Storia della filosofia morale e politica e gli animali
Introduzione
L'indiscussa presenza degli animali nelle istituzioni umane è una delle istituzioni fondamentali, cioè l'istituzione religiosa, che gira attorno al sacrificio cruento di animali. Le religioni del mondo antico si fondano sul "fare" e non sul "credere": occorre compiere qualcosa per la divinità e non avere semplicemente fede in essa. Le istituzioni politiche sono il risultato di trasformazioni culturali con un comune passato: la religione. Le istituzioni politiche nascono dal sacro: le prime leggi di un popolo sono sempre di carattere religioso, non sono stabilite da assemblee o dalla volontà di un singolo uomo ma sono leggi che si definiscono “celesti”.
Rousseau afferma che il primo legislatore deve presentarsi come l’esecutore di qualcosa che gli è stato dettato dall’alto e non da una sua volontà personale. In Europa tutti i re erano tali per investitura divina ed è solo dopo la rivoluzione francese con l’avvento di Napoleone che terminerà questa tradizione.
Ma come mai il cittadino greco-romano-germanico si sentiva in dovere di compiere sacrifici cruenti utilizzando gli animali? Ci chiediamo: c'è un enigma dietro al sacrificio? Le offerte di vegetali, pane e prodotti animali c’erano ma erano molto più rare. Questi riti sembrano inspiegabili razionalmente. Posto che le nostre società hanno origine da leggi di tipo sacro e che l’ambito religioso sia stato caratterizzato dall’uccisione, che traccia hanno lasciato nelle nostre società odierne?
La politica - Aristotele
Opera ACROAMATICA: presenta il contenuto delle lezioni (discorso che spazia in tutti gli ambiti, lo sappiamo dal suo miglior allievo Teofrasto, che fa un’opera sulla botanica), formulazione del discorso prettamente didattica/didascalica e ha influito sulla storia della nostra cultura. Aristotele raggiunge il suo massimo interesse quando le sue tesi vengono riprese e approfondite dalla cultura ellenistica: la sua trattazione si rende più fruibile e facilmente reperibile.
Concetto di natura: su cui si basa la sua tesi, afferma che le istituzioni politiche sono naturali e non sono il frutto del libero arbitrio umano o di un atto di volontà. Sostiene che lo stato di natura è innato e incontrovertibile e la presenza del mondo animale all’interno della polis greca è assai frequente. Inoltre la polis riflette uno stato di natura e al suo interno non c’è spazio per la critica: è una realtà semplice dove è inutile domandarsi le cause. Il motivo delle cose sta nel fatto che è “naturale così”.
Deve fornire una qualche prova che le relazioni di dominio sono naturali e usa: il dominio che si esercita sugli animali. Questa forma di dominio dell’uomo è talmente indiscussa che si presenta come postulato per dimostrare le altre forme di dominio: sulle donne, sugli animali, sui bambini, sui barbari e sugli schiavi; sostenendo che possono essere dominati in virtù di un diritto di natura:
- La donna è molto più vicina all’animale dell’uomo, è un essere più passionale e meno razionale (i figli prendono il corpo dalla madre e l’anima dal padre), si occupa dei bisogni più primari della famiglia proprio come gli animali.
- I barbari per il loro linguaggio somigliano più agli animali che agli uomini.
- I bambini non posseggono ancora i caratteri di un vero uomo.
- Gli schiavi sono in una situazione naturale di inferiorità.
Le figure che vengono sottomesse vengono animalizzate. L’animale serve a giustificare qualunque forma di dominio; premessa di partenza: noi ci sentiamo autorizzati a fare ciò che vogliamo alle categorie che consideriamo inferiori. Gli uomini sono in una scala gerarchica che pone al vertice l’uomo greco in possesso di pieni diritti, in mezzo tutte le categorie umane e in fondo gli animali (Aristotele crede in una superiorità di nascita, in una superiorità politica).
La polis greca
Tutte le comunità tendono ad ottenere il meglio e ci si associa in vista di un bene, la forma più elevata di bene per la comunità è la polis perché in una comunità più grande i cittadini non avrebbero la possibilità di fare politica in modo diretto (uno dei postulati di Aristotele cadrebbe: per essere cittadini bisogna far politica).
La riproduzione secondo Aristotele avviene grazie ad un impulso naturale e non libidico (gli individui si accoppiano in vista di un fine): volto alla procreazione. Si creano tre rapporti fondamentali per bene e/o necessità:
- Padronale (servo-padrone)
- Matrimoniale (donna-uomo) -> l’uomo è più forte ed è in un gradino più alto
- Madre-figlio -> sono sullo stesso gradino di inferiorità, anche se poi il bimbo sarà un uomo
Padronale: chi per natura comanda e chi per natura è comandato. Questo rapporto anche se si basa sulla violenza è giovevole perché è per natura. Il padrone è colui che può prevedere con intelligenza (Ulisse come esempio). Il servo è colui che col corpo può faticare per natura. Quest’unione crea una famiglia. Esiodo sostiene: “La casa è la donna ed il bove”, dove il bove nelle famiglie più ricche può essere sostituito dagli schiavi.
È tutto perfettamente naturale perché la solidità dell’impianto familiare è radicata in fenomeni naturali. La famiglia è così formata per natura. Se la natura è volta ai bisogni dell’uomo come mai a volte il male si presenta in natura? Si stabilisce una norma che ha come risvolto quello di allontanare il male: chi non obbedisce alla finalità viene definito come una contro finalità e viene soppresso.
Figura del Pharmakos: individuo con deficit cognitivi che veniva sacrificato in pubblico per allontanare le disgrazie dalla città, inoltre ogni disabilità nella cultura agricola era solo un peso e veniva soppresso anche volontariamente dai genitori.
La famiglia/il villaggio/la polis: sono il fine dell’umanità e chi ne vive fuori è una bestia o un dio che non ha gli stessi bisogni degli uomini. Lo stato è un prodotto naturale e l’uomo per natura è un essere sociale. È evidente per natura che lo stato è anteriore a ciascun individuo: la polis viene prima dell’individuo e se si esce da essa si diventa un nemico e si diventa passibile di qualsiasi azione contro la propria persona. Avviene una animalizzazione del diverso: questo individuo è passabile del dominio di chi sta sopra di lui.
Cosa consente all’uomo di essere più politico degli animali, in particolare delle api che hanno un’organizzazione sociale molto complessa? La differenza sta nella parola: l’uomo ne è dotato mentre l’animale no. La capacità di emettere suoni con la voce come fanno gli animali esprime solo dolore o piacere e non ha la percezione del giusto e dell’ingiusto che invece ha l’uomo. Questo accade perché gli animali non sono dotati dell’anima razionale che è prerogativa solo dell’uomo.
Tripartizione dell’anima: tre tipi di anime: vegetativa (permette il nutrimento e la crescita), sensitiva (percepire piacere e dolore) e razionale (solo dell’uomo). L’autorità che il padrone ha sul servo è un rapporto di soggetto-oggetto, in quanto il servo è lo strumento d’azione. Rapporto padre-figlio: rapporto di dominazione diverso dagli altri due per natura.
Rapporto di dominazione più assoggettante è quello con lo schiavo, per far fare qualcosa a qualcuno c’è bisogno che questi sia di nostra proprietà: il padrone deve acquisire e possedere l’arte di acquistare schiavi (deriva dalla guerra e dalla caccia). Il vivente in primo luogo è composto di anima e corpo, dove l’anima comanda e il corpo esegue -> la dominazione del padrone è derivata dal dominio dell’anima sul corpo. L’anima aristotelica ha una componente politico-economica che giustifica e legittima l’autorità indiscussa del maschio greco su tutte le altre categorie umane e non.
Differenza tra schiavo e animale: in base all’utilità la differenza è minima: entrambi aiutano con la forza fisica. Gli animali però non sono soggetti alla ragione ma alle impressioni (forma di conoscenza di tipo sensoriale ed esperienziale). Per gli uomini l’esperienza concreta è solo uno stimolo per una conoscenza più alta di tipo razionale mentre per gli animali questa è tutta la conoscenza possibile.
Tra schiavi e uomini liberi c’è una differenza anche corporale: gli schiavi hanno corpo robusto e a volte curvo per lavorare mentre gli uomini liberi hanno il corpo eretto adatto alla vita politica. A volte è possibile che il corpo non sia eretto ma l’anima sarà sempre eretta, ma vedere la bellezza interiore non è facile come vedere quella esteriore.
Il fatto che un uomo libero possa essere reso schiavo viene giustificato così: è possibile diventare schiavi a seguito di situazioni occasionali, obbedire è un bene sia per lo schiavo che per il padrone ma è possibile che un uomo venga messo in schiavitù ingiustamente pertanto non è un bene per lui obbedire e quindi non ne è obbligato.
Per Aristotele l’economia è l’amministrazione della casa, l’amministrazione domestica. Chiama cremastica l’arte di produrre risorse, non è per natura, ma deriva da un’abilità tecnica che è diversa dallo scambio e dal baratto, ma è invece simile all’economia.
Nozione di virtù: la virtù dipende dalla natura e si scinde in una miriade di casi specifici: lo schiavo ha bisogno di poca virtù, mentre il padrone la necessita tutta. Concetto di virtù nella Grecia classica: una disposizione dell’animo che l’uomo acquista nel corso della vita, consiste nell’esercizio delle proprie capacità. Dal punto di vista di Aristotele ogni uomo ha in se il compito di sviluppare le facoltà che corrispondono meglio alla sua natura. Distingue la virtù in:
- Etiche = facoltà desiderativa, coraggio, giustizia (compi il bene per te stesso e per la comunità)
- Dianoetiche = riguardano l’anima razionale (sapienza e saggezza)
Nell’antica Grecia la schiavitù era pratica consuetudinaria, gli schiavi non hanno la necessità di sviluppare la virtù pari agli altri uomini.
De rerum natura - Lucrezio
De rerum natura: utilizza la poesia per veicolare contenuti politici e filosofici ricchissimi, la traduzione è in prosa perché la metrica ad endecasillabi lucreziana non è riproducibile senza comprometterne i contenuti. Titolo intraducibile: titolo di un testo che intende parlare di tutte le cose umane naturali, un’opera enciclopedica universale.
Termine natura: in Lucrezio questo termine ha un senso totalmente diverso rispetto ad Aristotele. La sua natura è produttiva e fa le cose senza uno scopo o un fine. È madre a-morale in quanto genera ma produce sia bene che male indistintamente. Non esercita una qualche forma di razionalità sulle sue creature. Non punisce o dà benefici e non bisogna domandarsi il perché.
La natura di Lucrezio è una natura di tipo atomista, dei primi atomisti della scuola greca non sappiamo molto in quanto erano esponenti di un pensiero minoritario, i loro libri non vennero trascritti in epoca medievale perché contenevano idee che nessuno condivideva. Essere atomisti significa, con valenza non solo fisica ma anche politica, considerare che in natura esistono solo corpi e quello che non è un corpo è uno spazio vuoto. Questo nega l’anima di Aristotele affermandone la materialità e quindi annullando la metafisica. L’anima non esiste e non esiste nemmeno la sua concezione politica, per capire l’uomo bisogna ricercare le modalità con cui i corpi agiscono.
Conseguenze: non esiste una vita dopo la morte, la differenza tra animale e uomo non è così ampia e non ha più senso sostenere il dominio dell’uomo sull’animale; gli atomi sono in continua aggregazione e formano sostanze differenti: tutto ciò porta alla negazione di qualcosa di immortale.
Esistiamo perché casualmente gli atomi si sono aggregati, la giustizia non viene dall’alto ma deriva dal basso. Tra uomini e animali non vi è alcuna differenza, così come tra padroni e servi perché per Lucrezio la schiavitù non ha senso. La condizione umana più felice è l’amicizia, lascia gli uomini liberi ma comunque legati da un sentimento. La schiavitù si fonda sull’idea che anche gli schiavi hanno l’attesa di ricavare qualcosa dalla loro sottomissione: la filosofia di Lucrezio suggerisce una vita in cui eliminare un bisogno porta alla felicità in quanto non si cade nella dipendenza da altri.
Per Lucrezio la natura, visto che è a-morale crea anche i mostri: esseri privi di qualcosa perché nati dall’unione di specie diverse per questo si estinsero. Anticipa l’evoluzionismo darwiniano: gli individui che casualmente hanno sviluppato i caratteri adatti alla sopravvivenza hanno potuto riprodursi perpetuando la specie. Noi non siamo creature di Dio ma superstiti della falciatura dell’esistenza. L’adattabilità della specie è necessaria alla sopravvivenza: tutto nasce dalla produttività naturale a cui seguirà poi quella culturale. Gli individui hanno caratteristiche specifiche che gli permettono di sopravvivere da soli, oppure sviluppano una sottomissione/tutela nei confronti di un altro essere.
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