtà. Il

titolo del suo romanzo famoso è “Tristam Shandy”, i primi due volumi sono stati pubblicati nel 1760. Questo romanzo viene narrato in una forma

originalissima continuamente interrotta da digressioni, vi è una grande suddivisione di sequenze che accentua la relatività del tempo

nell’esperienza umana. Asterischi, lineette e pagine bianche danno l’idea dell’inafferrabilità del “reale”. Per questi motivi “Tristam Shandy”

viene considerato un precursore del romanzo moderno influenzando Joyce e Wirginia Woolf. La narrazione avviene in prima persona alla quale

si mischiano pensieri che non vanno di pari passo con le parole. Un’altra grande opera di Sterne è “A Sentimental Journey Through France And

Italy” dove introduce nell’uso comune il termine “Sentimental” che inizialmente non aveva un significato relativo all’aspetto emotivo. Questo

secondo racconto, che si collega alla letteratura di viaggio, può essere definito come il continuo di Tristam Shandy.

Il sentimento, l’estetica e il sublime.

Si può dire che il culto del sentimento si rafforza nel romanzo inglese del secondo ‘700 e questo è evidente dopo l’influsso del romanzo di

Rosseau: Julie o la Nouvelle Heloise (1761) che viene considerato il classico del romanzo sentimentale europeo. In Gran Bretagna abbiamo nel

1761 “l’uomo di sentimento” di Mckenzie (“the man of feeling”) in cui appaiono alcuni stereotipi che caratterizzano la letteratura romantica:

l’indole malinconica

la follia d’amore, la ragazza impazzita per amore

il fallimento amoroso

L’interesse per la sfera privata ed emozionale dell’esperienza si collega con la relazione tra sensi e sensibilità. Ci si pone la questione del

confronto tra:

INDIVIDUO E NATURA INDIVIDUO E OPERA D’ARTE.

Nasce l’estetica. Si fa strada la coscienza dell’autonomia e separatezza dell’estetica di natura filosofica. La conoscenza estetica diventa una

forma di giudizio autonomo dai precetti filosofici, legata al bello.

Scrive Mario Proz: “le relazioni individuali invece delle regole codificate da Orazio, Bouleau, Pope, parvero fornire la estetica”

Gessner, filosofo tedesco, pubblica nel 1750 un trattato in latino intitolato “Estetica”, è la prima volta che appare questo termine nel pensiero

filosofico e letterario. Per estetica intende una forma particolare di conoscenza o percezione autonoma da criteri razionali di vero e di falso, è

incentrata attorno alla riflessione sul bello.

L’estetica diventerà filosofia dell’arte con Kant nel 1790 con “Critica e giudizio nell’arte”. Nel corso del ‘700 la discussione sul bello oscillerà tra:

- la posizione di tipo empiristico: “il bello è ciò che piace”

- e la posizione di tipo intellettualistico: “il bello soddisfa l’idea che noi abbiamo”, legato a filosofie di tipo razionalistiche.

Nel 1756 il filosofo, storico scozzese Bark pubblica “Indagine filosofica sull’origine delle nostre idee del sublime e del bello” – A filosoficol

enquiry into the origin of our idea of sublime and beautiful. In questo trattato filosofico, storico avviene un passaggio importante che condurrà alla

sensibilità pre-romantica e romantica. Contro l’idea del bello classico si afferma la supremazia del sublime che diventa un concetto centrale per la

cultura letterale e filosofica pre-romantica e romantica.

Il sublime aveva una storia: proveniva da una tradizione retorica attestata da un trattato di Longino intitolato: “il Sublime”.

Il sublime era collegato all’uso alto della lingua ma in Bark diventa qualcosa di più, il significato diventa più ampio e si identifica con gli effetti

grandiosi o violenti di natura come i luoghi selvaggi, le montagne, i paesaggi di montagna, tutto quello che ispira il potere dell’immaginazione:

reazione alla visione illuminista di quiete, di ordine. Si aprono nuove scoperte sulle zone oscure della mente e della razionalità. C’è un’evoluzione

rispetto all’illuminismo. Scrive un anonimo: “dove cessa la grazia pura comincia il sublime”

Jane Austen (1775-1817)

In quel periodo incominciano a diffondersi romanzi sentimentali in forma epistolare che vengono subito parodiati. Le prime opere di Jane Austen

sono infatti delle parodie del romanzo sentimentale in forma epistolare. Vengono fatti oggetto di parodia gli eccessi legati all’ostentazione della

Sensibility. L’autrice critica anche il romanzo gotico dicendo che si corre un pericolo mettendo fantasie morbose nelle menti dei lettori.

Tra le sue opere più importanti ricordiamo Ragione e Sentimento (Sense and Sensibility) e Orgoglio e Pregiudizio (Pride and Prejudice). Nei sui

romanzi la Austen elabora gli elementi della narrativa sentimentale e introduce il flusso di pensieri anticipando il monologo interiore tipico del

romanzo moderno.

Il romanzo gotico

Si aprono nuovi interessi intellettuali, si diffonde il gusto per temi notturni o sepolcrali, per epoche medievali, per il mito. Per es. “I Canti di Ossian”

direbbero un punto di riferimento per tutto l’immaginario europeo e furono pubblicati tra il 1760 e il 1773 da James Macpherson che si trovò al

centro di una delle più significative controversie letterarie del secondo XVIII secolo, tra la corrente classicista ormai inaridita e i romanticisti.

All'origine di questa polemica sono i suoi due poemi in prosa ritmica, Fingal (1761) e Temora (1762) riuniti poi nel 1765 sotto il titolo di "Le Opere

di Ossian" (The works of Ossian), che egli fece passare come una rielaborazione dei testi di un leggendario bardo gaelico, da lui raccolti nelle

Highlands. Oggi sappiamo che si tratta di frammenti di canti appartenenti alla tradizione popolare, che Macpherson inserì in un vasto quadro epico

di sua creazione. I suoi ampi paragrafi, simili a strofe, costruiti sul ritmo solenne della Bibbia inglese, evocano grandiose (e a una lettura moderna:

vaghe e manieristiche) visioni di un medioevo celtico suggestivo, oltre che immaginario.

Questo atteggiamento del gusto determinò un filone narrativo molto particolare che confluì nel romanzo gotico o nero: il romanzo “il castello di

Otranto” di Walpole del 1764 inaugurò questo genere nuovo. Il romanzo gotico combina elementi medioevalisti come il castello, le armature, le

apparizioni di fantasmi, cavalieri erranti con intrecci di ispirazione Shakesperiana. Autori di questo genere furono:

- Radcliffe: “I misteri di Udolfo” , “the Italian” – 1797

- Lewis: “The Monk” – 1796

- Mary Woolstonecraft Shelley: Frankestain – 1818

Queste opere risentirono dell’influsso dei romanzi tedeschi del terrore (Sturm und Drang) specialmente the Monk in cui troviamo figure

demoniache.

Il famoso Frankestain scritto da Mary shelley mentre si trovava in svizzera con suo marito e a Lord Byron fu ispirato a un incubo. E’ un romanzo

in forma epistolare e narra di uno scienziato che decide di costruire un essere umano dai cadaveri e dagli la vita. Alla fine la creatura, dotata di

forza sovrannaturale, uccide lo scienziato e si toglie la vita.

La sensibilità settecentesca viene percorsa dal filone dell’orientalismo o esotismo infatti vennero tradotte in Inghilterra “le mille e una notte”.

Comincia una moda orientale per le storie e per le favole, il più rappresentativo racconto arabo in lingua inglese è “Vatek” di Beckford nel 1784.

Il romanticismo

La sensibilità romantica serpeggia gia fin dal ‘700; per romanticismo s’intende una grande complessità di eventi, di idee; l’800 è il secolo in cui la

scoperta della storia dei popoli è stata al centro della riflessione storica.

Il romanticismo è caratterizzato dal gusto per una poesia elegiaca, malinconica che rispecchia lo stato d’animo del poeta nella natura. In

contrapposizione al razionalismo illuminista, rivalutò l'immaginazione e la libertà creativa dell'individuo. Entrato in uso alla metà del Seicento, il

termine inglese romantic indicava narrazioni di contenuto particolarmente fantasioso.

Inizialmente ci fu una fase preromantica nella quale vengono scritte poesie dal tema sepolcrale.

Tra i maggiori autori ricordiamo:

Young, che introduce il concetto della consapevolezza dell’esistenza della morte che permette agli uomini di sopportare i tormenti della

• vita terrena.

Gray, che nelle sue poesie polemizza sul fenomeno dell’urbanizzazione e sulla moralità della vita semplice di campagna

• Burns, anch’egli poeta contadino, che appartenne al filone dialettale scozzese, guarda se stesso come parte integrante della natura

• considerandosi animale come gli altri. Pensa che il linguaggio poetico debba essere vicino al linguaggio parlato e che ciò che conta sia

l’osservazione della natura con partecipazione, solo così si otterrà la magia poetica.

Blake, vicino al pensiero di Burns non ricorre mai alla mediazione simbolica. Scrisse I Songs Of Innocence e Song Of Experience. I

• primi che guardano all’uomo con fiducia e ingenuità, i secondi invece vedono l’umanità nella sua violenta lotta per la sopravvivenza

basata sulla sopraffazione. Prima generazione romantica

Wordsworth e Coleridge

Scrissero insieme le Lirical Ballads, dove si pongono come obbiettivo: risvegliare l’attenzione del lettore dal letargo dell’abitudine e dirigerla verso

la bellezza del mondo che ci circonda. Secondo i due l’uomo è assuefatto da una pellicola che chiamano “the film of familiarity”.

Successivamente i due si divisero per la grande diversità che li distingueva.

Walter Scott (1771-1832)

Nacque a Edimburgo nel 1771. Proveniente da una antica e nobile famiglia scozzese, compì studi di avvocatura a Edimburgo e si diede alla

carriera forense, iniziando contemporaneamente l'attività letteraria. Il successo ottenuto nel 1805 con il poemetto "Il lamento dell'ultimo

menestrello" gli permise di diventare socio dei suoi editori e di stabilirsi, nel 1812, come un signorotto feudale, nella grande proprietà terriera di

Abbotsford. L'improvviso fallimento dell'editore, nel 1826 lo coinvolse nella bancarotta e lo costrinse, per pagare i creditori, a uno sfibrante lavoro

letterario. Malato di cuore, morì a Abbotsford, al suo ritorno da un viaggio sul continente, nel 1832.

Scott cominciò a farsi conoscere con alcune traduzioni delle ballate di Bürger (1796) e di Goethe (1799). Divenne noto con una raccolta tratta da

antiche fonti, di Canti di menestrelli della frontiera scozzese (The minstrelsy of the scottish border, 1802-1803). Con Waverley, pubblicato

anonimo nel 1814 (ma iniziato nel 1805) inaugura la serie dei romanzi d'ambiente scozzese, in particolare questo romanzo era ambientato in una

Scozia di 60 anni prima al tempo dell’insurrezione Giacobita. I Giacobiti erano i fautori della discendenza di Giacomo II di Stuart che era stato

esiliato e volevano richiamarlo – vinsero gli inglesi.

Seguirono: Guy Mannering (1815), Vecchia mortalità (Old mortality, 1816; o: I puritani di Scozia), In sintonia con il gusto romanticista è il

romanzo ambientato nell'England di “Richard cuore di leone'” e delle crociate, Ivanhoe (1820), che insieme al Quentin Durward (1823),

ambientato nella Francia di Luigi XI, lanciò la voga del romanzo storico in cui convergono l'ispirazione fantastica e la ricerca erudita e

'antiquaria'. C’è in Scott la consapevolezza mista al rimpianto di un reversibile processo storico che vede la Scozia, a seguito dell’unione dei

parlamenti inglese e scozzese, non più indipendente e quello del 1796 fu l’ultimo tentativo di ribellione degli scozzesi.

Ad "Ivanhoe" seguirono i romanzi Il monastero (The monastery) e L'abate(The abbot), entrambi del 1820 e ambientati nella Scozia di Mary Stuart.

Kenilworth (1821) è ambientato nell'England di Elizabeth I. Le avventure di Nigel (The fortunes of Nigel, 1822) sono ambientate nel- l'England di

James I. Con Redgauntlet (1824) si torna all'ambiente scozzese. Il pozzo di san Ronan (St.Ronan's well, 1824) è una tragica storia collocata in

ambiente contemporaneo. Il talismano (The talisman, 1825) si svolge in Terrasanta, al tempo di Richard 'cuor di leone'. Oltre ai numerosi romanzi

successivi al fallimento economico, si ricordano anche nove volumi di una Life of Napoleon, 1827.

Scott fu un divulgatore di alcuni elementi del romanticismo: la storia e lo spirito nazionale, l'amore per il pittoresco e per il medievale, le coloriture

esotiche di molta sua produzione in versi. Un divulgatore degli aspetti più esteriori e appariscenti, attraverso un'opera narrativa che è una vera

galleria del folclore, e che possiede vigoroso ritmo epico. Nei romanzi della Scozia recente e contemporanea, la macchinosità tecnica e il

conservatorismo di Scott si attenuano grazie a freschi toni comico-popolareschi e ad intuizioni più realistiche sulla dialettica passato-presente,

tradizione-progresso, individuo-collettività. Altrove egli si rifugia nella storia, inseguendo il sogno romanticista dell'irrecuperabile, nobile, vitale

passato. Nei suoi ritratti della Scozia, dell'Inghilterra e del continente dall'epoca medievale al XVIII secolo dimostrò una visione attenta e acuta

della forza della politica e della tradizione e del loro impatto sull'individuo. Il successo di Scott si fonda sulle sue doti straordinarie di narratore,

sull'abile costruzione dei dialoghi, sulla penetrante osservazione di costumi e comportamenti sociali e sui vividi ritratti di zingari, fuorilegge e

girovaghi. Lo stile fonde vigore, bellezza lirica e lucidità descrittiva. Sebbene la costruzione degli intrecci appaia talvolta affrettata e i personaggi

risultino in qualche occasione poco credibili, le sue opere mantengono un alto valore letterario per l'atmosfera avvincente, la dignità epica e la

lucida comprensione della natura umana. Honoré de Balzac in Francia, Charles Dickens e William Makepeace Thackeray in Inghilterra,

Alessandro Manzoni in Italia e James Fenimore Cooper negli Stati Uniti sono solo alcuni dei tanti scrittori che hanno pubblicamente dichiarato un

debito di riconoscenza nei confronti di Walter Scott. La sua opera suscitò un vivo interesse per le tradizioni scozzesi, e in tutto il mondo

occidentale incoraggiò l'interesse per il Medioevo, caratteristica dominante del romanticismo. Le sue poesie furono spesso musicate - ad esempio

da Franz Peter Schubert - e ai suoi romanzi si ispirarono musicisti eminenti come Gaetano Donizetti (Lucia di Lammermoor, 1835) e Gioacchino

Rossini (La donna del lago, 1819).

La sua opera di razionalizzazione, l'adesione alla realtà concreta, poggiano in Scott su una rara abilità descrittiva e su una notevole penetrazione

psicologica. I personaggi si muovono in una fitta rete di rapporti sociali: tra uomo e uomo ma anche tra l'uomo e la sua terra, l'ambiente, la

tradizione. Essi sono osservati minuziosamente partendo dall'esterno, finché non emerge il loro nucleo interno, di vivezza tangibile. Figure e trame

presentano poche variazioni, hanno qualcosa di meccanico. La sua opera, esuberante per linee e colori, ha esercitato un fascino profondo su

lettori e letterati in epoca romanticista e oltre. Grazie a lui soprattutto si deve l'inizio (o il rinizio) del nuovo genere letterario, quello del romanzo

storico.

I romanzi storici di Scott derivano dall’unione di 2 elementi dell’800:

1. l’interesse per il gotico

2. l’interesse per la storia: nasce dagli illuministi ed è diversa per i romantici, ma si collega a quello del ‘700 che vede nello studio della

storia uno strumento per la comprensione dell’uomo e della società.

Dice Cassirer: “la conquista della dimensione storica è stata una delle grandi realizzazioni dell’illuminismo”.

Ma come cambia sostanzialmente l’interesse per la storia nell’800?

L’idea della storia ha un nuovo significato, che si distacca dalla concezione illuministica di progresso della ragione legata alle condizioni

empiriche, la storia acquista un valore spirituale di carattere universale e questo avviene in collegamento alle posizioni spiritualistiche dei filosofi

tedeschi (il romanticismo nasce in Germania). La storia è la dimensione fondamentale dell’uomo e diventa un processo spirituale metafisicamente

garantita cioè un progresso che trascende la storia materiale per collegarsi al principio spirituale (siamo nel campo della filosofia).

Nell’800 il pensiero politico – filosofico ebbe spunto da Hegel con la “fenomenologia dello spirito”, 1807 che contiene una delle elaborazioni più

complesse della storia che è un principio in divenire cioè una totalità dei fenomeni nella loro reciproca connessione. Hegel chiama questo divenire

“ragione dialettica”.

La storia diventa uno dei grandi temi nella cultura dell’’800, studi analizzeranno un metodo per l’approccio nello studio della storia (nella II° metà

dell’800 abbiamo la teoria positivista, l’analisi di Marx sui modi di produzione ecc). Alla base dell’interesse c’è il senso del cambiamento

economico e sociale che spinge verso un idealizzazione del passato. Per Scott c’è una dimensione ideale da contrapporre al presente troppo

veloce. Le città erano industrializzate in quel tempo, la società e il mondo paesaggistico cambiava. Si ha nuova percezione del tempo come un

processo ininterrotto di trasformazioni e a ciò contribuirono le guerre napoleoniche (e le esperienze delle rivoluzioni francesi), l’Inghilterra

sconfisse la Francia e Napoleone vinse a Waterloo e poi l’attenzione nascente per l’identità delle nazioni: il nazionalismo.

La relativa stabilità dell’Inghilterra rispetto al continente produsse dal punto di vista letterario una sintesi tra il nuovo senso storico e la finzione

letteraria:la creazione del romanzo storico

Il romanzo storico di Scott si distingue dal romanzo gotico perché le storie sono ambientate in uno sfondo reale; mescola la verità storica con la

finzione letteraria (anche Manzoni adottò questa tecnica). Scott attinge ad una concezione epica del mondo cioè ci sono degli eroi che agiscono

all’interno di un modo complesso che appare nella sua totalità poetica. Lucach sostiene: “questa epica nei suoi romanzi è espressa in un modo

nuovo cioè attraverso una trionfante prosaicizzazione della vita”. Egli oppone un mondo ideale poetico dell’epica antica a quello moderno. La

prosa è la mediazione tra una realtà alta e quella borghese (di Scott). Hegel aveva fatto questa riflessione nel “ciclo delle lezioni sull’estetica”

precisando che il romanzo è un evoluzione borghese.

Scott disse a proposito di Ivanhoe, pubblicato nel 1819 in Inghilterra, che si occupa di storia Inglese: “essa nasce dal conflitto tra i Sassoni e i

Normanni”.

Scott era fanatico ad es. nel ricostruire una casa in stile gotico collezionando oggetti provenienti dal Medioevo, era nostalgico ma si rendeva conto

della realtà. I suoi eroi sono medi non eccezionali o tragici.

Se da un lato De Foe faceva finta di aver scritto ad es. la biografia di Moll Flanders, Scott parla del suo metodo narrativo nella lettera deditoria: “il

soggetto scelto è tradotto nei modi e nel linguaggio dell’epoca in cui viviamo per rendere chiaro e comprensibile il periodo storico di cui parla al

pubblico contemporaneo; la letteratura orientale ha un fascino grazie alle traduzioni di Le Mille e una Notte in chiave moderna”; era importante

tenere vivo il legame tra autore e pubblico.

Con Ivanhoe Scott interruppe la rievocazione settecentesca dei conflitti tra Scozia e Inghilterra per rappresentare un epoca più remota. Siamo

infatti nel 1184 quando Riccardo I ritorna in Inghilterra….

La fusione dei due popoli genera il popolo inglese e in questi Ivanhoe ne è l’esponente. Nella finzione letteraria compaiono personaggi immaginari

insieme a quelli reali: accanto a Riccardo comparirà Cedric, Rebecca (figlia di un ricco ebreo), Rowena (sassone). Scott descrive gli ambienti

esterni ed interni, per fare ciò ha fatto delle approfondite ricerche.

Ivanhoe venne nel 1833 musicato da Puccini. Seconda generazione romantica

George Byron (1788-1824)

Come critico, usò del sarcasmo verso i poeti della prima generazione deridendo l’atrofizzazione dell’impulso creativo iniziale. Compì un grande

viaggio per l’Europa mediterranea spingendosi fino al vicino oriente. Il viaggio ispirò l’opera che lo rese più famoso ovvero “Childe Harold’s

Pilgrimage” una sorta di diario in versi dei vagabondaggi del giovane Harlord-Byron.

Il successo rese meno prudenti i suoi atteggiamenti politici radicali che ne causarono un successivo esilio prima in Svizzera e poi in Italia. In

Svizzera conobbe Shelley e sua moglie ed ebbe l’ispirazione per scrivere Manfred, un opera gotica.

Successivamente in Italia, a Venezia, Byron riscopre il genere eroi-comico e scrive Don Juan.

In seguito decide di partire per combattere per la libertà della Grecia dove muore qualche tempo dopo.

Percy Shelley (1792-1822)

Studiò ad Oxford dove venne cacciato per aver scritto “the Necessity of the Atheism” e successivamente fugge in Svizzera con Mary

Wollstoncraft. Radicalizza la sua posizione di ateo scrivendo diversi libelli. In seguito va a vivere in Italia dove compone varie odi.

John Keats (1795-1821)

Compiuti gli studi di medicina a Londra, nel 1816 ottenne la licenza di farmacista, ma non esercitò mai la professione, preferendo dedicarsi alla

poesia. Keats si era già cimentato con una traduzione dell'Eneide di Virgilio quando, nel 1816, pubblicò due sonetti sulla rivista letteraria

"Exameter", diretta da Leigh Hunt. Attraverso Hunt entrò in contatto con una cerchia di letterati, fra cui il poeta Percy Bysshe Shelley, ed ebbe

l'opportunità di pubblicare nel 1817 il suo primo volume di poesie. Tra queste erano il sonetto Guardando per la prima volta nell'Omero di

Chapman, ispirato dalla sua prima lettura della versione dell'Iliade di George Chapman, e Sonno e poesia, in cui Keats difendeva la visione

romantica di Hunt contro quella di George Byron. L’età Vittoriana

Durò dal 1831 al 1901. Le caratteristiche dell’età vittoriana vennero a delinearsi molto prima della salita al trono della regina Vittoria (1837). Con

la morte della regina Vittoria, non finisce l’età vittoriana, che si protrae fino alla vigilia della prima guerra mondiale.

Le caratteristiche della società vittoriana:

- SOCIETA’ INTRISA DI PURITANESIMO.

- SVILUPPO INDUSTRIALE.

- SVILUPPO COLONIALE.

- INGHILTERRA PAESE ESPORTATORE (importava materie prime dai paesi colonizzati, le lavorava e le esportava)

- PAESE SOLO APPARENTEMENTE RICCO.

- PAESE SOCIALMENTE MOLTO ARRETRATO.(Nonostante si volesse attribuire l’immagine all’Inghilterra del paese più ricco e più

democratico del mondo).

Mentre tutta l’Europa, sotto la spinta delle difficoltà economiche tendeva a richiudersi nel protezionismo, l’Inghilterra, unica eccezione,

continuava ad adottare il liberismo.

Tra i personaggi più importanti di questo periodo ricordiamo:

Charles Darwin: elaborò la teoria dell’evoluzionismo rivoluzionando la concezione biblica della storia umana e della natura con

• conseguenze profonde in molte discipline scientifiche.

Karl Marx: Tedesco che elaborò e portò in tutta Europa i principi del comunismo e dei movimenti operai.

• Disdraeli: primo ministro conservatore “Tory”, dedicò soprattutto all’espansione dello sfruttamento coloniale, sulla base di una politica

• decisamente appoggiata dalla regina Vittoria.

Gladstone: Primo ministro “Whig” riorganizzo il sistema fiscale e giudiziario, introdusse il sistema di libero concorso per le assunzioni

• nell’impiego pubblico, potenziò l’istruzione pubblica, introdusse la segretezza del voto ed estese il diritto di voto agli agricoltori e

minatori raddoppiando il numero dei votanti.

Durante questo periodo L’Inghilterra subisce un grande sviluppo industriale ed economico che porterà molti artisti ed intellettuali dell’epoca a

criticare fortemente i tempi moderni.

Nasce un movimento che sostiene una nuova carta costituzionale. Tra i principi radicali troviamo il suffragio universale maschile e la segretezza

del voto. Successivamente questo movimento dei “Cartisti” venne sciolto in seguito al fallimento del loro obbiettivo.

Si rafforzarono organizzazioni sindacali chiamate Trade Union e ci fu anche un tentativo di portare in Inghilterra l’ideologia socialista

rivoluzionaria.

L’Inghilterra conobbe una grande fase di imperialismo coloniale che celebrò la proclamazione di Vittoria “imperatrice delle indie”.

Presto l’impero divenne una grande utopia collettiva e si estese anche in molte zone dell’Africa.

Si diffusero i periodici e il Times divenne il quotidiano nazionale. Si affermo, inoltre, un nuovo tipo di giornalismo di tipo sensazionalistico.

Anche le donne incominciarono a farsi sentire, riuscendo ad ottenere una riforma che consentì a una donna sposata di mantenere i propri

guadagni. Nonostante le varie lotte la donna non riuscì però ad ottenere il diritto di voto.

Aumento sempre di più il numero dei lettori grazie anche all’aumento dell’istruzione, e i romanzieri vennero tutelati dalle librerie circolanti che

garantivano loro un certo numero di copie, date poi in prestito per qualche ghinea. In alternativa al romanzo in tre volumi si sviluppo la

pubblicazione del romanzo a puntate che consentì al lettore di frazionare la spesa.

Dickens (1812-1870).

Iniziò la sua carriera come scrittore del Morning Chronicle, pubblicando dei bozzetti dove si narravano vicende della vita londinese. Ma il

successo lo raggiunse con l’uscita a puntate di “The Pickwicks Papers” dove narra delle vicende di Samuel Pickwick e dei soci al suo club.

Successivamente scrive Oliver Twist dove possiamo vedere l’attacco frontale alle Workhouses (“case di lavoro” squallidi e miserabili luoghi di

reclusione in cui venivano rinchiusi, gli indigeni sani, che venivano costretti a svolgere lavori di vario genere). In Hard Times, Dickens sposta la

sua attenzione dai problemi sociali di Londra agli effetti della rivoluzione industriale nell’Inghilterra del nord, attraverso una pungente satira.

Nonostante la cura per i dettagli e la precisione nella descrizione dei caratteri, Dickens, non può essere definito uno scrittore realista. Egli, infatti,

solo raramente offre un’analisi dei processi mentali dei suoi personaggi, pur essendo forse tra gli scrittori inglesi il più abile a descriverne

l’alienazione mentale.

Tra gli altri autori ricordiamo:

Carlyle: La principale opera di Carlyle è il grande trattato The French Revolution. Il saggio inizia con la morte di Luigi xv per finire

• con l’avvento al potere di Napoleone. Una grandissima innovazione è costituita dal fatto che per la documentazione degli eventi

Carlyle utilizza fonti del tutto nuove, come lettere, articoli di giornale, volantini e annunci pubblicitari. Con questo saggio l’autore

ammonisce implicitamente l’Inghilterra Vittoriana sulle cause degli sconvolgimenti sociali.

Ruskin

• Gaskel scrisse Mary barton e nord e sud dove vengono trattati i problemi degli emarginati sociali vittime della società industriale.

• Trollope

• Thackeray che scrisse e vanity fair.

• Arnold

• Hopkins

• Newman

• Emily Bronte che scrisse cime tempestose

• Oscar Wilde: Alla radice di tutta la vita di Wilde, c’era la profonda consapevolezza che egli stesse recitando una parte. Il piacere di

• Wilde per la provocazione segna il suo romanzo più importante The Picture Of Dorian Gray (1890) qui l’estetismo viene allo stesso

tempo condannato e sostenuto, l’edonismo assecondato e disprezzato. Il romanzo è una tragedia, il protagonista autodistruttivo e

peccatore è al tempo stesso un suicida e un martire.

George Ellot incentrò le sue opere sulla vita quotidiana e sui problemi morali e religiosi. Si occupa delle comunità di provincia che

• subiscono i cambiamenti della società industriale. Scrisse Romola, Fenix

Il modernismo

In tutta Europa nel primo decennio del ‘900 irrompe in fenomeno delle avanguardie artistiche e letterarie. Ci si propone l’obbiettivo del

rinnovamento generale delle forme.

Il modernismo diventa una volontà da parte degli artisti di rimodernamento.

Il modernismo si divise in prebellico e postbellico a causa della prima guerra mondiale.

A differenza di altre avanguardie europee il modernismo inglese mantenne un certo rapporto con il passato e con i classici. Gli artisti modernisti

comunque incominciarono ad avvertire che il loro è uno sconvolgimento epocale.

La Londra di quegli anni è la più grande e ricca capitale del mondo, e vi si trovano moltissimi artisti, e vi è una grandissima circolazione di idee,

grazie anche ai periodici e giornali. Si incominciano a formare molti movimenti e organizzazioni. I modernisti come Pound insistettero molto

sull’idea della grande città dichiarando addirittura che il provincialismo è il nemico. Incominciarono ad esserci anche molti autori “outsiders”

come Joyce che era irlandese o Pound Americano o Conrad che era polacco.

Come dichiarò Virginia Woolf il carattere dell’uomo cambiò, riferendosi alle innovazioni nel campo della pittura.

Anche nel campo della letteratura vi furono molti esperimenti come il caso del cubismo letterario che in un certo senso volle seguire il cubismo in

pittura.

Virginia Woolf

V. Woolf è una delle prime scrittrici che proclama la libertà potenziale del romanzo, dai concetti tradizionali di trama, tempo e identità.

La Woolf, nel suo saggio “Il Romanzo Moderno”, discute la revisione dei modi tradizionali di rappresentazione e suggerisce che il compito del

romanziere del XX secolo sarà, quindi, di esprimere l’effetto di quel “alone luminoso”, che caratterizza la nostra vita e sviluppare una nuova

forma narrativa, descrivendo quella miriade di impressioni, che quotidianamente bersagliano la coscienza umana.” La Woolf abbandonò i

parametri convenzionali a favore di un tentativo di descrizione dell’inconscio e dell’esplorazione dettagliata dell’identità individuale. Le

caratteristiche dei suoi ultimi 3 romanzi furono: la frammentazione, la discontinuità, la disintegrazione, il tentativo di “fare a brandelli” i

personaggi, e il tentativo di descrivere la natura dell’attività mentale conscia e inconscia e di metterla in relazione con l’esterno. La

rappresentazione frammentaria, e casuale del flusso temporale della narrativa di Woolf, prende forma anche grazie alla scienza post- darwiniana

e alle teorie tanto alla moda di Freud. Tra le sue opere più famose ricordiamo Mrs. Dalloway.

James Joyce

Irlandese, è l’autore più innovativo del ‘900 modernista. Dopo i primi studi in Irlanda si sposta a Parigi desideroso di allargare i propri confini.

Quando sua madre sta per morire ritorna in Irlanda e incomincia a scrivere “Stephen hero” e dopo una lunga elaborazione lo pubblica con il nome

definitivo di “A Portrait Of An Artisti As A Young Man”. Nel 1904 lascia definitivamente Dublino per Trieste dove diventa amico di Italo Svevo.

Successivamente si sposta a Parigi dove scrive il suo capolavoro “Ulysses” . Ulysses racconta la storia di Stephen Dedalus tornato al suo luogo

natio, al suo circolo di amici intellettuali, e ai tentacoli della sua famiglia. Stephen un certo signor Bloom e sua moglie sono i personaggi principali

le quali vite si intrecciano con la vita di Dublino in un solo giorno il 16 giugno 1904.

Un’altra delle sue opere più importanti è The Dubliners, che costituisce una raccolta di 12 racconti. Ogni storia finisce con il fallimento del

protagonista. Nella lettera che scrisse al suo editore londinese, ribadì che stava scrivendo un capitolo della storia morale del suo paese e che

aveva scelto Dublino, non per il suo dinamismo, ma perché gli sembrava il centro della paralisi.

Joseph Conrad

Nato in Ucraina da genitori polacchi visse in Russia e poi in Polonia. A 17 anni fece un avventura nella marina mercantile francese.

Successivamente si stabilì in Inghilterra. Le sue esperienze influirono molto nella sua carriera. Come per altri uomini di mare la figura della donna

è fuori da questo mondo. In alcuni passi della sua opera Heart of darkness il protagonista dice che le donne vivono in un mondo tutto loro che non

esiste e mai esisterà.

Tra altri autori ricordiamo:

Ezra Pound: la sua poesia si poneva in antitesi con la poesia vaga e nebulosa tipicamente romantica. Le sue poesie, invece, esaltavano

• la centralità dell’immagine, trattando direttamente la cosa.

Eliot: poeta simbolista

Per grossi capi:

in joyce la paura del buio e dell'inferno è un qualcosa di traumatico, che fa paura a dedalus e che lo influenza nelle sue scelte, in thomas la paura

del buio è invece un rito iniziatico, il superamento del corridoio della casa degli zii lo aiuta a prendere coscienza e a iniziare questo suo cammino;

attraverso dedalus, joyce esprime il trauma della visione dualistica nel mondo del collegio gesuita, mentre thomas ha una visione più globale, come

un osservatore pronto ad affrontare il mondo reale.

Entrambi hanno l'esigenza dello spirito, contro una cultura puritana e maschilista.

Per joyce il mondo esterno è il luogo concreto della nascita dell'epifania, dall'altra parte in thomas c'è un rifiuto programmatico e polemico della

realtà che lo circonda.

Si può parlare anche delle differenza tra la ragazza sulla spiaggia descritta da joyce e della donna ai giardini victoria di thomas, ma la differenza

non la ricordo.

LE CARATTERISTICHE DELL’ETA’ VITTORIANA (1830-1940).

Le caratteristiche dell’età vittoriana vennero a delinearsi molto prima della salita al trono della regina Vittoria (1837). Con la morte della regina

Vittoria, non finisce l’età vittoriana, che si protrae fino alla vigilia della prima guerra mondiale.

d

Le caratteristiche della società vittoriana:

- SOCIETA’ INTRISA DI PURITANESIMO.

- SVILUPPO INDUSTRIALE.

- SVILUPPO COLONIALE.

- INGHILTERRA PAESE ESPORTATORE (importava materie prime dai paesi colonizzati, le lavorava e le esportava)

- PAESE SOLO APPARENTEMENTE RICCO.

- PAESE SOCIALMENTE MOLTO ARRETRATO.(Nonostante si volesse attribuire l’immagine all’Inghilterra del paese più ricco e

democratico del mondo).

Mentre tutta l’Europa, sotto la spinta delle difficoltà economiche tendeva a richiudersi nel protezionismo, l’Inghilterra, unica eccezione,

continuava ad adottare il liberismo, sotto l’alterna guida di due valenti statisti, grandi protagonisti dell’età vittoriana, il liberale Gladstone e il

conservatore Disraeli.

L’OPERA DI MODERNIZZAZIONE DAL LIBERALE GLADSTONE:

Gladstone attuò una serie di riforme miranti a modernizzare la struttura amministrativa dello stato:

• riorganizzò il sistema fiscale e giudiziario;

• introdusse il sistema del libero concorso per le assunzioni nel pubblico impiego;

• potenziò l’istruzione pubblica, sia quella elementare ( resa però obbligatoria solo nel 1880 e gratuita nel 1891), sia quella universitaria

con l’abolizione delle prove confessionali previste per l’ammissione a Cambrige ed Oxford;

• introdusse la segretezza del voto;

• Estese il diritto di voto ai lavoratori agricoli e ai minatori, realizzando il raddoppio del corpo elettorale inglese.

LA POLITICA IMPERIALISTICA DEL CONSERVATORE DISRAELI E IL COMMONWEALTH:

Disraeli si dedicò soprattutto all’espansione dello sfruttamento coloniale, sulla base di una politica decisamente appoggiata dalla regina Vittoria e

da gran parte dell’opinione pubblica, la quale non condivideva le idee dei gladstoniani, accusati di essere “partigiani di una piccola Inghilterra”

o”nemici di una politica imperiale”.

Durante il suo secondo ministro, con una politica estera finalizzata a consolidare il prestigio dell’ Inghilterra nel mondo, riuscì ad annettersi: le

isole Figi, facendo proclamare la regina Vittoria, imperatrice d’India, intraprendendo guerre contro i Boeri, gli Zulu e gli Afgahani , acquistando

dall’Egitto le azioni del canale di Suez e procurando all’Inghilterra il possesso dell’isola di Cipro.

La Gran Bretagna pretendeva di sconvolgere le tradizioni, i rapporti sociali e gerarchici dell’India e pretendeva di imporre la propria cultura.

Tuttavia la cultura occidentale non fu portata in tutta l’India, ma solamente alle classi più agiate .

Egli cercò di non ripetere l’errore già commesso dagli inglesi per le colonie americane, di stabilire un’eccessiva dipendenza dei territori

d’oltremare dalla madrepatria: per questo motivo dette vita ad una politica di sostanziale autonomia delle colonie, pur legandole con un’unione

personale alla corona (COMMONWEALTH o mercato comune). Tuttavia la prima a risentire di tale politica fu l’Inghilterra stessa che non si

trovò più al vertice dei paesi del commonwealth, ma in una posizione bassa perché i paesi colonizzaati avevano a disposizione molte risorse

minerarie e giacimenti. La Gran Bretagna diventa quindi un membro particolarmente vulnerabile all’interno di questo mercato comune, perché

passa da una posizione di predominio economico ad una posizione secondaria. I primi beneficiari della nuova politica furono il Canada,

l’Australia, la Nuova Zelanda e l’Unione Sudafricana.

Per quanto riguarda la POLITICA SOCIALE:

• Fece votare la riduzione dell’orario di lavoro e il riposo pomeridiano del sabato;

• Introdusse il principio della piena uguaglianza giuridica fra imprenditori e salariati;

• Soppresse nel1875 il reato di sciopero e riconosce il diritto di intervento dei lavoratori in materia dei contatti di lavoro;

• Concesse il diritto di voto agli operai e agli abitanti delle città e dei borghi.

SITUAZIONE ECONOMICA DELL’INGHILTERRA VITTORIANA:

A rendere possibili tali riforme contribuì certamente il primato economico conquistato dall’ Inghilterra su scala mondiale: un primato che offri la

possibilità di vivere un lungo periodo di pace sociale,grazie all’elevato tenore di vita dei lavoratori, togliendo terreno alle spinte rivoluzionarie.

Infatti vediamo che l’economia del paese è in fase di crescita,m soprattutto per il fatto che le esportazioni sono raddoppiate rispetto al passato,

grazie all’ampliamento del suo impero ( prendeva materie prime, le lavorava e le esportava). La flotta mercantile e militare britannica erano le

più forti del mondo. Anche l’agricoltura era in fase di miglioramento.

Fino a questo momento i 2 principali paesi verso i quali la Gran Bretagna esportava erano: l’Europa e il Nord America, però fu proprio l’Europa

che in questo periodo cominciò a mettere in crisi il commercio britannico, perché grazie ai macchinari ad alta tecnologia che l’ Inghilterra

esportava, il resto dell’Europa aveva sviluppate le proprie industrie e superato la Gran Bretagna, ciò avvenne anche nel mercato nord americano

che fece passi enormi e non rappresentò più il punto d’arrivo per le esportazioni britanniche. Questo cambiamento porta alla crescita economica

di due potenze: Germania e nord America.

Gli anni 1830-1880 furono per la Gran Bretagna anni di semi isolazionismo rispetto alle questioni europee. L’illusione di pace fu però spazzata

via negli anni ’50 dalla disastrosa rivolta indiana e dalla goffa gestione della guerra di Crimea.

RIFORME SOCIALI:

Mentre per quanto riguarda la politica interna le condizioni di svantaggio delle donne e dei poveri erano notevoli. A tante donne era negato

l’accesso ad un’istruzione adeguata e il pieno godimento dei diritti di proprietà, per non dire del diritto di voto. Ed è proprio grazie alla lotta

ostentata delle suffragette sotto la guida di Emelline Pankhurst, fondatrice nel 1902 dell’UNIONE POLITICA E SOCIALE DELLE DONNE, che

fu concesso il diritto al voto solo nel 1918 a tutte le donne che avessero compiuto il 30° anno di età e nel 1928 fu ristretto a 21°. Le sufragette

furono molto decise nella loro lotta, ricorsero a manifestazioni nelle piazze, marce sul parlamento, scioperi della fame, e anche ad attentati a

edifici pubblici.

Mentre per quanto riguarda le condizioni del proletariato esso era costretto a vivere i condizioni igieniche pessime e godeva di salari

estremamente bassi. Il lavoro minorile era sfruttato e sottopagato(c’erano le Sunday school, ossia le scuole della parrocchia).

Vennero istituite poi le PURE LOWS: sussidio minimo per le famiglie povere, e le WORK HOUSES: case di lavoro che offrivano un rifugio a chi

non aveva altre possibilità, in queste case la vita veniva volutamente resa difficile affinché non ci si adagiasse a tale condizione.

Proprio per questo l’epoca vittoriana fu inaugurata da una serie di riforme politiche , moderate, appositamente concepite per allontanare il

pericolo di rivolgimenti radicali.

1832 il diritto di voto fu esteso a tutti i cittadini maschi proprietari di case in possesso di un reddito di 10 sterline o più. Benché la legge avesse

raddoppiato l’elettorato, includendovi un maggior numero di votanti della casse media , essa lasciava ancora 29 cittadini su 30 senza voto.

1867, in una seconda revisione del sistema elettorale ( REFORM ACT) un milione di lavoratori si videro finalmente riconosciuto il diritto al

suffragio. Questa fu la conseguenza indiretta di una continua pressione del proletariato per una rappresentanza democratica, una pressione che

aveva trovata la sua prima compiuta espressione nella “carta dei diritti del popolo” del 1838. Il gruppo composto dagli ideatori di questa carta

erano i cartisti. Emersero come forza nuova di opposizione nella politica degli anni ’40. Essi erano l’avanguardia di una nuova e consapevole

classe operaia industriale in continua espansione.

Alle agitazioni operaie e delle suffragette si aggiungevano quelle mai risoltosi dei nazionalisti irlandesi, che disponevano alla camera dei comuni

di un gruppo di 80 deputati, il cui appoggio era indispensabile alla sopravvivenza dei governi liberali. Nel 1911 il nuovo governo presentò un

HOME RULE, che prevedeva un’Irlanda autonoma con un proprio governo ed un proprio parlamento, ma pur sempre legata alla corona

britannica e dipendente all’ Inghilterra per tutte le questioni di comune interesse. La soluzione proposta scontentava sia i nazionalisti irlandesi che

miravano alla piena indipendenza, sia la minoranza protestante dell’ ULSTER (Irlanda del nord), che organizzò un movimento clandestino armato

per opporsi all’autonomia. Dopo un lungo e tormentato dibattito, il progetto liberale fu comunque approvato dalla camera nel 1914, ma la sua

applicazione fu subito sospesa allo scoppio della 1° guerra mondiale.

TRA PROTEZIONISMO E LIBERISMO:

Da qualche tempo anche un altro problema agitava il mondo politico inglese. Infatti benché la tradizione liberoscambista continuasse nel paese da

50 anni ed era considerata fonte di prosperità, parecchi industriali posti di fronte all’ascesa economica degli Stati Uniti e della Germania,

cominciarono a propendere a favore di una politica protezionista,nella convinzione di poter salvaguardare i propri prodotti dalla concorrenza ogni

giorno più agguerrita:politica, che parve realizzabile quando nelle elezioni del1900 lo schieramento liberale venne battuto da quello conservatore.

Fu appunto all’ora che il nuovo governo presieduto negli anni 1902 al 1905 da Balfour , impose barriere doganali nei confronti delle merci

importate da paesi che non facessero parte del commonwealth britannico. Ciò però comportò una pesante tassazione dei prodotti, specialmente

alimentari, che l’Inghilterra acquistava nelim Stati Uniti o in altre parti del mondo: di qui in ‘inevitabile pegg8ioramento delle condizioni di vita

nelle classi meno abbienti.

Di conseguenza le elezioni del1906 segnarono una netta sconfitta dei conservatori e permisero il trionfale ritorno al governo dei liberali.

LE PRIME LOTTE SOCIALI:

Il movimento operaio inglese finì per assestarsi su una linea riformista e moderata. Le prime associazioni inglesi di orientamento socialista erano

formate soprattutto da intellettuali, come la grande società Fabiana, fondata nel 188,di cui fece parte anche il commediografo Gorge Bernard

Shaw e gli storici e politici Sidney e Beatrice Webb. Tali associazioni rifiutavano la lotta di classe ed il marxismo e sostenevano che il socialismo si

sarebbe raggiunto gradualmente attraverso le riforme e l’allargamento dell’intervento pubblico dello Stato. A loro volta, le grandi organizzazioni

sindacali inglesi, le TRADE UNIONS, sostenevano le rivendicazioni delle diverse categorie dei lavoratori inglesi con un sostanziale disinteresse

verso l’ideologia marxista. All’inizio del ’900, tuttavia, le associazioni sindacali stimolarono e promossero la nascita di una rappresentanza politica

autonoma dei lavoratori inglesi. Nacque così il partito laburista (LABOUR PARTY), che si presentò per la prima volta alle elezioni nel 1906.

LE POSIZIONI DEGLI INTELLETTUALI VITTORIANI:

Gran parte dello sforzo intellettuale dei vittoriani fu impiegato nel tentativo di tenere insieme un universo che stava andando in pezzi. Fu quindi u

periodo di teorie contrastanti, di ottimismo scientifico ed economico e di pessimismo sociale e spirituale, di acuta consapevolezza dell’inevitabilità

del progresso e di profonda inquietudine per il presente.

Il cristianesimo rimase tuttavia una forza primaria nella vita e nella letteratura vittoriana. Nonostante la grande maggioranza delle persone aveva

smesso di seguire le cerimonie religiose domenicali. Questa maggioranza era costituita da uomini e donne della classe operaia, che potevano

facilmente trovare modi più piacevoli di trascorrere l’unico giorno di riposo loro concesso. Anche tra le classi colte si diffondeva sempre più un

profondo scetticismo, che investiva le basi dottrinali e storiche del cristianesimo. Essi vennero poi alimentati e stimolati dalla pubblicazione nel

1859 dell’opera di C. Darwin (L’ORIGINE DELLE SPECIE) , e da una cultura sempre più influenzata dal materialismo scientifico. Le teorie

sull’evoluzione di Darwin, furono fortemente rifiutate dall’ Inghilterra vittoriana di fine ‘800, perché quello che ne derivò fu una sensazione del

tutto nuova paragonabile a quello che accadde nella teoria copernicana. La teoria dell’evoluzione porta l’uomo allo smarrimento, alla perdita di

certezze, in quanto egli si trova a confrontarsi con una teoria che esalta la sua nullità. L’evoluzione avviene mediante la selezione (su queste

teorie troviamo le basi economiche dell’epoca, in quanto la selezione delle classi veniva vista come una teoria scientifica per soddisfare i propri

interessi economici.)

La società vittoriana era inoltre costretta entro gli angusti confini del trionfante puritanesimo sessuale. Esso sottolineava in particolare i benefici

della monogamia e della vita familiare. Mentre molti vittoriani vedevano la famiglia come strumento di oppressione e come soffocante

conformismo.

L’età vittoriana ebbe le sue costanti e i suoi conflitti di stili, in pittura e in architettura come in letteratura. Fu un’epoca in cui i modelli classici,

gotici e italiani poterono gareggiare tra loro e fu anche un’epoca di ingegneria sperimentale, che generò sia il complesso stile gotico del nuovo

Palazzo di Westmister, sia la classica costruzione in ferro del padiglione della Great Exhibition. L’età vittoriana fu l’epoca dell’arte applicata ma

anche dell’applicazione di nuove tecnologie a tutti gli aspetti della progettazione e della produzione. Questa prima vera età della macchina

raccolse tutti i benefici derivanti da un capitalismo vigoroso.

L’età vittoriana è preceduta dal ROMANTICISMO ed infatti gli anni ’30 e seguito dell’800 non sono altro che una reazione alle teorie astratte del

romanticismo. I romantici infatti avevano i loro ideali che non sempre coincidevano tra autore ed autore (es: Shelley denuncia la società mente

Byron assume un atteggiamento di disprezzo nei confronti della società). Tali atteggiamenti ideali rimanevano però astratti ossia c’era una

denuncia, ma mai una risoluzione. E c’era un rifiuto della società ottocentesca, che era formata da un sistema di intellettuali chiuso convinto che la

società deve cambiare, non interessato più ai sogni come i romantici, ma ai fatti. Questi intellettuali denunciano soprattutto la sfiducia

nell’applicazione delle riforme, quindi denunciavano le riforme che riguardavano solo glia spetti istituzionali, e con tantissima lentezza quelli

amministrativi.

Gli intellettuali vittoriani mostravano inoltre un certo disprezzo, ironia, snobismo verso gli intellettuali romantici del’700, che venivano visti con tre

stereotipi: gentlemen, mancanza di cuore, falsità. I romantici erano quindi introspettivi,ossia guardavano dentro di se, mentre i vittoriani non

badavano agli ideali, ma ai fatti e guardavano fuori di se. I più importanti intellettuali di questo periodo sono: DICKENS, CHARLYLE, NEWAN,

RUSKIN, HOPKINS e ARNOLD.

DICKENS: dichiarò di aver letto almeno 500 volte “The French Revolution”, dimostra di essere un discepolo di Charlyle, in quello che era il suo

romanzo rivoluzionario. L’influenza di Charlyle si può infatti avvertire in tutti i suoi romanzi che si occupano della condizione dell’Inghilterra

vittoriana. Anche se non può essere proprio definito uno scrittore riformatore, Dickens era pronto a schierarsi contro tutto ciò che considerava

ingiusto , usando la letteratura come strumento. Tuttavia il successo di Dickens nel far propaganda, era dovuto al fatto che egli si rivolgesse ad

un’ampia gamma di lettori. Infatti vediamo che la letteratura precedente si rivolgeva solamente ad un tipo di pubblico:l’aristocrazia, mentre dopo

la rivoluzione industriale ci si rende conto dell’importanza di rivolgersi ad una gamma di lettori più amplia.

Molti critici catalogarono Dickens come sentimentalista, perché rappresentava una realtà triste per suscitare la lacrima della borghesia, ma egli va

apprezzato per il suo coraggio a prendere in mano argomenti di tale portata e denunciarli.

Dickens aderiva intimamente al messaggio di fondo del cristianesimo che considerò sempre una sicura guida morale del suo pensiero, delle sue

azioni e soprattutto dei suo scritti.

Come tutti i grandi scrittori umoristici, Dickens si serbe dell’umorismo per sovvertire i preconcetti e i luoghi comuni. I romanzi di Dickens

riflettoni la natura della società urbana vittoriana, con i suoi conflitti , le sue dissonanza, la sua eccentricità, le sue restrizioni e la sua straordinaria

ricchezza sia umana che intellettuale.

I PICKWICK PAPERS (1836) nacquero su commissione, all’autore venne infatti chiesto di scrivere una serie di brevi episodi legati tra loro

incentrati sulla storia di un circolo londinese. Dickens conferirà una natura vagabonda e curiosa al circolo e Pickwick si ritroverà anche ad avere

guai finanziari finendo in prigione per un breve periodo.

Durante la pubblicazione di Pickwick Papers, Dickens scrive OLIVER TWIST (1837-38). Qui possiamo vedere l’attacco frontale alle

Workhouses (“case di lavoro” squallidi e miserabili luoghi di reclusione in cui venivano rinchiusi, gli indigeni sani, che venivano costretti a

svolgere lavori di vario genere), ed un vero e proprio ripulso attraverso un umorismo nero per gli abusi compiuti in questo genere di istituti.

L’immagine di Oliver Twist, che chiede più cibo, è la scena più celebre della narrativa inglese e sarebbe rimasta impressa nella fantasia popolare.

In quest’opera le scene, i stati d’animo e i stili narrativi discordanti, mirano a delineare il contrasto tra la vita e i pericoli dei bassifondi e i comforts

della vita borghese.

Nel 1838-39 esce a puntate NICHOLAS NICKLEBY, e anche qui Dickens sceglie ancora una volta come argomento, l’aberrazione sociale.

Questo romanzo attacca l’aristocrazia, fannullona e snob, l’inefficienza del parlamento, e le ingiustizie del sistema capitalistico. La forza di

questo romanzo sta nell’umorismo e nella scelta di una vasta gamma di personaggi eccentrici e brillanti. Dickens nella pubblicazione a puntate di

questo romanzo teneva molto in considerazione i gusti del pubblico e si adeguava ad essi.

I lettori successivi si sono spesso lamentati del presunto, volgare sentimentalismo di Dickens.

L’ultima narrativa di Dickens ci appare più cupa, più controllata e meno esuberante, come si può notare in DOMBEY AND SON, dove l’impiego

di materiale autobiografico e il più rigoroso controllo formale, ottenuto con una narrazione in 1° persona, sono elementi caratterizzanti. A questo

periodo appartiene anche il famoso DAVID COPPERFIELD, qui la trattazione della sofferenza deriva dal pungente ricordo delle vicissitudini

infantili del romanziere. David Copperfield esamina un’ampia gamma di rapporti e di matrimoni felici ed infelici, fa una pungente satira dei

problemi sociali pur se marginale, se paragonata a CASA DESOLATA ( 1852), dove c’è un attenta analisi delle complicate attività che si

svolgono in tribunale, e Dickens osserva che mentre i misteri, i crimini e le cause legali vengono risolti, i sottostanti problemi della corruzione, del

malessere e del degrado urbano, non trovano risposta.

In HARD TIMES ( TEMPI DIFFICILI ), Dickens sposta la sua attenzione dai problemi sociali di Londra agli effetti della rivoluzione industriale

nell’Inghilterra del nord, attraverso una pungente satira.

Nonostante la cura per i dettagli e la precisione nella descrizione dei caratteri, Dickens, non può essere definito uno scrittore realista. Egli, infatti,

solo raramente offre un’analisi dei processi mentali dei suoi personaggi, pur essendo forse tra gli scrittori inglesi il più abile a descriverne

l’alienazione mentale, oltre che il creatore di una straordinaria galleria di assassini, masochisti ecc…. L’originalità di Dickens sta soprattutto

nell’usare il rapporto esistente tra personaggio e suo ambiente.

CARLYLE: anche lui analizza gli sconvolgimenti e le anomalie dell’Inghilterra vittoriana. Ottimo conoscitore della Bibbia e del moderno pensiero

tedesco, come possiamo riscontrare in LIFE OF SHILLER (1823) e nella traduzione del romanzo giovanile di GOETHE L’APPRENDISTATO

DI WILHELM MEISTER. Nel ’34 si trasferì a Londra, proprio per la ricerca di un pubblico più vasto. L’anno precedente al suo trasferimento

aveva iniziato a pubblicare a puntate, lo sconcertante SARTOR RESARTUS , un’opera in cui al personaggio centrale, un tedesco con la tendenza

a filosofeggiare, è affiancato un redattore inglese che fa da mediatore col lettore. Carlyle aspirava ad una letteratura sarcastica, apparentemente

insensibile, ma al contempo capace di comunicare forza rettitudine e senso del dovere. Nel Sartor Resartus questo obiettivo si concretizza in una

dissertazione su uno studio erudito della filosofia degli abiti. Il trattato è scritto con uno stile molto originale, mescolando tedesco e inglese,

giocando con il significato delle parole e le loro possibili traduzioni da una lingua all’altra. Tuttavia Sartor Resartus è qualcosa di più di un

semplice gioco letterario, è latore di un messaggio che oppone alla forza disgregatrice di un “eterno no” , l’imperativo di un “eterno si”, che esige

una sottomissione alla volontà di Dioe un attivo impegno nel lavoro, (non si capisce bene cosa egli intenda con dio, vista il suo presunto ateismo). In

quest’ opera egli parte dal principio che le verità fondamentali dell’universo sono immutabili, perché stabilite da un’ essere divino.

Nel saggio CARTISMO (1839), egli analizza la crescente minaccia della guerra di classe, rappresentata dalla nuova consapevolezza politica dei

lavoratori dell’industria. Egli parte dalla ricostruzione degli eventi della rivoluzione francese e delle loro conseguenze su tutta l’europa, in

particolare per l’Inghilterra. Il saggio comincia definendo la condizione della questione della Gran Bretagna, Carlyle la analizza e arriva alla

conclusione che ci sono i presupposti della rivoluzione francese nell’inghilterra vittoriana, ma egli spera che con la grazia di Dio, tutto si possa

risolvere per mezzo del solo dibattito.

Nella serie ON HEROES (1841), egli sviluppa la tesi già sostenuta in Sartor Resartus, sottolineando che l’eroismo si manifesta in una molteplicità

di attività umane e che l’eroe è uno che sfida le convenzioni e le mistificazioni.

PASSATO E PRESENTE (1843) accosta il passato con la confusione del presente. Non vede nel passato un’epoca da rimpiangere perché

riconosce che la moderna industrializzazione ha completamente modificato la natura della società e le sue istituzioni.Qui si può vedere come

Carlyle nella sua opera non lasci spazio al sentimentalismo e alla nostalgia.

La principale opera di Carlyle è il grande trattato THE FRENCH REVOLUTION (1837), il saggio inizia con la morte di Luigi xv per finire con

l’avvento al potere di Napoleone, allorché la rivoluzione sprofonda nella più completa anarchia. The French Revolution dice che il vecchio ordine

viene rifiutato dal destino, e nel frattempo nasce una nuova civiltà. Anche quest’opera parla attraverso metafore. Le sue metafore predilette sono

il vulcano (paura) e la fenice (speranza). Carlyle, con questo saggio oltre a denunciare la classe aristocratica, denuncia anche il popolo che ha

peccato di crudeltà. A questo peccato c’è una naturale penitenza perché coloro che organizzarono la rivoluzione francese, furono loro stesse

vittime.(Visione calvinista). Una grandissima innovazione è costituita dal fatto che per la documentazione degli eventi Carlyle utilizza fonti del

tutto nuove, come lettere, articoli di giornale, volantini e annunci pubblicitari. Ed è per questo che il suo saggio è uno straordinario amalgama,

costruito intorno a molteplici testimonianza e interpretazioni dei fatti, ma sviluppato da un narratore dagli intenti pedagogici. The French

Revolution ammonisce implicitamente l’Inghilterra vittoriana sulle cause e il progredire degli sconvolgimenti sociali.

JOHN RUSKIN: ( Londra 1819-1900) critico d’arte, sociologo della società inglese. Fautore della rinascenza gotica, fu il maggior teorico del

preraffaellismo. Come sociologo ricercò nella legge morale la soluzione dei problemi economici, e svolse un’intensa opera di apostolato sociale.

Puritano sempre alla ricerca della moralità e di qualcosa che motivi l’uomo. Anch’egli rivela un atteggiamento di sfida alle convenzioni, il suo

agnosticismo consisteva in un graduale rigetto del protestantesimo rigido della sua fanciullezza. Gli interventi di Ruskin sono contro il laissez-faire

economico e sociale, La sua base è solidamente cristiana, egli trae dalle parabole di Gesù molto del suo potere metaforico e del suo linguaggio.

Ruskin accusa di aver messo in piedi una politica economica, in contrasto con i principi della fede cristiana, che quelle stesse classi sociali

dichiarano di professare. Egli inoltre sostiene che non è il singolo individuo ad essere responsabile, ma la società complessiva, e all’interno della

società si devono distinguere dei livelli di responsabilità diversa. Secondo Ruskin lo Stato ha quindi il dovere di intervenire nell’economia.

In UNTO THIS LAST, egli applica i principi di fondo della religione cristiana a una civiltà meccanizzata e urbana che trovava via via più

ripugnante sia moralmente, sia esteticamente. Per questo motivo questo libro divenne, in seguito, uno dei pilastri del socialismo inglese.

L’opera di Ruskin è stata spesso considerata come una serie di digressioni che partono da un’ interesse centrale per la pittura e lo portano ad

immergersi in complesse analisi per i problemi della società moderna, come nel famoso capitolo su “The Nature of Gothic” nel secondo volume di

THE STONES OF VENICE, l’anno di pubblicazione è il 1851, Ruskin è già maturo, perché aveva già avuto le conoscenze adatte dal grand tour.

Egli viene indotto ad effettuare questo viaggio dalle suggestioni di Byron e Turner, ma è spinto anche dal desiderio di approfondire le sue

conoscenze del Medioevo e del Rinascimento. Egli infatti considera il Medioevo il momento di massima espressione dell’umanità (il gotico),

mentre il Rinascimento è l’opposto.

La sua Venezia , osservata nel suo contesto storico, è sempre un modello su cui confrontare la Gran Bretagna vittoriana. Ruskin inizia il capitolo

con il paragonare: i Greci con la mentalità inglese, entrambi guardano al passato e poi al presente e anelano alla massima perfezione. Questo è

uno scopo mobilissimo,ma nella realtà si trattava di perfezioni meschine. Non scartare ciò che è imperfetto, in favore di ciò che è perfetto, ma fine

a se stesso.

Concetto di libertà di Ruskin: la libertà dell’uomo non sta nel poter esprimere il proprio voto, ma la vera libertà è quella che gli viene data dal

benessere, dal poter dare libera applicazione alle proprie capacità intellettive.

Concetto di schiavitù di Ruskin: egli dice che la ricchezza che circonda l’uomo non è altro che il simbolo della sua schiavitù. L’uomo può essere

reso schiavo nel fisico, nella materialità della vita, ma può rimanere libero nello spirito. Mentre quello che succede oggi è secondo Ruskin assai più

grave, perché l’uomo non dipende da un suo simile, ma da qualcosa di sovraumano, come la macchina.

Comincia ad entrare in gioco la responsabilità della classe benestante, quindi si ritiene egli stesso responsabile, che riduce l’uomo ad una

macchina, pretendendo da egli l’accuratezza e la precisione dei strumenti.

Poi Ruskin sposta la sua attenzione sulle cattedrali gotiche, con quelle orride e deformi sculture, la cui imperfezione non è altro che l’espressione

più alta della libertà dell’uomo. Non è un prodotto industriale, splendido, ma tutto uguale, bensì è il prodotto della libertà degli operai. Una libertà il

cui raggiungimento deve essere lo scopo dell’Europa.

Secondo Ruskin è questa degradazione dell’operaio a macchina il male più grande dei nostri tempi, perché gli uomini hanno perso ogni spirito

vitale nel loro lavoro, ogni aspirazione, e quindi spostano il loro obiettivo verso valori puramente materiali, come il raggiungimento della

ricchezza, e questo può produrre una rivolta delle classi sociali deboli. Il lavoro deve avere un valore morale, Ruskin elabora 3 regole da

osservare che ne garantiscono la sua moralità:

-Espressività del lavoro.

-Utilità del lavoro.

-Fruizione è il fine ultimo.

(Il valore del lavoro sta nella sua utilità, il valore dell’arte sta nella sua contemplabilità).

MODERN PAINTERS (1843), qui egli ci fa cogliere i suoi cambiamenti in gusto estetico. Il paesaggio è considerato punto d’incontro tra natura e

uomo. L’esperienza della pittura viene legittimata proprio da questo punto d’incontro.

Nell’arte degli antichi Ruskin scopre la proposizione di un ordine divino, dato da equilibrio, proporzione, canoni estetici che l’opera

deverispettare.

Ruskin viene inoltre indotto a pensare alla bellezza non in senso soggettivo, ma oggettivo: bellezza come condizione oggettiva di quello che è la

natura secondo un ordine divino.

POSIZIONE DI RUSKIN SUL RESTAURO: egli ripercorre il passato non solo come intellettuale e critico, ma anche come restauratore. Egli si

pone il problema del restauro in 2 modi diversi:

1- Le opere devono essere restaurate per emanare la loro originale bellezza.

2- Bisogna lasciar integri i segni del tempo nelle opere.

Naturalmente egli sceglie che l’opera d’arte mostri l’imperfezione dei segni del tempo. In quanto l’opera d’arte restaurata è priva dei valori che si

acquisiscono col tempo, ed è priva della simbolicità di quell’epoca. Quello che Ruskin non accetta è la produzione artistica fine a se stessa.

MODO DI INTENDERE L’ARTE DI RUSKIN: il gotico rappresenta l’espressione della perfezione umana, mentre il Rinascimento è la massima

espressione della perfezione. Egli ripercorre il gusto rinascimentale per dimostrare come questo sia andato nella decadenza assoluta, fino ad

arrivare all’esperienza ultima: il barocco, le cui figure non sono create dalla fantasia imperfetta dell’uomo come nel gotico, ma

dall’esasperazione all’estremo.

MATTHEW ARNOLD: (1822-1888) vive3 nel cuore del periodo vittoriano, le sue qualità letterarie le esprime in forme diverse: saggista, critico,

ecc…. la sua opera più importante è il trattato CULTURA E ANARCHIA (1869), qui il suo stile si fonde in un miscuglio di ironia e umorismo

greve, alla Carlyle. Il suo intento è quello di sviluppare un’indagine morale e pervenire ad una definizione del concetto di cultura.

[Nella sua riflessione è avvertibile l’influenza del padre, Thomas Arnold, convinto assertore della serietà vittoriana. T. Arnold infatti, aveva

introdotto nella sua scuola un sistema gerarchico di responsabilità morali, che aveva prodotto una generazione prematuramente costretta a

prendere decisioni da adulta e spesso oppressa da un’ eccessivo senso di responsabilità. I ragazzi di Arnold, inoltre, dovettero assumersi il peso del

cristianesimo, contro la tirannia rappresentata dall’ateismo materialistico delle folle.]

Cultura e Anarchia divide ironicamente la società inglese in 3 classi: un’aristocrazia barbara, una borghesia filistea, e una plebaglia ignorante. In

quest’opera egli denuncia il fatto che il profitto domina qualsiasi aspetto della società inglese.

Il tono satirico è particolarmente pungente nel suo attacco alle debolezze del pragmatismo e del materialismo moderno. Egli sostiene che nella

società contadina, l’economia inglese si basava su 2 assiomi: il primo è che più aumenta la popolazione, più aumenta la domanda, il secondo è che

c’èla necessità di avere un costante riscontro tra la popolazione e i mezzi di sussistenza di quest’ultima. Nella società contadina i bisogni primari si

soddisfacevano attraverso la produzione propria, quindi non c’era questa ostinata ricerca del denaro. Nella società industriale il2°assioma crolla,

perché non c’è più il rapporto tra esigenze della popolazione e mezzi di sussistenza. E Arnold sostiene che la società si è fissata su un oggetto

precisi: il perseguimento del profitto. Secondo Arnold i valori universali dell’illuminismo potevano trasformare la democrazia di massa, tuttavia

tutto il suo discorso, sembra implicare uno sprezzante dispotismo nei confronti della cultura popolare.

Per questo non stima Dickens, a causa di questo suo atteggiamento di buonismo nei confronti della società. Non stima nemmeno Tennysen che

nelle sue opere rappresenta la gloriosa Inghilterra del passato (re artù), con una visione romantica, senza parlare di problemi attuali. Ma Arnold

era talmente preso dalla situazione economica- sociale di quel periodo, che non si rende conto di come tanti scrittori intellettuali dell’epoca

trattavano il presente, rifugiandosi nel passato, con metafore.

Egli inoltre rivolge una critica ai poeti romantici inglese, accusandoli di eccessivo provincialismo e mancanza di una cultura adeguata. Tuttavia in

molti suoi saggi difende Wordsworth, Shelley e Keats.

Nel suo saggio: LA FUNZIONE DELLA CRITICA OGGI, Arnold scrisse che la condizione affinché si potesse effettivamente sviluppare lo

spirito creativo era la necessità di un contesto intellettuale, culturale stimolante. Ed è proprio la meschinità dell’epoca in cui viveva, la

dimostrazione di come l’Inghilterra fosse priva del necessario gradi di “vivacità” intellettuale.

1852 pubblicazione EMPEDOCLE SULL’ETNA, gli apparve subito troppo imbevuto di sentimenti moderni, nonostante l’argomento classico. Fu

ripudiato. Il volume includeva uno dei suoi componimenti più “gioiosi” “LO ZINGARO SAPIENTE”, un poemetto che celebra 2 fughe: la fuga di

uno studente universitario da Oxford, e quindi dalla routine, e il tentativo di un poeta di trovare rifugio nel passato non gravato dalle incertezze del

presente. La rottura dello studente con il suo ambiente universitario, si risolve in un radicale rifiuto nei confronti della civiltà urbana del xix secolo.

HOPKINS: la sua vita è doppiamente permeata dalla sua doppia vocazione per il sacerdozio gesuita e per la poesia. La sua conversione, ad

Oxford, al cattolicesimo romano, e la sua decisione di entrare a far parte della compagnia di Gesù, lo tagliarono fuori dalla corrente principale

della vita inglese contemporanea. Come rivelano i suoi diari, egli era solito osservare la natura con scrupolo minuzioso, esaminando con pazienza

fiori e foglie e considerando i giochi di luce e ombre.

Data l’intransigente chiusura dell’ambiente gesuita, egli si trovava di fatto a vivere in un contesto culturale che aveva ben poco da offrire

all’esperienza estetica. La sua attenzione per il dettaglio è simile a quella dei poeti preraffaeliti. La poesia di Hopkins era forse troppo personale

per i gusti dei cattolici inglesi. La maggior parte della poesia di Hopkins è incentrata su Dio, descritto come colui che risolve le contraddizioni, in

quanto origine della creazione.( E’ un Dio creatore che riconduce a sé tutti i fili della creazione). Tuttavia nei suoi componimenti egli non trascura

la rovina, il dolore e la desolazione, infatti ola sua poesia non ignora la presenza di violenza nel regno animale. Nonostante la sua straordinaria

bellezza, il volo del falcone, è il volo di un uccello in preda, per questo il poeta spezza i versi e distorce le parole. La bellezza del falcone ‘è parte

essenziale della perfezione animale, e per questo testimonia la maestosa presenza del creatore.

Come altri poeti di fine secolo (Yeats, Houssman), Hopkins cerca di recuperare ad un livello linguistico, aggrappandosi all’esperienza della lingua

e del quotidiano, ciò che viene meno nei contenuti. Egli tenta quindi, di creare una lingua fatta di suoni del mondo che lo circonda. Egli crede che

la poesia sia un discorso costruito per la contemplazione della mente, un discorso che deve essere ascoltato di per se, al di là dei suoi interessi

contenutistici. Recuperando il suono della lingua, ci si avvicina alla vera funzione della poesia. Qualche contenuto è essenziale, ma è solo un

elemento necessario per sostenere quella forma che viene contemplata di per sé stessa. Quest’ idea viene ripresa dai formalisti russi, che

puntavano all’analisi del testo di per sé, senza tener conto ne dell’autore, ne del periodo. Si voleva creare una separazione reale tra forma e

contenuto.

NEWMAN: teologo di grande originalità, predicatore, autore di saggi e libelli polemici, nonché autore di due romanzi dal chiaro intento

propagandistico. La sua conversione alla chiesa cattolica, fu senza dubbio la più celebre del 19° secolo, sembrava testimoniare la nuova forza di

attrazione di una religione dogmatica e cerimoniale in un’età segnata dal dubbio e dalla controversia.

Nonostante la sua forte fede, era uno dei più aperti intellettuali sulle teorie dell’evoluzione di Darwin. Una delle sue più importanti opere è

TRACTS FOR THE TIMES.

L’ETA’ EDOARDIANA (1880-1920):

Anche se la regina Vittoria, incarnazione di rettitudine morale, regnò fino al Gennaio del 1901, i valori vittoriani e i modelli di comportamento,

erano già stati messi in discussione da una nuova generazione di intellettuali e scrittori.

Se gli scrittori dei primi 2/3 del secolo, lottarono per accettare una molteplicità di convinzioni, credenze, scetticismi, i loro immediati sostenitori

rielaborarono tali idee e cercarono parallelismi, analogie nel pensiero scientifico contemporaneo.

Negli ultimi anni del 19° secolo i valori morali tipici degli anni centrali del secolo, iniziarono a sembrare opprimenti e persino comici. Negli anni 80

dell’‘800, per esempio, le virtù della serietà, (intesa come probità morale, ortodossia religiosa, discrezione in materia di sesso, duro lavoro e

fiducia nel divenire della storia,) erano state messe in discussione e soppiantate da una nuova “serietà”.

OSCAR WILDE, per esempio, derise i vittoriani, nella sua commedia “The importance of being earnest”, mentre BUTLER battezzo con il nome

di “Ernest” l’eroe del suo romanzo, intellettualmente e moralmente debole e tutt’ altro che serio.

La grande novità stava nei contenuti dei messaggi e non nella loro forma. Se il lettore borghese doveva essere scioccato, quello shock sarebbe

stato meglio provocarlo attraverso forme letterarie accettate. La scelta di forme tanto conservatrici in campo formale, tuttavia non servì ad attutire

il frequente radicalismo dei contenuti.

La discussione sul movimento per i diritti delle donne, e la comparsa della cosiddetta “New Woman”, divenne usuale così come i violenti dibattiti

parlamentari sul destino dell’Irlanda, dentro o fuori dal Regno Unito. O come i dibattiti extraparlamentari sulle probabilità dell’avvento di un futuro

socialista.

Dopo i Reform Acts , le riforme del 1867 e 1885, l’allargamento del diritto di voto sd una consistente quota di lavoratori prospettò la possibilità di

una futura politica di massa. A molti osservatori sembrò che l’avvento della democrazia popolare e il dissenso delle masse popolari implicassero il

ridimensionamento del liberalismo britannico. Il socialismo, decisamente scioccante, attrasse scrittori propagandistici e partigiani come Shaw,


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere classiche
SSD:
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della letteratura inglese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scienze letterarie Prof.

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