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Storia della finanza pubblica Appunti scolastici Premium

Appunti di Storia della finanza pubblica basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Bulgarelli dell’università degli Studi di Napoli Federico II - Unina, Facoltà di Economia, Corso di laurea magistrale in economia aziendale . Scarica il file in formato PDF!

Esame di Storia della finanza pubblica docente Prof. A. Bulgarelli

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1. Dallo Stato Patrimoniale allo Stato Fiscale (11°-15° secolo)

1. Re senza denari

Per diversi secoli gli Stati sorti sui territori appartenuti all'impero romano, cercarono di colmare il vuoto

lasciato dalla disintegrazione dell'impero stesso, il quale rimase soltanto un'aspirazione ideale, nella pratica

prevalsero una pluralità di Stati in competizione tra loro. In realtà l'utilizzo del termine Stato inteso come

"organizzazione coattiva che tiene unito un gruppo su un determinato territorio, differenziandolo da altri

gruppi" risulta inappropriato per i regni sorti tra il 5° e il 10° secolo, i quali non possedevano una base

territoriale definita ma si reggevano su aggregazioni mutevoli legate da vincoli personali.

L'infanzia degli Stati Europei fu contraddistinta dallo sforzo di consolidare queste aggregazioni, dalla

mancanza di caratteri elementari come il senso di territorialità, da periodiche invasioni, dalla scarsa coesione

interna, da economie di sussistenza, da apparati burocratici ridottissimi, da attività di manutenzione e

costruzione delle infrastrutture limitatissime.

La guerra era l'unica attività pubblica rilevante, tuttavia non prevedeva salariati ed era finanziata

prevalentemente con le razzie e il bottino sottratto ai nemici. La protezione militare era eseguita da piccoli

eserciti definiti bellatores, che provvedevano al proprio equipaggiamento.

Soltanto dal 9° secolo, l'aggregazione territoriale cominciò a prevalere sulle tendenze disgregatrici, la

concentrazione del potere politico andò di pari passo con l'individuazione di fonti di finanziamento.

Fra il 13° e il 14° secolo le principali monarchie europee si dotarono delle strutture essenziali per svolgere 3

funzioni fondamentali:

1. la protezione dei sudditi e dei loro beni

2. l'esercizio della giustizia: nella società medioevale le resistenze contro l'anarchia e il principio

secondo il quale solo il sovrano poteva applicare le leggi, imposero una riorganizzazione

dell'ordinamento giuridico; grazie alla riscoperta delle leggi imperiali raccolte nel Codice di

Giustiniano e dei digesti, i giuristi, esperti del diritto romano che cominciavano ad essere licenziati

dalle neonate università di Bologna, Parigi e Oxford assicurarono ai sovrani norme giuridiche che

legittimavano l'autorità regia. L'amministrazione della giustizia, oltre ad aumentare il personale,

rafforzò il prestigio e l'autorità del sovrano, che assunse il ruolo di giudice supremo, di legislatore e

un potere pubblico impersonale. Alcuni storici (Duby) parlano di svolta epocale quando nel 1120

Luigi 6° abbandonò il titolo di re dei francesi per assumere il titolo re di Francia.

3. il reperimento delle risorse necessarie: nel 13° secolo furono istituite le dogane, importanti sia per

generare proventi che per separare fisicamente un territorio da un'altro

La teoria della regalità è associata alla crescente autorità del sovrano avvenuta nel 13° secolo,

Kantorowicz ha individuato nello sdoppiamento del corpo del sovrano, uno naturale e mortale, l'altro politico

e immortale, un'autorità astratta e impersonale.

L'apparato burocratico di Federico II operante in Sicilia, (il primo uomo moderno secondo Burckhardt) rappresentò un

modello di Stato centralizzato, ma lo Stato federiciano si dissolse con la morte del suo ideatore. 1

Tra il 12° e il 13° secolo dalle residenze reali, inizialmente impiegate come luoghi di sosta d'inverno a causa

del clima e delle condizioni della strada, fiorirono i primi apparati burocratici stabili.

Il Palais Royal di Parigi ospitò sia il sovrano che gli organi di governo.

In questo periodo furono istituite capitali, dicasteri con funzioni politiche-amministrative, comparvero

funzionari di professione.

Alla fine del 13° secolo sia in Francia che in Inghilterra esistevano Camere dei Conti che controllavano il

flusso di risorse a favore della Corona. L'individuazione di regolari fonti di finanziamento costituì la principale

preoccupazione dei governi che in primis, si occupavano del proprio mantenimento.

Molte imposte romane come la iugatio (sulle superfici colotivate) e la capitatio (sulle persone) furono

abbandonate o sostituite. Il prelievo fiscale risultava difficile per la bassa produttività e per le difficoltà di

riscossione. La tassazione indiretta sui consumi, sui commerci e sugli scambi, durò a lungo come forma di

prelievo principale.

Nel 9° secolo i successori di Carlo Magno cercarono di reintrodurre un prelievo fondiario, ma si mostrarono

inefficaci nel coordinare un sistema di prelievo.

Nel 10° secolo i sovrani sassoni imposero tributi sulle terre coltivate riuscendo ad organizzare un'adeguata

protezione alla popolazione, i sovrani inglesi introdussero un prelievo straordinario, geld, per contrastare le

minacce esterne, il prelievo divenne permanente nel 1012 per contrastare la minaccia vichinga. I sovrani

normanni guidati da Guglielmo il conquistatore che conquistarono l'Inghilterra nel 1066, mantennero

l'imposizione del geld e avviarono un censimento per verificare il potenziale fiscale del regno. Il Domesday

Book redatto alla fine dell'11° secolo costituisce l'esempio dell'espansione delle strutture burocratiche.

La crescente identificazione simbolica del monarca con il regno indusse i sovrani a rivendicare speciali diritti

definiti regalie. Tali diritti che potevano essere ceduti a terzi e fornire entrate aggiuntive, si sostanziavano nel

diritto di caccia, pesca, pascolo, raccolta del legname, sfruttamento di miniere, di stabilire le unità di misura,

di conio e di sfruttamento del sale. Le strategie dinastiche erano condizionate dalla necessità di contrarre

matrimoni, dato che la potenza dei sovrani medievali era legata alle rendite che il demanio garantiva.

Fra il 13° e il 14° secolo si registrarono alcune trasformazioni che hanno indotto gli storici a parlare

di transizione dallo Stato Patrimoniale allo Stato Fiscale nell'Europa occidentale, ovvero di uno Stato

che cominciava a ricavare la maggior parte delle proprie risorse non dai beni posseduti ma dalla

tassazione; i possedimenti regi continuarono a svolgere una funzione economica rilevante, ma la

tassazione divenne la fonte di entrata principale. In Europa orientale questa transizione fu ostacolata

dall'inefficacia dell'economia monetaria e dalle ripetute invasioni; in Russia l'invasione tartara stroncò lo

sviluppo dello Stato di Novgorod. Questo passaggio incontrò vari ostacoli, il pensiero medievale non rifiutava

l'idea di uno Stato forte, ma riteneva che ciò non doveva comportare un onere per i contribuenti, il ricorso

alla fiscalità fu denunciato da Tommaso d'Aquino come peccato mortale. 2

Nel medioevo, la tassazione assunse inizialmente caratteri straordinari, si basava sullo scambio fra sovrano

e sudditi, forme di prelievo in cambio del riconoscimento di un diritto alla rappresentanza.

Il prelievo fiscale era soggetto all'approvazione:

- delle Cortes (assemblee rappresentative composte da esponenti del clero, della nobiltà e delle città)

in Castiglia e Aragona

- del Parlamento (assemblea rappresentativa di tutti i ceti del regno) in Inghilterra

- degli Stati Generali in Francia.

La tassazione assunse caratteri permanenti a causa delle frequenti invasioni. Nella seconda metà del 300 il

rapporto tra entrate tributarie ed entrate patrimoniali si era rovesciato in favore delle prime, tuttavia

quest'evoluzione non fu rapida ed omogenea in tutta l'Europa;

in Inghilterra il sistema fiscale fu impiantato su imposte:

- dirette come la tassa sui redditi fondiari.

- indirette imposte sulle esportazioni di lana.

In Francia lo sviluppo del sistema fiscale fu più lento perché i sovrani continuarono a vivere di espedienti e

non riuscirono ad imporre uniformità, le province erano caratterizzate da regimi fiscali differenti e ciò

costituiva fonte di instabilità. Verso la fine del 300 l'introduzione della Talle (imposta diretta personale e

fondiaria, diventò i 4/5 delle entrate) della gabelle (tassa sul commercio di sale) e dei dazi all'esportazione

diedero un forte impulso al sistema fiscale francese che divenne permanente nel 400.

In Spagna, il progresso fiscale fu avviato da Alfonso 10° nel 1265 con l'introduzione di servicios (imposte

straordinarie) dell'imposta sul pascolo, delle dogane e del prelievo di una quota delle decime ecclesiastiche.

Il processo fu completato nel 1406 da Alfonso 11° ed Enrico 3° con l'istituzione di imposte sulla produzione e

la commercializzazione del sale, e con l'introduzione dell'alcabala, un'imposta sui consumi del 10%, che

rappresentò l'80% del gettito.

Verso la fine del 300 Castiglia, Francia e Inghilterra presentavano un governo unitario, assemblee

rappresentative, e un sistema giudiziario e fiscale.

2. La Chiesa costituì il primo modello di governo burocratico, dotato di un proprio apparato amministrativo e

giudiziario, nella figura del pontefice confluiva il potere legislativo, giudiziaria ed esecutivo.

Per diversi secoli i sovrani laici si appoggiarono alle strutture ecclesiastiche e reclutarono funzionari religiosi

per svolgere le funzioni amministrative e fiscali.

I pontefici disponevano di proventi spirituali mediante la tassazione dei patrimoni ecclesiastici e di proventi

temporali mediante la riscossione di imposte sui territori dello Stato della Chiesa. La tassazione sul clero si

sviluppò mediante decime ecclesiastiche. Fin dal 6° secolo le decime costituivano contribuzioni obbligatorie

dovute dai fedeli che colpivano i redditi e i frutti della terra, furono introdotte come tasse straordinarie per

contrastare i nemici della fede. Attraverso i proventi delle decime i pontefici sostennero la conquista della

Sicilia, l'espansione dell'Aragona e la prima crociata. Secondo Stumpo il meccanismo delle decime papali si

distinse per puntualità ed efficienza. La riscossione delle decime papali diede un forte impulso alla

monetizzazione e allo sviluppo di strumenti creditizi, dato che i pontefici imposero il pagamento in denaro.

I legami con la Chiesa determinarono il successo commerciale del Banco dei Medici di Firenze. 3

3. Gli Stati cittadini

Verso la fine dell'11° secolo, nell'Italia centrosettentrionale si sviluppò un movimento che rivendicava

l'autogoverno, gruppi di cittadini si aggregarono in associazioni giurate, i Comuni, che si dotarono di adeguati

organi amministrativi e assunsero la gestione delle principali attività di governo.

La sconfitta dell'esercito di Federico I Barbarossa nel 1176 e la pace di Alessandria nel 1183 sancirono la

disfatta dell'autorità imperiale e l'autonomia politica dei Comuni italiani.

L'abbondanza di documenti conservati negli archivi delle città italiane testimoniano una "rivoluzione

documentaria" caratterizzata da una produzione esorbitante di documenti amministrativi e giuridici per

soddisfare le esigenze politiche; i libri iurium contenevano i diritti dei Comuni.

Nel 13° secolo la normativa comunale oltre a regolare il funzionamento degli apparati amministrativi e le

relazioni tra poteri pubblici e privati, iniziò a regolamentare i rapporti fra privati. Inizialmente i cittadini stessi

si occupavano del governo comunale, ma la complessità delle attività amministrative richiese la creazione di

un corpo di funzionari specializzati e retribuiti.

Il fisco costituì il settore più sviluppato, alla fine del 12° secolo ogni Comune aveva istituito una Camera.

Le spese dei Comuni erano costituite da 2 voci:

1. i salari dei funzionari rappresentavano un onere contenuto ed erano iscritti nel bilancio ordinario

insieme alla manutenzione di edifici e al mantenimento dell'ordine pubblico.

2. il costo della guerra rappresentava un onere frequente, difficile da calcolare in anticipo; i rendiconti

del Comune di Siena e della Signoria di Firenze mostrarono come i costi della guerra fossero la

principale causa dell'aumento delle spese e dei deficit di bilancio. Per fronteggiare situazioni di

emergenza, i Comuni si affidavano a forme di prelievo straordinarie, successivamente divennero

permanenti.

La fiscalità cittadina fu tollerata dai contribuenti perché fu impostata su rappresentanza e consenso.

Il sistema tributario si articolò su imposte:

- dirette suddivise in reali o personali, gravavano in prevalenza sulla popolazione del contado, si

basavano sul fodro, tassa per il foraggio dei cavalli assunse varie forme: testatico (gravante sui

singoli individui) focatico (sulle famiglie) boateria (sul possesso di buoi da lavoro) e sulla gabella del

sale che imponeva alle famiglia di acquistare un certo quantitativo di sale in proporzione al numero

di componenti

- indirette, inizialmente la tassazione indiretta colpì gli scambi di merce, successivamente gravò sulla

produzione e sul consumo, furono introdotti dazi sulle merci in entrata e in uscita, dazi sulla vendita

di prodotti, sovraimposte e licenze all'esercizio delle professioni.

Le imposte erano stabilite dalle autorità comunali, mentre la riscossione era affidata a gruppi privati, che

acquistavano l'appalto.

L'erario evitava di dilatare il personale e garantiva un flusso regolare di risorse, l'appaltatore si assumeva i

rischi della riscossione nella speranza di un profitto finale. 4

La fiscalità straordinaria si fondava sulla tassazione diretta e sulla compilazione di estimi, ovvero di

censimenti delle proprietà per valutare la ricchezza patrimoniale dei contribuenti. L'introduzione degli estimi

costituì un'innovazione perché veniva introdotto il principio della tassazione proporzionale al reddito e al

capitale. Gli estimi erano basati su denunce scritte compilate da notai, comportavano una perizia

amministrativa e dovevano essere aggiornati con frequenza, erano classificabili in 2 categorie:

1. la prima accertava il reddito degli individui, si concentrava sul possesso di beni mobili (crediti, animali, materie

prime) ed era più diffusa nei luoghi in cui prevaleva l'attività agricola.

2. la seconda accertava il patrimonio, si concentrava sui beni immobili, ed era più diffusa nei luoghi in cui

prevalevano le attività mercantili e artigianali.

Gli estimi furono redatti a Pisa, Siena, Vercelli, Genoa, Parma e Bologna, la Tavola delle Possessioni (inizio

300) riportò il quadro delle proprietà fondiaria di Siena, il catasto fiorentino del 1427 rappresenta l'esempio

più famoso per sapienza amministrativa, rivelò il quadro reddituale e patrimoniale dei 250.000 abitanti. La

qualità delle informazioni dimostrano il pieno controllo del territorio e l'utilizzo di strumenti sofisticati, a

differenze di altre amministrazioni cittadine che si accontentarono di estimi basati su autodichiarazioni e

quindi anche su forme di elusione ed evasione. La moltiplicazione degli strumenti fiscali, il succedersi di

emergenze belliche e lo sviluppo dell'economia mercantile aumentarono la pressione fiscale, per la città di

Firenze il prelievo fiscale aumentò dal 2/3% del reddito alla fine del 13° secolo al 15% all'inizio del 15°

secolo. Un livello di prelievo che molti Stati europei non eguagliavano nemmeno alla vigilia della I GM.

La tassazione sugli estimi fu osteggiata dai cittadini, così il prelievo diretto fu sostituito dai prestiti forzosi

(definiti da Martine come una delle invenzioni più geniali), un meccanismo ibrido che combinava gli aspetti

della tassazione come l'obbligatorietà e gli aspetti del credito come la remunerazione.

Fra il 12° e il 15° secolo i principali Comuni fecero ricorso a prestanze: entrate derivanti da prestiti forzosi.

Per Luzzatto, studioso di economia e finanza pubblica, i prestiti obbligatori svolgevano 2 funzioni

complementari: rispondevano al bisogno urgente di denaro e frenavano l'incidenza del prelievo diretto.

Invece di pagare le tasse i cittadini più abbienti prestavano denaro. Il carattere forzoso consentiva di evitare

l'usura che nel Medioevo colpiva qualsiasi forma di mutuo, ponevano il prestatore in una inedita posizione di

svantaggio, che poteva essere compensata dalla commerciabilità dei crediti.

4. L'invenzione del debito pubblico

Il debito pubblico fu un invenzione del Medioevo europeo, la sua nascita è imputabile alla necessità di

risorse finanziarie e di presiti per sostenere le emergenze belliche che tra il 13° e il 15° secolo

caratterizzarono i maggiori Comuni italiani; ebbe origine proprio nelle maggiori città, dove la tassazione, il

credito commerciale e le strutture burocratiche erano più sviluppate. Gran parte delle guerre combattute da

Venezia, Genova e Firenze furono finanziate mediante prestiti. Gli strumenti creditizi rappresentarono uno

dei tratti distintivi dell'età medievale, nonostante fossero criticati aspramente dalla Chiesa la quale

condannava qualsiasi forma di prestito. La diffusione di tali strumenti fu agevolata dalle ingenti liquidità dei

mercanti, che oltre ad effettuare operazioni di cambio tra le varie monete, cominciarono ad accettare depositi

di conto corrente, a trasferire somme di denaro tra clienti e piazze commerciali con una semplice operazione

contabile (giro-conto), a concedere prestiti a interesse a privati, sovrani e a pontefici; fu ammesso un

compenso in caso di mancato o ritardato pagamento, o per mancati guadagni. 5

Altri strumenti creditizi diffusosi nell'età medievale furono:

- la lettera di cambio, una modalità in cui un mercante dichiarava di aver ricevuto in un luogo da un

altro operatore una somma di denaro che si impegnava a restituire a un corrispondente del creditore

successivamente in un dato luogo. Nell'operazione erano coinvolte 4 figure: un datore di moneta, un

prenditore, un trattario e un beneficiario.

- la lettera di fiera, una modalità mediante il quale un operatore acquistava merci in una fiera

promettendo di saldare il debito in una fiera successiva in un'altra moneta. Entrambe le lettere

prevedevano il pagamento di un interesse mascherato dal cambio tra le diverse monete. L'utilizzo di

tali strumenti moltiplicò le risorse disponibili, in quanto l'indebitamento consentiva di disporre di

capitali in breve tempo dietro la promessa di pagare in un momento successivo e l'obbligo di

corrispondere a breve solo degli interessi.

I sovrani competevano da una posizione di svantaggio perché gli obblighi contratti erano considerati impegni

personali, per essi non era facile ottenere credito (i sovrani abusavano del proprio potere rifiutandosi di

onorare i debiti) e chi lo concedeva chiedeva in pegno beni di valore, o esigeva tassi molto elevati compresi

tra il 30-40%, (i mercanti-banchieri fiorentini concessero prestiti alla corona inglese in cambio del monopolio

sul commercio della lana). Tuttavia gli alti tassi non evitavano tracolli, i Bardi e i Peruzzi furono travolti

dall'insolvenza del re Edoardo 3°, la filiale di Bruges dei Medici fu liquidata per i prestiti concessi al duca di

Borgogna Carlo il Temerario, i creditori di Filippo il Bello furono addirittura banditi dal regno.

I presiti ai sovrani erano a breve termine e si rifacevano al censo:

- dominicale: garantiva al cedente di una proprietà o di un capitale una rendita perpetua o di L-P

- consegnativo: garantiva la restituzione di un capitale tramite pagamento di una rendita annua per un

periodo predefinito. Le rendite non incorrevano nel divieto canonico contro l'usura, purché il bene

ipotecato fosse identificato e al debitore fosse garantita la possibilità di chiedere il riscatto anticipato.

Nelle città italiane il debito pubblico si sviluppò in maniera rigogliosa:

- a Genova l'accensione di prestiti per contrastare i Saraceni è documentata dal 1148; a garanzia di

ogni prestito venivano ipotecate specifiche o porzioni di imposte.

- a Venezia fra il 1163 e il 1171 fu istituita la Camera degli Imprestidi per allestire un'armata di 120

navi, il prestito colpì l'1% del patrimonio di ciascun privato, l'operazione fu ripetuta nei 3 secoli

successivi, ai contribuenti abbienti era richiesto un contributo in proporzione al patrimonio, in cambio

il governo si impegnava a corrispondere una rendita semestrale.

- a Firenze introno alla metà del 300 si contavano circa 80.000 sottoscrittori di prestanze.

Becker ha visto nella diffusione del debito pubblico, la nascita dello Stato territoriale del Rinascimento, in cui

si cementava il rapporto tra cittadini facoltosi e comunità politica.

Le città tedesche e fiamminghe ricorsero a prestiti volontari basati su rendite perpetue redimibili o vitalizie. 6

Fin dal 13° secolo i debiti pubblici conobbero le prime forme di consolidamento. A Venezia lo Stato offriva un

interesse nominale del 5% sui titoli del Monte Vecchio, i prestiti veneziani erano considerati un ottimo

investimento a lungo termine; le guerre d'Italia determinarono la sospensione del pagamento degli interessi,

la caduta del valore dei titoli, il tasso corrisposto si ridusse dal 5% al 1%; furono istituiti nuovi prestiti

denominati Monte Nuovo e Monte Nuovissimo, ma la sconfitta nel 1509 decretò la liquidazione dei prestiti

forzosi.

A Genova i creditori si impadronirono del controllo delle entrare con il risultato di indebolire la Camera della

Superba, nel 1407 fu fondato il Banco di San Giorgio detto anche Case delle Compere (per la prima volta

l'autorità pubblica si trovava in posizione di svantaggio rispetto ad un consorzio privato).

Il tasso corrisposto variava dal 7% al 10%, ma a introno al 1450 fu ridotto al 4%.

A Firenze i creditori furono più sfortunati, il tasso d'interesse sui titoli del Monte Comune era del 5% ma i

pagamenti avvenivano in netto ritardo, pertanto la maggiore incertezza obbligò il ricorso a nuove

sottoscrizioni volontarie a tassi di interesse più elevati, fra il 300 e il 400 i prestiti straordinari del Monte dei

prestanzoni e del Monte di Pisa offrivano rendimenti tra l'8 e il 10%.

A Siena e a Pisa i titoli del debito pubblico offrivano fra il 10 e il 20%.

Intorno al 1450 il debito pubblico veneziano ammontava a 6,5 milioni di ducati, quello genovese a 3 milioni di

fiorini che corrispondevano a circa 4 volte il valore del commercio estero, quello fiorentino a 8 milioni di fiorini

che corrispondevano alla ricchezza complessiva della popolazione di Firenze.

5. La moneta rappresentava un simbolo della sovranità e una fonte di entrate grazie alle imposte che

gravavano sulla coniazione e sul controllo delle zecche. Nei secoli successivi alla caduta dell'impero

romano, le transazioni si erano ridotte, si basavano sul bisante, una moneta d'oro di coniazione bizantina,

sul dinar d'oro di coniazione araba e sul dirhan d'argento di origine persiana. Durante il regno di Carlo

Magno, il sistema monetario fu fondato sulla lira o libbra divisa in 20 soldi e ogni soldo in 12 denari

(1 lira=240 denari); la lira serviva solo come unità di misura, nella pratica il sistema poggiava su un solo

prezzo, il denaro, una piccola moneta d'argento di circa 2 grammi. Questo sistema monometallico era

compatibile con un livello di scambio molto basso, che spesso avveniva sotto forma di baratto.

Lo sviluppo del commercio e l'esigenza di riscuotere le imposte agevolarono la circolazione monetaria,

l'argento fu affiancato da altre monete, mentre il sistema monetario basato sulla lira rimase in vigore fino alla

rivoluzione francese, le città italiane per disporre di una moneta accettata negli scambi internazionali

coniarono i grossi, multipli del denaro. L'insufficienza delle riserve d'argento impose la reintroduzione delle

monete d'oro, l'augustale di Messina e Brindisi fatto coniare da Federico II costituisce il primo esemplare,

seguirono i genoini a Genoa, i fiorini a Firenze e i ducati a Venezia, l'esempio italiano fu adottato in Francia,

Fiandra e Inghilterra. 7

La coniazione fu accompagnata da due fenomeni:

- una proliferazione di zecche

- la riaffermazione del diritto di battere moneta da parte dello Stato

Per i sovrani il diritto di conio costituiva una delle regalie fondamentali, in quanto le monete racchiudevano

sia un valore intrinseco corrispondente alla quantità di metallo fino contenuto che un valore legale

corrispondente al valore di scambio della moneta.

Come ha sottolineato Day, la svalutazione costituì la soluzione prediletta per finanziare i deficit, infatti nei

momenti difficili i sovrani ricorrevano a svalutazioni mascherate, mantenendo inalterato il peso delle monete

ma riducendo la quantità di metallo fino. La moltiplicazione delle zecche e la scarsità di metalli pregiati,

determinarono un crescente ricorso al biglione, una piccola moneta composta quasi interamente da rame

usata per le transazioni quotidiane. A ciò si aggiunse lo sviluppo di nuove tecniche contabili, come la partita

doppia, ovvero la registrazione di ciascuna operazione in due sezioni dare e avere. Su questa impostazione

nacquero le imprese commerciali e i dipartimenti del Tesoro.

6. Politica economica e regolamentazione di attività e comportamenti

La politica economia dei Comuni fu incentrata:

- sulla costruzione e manutenzione delle infrastrutture per agevolare e proteggere le attività

economiche (l'Arsenale di Venezia fu per secoli la più grande industria pubblica)

- sul reperimento di materie prime e beni di prima necessità, una particolare attenzione fu rivolta

all'approvvigionamento del grano i cui prezzi erano amministrati e le vendite disciplinate. Dal 12°

secolo i Comuni erano dotati di una Annona e un calmiere del pane (tetto max al prezzo del bene).

- sulla regolamentazione delle attività e dei comportamenti, il Comune controllava i prezzi e

l'organizzazione produttiva applicando dei dazi per favorire o scoraggiare determinati consumi e lo

sviluppo di determinati settori produttivi. Le corporazioni di mestiere nacquero inizialmente come

organizzazioni di mutua assistenza fra coloro che esercitavano uno stesso mestiere, in seguito

ricevettero un riconoscimento pubblico e furono sottoposte ad un controllo pubblico. Le leggi

suntuarie limitavano l'ostentazione e i consumi eccessivi dei ricchi, sia per ragioni etiche sia per

garantire equilibrio fra domanda e offerta di beni limitati. Altre leggi si occupavano dei poveri,

monitoravano il flusso di immigrati e incentivavano l'accoglienza attraverso le opere di carità. 8

2. La formazione del fiscal military state (16°-18° secolo)

1. Verso un modello di Stato europeo

L'età moderna rappresenta un periodo importante per la formazione di Stati territorialmente definiti e per la

produzione di un imponente corpus di letteratura. Il concetto di Stato fu trattato da Machiavelli, Bodin,

Botero, Hobbes i quali lo definirono come un'entità astratta, rappresentata dal sovrano che era la legge fatta

persona. Gli Stati europei furono caratterizzati da regimi assoluti, tuttavia la monarchia assoluta non si

trasformò in un potere illimitato, svincolato dal consenso e dalla legge.

Castiglia, Francia e Inghilterra si consolidarono, tramite lo sviluppo di 2 monopoli:

1. il monopolio della forza militare, indispensabile per tutelare l'ordine interno e la comunità dalle

minacce esterne. La rivalità fra gli Stati europei, le trasformazioni delle tecniche militari e le scoperte

geografiche agevolarono la formazione di eserciti permanenti e l'afflusso di metalli preziosi.

2. il monopolio della tassazione, indispensabile per fondare apparati burocratici e militari.

Nel 16° secolo l'armonia interna fu minacciata dalla riforma protestante, le scelte in materia religiosa del

monarca furono rese vincolanti per i sudditi. Il costante pericolo di conflitti rafforzò il principio di territorialità,

l'impersonalità del comando e la maestà della legge, 3 componenti del fiscal military state, definito dagli

storici come il prototipo dello Stato moderno, caratterizzato dalla tutela dell'ordine interno, dalla competizione

internazionale, da un aumento vertiginoso dei funzionari pubblici, dei soldati di professione e del prelievo

fiscale il quale divenne l'entrata principale dello Stato. Genet sottolineò che gli Stati che non riuscirono a

poggiarsi su un sistema fiscale solido erano destinati a regredire o a sparire dall'arena Europea, come

accadde con le città stato italiane e la Polonia.

Il funzionario pubblico e il soldato di professione furono le figure principali dello Stato moderno.

In Francia, i funzionari pubblici aumentarono dal 1580 al 1780 da 15.000 a 300.000.

Nello stato della Chiesa e in Francia durante il 500 e parte del 600, il reclutamento del personale avvenne

attraverso la vendita degli uffici. La pratica fu abbandonata, perché i sovrani si resero conto che, questa

forma di reclutamento limitava la capacità di comando. Infatti, la monarchia francese perse il controllo di una

parte dell'apparato burocratico, gli officiers, i quali acquisivano le cariche senza la nomina del re e

nominavano direttamente i funzionari.

In Spagna i letrados possedevano una formazione giuridica e provenivano in maggioranza dall'università, in

Svezia, dal 600, furono istituiti concorsi di reclutamento del personale e corsi per la formazione di quadri

amministrativi. A Francoforte, Lipsia, Vienna, Praga, Friburgo vennero istituite cattedre di amministrazione e

scienze camerali.

L'antica oikonomia, che era la scienza del governo della casa, cominciò a lasciare il posto alla moderna

economia politica, fra 500 e 700 l'interesse per l'economia aumentò notevolmente, notiamo la distinzione tra

economia politica ed economia privata. L'intervento governativo a sostengo di nuove produzioni fu frequente,

fra le iniziative più interessanti ricordiamo la fabbrica di porcellana di Meissen, di Capodimonte e l'impresa

serica statale di San Leucio, entrambe avviate dai Borboni di Napoli per la produzione di beni di lusso. 9

All'inizio del 500 le monarchie europee furono capaci di far funzionare le tecniche finanziarie sperimentate

con successo dalle città italiane, la Repubblica di Venezia disponeva di risorse paragonabili a quelle dei

maggiori Stati europei, intorno al 1750 le entrate tributarie della Serenissima ammontavano a 80 tonnellate

di argento mentre quelle di Francia e Inghilterra ammontavano a circa 1000 tonnellate di argento, alla fine

del 700 le entrate tributarie della Serenissima erano quasi immutate 106, mentre quelle di Francia e

Inghilterra erano raddoppiate.

A metà 500 negli stati più avanzati il fisco prelevava da ogni contribuente circa 20-30 grammi di argento, nei

due secoli successivi il fisco prelevò da un minimo di 100 ad un massimo di 300 grammi di argento a

contribuente nei Paesi più coinvolti nella competizione militare.

Thompson ha calcolato per la Castiglia un prelievo fiscale pari all'8% del reddito intorno al 1550 e del 12%

intorno al 1650. In Olanda e in Inghilterra intorno al 1750 la pressione fiscale toccò il 20%. I paesi più

avanzati dal punto di vista economico erano anche quelli con il livello di tassazione più elevato, l'incapacità

di aumentare la pressione fiscale, costituì per tutta l'età moderna una minore competitività internazionale.

2. La voragine della guerra

Secondo Max Weber il monopolio della violenza fisica legittima è uno dei caratteri salienti dello Stato.

Nell'età moderna, la Guerra costituiva l'attività prediletta dei governi (Machiavelli la considerava una naturale

attività di governo). Dal 1500 le spese militari aumentarono notevolmente, nacquero gli eserciti permanenti

formati da fanti professionisti retribuiti, dai quadrati di fanteria Svizzeri, dai lanzichenecchi tedeschi (soldati

mercenari) e dai tercios spagnoli, militari reclutati nelle regioni più povere.

Gli storici Roberts e Parker hanno collocato tra il 1560 e il 1660 la rivoluzione militare.

Fra il 1500 e il 1700 gli eserciti europei aumentarono mediamente da 20.000 soldati a circa 250.000. In

realtà solo alcuni reggimenti erano stabili, altri venivano reclutati in caso di guerra.

Oltre al numero dei soldati aumentarono i cannoni, le armi da fuoco, le navi belliche, si rinnovarono le

strategie difensive, con l'adozione dello schema italiano consistente nella costruzione di roccaforti murarie

circondate da fossati e protette da bastoni angolari, una roccaforte modello fu costruita a Palmanova dalla

Repubblica di Venezia.

Durante il 700 le spese militari britanniche ammontavano al 30% della spesa pubblica in tempo di pace,

mentre in tempo di guerra variavano dal 60 all'80% delle spesa pubblica.

Nel 1640 il cardinale Richelieu lamentava che le spese militari avevano superato il 60% delle entrate.

Il puntuale pagamento dei soldati costituiva l'ossessione dei governi, l'inazione di truppe non pagate poteva

annullare i vantaggi di precedenti vittorie, come accadde alla Spagna fra 500 e 600 nel tentativo di soffocare

la rivolta dei Paesi Bassi. 10


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in economia aziendale
SSD:
A.A.: 2015-2016

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