Storia d'Irlanda
Introduzione
La storia dell'Irlanda del Nord, costituita dalle sei Contee situate nel nord-est dell'Irlanda (Antrim, Down, Fermanagh, Tyrone, Derry ed Armagh), è profondamente legata alla storia delle altre ventisei Contee, formanti la Repubblica d'Irlanda (EIRE). Il nazionalismo irlandese ed il movimento repubblicano, che nacquero e si svilupparono nell'ambito della lotta di indipendenza irlandese contro il dominio britannico, sono elementi che costituiscono, congiuntamente al settarismo protestante delle istituzioni nord-irlandesi, causa ed effetto della grave situazione di crisi interna che ha lacerato il popolo nord-irlandese negli ultimi ottanta anni, e più precisamente dal 1921, anno della stipulazione del Trattato anglo-irlandese con cui si decise la divisione dell'isola in due entità giuridicamente separate.
Gli oltre 400 anni di dominazione britannica in Irlanda e l'ambiguo comportamento tenuto dal governo di Londra negli ultimi ottanta anni in Irlanda del Nord (comportamento teso, da una parte, a cercare una soluzione politica definitiva alla questione e, dall'altra, ad assicurare i privilegi di cui la maggioranza protestante ha sempre goduto, a scapito di una minoranza cattolica discriminata in un regime di quasi apartheid) rappresentano uno dei fattori - se non il principale - che maggiormente ha causato la grave crisi interna alle sei Contee. Tuttavia, sarebbe troppo semplicistico e storicamente riduttivo attribuire alla Gran Bretagna la completa responsabilità di tale situazione. Le differenti aspirazioni delle due comunità nord-irlandesi, l'una di religione cattolica e l'altra protestante, profondamente divise dal punto di vista sociale ed economico, il mancato godimento delle libertà fondamentali da parte dei cattolici, il timore, da parte dei protestanti, di una riunificazione dell'Irlanda e la conseguente perdita dei privilegi sino allora goduti ed, infine, il ricorso alla violenza, in origine unico strumento di difesa degli interessi di ciascuna comunità, hanno contribuito alla creazione di un clima di tensione, sfociato nei disordini che, alla fine degli anni Sessanta e per i successivi venti anni, hanno sconvolto l'Irlanda del Nord.
La Dichiarazione di Downing Street (Downing Street Declaration - 15 dicembre 1993) e, soprattutto, l'Accordo del Venerdì Santo (Good Friday Agreement - 10 aprile 1998) hanno permesso di avviare un processo di pace a cui partecipano quasi tutte le parti coinvolte nella lotta, consapevoli, come mai era accaduto prima, che solo attraverso trattative e compromessi politici sarà possibile assicurare al popolo nord-irlandese una pacifica convivenza, nel rispetto delle libertà fondamentali e delle differenze religiose e culturali.
Il nazionalismo irlandese
Paradossalmente, le prime richieste nazionaliste furono avanzate dagli irlandesi protestanti, che erano stati in grado di creare una propria specificità culturale. Essi temevano, d'altra parte, che le forti restrizioni commerciali imposte dal dominio britannico potessero danneggiare l'economia irlandese. Forti del successo della rivoluzione americana, riuscirono ad ottenere nel 1782 una Dichiarazione di Indipendenza che impediva al Parlamento londinese di legiferare su questioni prettamente irlandesi. Da un punto di vista costituzionale, dunque, Irlanda e Gran Bretagna erano separate e l'unico legame era rappresentato dalla fedeltà al sovrano britannico.
Anche la rivoluzione francese contribuì alla nascita del nazionalismo irlandese. L'idea che fosse possibile creare un governo rappresentante la volontà popolare spinse un gruppo di intellettuali irlandesi a creare la "Society of United Irishmen", un'associazione che si proponeva il duplice scopo di ottenere la riforma parlamentare e di coinvolgere protestanti e cattolici in un progetto politico che avrebbe portato alla creazione di una nazione irlandese.
Il fallimento di una rivolta, organizzata nel 1798 dagli United Irishmen, allarmò il governo di Londra che decise di abolire il Parlamento irlandese. Mediante l'"Union Act" (1800), Westminister riotteneva il potere di legiferare sulle questioni irlandesi. L'atto di unione fu accolto favorevolmente dalla popolazione cattolica, convinta che solo attraverso l'intermediazione britannica fosse possibile una migliore tutela dei loro interessi, tutela che certamente non si sarebbe attuata rimanendo sottomessi ad una minoranza protestante.
Il diciannovesimo secolo fu caratterizzato da un capovolgimento delle aspirazioni nazionaliste. La comunità protestante si convinse ben presto che, per mantenere la sua posizione privilegiata, l'unione con la Gran Bretagna era necessaria. Essa, dunque, iniziò ad opporsi a qualsiasi aspirazione patriottica, limitandosi a proteggere i vantaggi politici ed economici di cui godeva.
I cattolici, invece, erano riusciti ad ottenere il diritto al voto, ma era loro preclusa la possibilità di accedere alle cariche pubbliche. Fu proprio nell'ambito delle richieste di parificazione dei diritti, che i cattolici fecero proprie e svilupparono le aspirazioni nazionaliste irlandesi.
Padre del nazionalismo irlandese cattolico fu Daniel O'Connell, che nel 1823 fondò la "Catholic Association", organizzazione che si proponeva di ottenere l'emancipazione dei cattolici attraverso il ricorso a mezzi costituzionali. O' Connell riuscì a farsi eleggere presso la Camera dei Comuni, costringendo in tal modo il governo di Londra a modificare la legge che impediva ai deputati cattolici di sedere in Parlamento (Catholic Emancipation Act 1829). La coscienza irlandese si era ormai risvegliata. Più di 500.000 persone si radunarono sul colle di Tara per assistere ad un comizio di O'Connell, che annunciò di volere intraprendere una battaglia politica per ottenere l'abolizione dell'Union Act.
La battaglia politica, tanto auspicata da O'Connell, per un'Irlanda indipendente subì immediatamente una battuta d'arresto. Tra il 1845 ed il 1849 l'isola fu colpita dalla carestia: più di un milione di irlandesi morirono ed altrettanti emigrarono nell'indifferenza del governo di Londra. I contadini irlandesi, in prevalenza cattolici, non erano proprietari delle terre che coltivavano ed erano costretti a vendere la quasi totalità dei raccolti di cereali allo scopo di pagare gli altissimi canoni di affitto. La patata era il loro unico sostentamento, si può dunque comprendere quali conseguenze catastrofiche si verificarono quando nel 1845, a causa di una malattia che colpiva il tubero, gran parte dei raccolti andarono distrutti.
Il governo britannico fronteggiò la crisi inviando in Irlanda grandi quantitativi di mais ed abolendo le tariffe protezionistiche sulle importazioni di grano, allo scopo di ridurre il prezzo del pane. Le disposizioni non produssero sostanziali miglioramenti ed il timore che si creassero effetti negativi sul mercato spinse ben presto il nuovo governo ad interrompere le importazioni. Nel 1846 il Primo Ministro annunciò nuovi provvedimenti per affrontare la carestia. Le misure decise riguardavano, per lo più, progetti per la realizzazione di opere pubbliche in Irlanda, che avrebbero permesso l'assunzione di manodopera locale. I salari corrisposti erano, tuttavia, molto bassi e spesso non pagati per problemi burocratici. La situazione si aggravò ed il numero dei morti aumentò vertiginosamente.
Il governo di Londra procedette quindi alla distribuzione gratuita del cibo (Soup Kitchen Act), che fu sospesa all'inizio del 1847 nella speranza di un buon raccolto di patate. A seguito del deteriorarsi della crisi, fu emanata la legge sui poveri (Poor Law), con cui si consentiva alle workhouses di dare aiuto anche ai non residenti. Gli ospizi governativi non erano tuttavia in grado di accogliere tutti i bisognosi e il 1848 e il 1849 furono ancora più tragici. I raccolti di patate erano completamente inutilizzabili ed il governo britannico non intervenne.
L'Home Rule
Il ricordo dell'indifferenza dimostrata dal governo di Londra durante la carestia consolidò i movimenti nazionalisti irlandesi, più che mai determinati ad ottenere l'indipendenza dalla Gran Bretagna. I membri della Young Ireland (associazione nata sotto l'egida di O'Connell, poi allontanatasi dal leader politico cattolico in quanto disposta a ricorrere alla violenza) fondarono l'Irish Republican Brotherhood, che presto si alleò con un'organizzazione statunitense, la Fenian Brotherhood, che riuniva molti irlandesi emigrati negli Stati Uniti.
Il timore di una nuova carestia in Irlanda, causata dalla riduzione del prezzo del grano importato dalla Gran Bretagna e proveniente da oltreoceano, riaccese le speranze nazionaliste, affievolitesi dopo il misero fallimento della rivolta organizzata dai Feniani nel 1867. Fu un protestante nazionalista, Charles S. Parnell, deputato irlandese a Westminister, a portare avanti la battaglia politica. Egli si fece portavoce dei fittavoli irlandesi, riuniti nella Land League, ed ottenne dal Primo Ministro Gladstone un progetto di riforma agraria. Dopo aver riportato l'ordine in Irlanda attraverso la sospensione di alcune libertà civili ed il conferimento di poteri speciali alle forze di sicurezza (Coercion Bill), il governo britannico approvò il Land Act che prevedeva misure vantaggiose per i fittavoli, pur non riconoscendo loro il trasferimento della proprietà.
Nelle successive elezioni l'Irish Parliamentary Party divenne, grazie ai parziali successi di Parnell, l'ago della bilancia per la formazione del nuovo governo. Gladstone, riconfermato Primo Ministro, propose di applicare l'Home Rule all'Irlanda. In base al progetto elaborato, si sarebbe creato un Parlamento irlandese avente il diritto di legiferare sulle questioni irlandesi, comunque sottoposto al controllo di Westminister. La proposta suscitò l'ostilità di alcuni membri del Partito Laburista inglese e, soprattutto, della maggioranza dei protestanti che vivevano in Ulster.
Il timore della perdita dei privilegi di cui avevano sino ad allora goduto spinse i protestanti ad organizzare una Convention, in cui si dichiararono contrari a qualsiasi tentativo di spezzare il legame con la Gran Bretagna. Era nato il movimento unionista.
Nel 1893 l'Home Rule fu nuovamente proposta dal governo laburista con l'appoggio del partito parlamentare irlandese. Il provvedimento fu approvato dalla Camera dei Comuni, ma respinto da quella dei Lords. Nel contempo era stato varato il Land Purchase Act, in cui si prevedeva che lo Stato avrebbe acquistato le terre dai relativi proprietari e le avrebbe cedute ai fittavoli in cambio di un'ipoteca a lungo termine.
L'idea della possibile concessione dell'autogoverno favorì la nascita di organizzazioni culturali che si rifacevano all'antica tradizione gaelica ed all'idea di un'Irlanda indipendente. Fu creata le "Gaelic League" che si proponeva lo scopo di promuovere la lingua irlandese; James Connolly organizzò l'Irish Republican Socialist Party ed Arthur Griffith fondò il giornale United Irishman, che sosteneva la teoria del cosiddetto "Sinn Féin" (Solo Noi). Secondo Griffith, i deputati irlandesi avrebbero dovuto disertare Westminister e riunirsi, invece, a Dublino.
Nel 1913 la Camera dei Comuni approvò nuovamente l'Home Rule Bill. Questo terzo progetto di legge prevedeva la creazione di un Parlamento irlandese e di un esecutivo competente per gli affari interni. Erano invece attribuite alle istituzioni britanniche le materie inerenti gli esteri, l'esercito, la marina e le questioni fiscali. Come era già accaduto in precedenza, gli unionisti si opposero a qualsiasi forma di autogoverno, paventando, attraverso la creazione dell'Ulster Volunteer Force (braccio paramilitare dell'Orange Order), anche il ricorso alla forza armata.
Le pressanti minacce degli unionisti innervosirono il governo di Londra, che accettò, con il supporto del partito conservatore, di escludere dall'applicazione dell'Home Rule le sei Contee dell'Ulster, in cui la popolazione protestante era più numerosa. I rappresentanti del partito irlandese si dissero contrari a questa eventualità, tuttavia l'accordo tra i conservatori ed i laburisti li escludeva dal gioco politico. Il primo conflitto mondiale era ormai alle porte e l'Irish Parliamentary Party propose di sospendere per 12 mesi o per tutta la durata della guerra, se più lunga, l'Home Rule Bill. Molti nazionalisti si arruolarono nell'esercito di Sua Maestà, nella speranza che la dimostrata fedeltà alla Corona potesse essere ripagata, al loro ritorno, con l'applicazione dell'autogoverno all'intera isola.
Non tutti i nazionalisti gradirono il compromesso politico proposto dal partito parlamentare irlandese ed un gruppo di dissidenti creò l'Irish Volunteers, meglio conosciuto come Irish Republican Army (I.R.A.).
L'insurrezione di Pasqua e la guerra di indipendenza
Il 24 aprile 1916 fu una data essenziale per la storia irlandese. Alcuni rivoluzionari, capitanati da James Connolly e dal poeta Padraig Pearse, organizzarono a Dublino una rivolta, passata alla storia come l'Insurrezione di Pasqua (Easter Rising). Gli insorti crearono un governo provvisorio e proclamarono la nascita della Repubblica d'Irlanda. La sommossa fu tuttavia sedata dalle forze di sicurezza, affiancate dai rinforzi giunti da Londra, e quindici leaders rivoltosi furono giustiziati.
Un elemento ricorrente nella storia dell'Irlanda è la passività del popolo irlandese. Come già accaduto in passato e come si sarebbe poi verificato - sino agli anni '60 - anche in Irlanda del Nord, i movimenti nazionalisti e repubblicani incontravano solo una tiepida simpatia tra la popolazione civile. Le insurrezioni erano organizzate da un ristretto gruppo di militanti e spesso erano accolte con sorpresa, se non indifferenza, dagli irlandesi; ma invariabilmente le notizie della morte di attivisti o, come nel caso della rivoluzione di Pasqua, dei leaders della rivolta segnavano la coscienza del popolo, soprattutto quella dei cattolici, e riaccendevano le speranze indipendentiste, che poi scemavano quando il ricordo delle gesta di coloro che venivano definiti eroi si spegneva.
Così accadde anche nel 1916. Al momento l'insurrezione non ebbe il sostegno del popolo e dei cittadini dublinesi. Ben presto, tuttavia, la gente comune iniziò a considerare gli insorti in modo diverso. Anche se disapprovava la loro azione, non poteva fare a meno di riconoscerne il coraggio e l'ideale. La repressione dura e le esecuzioni cambiarono l'opinione pubblica, portando ad una maggiore simpatia verso i ribelli e rilanciando il movimento nazionalista.
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Storia Parte monografica relativa all'Irlanda
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Storia Parte monografica relativa all'Irlanda
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Storia contemporanea - Storia dell'Europa