Capitolo 4
Rivoluzione e restaurazione
Con la salita al trono del figlio di Giacomo I, Carlo I Stuart, ebbe inizio uno dei periodi più turbolenti della storia inglese. Lo scontro tra il re ed il parlamento condusse inevitabilmente alla guerra civile che vide contrapposti da una parte i piccoli proprietari terrieri ed il ceto medio, e dall’altra la corona e la sua volontà di regnare in modo assoluto. Seguì la decapitazione di Carlo I e la proclamazione della Repubblica con la nomina di Oliver Cromwell a lord protettore dello stato. Nel 1688 il parlamento affidò il trono a Maria ed al marito Guglielmo D’Orange instaurando quella che per la prima volta fu definita una monarchia costituzionale. Il re non poteva più essere assoluto, ma king in parliament (re nel parlamento) e la vita politica smise di ruotare intorno alla vita del sovrano e si sviluppò lungo la contrapposizione tra i due partiti parlamentari dei whigs (protestanti) e tories (conservatori).
John Milton (1608-1674)
Nacque a Londra e si laureò a Cambridge, viaggiò a lungo soprattutto in Italia, assorbendone la cultura. Si impegnò intensamente sul piano civile e politico nel vivace dibattito che lo vide schierato con il partito puritano antimonarchico. A questo suo periodo di vita appartengono una serie di scritti tra cui The Doctrine and Discipline of Divorce che sostiene la legittimità del divorzio per incompatibilità di carattere ponendo il matrimonio al centro della vita privata degli esseri umani. In Aeropagitica, scritto sotto forma di orazione, scaglia un duro attacco contro la censura, affermando che “i libri non sono cose morte, ma contengono una potenza vitale tanto attiva quanto l’anima di chi li scrive” e quindi “uccidere un buon libro significa uccidere un uomo”.
Il suo scritto più polemico fu The Tenure of Kings and Magistrates pubblicato dopo l’esecuzione di Carlo I, in cui la sua fede repubblicana lo spinge a difendere e sostenere la messa a morte di un monarca che si è mostrato tiranno e corrotto. Milton cominciò con una elegia pastorale, Lycidas, poema che tratta il tema mitico del lamento di Tirsi per la morte prematura di Licida dopo un naufragio, mescolando miti pagani e tradizione cristiana. I valori che Milton dichiara di voler inculcare negli inglesi sono fortemente antagonisti a quelli dell’aristocrazia, tanto che quando si cimenta con il più aristocratico dei generi, il masque, ne stravolge a tal punto le regole da farne uno dei più efficaci strumenti di demolizione della gloria e della grandezza dell’aristocrazia.
Comus è un masque che ruota tutto intorno al tentativo di seduzione di una giovane lady da parte del protagonista Comus, che dotato di una irresistibile retorica invita la lady a cedere alle tentazioni del carpe diem ricorrendo ad una raffinata esibizione verbale che fa uso di eccellenti capacità linguistiche, ma la lady resiste alla tentazione e sfoggia una altrettanto convincente e brillante retorica fondata sui principi cristiani della castità e della perseveranza. A liberarla dal pericolo della seduzione di Comus può aiutarla solo l’acqua della ninfa Sabrina, simbolo del dono gratuito e della grazia divina. Lo scontro tra i due ideali (cortesi e puritani) si manifesta anche nelle due liriche L’Allegro e Il Penseroso, opere che contrappongono le diverse gioie della vita attiva e della vita contemplativa.
Al suo capolavoro, Paradise Lost, Milton arriva in seguito al fallimento dei suoi ideali politici. Si era a lungo preparato per scrivere un poema eroico, solo che il poema eroico era un genere inteso a celebrare le grandi gesta militari che avevano, almeno nella leggenda, contribuito a fondare il paese a cui apparteneva lo scrittore, così che lo scrittore stesso potesse diventarne il poeta nazionale. L’ispirazione Milton la trovò invece nella Bibbia, scegliendo un argomento che già nel titolo si presentava come una tragedia: la perdita della felicità originaria del paradiso. Paradise Lost è un poema eroico che racconta la tragedia di tutta l’umanità cristiana, e della tragedia contiene elementi simbolici come l’uso del blank-verse, la vendetta su cui si basa tutta l’azione e l’inizio al centro del racconto con una linearità cronologica necessariamente discontinua. Nell’opera Satana finisce per assumere i tratti dell’eroe epico con la sua grandezza d’animo, il senso dell’onore, il coraggio e compie imprese memorabili. Nonostante ciò non attrae l’ammirazione di Milton ed anzi alla fine verrà fuori l’invidia che Satana stesso proverà per la felicità di Adamo ed Eva.
Samson Agonistes (Sansone agonista) è un poema tragico, tratto ancora dall’antico testamento, che narra di Sansone, accecato da Dalila, che divenuto schiavo dei filistei, riscatta l’umiliazione inflitta alla sua libertà ed a quella del popolo di Israele con il suo sacrificio. Samson Agonistes è un tentativo di adattare la forma della tragedia greca ad un argomento biblico, fondendo ancora una volta tradizione pagana e cristiana.
John Bunyan (1628-1688)
Anche nel suo caso la Bibbia costituì un riferimento indispensabile per le sue opere. Il modello esistenziale che Bunyan indicò agli inglesi protestanti nelle sue opere era profondamente radicato nei principi puritani della sobrietà e dell’umiltà della vita di tutti i giorni degli uomini comuni e della ricerca dell’elezione spirituale che ogni cristiano aveva il dovere di cercare e trovare dentro di se per aspirare alla salvezza eterna. È sua una delle più grandi autobiografie del Seicento, Grace Abounding to the Chief Sinners, in cui descrive il percorso della sua vocazione religiosa, dalla sofferta presa di coscienza alla percezione della gloria dell’aldilà. Siamo dunque proprio sul lato opposto della strada che avevano imboccato i poeti metafisici.
Lo stesso intento didattico religioso è presente nella sua opera più importante The Pilgrim’s Progress from This World to That Which Is to Come: Delivered under the Similitude of Dream (Il viaggio del pellegrino da questo mondo a quello a venire presentato nella forma di un sogno), che narra il progresso spirituale di un cristiano e del graduale riconoscimento della sua elezione, fino all’assunzione in cielo (pieno di allegorie).
John Dryden (1631-1700)
Carlo II ritornò sul trono d’Inghilterra nel 1660 dopo la morte di Oliver Cromwell; scomparsa l’atmosfera religiosa che alitava intorno alla corte di Carlo I e superate le sofisticate esperienze intellettuali della poesia di Donne e dei poeti metafisici, la corte di Carlo II portò in Inghilterra un’aria nuova e frizzante mista di eleganza, di sesso e di arguzia, di rilassatezza di costumi e scetticismo. John Dryden fu poeta, saggista, drammaturgo ed autore di satire, uno scrittore prolifico e versatile. Non esitò a cambiare schieramento politico scrivendo l’Heroic Stanza to the Glorious Memory of Oliver Cromwell in cui lodava le imprese di Cromwell e celebrando soltanto un anno dopo l’ascesa al trono di Carlo II in Astrea Redux.
Annus Mirabilis, The Year of Wonders è un poema storico come lo definisce l’autore stesso, in cui si celebra la vittoria navale sugli olandesi, che Dryden fa apparire come riscatto morale delle sofferenze patite dai londinesi durante la peste e l’incendio di Londra. In Absalom and Achitophel Dryden usa ancora i modi dell’epica per sferrare un attacco satirico contro i whigs, che si erano battuti per l’esclusione di Giacomo II alla successione del trono. Ancora una volta Dryden usa la poesia per prendere partito, attaccare i nemici ed influenzare i lettori. In Religio Laici, esamina i fondamenti della propria fede ma anche qui finisce poi col prendere una posizione politica.
Per Dryden la tragedia doveva essere una imitazione in piccolo, di un poema cavalleresco. I temi ricorrenti delle tragedie erano il conflitto tra amore ed onore, coscienza ed obbedienza, pubblico e privato ed in quanto al finale non era necessario che fosse tragico. La tragicità doveva svilupparsi lungo tutta l’opera così da consentire al protagonista di godere poi di un meritato lieto fine. Non c’è da meravigliarsi allora se in questa epoca vennero riscritti Romeo and Juliet e King Lear aggiungendovi proprio un finale lieto. Dryden di tragedie ne scrisse 5 e la più importante è All for Love, scritta in blank-verse è si uno splendido rifacimento di Antonio e Cleopatra, ma avendo anche eliminato al suo interno tutto il contesto storico del dramma di Shakespeare, Dryden concentra la sua attenzione esclusivamente sulla coppia ed in particolare su Antonio, esaltando il valore del suo desiderio verso Cleopatra e facendolo apparire al termine come un gentiluomo innamorato più che un eroe tragico.
Fu comunque la commedia la vera protagonista del teatro della restaurazione. Nel teatro della restaurazione c’è il passaggio dalla commedia degli umori alla commedia di maniere o di costume che fu uno dei generi teatrali più praticati nel teatro della restaurazione con tono raffinato, snello. Si satireggiano delle convenzioni sociali diffuse, c’è una visione più ironica, vicina alla satira di costume del tempo. Il genere che quindi si andò affermando e che ebbe successo più duraturo nel tempo fu la cosiddetta London comedy, che aveva per argomento i personaggi e la vita mondana londinese, con le sue variazioni di comedy of manners e sex comedy. Protagonista indiscusso di queste commedie è il wit (spirito di ingegno) e l’eroe delle commedie naturalmente è colui che possiede ed è wit.
I teatri chiusi nel 1642 dietro la pressione dei puritani, riaprirono immediatamente con il ritorno alla corte di Carlo II anche se la loro struttura cambiò completamente. I nuovi edifici, il Dorset Garden ed il Drury Lane vennero costruiti sui modelli di quelli italiani e francesi, al chiuso, illuminati con delle candele, a forma di U con palchi e galleria. In più si aggiunsero due novità importanti: l’uso di scenografie mobili e la comparsa di attrici donne. Il teatro della restaurazione fu frequentato da un pubblico diverso (aristocratici, gentiluomini e ricchi borghesi) da quello elisabettiano.
Capitolo 5
Il Settecento
L’introduzione di una monarchia costituzionale che instaurò in Inghilterra un nuovo equilibrio sociale e politico ed il Toleration Act, che mise fine alle guerre di religione furono le premesse ed il fondamento per un periodo di complessiva stabilità politica. Anche in considerazione del fatto che il sovrano Giorgio I disprezzasse apertamente poeti e pittori, gli scrittori iniziarono a cercare consenso ed appoggio presso i librai ed il pubblico dei lettori, appartenenti per lo più alla media borghesia.
Per tutto il XVIII secolo due partiti si contesero il predominio: i whigs, esponenti della ricca nobiltà ed tories, piccoli proprietari terrieri. Quello inglese fu una sorta di illuminismo di compromesso, in cui alla razionalità intellettuale classica si unisce una vena di sentimentalismo tipicamente borghese, espressione chiara della middle class in ascesa. Anche lo scrittore dunque, dovette far conti con la commerciabilità delle sue opere, imparando a considerare il proprio lavoro non più con la finalità di divertire una corte annoiata, bensì come merce culturale da offrire al mercato intellettuale per il piacere e l’istruzione della media borghesia. Erano soprattutto le donne a leggere, ed anche se il costo dei biglietti era alto, l’istituzione delle biblioteche circolanti permetteva ad una larghissima fascia di persone di usufruire di tutti i testi a disposizione.
George Addison (1672-1719)
George Addison ed il suo periodico Spectator rivolto non solo all’universo maschile ma a tutta la famiglia, specialmente alle donne di casa (mogli, madri e figlie).
Jonathan Swift (1667-1745)
Jonathan Swift era un pastore anglicano scettico sulla natura umana e disgustato dall’ottimismo filosofico del tempo. Si va da The Battle of the Books (la battaglia dei libri) a Tale of a Tub (Racconto di una botte) in cui vengono messe in ridicolo rispettivamente le velleità degli scrittori moderni e parodiata l’intera storia del cristianesimo. In Modesta proposta per impedire che i bambini della gente povera siano di peso ai loro genitori o al paese Swift attraverso la satira da voce a tutta la propria indignazione per il comportamento degli inglesi nei confronti dell’Irlanda.
È soprattutto per Gulliver’s Travels che è ancora oggi ricordato. L’opera, ispirata dal viaggio sulla luna raccontato da Luciano di Samosata è composta da 4 libri in cui si narrano altrettanti viaggi, mentre di solito sono più comunemente conosciute le esperienze di Gulliver a Lilliput (dove si trova ad essere gigante tra i minuscoli) ed a Brobdingnag (dove le parti si invertono).
Samuel Johnson (1709-1784)
Riuscì ad impersonare la nuova figura del letterato settecentesco indipendente ed autorevole. Critico letterario, lessicografo e biografo, Johnson divenne la massima potenza delle lettere inglesi il cui centro si riconosceva nel suo club. Con il suo Dictionary fu il primo a regolamentare, ordinare e spiegare la lingua inglese. Compose un’amara satira London, cupa visione della capitale inglese in cui tutti i crimini sono tollerati tranne la povertà. Anglicano e tory, Johnson prese posizione tanto contro l’indipendenza delle colonie americane quanto contro la schiavitù e gli abusi del governo inglese in Irlanda. James Boswell gli dedicò una biografia considerata un capolavoro The Life of Samuel Johnson, studio di una personalità colta attraverso le sue azioni e le sue conversazioni, documentata anche da lettere e scritti vari realizzati dallo stesso Johnson.
Alexander Pope (1688-1744)
Il poeta settecentesco, teme l’oscuro e si affida ai lumi della ragione per esprimere le proprie razionali opinioni in versi, usando un linguaggio diverso da quello quotidiano. Pope fu il primo poeta professionista che riuscì a vivere della proprio mestiere. Riversò nella satira le proprie frustrazioni di brillante ingegno cui, a causa delle propria religione cattolica, fu negato l’accesso agli studi universitari, e le angosce dovute alle deformità fisiche. La sua elegante e stilisticamente attenta poesia riflette le convinzioni dell’epoca sia nel tono e nei temi, sia nelle tecniche. Convinto sostenitore del ruolo educativo della poesia, tra i classici latini scelse e predilesse Orazio. (Essay on Criticism, Essay on Man, Pastoral). The Rape of the Lock (Il riccio rapito) è un poemetto in cui vengono riprodotte in forma eroicomica le futili schermaglie del mondo galante settecentesco e le sciocchezze che accendono l’universo dei salotti. Raggiunse la piena indipendenza economica con la traduzione dell’Iliade e mentre lavorava a questa traduzione, compose l’elegia che va sotto il titolo di Eloisa to Abelard, ispirata alla tragedia de due eroi del poema. In Moral Essay il poeta filosofeggia su argomenti di interesse universale e sia in questi saggi morali che in Essay on Man, la poesia ha connotazioni prosastiche: è espositiva, semplice, chiara come nella migliore tradizione neoclassica, ribadendo la profonda distinzione tra discorso quotidiano e dizione poetica.
Alla morte di Pope si cominciarono a notare segnali di maggiore attenzione al processo poetico. Si parla convenzionalmente di Age of Sensibility in relazione al clima culturale sviluppatosi nella seconda metà del Settecento e caratterizzato dal manifestarsi di segnali di diffusa malinconia, instabilità psicologica, inquietudine e marginalità sociale. La sensibility è segno della progressiva intrusione di elementi borghesi nel panorama poetico del tempo. Ma il capolavoro della sensibilità malinconica del periodo si deve alla penna di un colto latinista, Thomas Gray. Compose Elegy Written in a Country Churchyard (elegia scritta in un cimitero di campagna) destinata a riscuotere ampi consensi e a divenire modello per le generazioni future (Foscolo vi si ispirò per I Sepolcri). Nell’opera, la vena malinconica porta al passaggio dalla contemplazione delle oscure morti di chi sepolto nel cimitero di campagna in povere tombe senza nome alla riflessione sulla propria morte in un percorso poetico che dalla esperienza universale porta a quella individuale. Particolarmente significativa per il determinarsi di un nuovo atteggiamento poetico fu la pubblicazione di Edmund Burke di Indagine filosofica sull’origine delle nostre idee del sublime e del bello, in cui l’autore fa derivare il piacere estetico delle cose dalle emozioni che si vivono (il sublime nasce dalle emozioni).
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