Lezione 1: 20/09/17
Introduzione alla gnoseologia
La gnoseologia si occupa della conoscenza. Bisogna accertare che c'è un oggetto. Come faccio a conoscerlo e a determinare che c'è un oggetto? La filosofia si fa delle domande. Il problema sembrerebbe banale, ma è centralissimo e ne pone altri.
La gnoseologia ci dice se c'è l'oggetto e le tecniche, la serie di operazioni che noi dobbiamo fare per descrivere l'oggetto. È una descrizione che ci serve per prevedere come si comporterà l'oggetto. Ci sono varie procedure per descrivere l'oggetto. Posso descriverlo tramite le mie sensazioni, attraverso ciò che sento di me.
Orientamento scientifico e filosofia
L'orientamento scientifico definisce le procedure per descrivere l'oggetto. Si cercano delle garanzie delle procedure degli oggetti. Non è però sempre stato così. Quando si parla di scienza essa ha anche un significato più semplice. Scienza deriva da scientia che significa sapere, conoscenza. I filosofi parlavano della filosofia come una scienza. Filosofia è amore per la conoscenza.
La filosofia occidentale è orientata così. È qualcosa di più innervato in diverse direzioni. Obiettivo della filosofia è ricercare il sapere. Il vero filosofo è il saggio: chi ama la conoscenza. La conoscenza mira ad avere una comprensione della realtà il più ampia possibile. Conoscenza è un termine molto ampio e fondamentale per la filosofia.
Il periodo moderno
Noi lo guarderemo attraverso la lente dell'età moderna. Questo periodo è centrale per noi, in quanto noi siamo debitori dei modi di pensare dei moderni. I filosofi di questo periodo (i classici, definiti tali perché toccano qualche corda particolare del periodo in cui vivono) toccano la storia in cui sono inseriti. Cartesio era nel flusso della storia. Il pregio dei moderni è quello della chiarezza concettuale che non è comune. Riescono ad esprimere concetti confusi con grande sinteticità. Il rigore concettuale che hanno rende semplice capirli.
Teniamo lo sguardo largo: dal '500, al '600, al '700. Sono da prendere come modelli tipici per risolvere il problema della conoscenza. Noi vediamo una linea che appare vincente nella storia della filosofia, ma ecco che il passato riemerge in altre forme.
Il problema della conoscenza
Il problema della conoscenza in età moderna si afferma come un problema sì dell'oggetto ma anche di ciò che sono io. È apparentemente astratto, ma è fondamentale per la comprensione dell'oggetto e per la nostra sopravvivenza. Il secondo termine del programma è psicologia, ossia tutto ciò che non è l'oggetto. Psicologia deriva da psiche, ossia anima, coscienza, io, soggetto.
Perché e che cosa accade mentre determino cosa sia l'oggetto? Il soggetto cerca di capire se stesso. La conoscenza di me passa attraverso la conoscenza dell'oggetto. Ma chi sono io? Per conoscere l'oggetto devo mettere in pratica delle funzioni che mi riguardano. La gnoseologia rimanda alla psicologia. Non vanno scisse, vanno insieme ed è per questo che la conoscenza è fondamentale per la filosofia occidentale. Il soggetto sa chi è nella misura in cui conosce. In quanto conosce sa chi è.
Ficino e Pomponazzi
Parleremo nel primo modulo di alcuni nomi meno noti nell'antologia. Ossia Ficino e Pomponazzi. Si tratta di autori rinascimentali che abbracciano una complessità più ampia all'interno dell'età moderna. Hanno una tendenza a tenere insieme. Si cerca di avere una visione la più ampia possibile. Il sapiente è tale perché ha una conoscenza adeguata e per averla deve avere una visione metafisica, ossia la conoscenza si inserisce in una metafisica. Con metafisica intendiamo una visione complessiva della realtà.
Gnoseologia, psicologia e ontologia
Gnoseologia e psicologia si organizzano in una precisa ontologia dell'essere. Che cos'è la realtà? È una successione di gradi di esseri fino ad arrivare a Dio. Io mi contraddistinguo perché sono nel mezzo. L'anima se ne sta a metà. Può degradarsi fino a materia. Per Ficino l'anima è immateriale, incorruttibile, più simile a Dio, perché non dipende da niente. Ha però una libertà e una responsabilità. L'uomo è tale perché ha un'anima. La grandezza dell'anima sta nella sua conoscenza, per scegliere il meglio ed evitare il peggio.
La rinascimentale e Cartesio
L'altro autore segue la via opposta, ma è la dimensione naturale dell'uomo che devo prendere in considerazione. È una linea che affianca quella aristotelica, opposta a quella platonica. Questo quadro spiega la partenza rinascimentale che affronta il problema della conoscenza nella maniera più ampia. L'età successiva tende a fare piazza pulita della complessità rinascimentale.
Cartesio è assunto come modello che riduce questa complessità. Lui fa dei sogni e della via che ha trovato per la conoscenza della verità. Voglio avere un metodo, e lo trovo ricercando sempre dentro di me. Nasco imbevuto di conoscenza, ma non le devo ritenere per forza vere. Questo metodo è sviluppato da Cartesio lavorando sui modi in cui posso arrivare a qualcosa di certo. Certo per Cartesio è chiaro e distinto. Non è confuso. Anche per lui questa è una conoscenza che arriva a scienza.
Lezione 2: 21/09/17
La complessità del neoplatonismo
Se Cartesio taglia, seleziona, vuole che tutto funzioni secondo la chiarezza dei concetti, noi iniziano invece con la complessità, ossia secondo il principio di tenere insieme tutto il più possibile, secondo un modello abbracciante di stampo neoplatonico, un platonismo ripensato.
Il platonismo è una concezione della realtà secondo cui la verità è qualcosa di distinto dalla realtà sensibile. La verità sta sopra, noi siamo sotto e siamo un'ombra. Questo mondo è esposto al divenire, alla corruzione e la verità non può essere così. È una concezione che divide in due, il mondo che sta sopra e quello che sta sotto.
C'è il piano del divino, della realtà, della necessità, di ciò che resta sempre uguale, dell'immateriale. Dio, gli dei non sono invidiosi. Dio non vede male lo star bene di chi è sotto, non sono invidiosi del bene degli uomini e diffondono quella verità su un piano superiore distinto dal nostro.
La comunicazione tra i piani
Però dobbiamo pensare anche che abbiano un rapporto con noi, con il mondo sensibile, che non sia un qualcosa di totalmente distaccato. Per avere un'immagine adeguata di questo piano divino, dobbiamo pensare che esso non è gelosamente chiuso in sé stesso. Si cerca una comunicazione tra i due piani.
Che cos'è questa dimensione suprema? La posso rappresentare con la luce, un punto di energia che si diffonde progressivamente. Si diffonde nel mondo così come il principio, ossia l'Uno che è aldilà di tutto per la tradizione platonica.
Concezione metafisica
È trascendente, ossia va al di là di tutto e tutti, è assoluto, fuori da ogni rapporto con le cose, ma allo stesso tempo diffusivo. Quanto più si allarga, più diminuisce la sua forza. È un'immagine metafisica della realtà, che comprende tutte le cose. Vediamo la totalità della realtà e riusciamo a spiegarla tutta. È una concezione metafisica che parte da una concezione platonica.
Il neoplatonismo e il cristianesimo
Però si aggiunge una domanda. Possiamo essere soddisfatti di questo modo di concepire le cose? Questo dualismo è troppo netto, non ci serve in alcuni casi. Il neoplatonismo aggiunge il concetto di comunicazione, tra un piano e l'altro. Dio è un bene che diffonde sé stesso. Il neoplatonismo ha una forte affinità con il cristianesimo. Dio è diffusivo di bene. In termini cristiani questo Dio è trinitario, tre persone in una: potenza, sapienza e amore.
- Unione: Dio abbraccia tutti
- Dio come qualcosa di bene
- Accordo e armonia, non dualismo e contrapposizione. Ordine che si fa attraverso le diversità. L'universo è immagine di Dio. Non c'è niente nell'universo che eguagli quell'uno supremo.
- Partecipazione: essere parte di qualcosa, non sono fuori di quella cosa. L'Uno è immanente nelle cose, partecipa delle cose, ma resta l'Uno, non è i molti.
Marsilio Ficino e il contesto storico
Questa idea della conciliazione e dell'accordo è propria di Ficino, ma anche di quei gruppi che ricercavano un'armonia universale. Marsilio Ficino nasce a Firenze nel 1433 e muore nel 1499. A Firenze Cosimo de Medici, protettore di Ficino, lo esortò a studiare il concetto di anima e a tradurre testi antichi.
Ficino traduce Platone, Plotino e una serie di testi di autori neoplatonici, ritenuti tutti il prodotto di un'età di remota e divina, perciò sacra, sapienza. Per aiutarlo gli dà una villa nei pressi di Firenze, in cui fondò un'accademia neoplatonica che fu luogo di incontro degli uomini più colti della città, filosofia, artisti, letterati e politici, tra i quali anche il nipote di Cosimo, Lorenzo de Medici.
La caduta di Costantinopoli
Questi testi vengono tradotti dal greco al latino, perché i testi di Platone non erano così noti nel Medioevo come quelli aristotelici. Per comprendere la richiesta di Cosimo de Medici dobbiamo contestualizzare gli eventi storici di quel periodo. Nel 1453 si verificò la caduta di Costantinopoli, capitale dell'impero romano di oriente, a opera dei turchi ottomani guidati dal sultano Maometto II, dopo circa due mesi di combattimento.
Anche se Costantinopoli possedeva la cerchia di mura più sicura ed impenetrabile d'Europa (e del mondo conosciuto), gli ottomani disponevano di uno strumento bellico all'assoluta avanguardia: il mostro-cannone, capace di 5 colpi al giorno ma in grado di sgretolare le Mura teodosiane di costruzione tardo romana con palle di granito di oltre 2 metri pesanti 1 tonnellata.
Maometto II, che all'epoca aveva 21 anni, voleva impadronirsi di questa città, considerata da lui come Roma, caput mundi. Era il segno di tutta la tradizione romana e cristiana. Costantinopoli si sentiva accerchiata dai turchi. All'interno della città c'erano sì i cristiani, ma erano cristiani ortodossi e la lingua parlata era il greco. Costantinopoli chiede aiuto all'occidente, a Roma, alla chiesa e inizia un processo, di cui Firenze rappresentò un punto centrale, per tentare un accordo che portasse all'unione delle due chiese e delle due tradizioni.
Cosimo si fa animatore di questo accordo. Tale accordo si sarebbe rivelato impossibile. Una volta entrati in città, i turchi avevano il permesso di saccheggio e di violenze che a un certo punto vengono però fermate da Maometto. Il suo intento non era infatti quello di distruggere. Lui voleva che quel mondo diventasse suo. Decide così di trasformare la chiesa di Santa Sofia in un luogo di culto musulmano. La città cambia nome diventando Instanbul e riaccoglie i cristiani che devono assimilarsi alla popolazione ottomana. Con la caduta di Costantinopoli, i suoi dotti che conoscevano il greco, tendono ad abbandonare la città e a trasferirsi in Occidente. Portano dunque i testi greci e Cosimo chiede dunque a Ficino di tradurli per permettere la loro diffusione. Il progetto di unione politica e religiosa fallisce dunque, ma non quello culturale.
Lezione 3: 22/09/17
L'anima come mediatore
L'anima è il luogo della mediazione tra corpo, materia e Dio. Questo incontro tra platonismo e cristianesimo non è nuovo. Anche Agostino aveva tentato questa fusione e Ficino lo richiama a giustificazione di quello che sta facendo. Agostino insisteva sul tema dell'anima.
Interazione tra cristianesimo e altre culture
Questo cristianesimo si alimenta di vecchie fonti con un desiderio di ampliare i suoi confini, dialogando anche con ciò che è diverso, anche con la cultura pagana. Secondo la teoria dell'antica teologia, gli antichi filosofi erano già impregnati del cristianesimo, della religione monoteista.
Ficino tradusse tra gli altri anche Zaratusta, il quale è espressione di una religiosità astrale impregnata di un principio unitario. È un tipo di religiosità orientale che si sviluppa in Persia e di cui anche l'Islam è debitore. I musulmani venivano visti come degli usurpatori, dei fanatici. In realtà, come Zaratusta testimonia, c'è una manifestazione di interesse verso l'oriente da parte del mondo cristiano.
Filosofia di Ficino
La filosofia di Ficino si sviluppa fuori dalle Università, che erano caratterizzate da un forte aristotelismo. L'orientamento platonico viene vissuto per ritornare indietro dal mondo naturale, proprio di Aristotele, a un'altra dimensione, interiore come diceva Agostino. L'anima diventa un luogo di apertura verso l'esterno, non è chiusa in sé stessa. La grandezza dell'anima sta nella sua capacità di stare nella realtà, è espressione massima della partecipazione.
Proemio e dedica
Già il titolo di questa prima parte ci dice qualcosa. Si tratta di un proemio che in questo caso è anche una dedica. Questa aveva una certa importanza nella storia dell'editoria perché indicava sotto quale protettore stava l'autore. Il protettore solitamente sosteneva finanziariamente l'opera. È dedicato a Lorenzo de Medici, nipote di Cosimo de' Medici.
Termini chiave
In questo primo paragrafo troviamo alcuni termini molto importanti. Platone viene indicato come il padre dei filosofi. È tale perché ha orientato la filosofia nella giusta direzione. È importante perché Platone fa riferimento alle Idee, che sono qualcosa a priori, qualcosa che viene prima dell'esperienza, cioè io non ho bisogno dell'esperienza. Platone ci parla di qualcosa di divino.
Ficino si rivolge agli intellettuali della sua epoca. È dunque una filosofia di carattere aristocratico e Firenze in quel periodo era una città in fermento perché stava diventando una signoria. Dio è luce, elemento importante della tradizione neoplatonica, ed è posto in relazione alla mente.
Anima e intelletto
Animo: Ficino usa il termine animo, non anima. Animo è la parte superiore dell'anima che ha una funzione prevalentemente intellettuale. Secondo Aristotele l'anima è la forma del corpo. La forma è qualcosa di non materiale che è legata al corpo e spiega l'unicità dell'individuo. La forma è il principio organizzativo del corpo e la sua immortalità, essendo legata al corpo, è limitata. Quando il corpo muore, quando si verifica la disgregazione del corpo, anche l'anima potrebbe perire con esso. L'anima non ha più una sua collocazione.
Se l'anima è il principio organizzativo del corpo, è il principio vitale del corpo, la vita la si può esprimere in diversi modi. C'è un'anima delle piante: la troviamo nel nutrimento e nella riproduzione (qualità vegetativa), propria di tutti gli esseri viventi; c'è un'anima negli animali in quanto sentono, hanno delle sensazioni, per esempio di dolore (qualità sensibile); c'è infine una qualità intellettuale, che è la più alta e che è posseduta dall'uomo. Si tratta di una qualità superiore, che sta sopra il senso ed è la capacità di vedere le idee, di arrivare con il pensiero alla dimensione più astratta. L'animo è la parte intellettuale dell'anima. Ficino è sì platonico, ma è un neoplatonico, ma non gli basta Platone, serve anche Aristotele. Ficino vuole tenere insieme.
Funzioni dell'anima
L'anima ha tre funzioni: vegetativa, sensitiva e intellettuale. A Ficino interessa la parte intellettuale perché ci mette più in contatto con il divino. È quella meno legata al corpo. Ad Aristotele interessa la parte sensitiva. Per Aristotele questo intelletto è strettamente legato al corpo e quindi alle funzioni sensibili quindi si parte da lì e si arriva all'universale, all'astratto, all'intelletto. L'intelletto dipende dal corpo.
Morale e purificazione
Morale: l'anima è il luogo della morale, perché la morale si fonda su virtù e vizio che presuppongono la conoscenza del bene, l'idea del bene e del male che è diverso dal sentire il bene e il male. Si suppone che la verità sta in alto, non sta nel corpo e nei sensi, ma a priori e quindi ci vuole l'intelletto.
L'anima si eleva fino al divino e per questo è partecipe. È dentro al divino grazie alla conoscenza. Parte dal sentire ma è come una molla, una via della conoscenza per salire. Attraverso la conoscenza partecipa del divino, dell'incorruttibilità, dell'immortalità. Nel momento in cui ho questa conoscenza, ho una morale.
Causa e creazione
Causa: L'anima riceve tutto da Dio, perché Dio si diffonde, è luce che si diffonde. Ficino qui non usa il lessico neoplatonico. Anziché diffondere avrebbe dovuto dire emana. Ma usando questo termine avrebbe escluso la creazione di Dio. L'emanazione è effusione necessaria. Introduce una necessità ed esclude la creazione.
Pur distaccandosi dalla tradizione cristiana richiamandosi al neoplatonismo, Ficino vuole rimanere nel cristianesimo, non vuole essere accusato di eresia. Introduce dunque il concetto di causa. Dio è la causa delle cose, le ha prodotte in un determinato momento. Salire verso il divino comporta dei rischi, uno di questi è quello di credere di essere Dio. Il demonio gareggia con Dio.
Purificare: per arrivare al divino l'uomo deve purificare l'anima.
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