Estratto del documento

Introduzione

Accenni storici

III millennio a.C.: civiltà minoica (lineare A); XVI secolo: civiltà micenea (lineare B); XII-VIII secolo: a seguito della scomparsa della civiltà micenea (probabilmente una grossa catastrofe), comincia il “medioevo ellenico”; VIII-VI secolo: età arcaica; VI secolo: rinnovata fioritura e tirannide di Pisistrato ad Atene; V secolo: lotta ai Persiani e lotte intestine fra Atene e Sparta; III-II secolo: prima Ellenismo, poi ascesa di Roma.

Questioni linguistiche

Diversità di fondo di tutti i dialetti greci. Base ionico-eolica: poemi omerici; ionico: elegia e giambo; eolico: lirica monodica (tranne Anacreonte che compone in ionico); dorico: lirica corale; attico: dramma teatrale, storiografia (tranne Erodoto, che scrive in ionico) e filosofia.

Questioni di tradizione

La scrittura ricompare in Grecia nel corso dell’VIII secolo, restando comunque inutilizzata per altro tempo. La tradizione orale ha la meglio: alla performance dell’aedo o del rapsodo (nel caso dell’epica) è affidato il compito di dilettare l’uditorio ma anche e soprattutto di tramandare conoscenze e tradizioni ancestrali. Al pubblico “totale” della poesia epica si sostituisce quello “settoriale” della poesia lirica. Solo nel corso del V secolo il testo letterario viene trasferito in forma scritta (a causa dell’avvento della tragedia). Già verso la fine del V secolo alcune fonti attestano la presenza di un mercato librario. Con il III secolo l’epicentro della cultura si trasferisce ad Alessandria, dove viene fondata la Biblioteca, nella quale si sensibilizza la volontà di conservazione e trasmissione dei testi del passato, e comincia la lettura critica delle opere.

I poemi omerici

Sicuramente l’Iliade e l’Odissea rappresentano, nella cultura poetica della Grecia arcaica, un punto d’arrivo piuttosto che di partenza: ciò è suggellato dalla maestria di stile e di contenuto espressa nei poemi, e anche dalla presenza di cantori “di professione” (Femio alla corte di Itaca e Demodoco alla corte dei Feaci), che dimostrano come questa pratica artistica fosse già nata e si fosse pienamente sviluppata nei secoli addietro.

Iliade

Racconto che comincia all’inizio del decimo anno di assedio della città di Troia, e si concentra su un periodo di circa cinquanta giorni. Il motivo conduttore del poema è l’ira di Achille contro Agamennone, scatenata dal ratto della sua serva Briseide. Altro motivo conduttore è la caduta dell’eroe troiano Ettore, che segna anche la corrispettiva caduta della città. Era, Atena, Poseidone, Ermes ed Efesto parteggiano per i Greci - Apollo, Artemide, Ares e Afrodite stanno con i Troiani.

Odissea

A differenza dell’Iliade, incentrata su popoli, il poema in questione è incentrato su un singolo uomo, che ritorna in patria. L’Iliade è il poema della guerra e dei valori comuni, l’Odissea si incentra su storie che non sono immediate nei confronti della realtà. Canti I-IV: nella “Telemachia”, il figlio di Odisseo si reca dal padre a Pilo e a Sparta, dove incontra Nestore e Menelao, che gli rivelano che Odisseo è ancora in vita; V-XII: Odisseo lascia Calipso e giunge, naufrago, sull’isola dei Feaci, dove comincia il racconto della sua peregrinazione; XII-XIV: giunto in patria, l’eroe comincia la riconquista della propria città.

La questione omerica

L’autore di uno degli Inni si definisce “il cieco che abita in Chio”. Smirne e Colofone, comunque, rivendicano i suoi natali. Erodoto fissa la sua attività intorno all’850. È opera della filologia del III-II secolo la constatazione della non appartenenza ad Omero dei poemi del Ciclo e gli Inni. L’abate d’Aubignac, nel XVII secolo, affermò che i poemi erano una raccolta inorganica di canti composti da vari poeti e originariamente indipendenti. La vera e propria “questione omerica” fu inaugurata alla fine del XVIII secolo da Wolf: sosteneva che la fissazione scritta fosse avvenuta solo con Pisistrato e i poemi fossero un coagulo di opere tramandate oralmente. Si formarono due schieramenti opposti: gli “analitici” (Lachmann, Kirchoff), che credevano i poemi opera di inserti di canti originariamente distinti, e gli “unitari”, che si appellavano alla volontà creatrice di un unico autore. Willamowitz rivoluzionò la questione: ritenne che fosse esistita una personalità come Omero, che avrebbe però “messo assieme” canti già appartenenti alla tradizione.

Attraverso la teoria della “formula” (ossia la congiunzione di un nome e di un epiteto, che ricorre sovente nel testo), l’americano Parry (negli anni ’30) rivoluzionò il campo di studi: grazie alla comparazione con certi aedi serbo-croati, i quali cantano poemi di lunghezza comparabile a quella dei poemi omerici, è lecito supporre che anche i poemi omerici fossero stati tramandati oralmente. Va quindi assolutamente distinta la poesia orale e la poesia scritta. La decifrazione del Lineare B, nel 1952, segnò una tappa fondamentale in questi studi: si accertò che la scrittura veniva usata in epoca pre-omerica, e si affacciò l’ipotesi che una personalità come Omero avesse potuto, attorno all’VIII secolo, fissare in forma scritta tutto un repertorio di canti e di tradizioni orali che facevano capo all’epoca micenea. Nel 1879 un commerciante tedesco, Schliemann, portò alla luce, grazie a consistenti scavi archeologici, le rovine di una città che egli identificò con Troia. Da ciò derivò la relativa storicità dei fatti narrati nell’Iliade (che narra dell’epoca micenea e dei fatti ad essa connessi). È da supporre che i due poemi rappresentino momenti storici differenti: ciò si nota dalla diversa struttura aristocratica rappresentata, più “rigida” e “micenea” nell’Iliade, meno nell’Odissea, dove l’insubordinazione appare più tollerata (si pensi ai Proci).

La lingua omerica è una lingua artificiale, derivata dalla stratificazione di tre diversi dialetti: quello acheo, quello eolico e quello ionico (posti in ordine “temporale”). Oltre che alla formula, necessaria anche per una corretta comprensione da parte dell’uditorio, si innesta nello stile omerico la similitudine, la quale istituisce un rapporto concreto con la realtà e “vivacizza” il racconto; il piano divino è quasi parallelo a quello umano: gli dei sono rappresentati antropomorficamente, anche se hanno delle caratteristiche che li differenziano dagli uomini (prima fra tutte l’immortalità). Non c’è una moralità superiore che separa dei da uomini: anche se essi appartengono ad una sfera superiore, il loro agire spesso si sovrappone a quello umano, e trova in esso il proprio nutrimento.

Non va dimenticato il preciso ruolo culturale che i poemi rivestivano nella società arcaica: essi erano una “enciclopedia tribale” (secondo la concezione dell’Havelock), prezioso contenitore di conoscenze; tuttavia, l’intento primo dei poemi era intrattenitivo e prettamente artistico. I poemi omerici erano frutto di un’esecuzione integrale durante le feste Panatenaiche, che si svolgevano ogni quattro anni ad Atene, a partire dal VI secolo, sotto la tirannide di Pisistrato, durante la quale, probabilmente, venne pure effettuata una delle prime fissazioni scritte.

Gli Inni omerici

Insieme di 33 componimenti in esametri dattilici e in lingua epico-omerica, i quali sono accomunati da una dedica alla divinità. Si data convenzionalmente al primo periodo dell’età ellenistica la raccolta di tali inni. Si è supposto che essi fungessero come una sorta di “preludio” prima della recitazione dei poemi omerici. La loro composizione, probabilmente di natura orale, è databile attorno al VII-V secolo. La lunghezza spazia, ma non va oltre i 500 versi per gli inni più estesi. Sono probabilmente spuri: a differenziarli dai poemi non è solo il contenuto (protagonisti non sono eroi, ma dei), ma anche lo stile (andamento più svelto ed essenziale).

L’Inno a Demetra ha contenuto eziologico e narrativo, volto al racconto e alla spiegazione dei misteri eleusini. L’Inno ad Apollo presenta la famosa frase che attribuisce ad Omero la patria Chio. Nell’Inno ad Afrodite viene spiegata la nascita di Enea, dopo che Zeus ha fatto congiungere Afrodite ad Anchise (come punizione alla dea che tormenta di amori anche l’universo divino).

Batracomiomachia

La “battaglia fra rane e topi” ha sede dopo che il topo Rubabriciole è stato annegato dal re rana Gonfiaguancia. Datazione probabile: I secolo.

Margite

Perduto, era considerato da Aristotele l’archetipo della commedia. Aveva come protagonista un vecchio ignorante delle cose d’amore, che non sa come comportarsi durante la notte delle nozze. Esametro e trimetro giambico si alternano.

I poemi del Ciclo

L’intento era quello di dare forma all’universo di racconti e miti sulla Grecia arcaica. Qui alcuni titoli: Teogonia, Titanomachia, Edipodia, Tebaide. Il nucleo principale era, comunque, costituito dal ciclo troiano: nei Canti Ciprii venivano esposti gli antecedenti della guerra di Troia, l’Etiopide proseguiva i racconti incentrati su Achille che combatte contro le Amazzoni e viene poi ucciso da una freccia scagliata da Paride, la Telegonia narrava i fatti incentrati su Telegono, figlio di Odisseo e della maga Circe. Quasi impossibile appare la loro attribuzione ad Omero, per le profonde diversità stilistiche e contenutistiche (molto meno qualitative nei poemi del Ciclo).

Esiodo

Erodoto lo considerava contemporaneo ad Omero. La consapevolezza della propria importanza autoriale propende a considerarlo posteriore alla stesura dei poemi omerici. Il poema esiodeo non tratta di gloria ed eroi, ma ha sostanzialmente una finalità pratica, in uno stretto rapporto con la contemporaneità. Egli risulta essere il primo autore della letteratura greca occidentale di cui siano giunte notizie autobiografiche “certe”: mischia genere epico ed autobiografia. Patria di Esiodo era Cuma, in Asia Minore, dove il padre esercitava il commercio per via marittima. La famiglia dovette presto spostarsi ad Ascra, in Beozia: luogo poco gradevole (lo dice il poeta stesso), con un’ampia tradizione pastorale ed agricola. Il fratello Perse rivestì un ruolo importante per la stesura delle Opere: Esiodo dà consigli di comportamento al fratello, dopo che costui ha dilapidato tutta la sua parte di patrimonio familiare. Nel proemio della Teogonia egli sostiene di aver ricevuto il compito di comporre dall’avvento delle muse in persona, che gli sarebbero apparse sul monte Elicona, dove gli avrebbero consegnato una corona d’alloro. All’autore si ascrivono la Teogonia (1022 versi), le Opere (828 versi). Spuri sono lo Scudo (il racconto dello scontro tra Eracle e il mostro Cicno, dopo un’attenta descrizione della fabbricazione dello scudo da parte di Efesto) e il Catalogo delle donne (che descrive le discendenze che derivano dall’unione di una donna mortale con un dio).

Teogonia

L’opera risponde alla volontà di razionalizzare la materia mitica riguardante dei e divinità. Vi sono nominate più di 300 figure divine.

Opere e giorni

È evidentissimo l’intento pragmatico. Il contenuto si rivolge all’uditorio beoto, dato che era immerso in una profonda tradizione agricolo-pastorale. Nel proemio Zeus viene celebrato perché garante di giustizia. Vengono distinte due forme di “discordia”: una nociva quando induce alla guerra, l’altra positiva quando induce alla sana competizione. Il lavoro appare una necessità etica imposta dagli dei, ma viene visto positivamente come qualcosa che nobilita l’uomo. Il male del mondo viene spiegato attraverso un mito: per l’insubordinazione di Prometeo, Zeus manda ai mortali la prima donna, Pandora, insieme ad un vaso che viene dischiuso e dal quale provengono tutti i mali. Il secondo mito chiarisce le motivazioni di una progressiva decadenza dell’umanità: è il mito delle “cinque età”, quella dell’oro, quella dell’argento, quella del bronzo, quella degli eroi e quella del ferro. Unico rimedio ai mali dell’esistenza è l’ascolto della giustizia divina e dell’onesto lavoro: l’ultima parte del poema è intervallata da consigli pratici di varia natura, che si alternano ai moralismi più disparati. La parte finale del poema, da alcuni considerata spuria, rappresenta un elenco dei giorni fasti e nefasti.

Nel mondo concettuale prospettato da Esiodo, gli dei appaiono doppiamente rappresentati: negativamente, perché origine della presenza del male nel mondo; positivamente, perché garanti di giustizia. Mentre i poemi omerici si volgevano al passato, intravedendo in esso quel sistema di valori da perseguire, il poema di Esiodo si concentra sul presente e cerca di porre rimedio alla negatività del vivere. I potenti sono visti in maniera “negativa”: questi infatti sono i re che amministrano da corrotti la giustizia. Altro aspetto fondamentale della sua poesia è la consapevolezza di dire il vero: si distacca fortemente dalla tradizione omerica, a cui interessava cantare le gesta “belle” degli eroi; nella sua produzione questo è visto come secondario e superficiale, per una più attenta rappresentazione del dato reale e immanente. Se il contenuto si distacca dalla tradizione rapsodica, lingua e stile rispondono ai canoni della poesia epica, con l’utilizzo di un dialetto pressoché uguale a quello omerico e l’utilizzo delle formule nome-epiteto.

Tardive manifestazioni della poesia epica

I versi esametrici, dopo Omero ed Esiodo, subiscono un declino piuttosto pesante, e trovano nella scrittura oracolare, attribuita alla Pizia ma opera dei sacerdoti di Delfi, una delle loro ultime manifestazioni.

La poesia lirica

Perfomances. La lira si accompagnava al flauto nelle sotto la categoria di “poesia lirica” si ascrivono produzioni che si differenziano per contenuto, stile, dialetto utilizzato e occasione rappresentativa; il comune collante è sicuramente la scelta di un autonomo punto di vista, il quale procede dal riconoscimento di una dimensione soggettiva. Grandi cambiamenti suggellano la nascita di questo genere (VII-VI secolo): lo sviluppo della polis e il passaggio da una società feudale ad una “democratica”, lo sviluppo della scrittura, l’avvento della moneta.

Due sono i contesti per i quali la poesia lirica riveste un ruolo necessario: l’eteria, ossia un’associazione di “amici”, accomunati dall’appartenenza ad un ceto comune o ad uno stesso programma politico, e il tiaso, che vede nella forma femminile il suo più alto arrivo (come quello di Saffo). La poesia lirica poteva essere recitata ai simposi o durante i riti, oppure durante un evento pubblico di grande importanza.

Si distinguono quattro grandi generi lirici: l’elegia, il giambo, la lirica monodica e la lirica corale. I primi tre appaiono riservati all’espressione di sentimenti personali, mentre l’ultimo gruppo esprime sentimenti comuni alla collettività.

Il giambo

Il nome deriva probabilmente dal verbo “iapto”, ossia “scagliare”, per il carattere tipicamente aggressivo della poesia che ne prende il nome. I poeti giambici fanno uso anche del corrispettivo metro che gli è asimmetrico, ossia il trocheo (formato da una lunga e da una breve, ossia l’inverso del giambo). La recitazione era parlata con l’accompagnamento di uno strumento a corde affine all’arpa. Il dialetto prediletto era lo ionico. Temi centrali sono, soprattutto, l’irrisione e l’attacco, ma anche riflessioni politiche e tematiche amorose.

Archiloco

Possediamo circa 300 frammenti di questo autore. La suprema novità che il poeta apporta è l’attingere alla propria autobiografia per la composizione poetica, anziché da un repertorio comune e collettivo. Visse durante la metà del VII secolo (in due dei suoi frammenti vengono menzionati un’eclissi di sole avvenuta nel 648 e Gige, che regnò sulla Lidia dal 687 al 652). Nacque a Paro, una delle Cicladi più importanti, da padre di nobile famiglia; si racconta che la madre fosse una schiava, e per questo motivo avrebbe dovuto lasciare l’isola per recarsi a Taso, dove avrebbe militato contro i Traci; successivamente avrebbe combattuto contro gli abitanti dell’isola di Nasso, dove sarebbe rimasto ucciso. La sua poesia era destinata ad un pubblico circoscritto, probabilmente da recitare durante un simposio, anche se di recente è stata avanzata l’ipotesi che parte delle sue poesie sarebbero state destinate alla recitazione in occasione di feste popolari, come suggerirebbero i nomi parlanti (Licambe, Neobule) da lui prediletti. I valori tradizionali nella sua poesia vengono svuotati, in favore di una più aderente interpretazione della realtà. Il vino appare come “folgorazione poetica”, ma anche come conforto alle asperità della vita. L’ironia diviene così strumento di critica ai valori tradizionali, in favore di una individualità accentuata e reale. La tematica amorosa è un altro dei temi prediletti del poeta, che attraverso di esso esprime un’ardente vitalità. Egli non godette di buona fortuna nei secoli posteriori, tanto che, come accade per la maggior parte dei poeti lirici, praticamente tutta la sua produzione è stata perduta, non essendo stata tramandata perché non “approvata” al vaglio dei monaci trascrittori.

Semonide

Di una genera

Anteprima
Vedrai una selezione di 4 pagine su 13
Storia della letteratura greca - parte I Pag. 1 Storia della letteratura greca - parte I Pag. 2
Anteprima di 4 pagg. su 13.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia della letteratura greca - parte I Pag. 6
Anteprima di 4 pagg. su 13.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia della letteratura greca - parte I Pag. 11
1 su 13
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/02 Lingua e letteratura greca

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher davidepironi00 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura greca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Lozza Giuseppe.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community