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Heidegger

Germania, 1889-1976

Primo Heidegger

Esistenzialismo

Heidegger, nella prima fase del suo pensiero, è considerato il padre dell'esistenzialismo, concetto storiografico che indica le forme di pensiero che, nel contesto cronologico e culturale dagli anni Venti agli anni Quaranta, condividono la concezione dell'esistenza come modo d'essere proprio dell'uomo, il quale si denota per il suo rapporto con l'essere (l'io, gli altri, il mondo, Dio), per la sua singolarità finita e irrepetibile (l'esistenza in una condizione storico-temporale finita e compresa tra nascita e morte), e per la sua facoltà di scelta.

Essere ed esistenza

L'opera più importante di Heidegger, "Sein und Zeit" (1927), segna il distacco dall'impostazione fenomenologica a cui aveva aderito in precedenza collaborando con Husserl e si prefigura l'obiettivo di costruire un'ontologia che permetta di porre la domanda intorno all'essere, ovvero quel principio indefinibile che entifica l'ente, e determinarne il senso. Questo si può fare solo interrogando l'Esserci, il quale ha il primato ontologico sugli altri enti, attraverso un processo chiamato analitica esistenziale.

Per questa via si determinano le caratteristiche fondamentali dell'esistenza, la quale non è una realtà statica e predeterminata ma un insieme di possibilità tra cui l'uomo deve scegliere, distinguendosi così dagli altri enti. L'altro aspetto dell'esistenza è la sua possibilità di rapportarsi all'essere e quindi di poterlo comprendere.

Heidegger distingue la comprensione esistentiva o ontica, cioè la comprensione della singola esistenza concreta, dalla comprensione esistenziale o ontologica, che ne determina le strutture (esistenziali). La comprensione esistenziale si svolge secondo il metodo fenomenologico, un'analisi obiettiva e imparziale degli esistenziali secondo cui il fenomeno consiste nella manifestazione dell'essere dell'ente, contrapponendosi alla separazione kantiana tra fenomeno ed essenza e alla teoria dell'apparenza illusoria dei fenomeni illustrata da Schopenhauer.

Essere-nel-mondo, visione ambientale preveggente, circolo ermeneutico

L'uomo è concepito come essere-nel-mondo che trascenda la realtà modificandola secondo un progetto basato sul principio dell'utilizzabilità e sulla modalità del commercio, ovvero della manipolazione degli enti, i quali sono meri strumenti d'azione. Questa manipolazione è guidata dalla visione ambientale preveggente, la quale permette di calcolare l'utilizzabilità.

Il mondo si caratterizza dunque come la totalità e l'interconnessione degli enti.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/06 Storia della filosofia

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