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Storia d’Irlanda 3

L'idea della possibile concessione dell'autogoverno favorì la nascita di organizzazioni culturali che si

rifacevano all'antica tradizione gaelica ed all'idea di un'Irlanda indipendente. Fu creata le "Gaelic League"

che si proponeva lo scopo di promuovere la lingua irlandese; James Connolly organizzò l'Irish Republican

Socialist Party ed Arthur Griffith fondò il giornale United Irishman, che sosteneva la teoria del cosiddetto

"Sinn Féin" (Solo Noi). Secondo Griffith, i deputati irlandesi avrebbero dovuto disertare Westminister e

riunirsi, invece, a Dublino.

Nel 1913 la Camera dei Comuni approvò nuovamente l'Home Rule Bill. Questo terzo progetto di legge

prevedeva la creazione di un Parlamento irlandese e di un esecutivo competente per gli affari interni. Erano

invece attribuite alle istituzione britanniche le materie inerenti gli esteri, l'esercito, la marina e le questioni

fiscali. Come era già accaduto in precedenza, gli unionisti si opposero a qualsiasi forma di autogoverno,

paventando, attraverso la creazione dell'Ulster Volunteer Force (braccio paramilitare dell'Orange Order),

anche il ricorso alla forza armata.

Le pressanti minacce degli unionisti innervosirono il governo di Londra, che accettò, con il supporto del

partito conservatore, di escludere dall'applicazione dell'Home Rule le sei Contee dell'Ulster, in cui la

popolazione protestante era più numerosa. I rappresentanti del partito irlandese si dissero contrari a questa

eventualità, tuttavia l'accordo tra i conservatori ed i laburisti li escludeva dal gioco politico. Il primo conflitto

mondiale era ormai alle porte e l'Irish Parliamentary Party propose di sospendere per 12 mesi o per tutta la

durata della guerra, se più lunga, l'Home Rule Bill. Molti nazionalisti si arruolarono nell'esercito di Sua

Maestà, nella speranza che la dimostrata fedeltà alla Corona potesse essere ripagata, al loro ritorno, con

l'applicazione dell'autogoverno all'intera isola.

Non tutti i nazionalisti gradirono il compromesso politico proposto dal partito parlamentare irlandese ed un

gruppo di dissidenti creò l'Irish Volunteers, meglio conosciuto come Irish Republican Army (I.R.A.).

***

4. L'INSURREZIONE DI PASQUA E LA GUERRA DI INDIPENDENZA

Il 24 aprile 1916 fu una data essenziale per la storia irlandese. Alcuni rivoluzionari, capitanati da James

Connolly e dal poeta Padraig Pearse, organizzarono a Dublino una rivolta, passata alla storia come

l'Insurrezione di Pasqua (Easter Rising). Gli insorti crearono un governo provvisorio e proclamarono la

nascita della Repubblica d'Irlanda. La sommossa fu tuttavia sedata dalle forze di sicurezza, affiancate dai

rinforzi giunti da Londra, e quindici leaders rivoltosi furono giustiziati.

Un elemento ricorrente nella storia dell'Irlanda è la passività del popolo irlandese. Come già accaduto in

passato e come si sarebbe poi verificato - sino agli anni '60 - anche in Irlanda del Nord, i movimenti

nazionalisti e repubblicani incontravano solo una tiepida simpatia tra la popolazione civile. Le insurrezioni

erano organizzate da un ristretto gruppo di militanti e spesso erano accolte con sorpresa, se non

indifferenza, dagli irlandesi; ma invariabilmente le notizie della morte di attivisti o, come nel caso della

rivoluzione di Pasqua, dei leaders della rivolta segnavano la coscienza del popolo, soprattutto quella dei

cattolici, e riaccendevano le speranze indipendentiste, che poi scemavano quando il ricordo delle gesta di

coloro che venivano definiti eroi si spegneva.

Così accadde anche nel 1916. Al momento l'insurrezione non ebbe il sostegno del popolo e dei cittadini

dublinesi. Ben presto, tuttavia, la gente comune iniziò a considerare gli insorti in modo diverso. Anche se

disapprovava la loro azione, non poteva fare a meno di esserne orgogliosa. Molti nazionalisti

abbandonarono il sostegno al partito parlamentare ed aderirono alla causa feniana.

Nel 1918 si tennero le elezioni generale e il Sinn Féin, sotto la guida di De Valera, ottenne settantatre seggi

contro i ventisei conquistati dagli unionisti.

I deputati del Sinn Féin si rifiutarono di sedere a Westminster, ma decisero di riunirsi a Dublino come Dail

Eireann e proclamarono la nascita della Repubblica. Svanita la possibilità che, durante la Conferenza di

Pace di Parigi, il Presidente statunitense Wilson sostenesse la causa irlandese, De Valera decise di partire

per gli Stati Uniti allo scopo di ottenere un aiuto politico oltreoceano, dove la comunità irlandese era

numerosa.

Nel frattempo, Michael Collins aveva riorganizzato gli Irish Volunteers ed aveva predisposto un piano di

guerriglia per ottenere, attraverso la forza, il riconoscimento della Repubblica d'Irlanda. Per tutta risposta, la

Gran Bretagna arruolò i militari inglesi, passati alla storia con il nome Black and Tans a causa del colore

dell'uniforme kaki. Le provocazioni e le azioni di guerriglia dei Volunteers accrebbero il clima di tensione e le

notizie della brutale aggressività e dei mezzi violenti utilizzati dai Black and Tans si diffusero anche al di

fuori dell'Irlanda.

Anche a seguito delle pressioni esercitate dal partito liberale, nel 1920 il governo emanò il Government

Ireland Act con cui si prevedeva la divisione dell'isola in due entità giuridiche separate e l'istituzione di

differenti parlamenti ed esecutivi.

Il 6 dicembre 1921 fu firmato il Trattato Anglo-Irlandese, in cui si stabiliva che ventisei delle trentadue

Contee avrebbero costituito lo Stato Libero d'Irlanda (Irish Free State)[3] , dotato di uno statuto

Storia d’Irlanda 4

costituzionale simile a quello del Dominion del Canada, legato alla Corona con un giuramento di fedeltà e

membro del Commonwealth britannico. Per quanto riguardava le sei Contee situate nel nord-est dell'isola,

la sovranità dell'Irish Free State fu sospesa nell'attesa che la popolazione ivi stanziata, per due terzi

protestante, decidesse se aderire al nuovo Stato. La volontà popolare si espresse contro tale eventualità e

nel 1925 la Commissione per i Confini confermò la scelta.

L'Irlanda era divisa.

***

5. LA NASCITA DELLO STATO PROTESTANTE

La divisione dell'Irlanda causò gravi tumulti e disordini in tutto l'Ulster e la fuga di molti cattolici verso lo

Stato Libero, dove infuriava la guerra civile. I protestanti non si sentivano certo rassicurati dalla divisione

dell'isola e temevano che le pressioni esercitate da una parte dei nazionalisti delle ventisei Contee, che

avevano osteggiato il Trattato, potessero convincere il governo di Londra ad annettere le rimanenti sei

Contee nell'Irish Free State.

Nel 1922, allo scopo di riportare l'ordine, fu introdotto il Civil Authority (Special Powers) Act, che fu reiterato

diverse volte e rimase in vigore sino al 1974.

In particolare, il Civil Authority (Special Powers) Act consentiva alle forze di sicurezza di:

- arrestare senza mandato;

- imprigionare senza accusa o senza un regolare processo e rifiutare il ricorso di fronte all'Habeas Corpus

od alla Corte di Giustizia;

- perquisire le abitazioni senza mandato;

- dichiarare il coprifuoco e vietare riunioni, cortei e processioni;

- consentire la fustigazione come punizione;

- arrestare le persone che si voleva esaminare come testimoni e costringerle a rispondere alle domande

poste, pena l'ammenda, anche qualora ciò avrebbe comportato la loro incriminazione;

- compiere qualsiasi atto, anche qualora esso violava il diritto di proprietà privata;

- impedire le visite dei legali e dei familiari di una persona in stato di fermo;

- proibire l'apertura di un'inchiesta in seguito alla morte di un prigioniero;

- vietare la diffusione di particolari giornali, films o dischi;

- vietare l'erezione di monumenti o targhe in ricordo;

- entrare liberamente nei locali di qualsiasi banca per controllare i conti correnti ed, eventualmente, ordinare

trasferimenti di fondi, titoli o documenti alla Civil Authority;

- arrestare chiunque compiva qualsiasi atto, anche non previsto a livello legislativo, mirante a danneggiare il

mantenimento della pace e del buon ordine in Irlanda del Nord.

Nel 1932 fu inaugurato il Parlamento di Stormont, che iniziò una costante politica discriminatoria nei

confronti dei cattolici, mirante a salvaguardare tutte le prerogative ed i privilegi della classe dirigente

protestante, privilegi che sarebbero venuti meno qualora le sei Contee fossero entrate a far parte dell'Irish

Free State. La classe operaia protestante godeva di ben pochi vantaggi rispetto ai cattolici, ma la politica

settaria di Stormont acuì le divisioni tra le due comunità, attraverso un particolare sistema elettorale (il

cosiddetto Gerrymandering che fu applicato sino alla fine degli anni '60) ed un particolare metodo

nell'assegnazione degli alloggi.

Il Gerrymandering prevedeva la divisione della popolazione in collegi elettorali non individuati su base

proporzionale. La popolazione cattolica era concentrata in pochi collegi di grandi dimensioni, mentre i

protestanti erano suddivisi in collegi più piccoli. Ne derivava, quindi, che nelle elezioni municipali il numero

dei rappresentanti protestanti eletti era maggiore rispetto a quello cattolico. Il diritto di voto era limitato ai

soli residenti proprietari o agli inquilini che pagavano un canone di locazione o versavano imposte

immobiliari. Era anche previsto il voto plurimo ai cittadini che godevano di oltre 10 sterline di rendita annua

ed alle società commerciali. Per queste ultime il numero di voti era determinato in base all'importanza

economica ed al giro d'affari.

Molti cittadini, soprattutto coloro che avevano più di 21 anni e che vivevano con le loro famiglie, in stanze

ammobiliate o in pensioni familiari, erano esclusi dal diritto di voto. Si trattava in gran parte di cattolici,

fortemente discriminati anche nell'assegnazione delle abitazioni. Ogni anno i consigli comunali attribuivano

ai sindaci, in gran parte protestanti, i poteri in materia abitativa ed ovviamente le assegnazione erano

compiute a favore dei protestanti, poiché la concessione di un alloggio significava anche concessione del

diritto di voto. La situazione non era certo migliore negli uffici pubblici, dove la maggioranza dei lavoratori

era di religione protestante.

Le gravi limitazioni delle libertà fondamentali subite da una parte della popolazione violavano quanto

disposto dal Government Ireland Act (1920), in cui si stabiliva che nessuna discriminazione, specialmente

su base religiosa, dovesse essere operata tra i cittadini nord-irlandesi. Tale articolo fu poi abrogato dal

Storia d’Irlanda 5

Parlamento di Stormont per quel che concerneva le elezioni locali. Vale la pena sottolineare che la Gran

Bretagna sarebbe potuta ugualmente intervenire per porre fine alla politica settaria delle istituzioni

protestanti. In base all'art. 75 del Government Ireland Act, Westminister aveva infatti la piena sovranità sulle

questioni prettamente nord-irlandesi, anche qualora esse fossero già state oggetto di una decisione presa

dal parlamento di Stormont.

In verità la Gran Bretagna non era molto interessata a quanto accadeva in Irlanda e tale indifferenza

consolidava la politica dalla classe dirigente protestante[4].

Nel 1963 divenne Primo Ministro dell'esecutivo nord-irlandese Terence O'Neill, che si rese ben presto conto

che l'Irlanda del Nord necessitava di riforme radicali per potersi adeguare allo sviluppo economico europeo.

Ciò significava, ovviamente, un miglioramento delle condizioni di vita della minoranza cattolica. In realtà il

programma di O'Neill non comportò alcun cambiamento radicale, ma le sue aperture risvegliarono gli

antichi timori dei protestanti, che considerarono una minaccia al loro establishement l'incontro avvenuto tra

lo stesso O'Neill e il Primo Ministro dell'EIRE Lemass.

***

6. I MOVIMENTI PER I DIRITTI CIVILI ED I "TROUBLES"

L'ondata di rinnovamento sociale e culturale che si diffuse in tutti gli Stati occidentali alla fine degli anni '60

investì anche i giovani nord-irlandesi. Furono fondati diversi movimenti per i diritti civili, tra cui la Northern

Ireland Civil Rights Association (NICRA), People's Democracy e l'Housing Action Committee. Tali

movimenti, che si richiamavano a quello creato negli Stati Uniti da Martin Luter King, non avevano alcuna

connotazione politica: essi si limitavano a denunciare le ingiustizie e le discriminazioni subite dai cittadini e

chiedevano una modificazione della politica in materia di assegnazione degli alloggi, l'attribuzione del diritto

di voto a tutti gli adulti maggiorenni e l'abolizione del Gerrymandering. Si battevano, inoltre, per

l'abrogazione dello Special Power Act e lo scioglimento delle B-Specials, una sorta di polizia part-time.

I movimenti per i diritti umani organizzarono numerose manifestazioni e marce pacifiche in tutte le sei

Contee ed in molte occasioni i partecipanti furono violentemente attaccati da gruppi di lealisti protestanti,

nell'indifferenza o con la complicità della Royal Ulster Constabulary (RUC)[5].

Un clima di tensione si diffuse in tutto l'Ulster. I cattolici erano le principali vittime delle violenze della RUC e

degli unionisti più estremisti, mentre i gruppi paramilitari protestanti scatenarono una campagna di attentati

allo scopo di intimidire gli attivisti dei movimenti per i diritti civili. In questa situazione di completa

incertezza, la comunità cattolica iniziò a chiedere sempre più insistentemente l'aiuto dell'I.R.A.[6] , che in

quelle circostanze sembrava essere la sola forza in grado di proteggere i cittadini cattolici dalle violenze

della polizia. Il Primo Ministro britannico, infatti, non pareva essere al momento molto interessato a quanto

accadeva in Irlanda, mentre l'esecutivo nord-irlandese si mostrava ostile alle richieste dei movimenti civili

ed nessun provvedimento fu preso in relazione ai comportamenti delle forze di sicurezza.

Questa situazione avvantaggiò l'I.R.A., dato che la maggior parte dei cattolici si convinse che l'unico mezzo

per porre fine alla discriminazione fosse il repubblicanesimo e, soprattutto, che il ricorso alla violenza era

pienamente giustificato.

Nei successivi venti anni, i disordini (i cosiddetti "troubles") infiammarono le strade delle sei Contee,

contrapponendo, da una parte, l'I.R.A. e, dall'altra, l'U.V.F. (Ulster Voluteers Force) e la RUC. All'inizio degli

anni '70 il governo di Londra decise l'invio dei militari inglesi con l'apparente compito di riportare l'ordine ed

il controllo. Le B-Specials furono smantellate e sostituite dall'Ulster Defence Regiment, un gruppo di

riservisti part-time sotto il diretto controllo britannico.

Nel 1970 l'esecutivo nord-irlandese introdusse l'internamento: chiunque era sospettato di far parte di un

gruppo paramilitare era incarcerato senza processo. La sospensione delle libertà fondamentali suscitò

notevoli perplessità, non soltanto tra i repubblicani, ed accrebbe il sostegno dei cattolici all'I.R.A. [7] .

Il culmine degli scontri fu raggiunto il 30 gennaio 1972 quando, a Derry, 13 civili disarmati furono uccisi dai

soldati inglesi nel corso di una manifestazione pacifica (l'evento è passato alla storia come Bloody Sunday).

Due mesi dopo il parlamento di Stormont fu soppresso ed il governo di Londra si assunse la responsabilità

dell'ordine in Irlanda del Nord. La fine di Stormont fu accolta favorevolmente dalla minoranza cattolica che,

pensando che in tal modo potesse essere ripristinata la pace. Dopo un iniziale sostegno incondizionato

all'I.R.A., infatti, molti cattolici iniziarono a sentirsi a disagio per il continuo ricorso alla forza che causava un

elevato numero di vittime, civili compresi. Fu proprio a seguito di questo disagio che si creò il Partito

Socialdemocratico e Laburista, movimento di ispirazione cattolica che rifiutava l'uso delle armi.

Le istituzioni britanniche sembravano disposte a giungere ad una soluzione politica della grave crisi. Un

primo segnale positivo giunse con il riconoscimento dello status di prigionieri politici per coloro che erano

detenuti per ragioni inerenti i troubles.

Un altro segnale provenne da un progetto di legge presentato dal governo di Londra in cui, oltre a ribadire

che non sarebbe intervenuto alcun cambiamento nello status costituzionale dell'Ulster senza il consenso

della maggioranza dei suoi abitanti, si auspicava che il nuovo assetto istituzionale dell'Irlanda del Nord

Storia d’Irlanda 6

tenesse conto, per quanto possibile, del punto di vista dell'EIRE. Si sottolineava, inoltre, la necessità che i

rappresentanti della minoranza cattolica partecipassero al potere esecutivo ed, infine, si proponeva la

creazione di un'Assemblea elettiva per l'Irlanda del Nord (Northern Ireland Constitution Act, 1973).

Le elezioni che si svolsero furono caratterizzate da un alto tasso di astensionismo. Si procedette quindi alla

creazione di un esecutivo formato da sei membri degli Unionisti Ufficiali e cinque membri del Partito

Socialdemocratico e Laburista, furono stabiliti i contatti con il governo dell'EIRE e fu convocata una

conferenza a Sunningdale, che si concluse con un accordo in cui si prevedeva l'istituzione di un Consiglio

d'Irlanda (Sunningdale Agreement, 9 dicembre 1973). Il Consiglio era strutturato come un organismo

consultivo per l'intera Irlanda, essendo formato da trenta membri della nuova Assemblea nord-irlandese e

da trenta membri del Dail di Dublino. Nelle speranze dei socialdemocratici irlandesi, questo era il primo

passo verso l'unità dell'isola [8].

Per quanto l'Accordo di Sunningdale di fatto non comportava alcuna modificazione dello status dell'Irlanda

del Nord e non comprometteva gli interessi della classe dirigente protestante, esso non ottenne il benestare

degli unionisti, timorosi delle potenziali conseguenze che si sarebbero potute realizzare nel lungo termine.

Fu indetto l'Ulster Unionist Council ed i rappresentanti unionisti all'Assemblea dell'Irlanda del Nord

proposero una mozione di sfiducia nei confronti dell'esecutivo, presieduto dall'unionista Faulkner, che

aveva partecipato alla conferenza di Sunningdale. La mozione fu respinta e l'Ulster Workers Council indisse

uno sciopero generale, cui aderì anche l'Ulster Defence Association.

I risultati delle elezioni generali tenutesi tre mesi prima non erano certo confortanti e la situazione si aggravò

nuovamente. I partiti estremisti unionisti che si erano opposti all'accordo avevano ottenuto una

maggioranza schiacciante, segno che la comunità protestante non appoggiava Sunningdale. I gruppi

paramilitari protestanti intrapresero una campagna di attentati nei confronti dei cattolici e l'I.R.A. rispose alle

violenze con la violenza.

Nel novembre del 1974 una bomba dell'I.R.A. esplose in un pub di Birmingham, uccidendo 21 persone. Sei

irlandesi furono arrestati per l'attentato e scarcerati solo nel 1991, in quanto riconosciuti innocenti.

L'Assemblea dell'Irlanda del Nord fu abrogata definitivamente nel 1975.

***

7. LA LEGISLAZIONE D'EMERGENZA E LO SCIOPERO DELLA FAME

Nel pieno delle violenze il governo inglese emanò l'Emergency Provision Act (EPA,1973), che sostituì il Civil

Authority (Special Powers) Act del 1922. L'EPA fu abrogato nel 1976, re-introdotto dal 1978 sino al 1987 e

nuovamente in vigore dal 1991. Nel 1974 fu invece introdotto il Prevention of Terrorism Act (PTA), abrogato

nel 1976 e reintrodotto nel 1989.

Tra le disposizioni contenute nell'Emergency Provision Act, la più importante riguardava l'istituzione di

tribunali speciali, le cosiddette Diplock Courts, prive di giuria e costituite da un unico giudice competente

per i reati di terrorismo. L'EPA prevedeva, inoltre, l'ampliamento dei poteri di arresto e di perquisizione

attribuiti alla polizia ed ai militari; il prolungamento del fermo di polizia sino a 72 ore senza l'obbligo di

fornire alcuna giustificazione da parte dell'autorità giudiziaria; la presunzione di colpevolezza nel caso di

possesso illegale di armi e l'accettazione di testimonianze senza possibilità di interrogatori o confronti.

Il Prevention of Terrorism Act fu applicato, invece, all'intero Regno Unito. In esso era prevista la messa al

bando di alcuni gruppi paramilitari; la possibilità di limitare, con provvedimento del Ministro degli Interni

inglese o del Segretario di Stato per il Nord Irlanda, la libertà di spostamento nel territorio del Regno Unito

(cosiddetto "esilio interno"); la possibilità di prolungare il fermo di polizia oltre quarantotto ore e, con il

consenso del Ministro degli Interni, sino a sette giorni senza la formulazione di alcuna precisa accusa ed,

infine, l'abolizione dei diritti dell'Habeas Corpus. Il PTA negava inoltre la possibilità, entro le quarantotto ore,

di avvalersi di un avvocato e di esercitare il diritto di non rispondere.

L'introduzione della legislazione di emergenza produsse dei gravi effetti sulla già critica situazione

dell'Ulster. Il moltiplicarsi degli attentati dei gruppi paramilitari e l'incremento delle vittime civili indussero il

governo di Londra a revocare lo status di prigioniero politico ai detenuti per reati di terrorismo. Il

provvedimento colpiva in gran parte i detenuti repubblicani, che proclamarono una blanket protest ed una

no-wash protest. I prigionieri si rifiutarono di indossare la divisa carceraria, come i condannati per reati

comuni, di lavarsi e di pulire le celle.

Nel frattempo Amnesty International aveva denunciato in un proprio rapporto i continui maltrattamenti subiti

dai detenuti e da coloro che erano fermati dalle forze di sicurezza, perché sospettati di appartenere all'I.R.A.

Fu dunque istituita una commissione d'inchiesta per stabilire quali fossero i mezzi usati dalla polizia durante

gli interrogatori. I risultati di tale inchiesta confermarono quanto denunciato da Amnesty International ed il

governo inglese si vide costretto ad abrogare l'internamento senza processo.

Nelle carceri nord-irlandesi, intanto, le blacket e no-wash protest proseguivano ed alcuni repubblicani,

detenuti negli H-Block della prigione di Long Kesh, iniziarono uno sciopero della fame per ottenere il

riconoscimento dello status di prigioniero politico (H-block hunger strike). Lo sciopero fu dapprima


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Corso di laurea: Corso di laurea in lettere (BRESCIA - MILANO)
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