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All’alba del ‘900 la fotografia risultava già vecchia ed emarginata rispetto alle novità scientifiche aperte

dall’arte contemporanea. La rivoluzione dello spazio figurativo operata da Cezanne, Cubismo, Simbolismo

ed Espressionismo aveva messo in crisi il sistema prospettico rinascimentale.

L’invenzione della fotografia, operativamente fondata sul sistema ottico della camera oscura(costituisce il

principio ottico di base che permette il funzionamento del moderno apparecchio. Joanne Zahn, 1685

progetto una camera oscura detta reflex, base delle attuali macchine, immagine riflessa all’interno di una

scatola su specchio posto a 45°.), sembrava confermare gli stessi principi teorici descritti dall’Alberti nel

1435, tanto da dire della fotografia “miglioramento tecnologico di un bene già esistente: il quadro”.

7 Gennaio 1839 Arago annuncia ufficialmente la nascita della fotografia (prima immagine fotografica della

storia 1826/27 realizzata da Niepce “Veduta da una finestra di Gras”).

La fotografia si pone nella storia delle arti visive come conferma materiale del ciclo culturale della

modernità, diventando in qualche modo il nuovo medium emblematico. L’ipotesi è che, pur essendo un

medium strutturalmente moderno, essa possa fruire(godere) dello stato di medium contemporaneo,

risultando così divisa tra hardware e software.

Si parlerà di materialità e concettualità.

Identità materiale, quando questa verrà considerata come oggetto, come pezzo di carta.

Identità concettuale, quando funzionerà come innesco di fluttuanti stimolazioni mentali.

Seguendo la strada dell’identità materiale si arriva a concepire la fotografia come erede naturale del

quadro, invece per l’identità concettuale concepiamo la capacità di memoria che quella foto riesce a

esprimere, il senso del tempo fermato.

“La fotografia assomiglia a un quadro ma di fatto funziona come un ready made”.

Il ready made viene strategicamente evocato come emblema di tutta l’arte del ‘900 che in questo secolo ha

sviluppato un’alternativa al quadro.

Il termine ready-made (traducibile come "istantaneo", "detto-fatto"...) è utilizzato per descrivere un'opera

d'arte ottenuta da oggetti per lo più appartenenti alla realtà quotidiana.

L'inventore del ready-made fu il dadaista Marcel Duchamp nei primi decenni del Novecento ed ancora oggi

è una pratica molto usata (nelle sue varie evoluzioni) nell'arte contemporanea.


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AUTORE

Moses

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+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in dams (discipline delle arti, della musica e dello spettacolo)
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della Fotografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Marra Claudio.

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