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Storia del teatro e dello spettacolo

Lezione 1: Prof Pitozzi

Modulo 1 - Istituzioni

Titolo corso: Il tragico e la permanenza del dionisiaco. Attraversare la storia del teatro secondo una linea del tempo, con tema ricorrente del tragico e del dionisiaco, temi che nascono con il teatro e permeano ancora oggi. Focalizzazione sulle forme di teatro spettacolari che si sono servite del tempo come mezzo di rappresentazione principale.

Il teatro non è una rappresentazione del vero, ma è una rappresentazione dell’interiorità umana che diventa una forma visibile attraverso il linguaggio della scena. Quando si vuole conoscere l’inconoscibile bisogna provare a interpretarlo attraverso la rappresentazione. Il tutto parte dalla realtà greca in cui ci si chiede dove sia l’immagine rappresentata nella scena, ci si pone un interrogativo ovvero dov’è la scena/immagine? Tutto sta nell’ascolto.

Es. pitture rupestri che hanno causato lo studio delle risonanze delle caverne. In sostanza, tutto ha una risonanza e un collegamento con qualcosa che riguarda molto più della vista “quello che vedi è il frutto di ciò che senti”. Se io riproduco ciò che vedo non ne sto realmente rappresentando l’essenza ma è una copiatura o una percezione.

Ambienti immersivi attraverso la composizione musicale: il tema del suono è strettamente collegato con la rappresentazione teatrale. Il teatro viene utilizzato come strumento di conoscenza al pari della filosofia poiché mette in relazione l’uomo con il mondo.

Tragico

Il concetto di tragico è derivato da una connessione con il limite = la tracotanza, ciò che pone l’individuo al centro dell’universo quando in realtà non è vero. La tragedia è la realizzazione che la vita è finita e quindi la consapevolezza dei limiti dell’uomo e dei mutamenti della vita. Parmenide: esiste qualcosa di immutabile? Dal quesito deriva la consapevolezza di poter mutare indipendentemente dal proprio volere; i greci avevano capito il limite della vita che dipende dalla trasformazione delle cose. La vita può essere infinita nel senso che continua indipendentemente da noi.

Ma il tragico è indipendente dalla tragedia, anzi la eccede e studiarlo significa fare i conti con diverse consapevolezze nel corso della storia.

Dionisiaco

Dioniso è la divinità greca più arcaica, dio del teatro. Dio che viene da Creta e con sangue misto asiatico, dalle sue origini riprende tutte le loro tradizioni. È un dio ibrido che mischia contesti culturali differenti. Nelle filosofie cristiane orientali egli viene associato a Cristo poiché molto spesso viene definito come il dio smembrato e ricomposto. E quindi da qui ne deriva come Dioniso sia la rappresentazione della divisione in molteplici parti ma che contemporaneamente richiama all’unità, questo avviene anche nella rappresentazione teatrale dove tutto è scollegato per poi diventare unito.

Il teatro fa sì che questo principio di conoscenza sia applicabile per tutti, la conoscenza per tutti. Da ciò il teatro si differenzia dalla filosofia che era molto elitaria. Lo scopo del teatro è far rendere conto lo spettatore tramite la rappresentazione, mettere in dubbio tutte le convenzioni sociali che mettono sicurezza all’uomo e cambiare il punto di vista di quest’ultimo.

Andare oltre la sensorialità è l’oltre che rappresenta lo scopo del teatro, dare forma a ciò che non vedi. Per questo il teatro è rappresentato simbolicamente dalla figura di Dioniso. La dimensione poetica è strettamente legata al teatro ma non nel senso poetico quanto più nell’etica della poetica.

Modulo 2 – Processi e forme della creazione scenica

Guardare e analizzare alcuni lavori teatrali Lezione 2: Teatro come emersione dalla forma rituale, precede addirittura la nascita della civiltà greca e in particolare la figura di Dioniso spiega le influenze che il teatro ha instaurato nella cultura greca.

La musicologia insieme all’archeologia ha avuto l’opportunità di spiegare al meglio la preistoria teatrologia, in particolare tutto parte al mondo delle caverne e si ricollega alla spiegazione di rappresentazione strettamente legata con il teatro. Quest’ultima non significa riproduzione o copia, ma si tratta di una ricostruzione influenzata dall’interiorità e prende spunto anche dalla simbologia.

Bisogna considerare una dimensione articolata in cui la civiltà greca è riuscita a formalizzare, coagulare forme di teatro differenti provenienti dall’epoca preistorica. Dobbiamo partire a 40.000 anni fa (before present = prima del 1950 data di inizio degli studi archeologici).

Venivano rappresentati animali principalmente nelle grotte: attraverso la stilizzazione gli uomini riuscivano a rappresentare dei segni astratti cioè che avevano un significato simbolico. Raffigurazioni di uomo + animale o animali antropomorfi erano molto comuni, avevano una funzione ben precisa: la prima forma di interpretazione. All’epoca non c’era differenza tra uomo e animale, l’animale era visto come un ente dal quale egli doveva scoprire quale fosse la differenza tra le due categorie e si trovavano ad essere molto più affini, nessun confine tra l’uno e l’altro.

L’unica maniera per arrivare a capire il confine tra uomo e animale era proprio quello di rappresentarlo. Anzi molto probabilmente l’uomo era preda e non predatore perché gli animali erano proporzionalmente più grandi e quindi per capirli gli uomini li rappresentavano proprio nelle caverne, luogo di riparo in cui certi animali non potevano entrare. Infatti le caverne non erano luoghi di abitazione ma solo luoghi di attività come quella del disegno al fine di comprendere il mondo. Gli uomini cercavano qualcosa che non mutasse nella vita, per questo hanno identificato il sole come il loro punto di riferimento perché era la loro unica certezza.

Bio e zoe differenziano (modo in cui l’uomo vive) e (la vita in generale) = io muoio ma la vita in sé non sparisce perché è infinita.

Dentro il dolore/pericolo c’è sempre qualcosa che salva, frase di Holderlin. Dalla necessità dell’uomo di dare forma/spiegazione alle proprie angosce, in particolare sul fatto che la vita è finita, nascono le prime forme cosmogoniche, cioè le prime narrazioni sul senso dell’universo. Attraverso queste forme, l’uomo si rende conto che non può conoscere tutto, nasce anche il dubbio sull’esistenza di altri mondi oltre a quello conosciuto e si rende conto di poter instaurare un legame, una sorta di dialogo, con l’inconoscibile.

Esiste un finito e un infinito, un visibile ed un invisibile, ecc. Ecco spiegato il rapporto del teatro con il rituale. Nelle caverne si trovano anche tracce di rifacimenti, disegni ripassati poiché ci si preoccupava di tenere in vita questa tradizione. Prova di continuità della storia.

Zoocenosi = grotte come mappe del territorio dell’uomo preistorico. Se la grotta è una mappa del territorio allora la parte centrale raffigura le grandi praterie dove ci sono i bisonti o mammut e queste testimonianze sono state verificate dai ritrovamenti nelle varie aree geografiche e così via.

Ipotesi magica delle interpretazioni di questi graffiti: la magia della caccia. Gli animali rappresentati stanno agli animali reali mentre l’incantamento dell’immagine rappresenta il metodo della caccia del suddetto animale. La maggior parte degli animali rappresentati sono trafitti poiché carnivori e predatori dell’uomo, inoltre le lampade che utilizzavano all’interno delle grotte erano a fuoco e le fiamme nella luce fioca davano la parvenza del movimento delle immagini.

Altri disegni con prospettive allungate davano una parvenza di “zoom”. Erano come delle piccole inquadrature o messe in scena. Attraverso i disegni gli uomini esorcizzavano queste scene, erano come riti propiziatori.

Interpretazione sciamanica: Eliade, figura di spicco dello sciamanesimo, riscontra questa tendenza in tutte le culture (anche nelle tragedie greche era molto comune, come nell’Iliade e nell’Odissea). Questa interpretazione ci dice che queste figure potrebbero essere vestite per camuffarsi nella caccia, ma in senso rituale le figure, mezze uomini e mezze animali, sono in realtà degli intermediari tra il mondo finito e quello infinito dell’aldilà e compiono questa mediazione attraverso dei rituali.

Le caverne avevano sostanzialmente la stessa funzione delle cattedrali; il teatro e la rappresentazione della realtà, sin dalla preistoria, sono legate alla spiritualità e quindi anche alle religioni come al cristianesimo.

Il Totenismo: le figure animalesche sono rappresentate per raffigurare i nostri antenati, la nostra origine e quindi ciò che noi siamo. Raffigurazioni dell’uomo che nasce dalla terra. Tutto parte dalla terra (significato simbolico), nonostante l’uomo preistorico sapesse bene da dove nascesse in realtà. Mentre invece, tutto ciò che richiama alla sapienza è femminile. Demetra, la dea della sapienza, è legata a Dioniso (maschile e femminile insieme), dio del teatro.

L’antropologo Descola ragiona in 4 macrocategorie di costruzione dell’universo e di come gli uomini nelle diverse cosmogonie hanno iniziato a spiegarsi il mondo.

  • Animismo: uomo e animali sono diversi nella fisicità ma nell’anima hanno tutti la stessa composizione. Es. sogno e trance con la pratica di incubazione dei sogni, in cui si parla con il dio all’interno del sogno però in un tempio apposito a forma di caverna. Cultura sciamanica;
  • Totenismo: associazione tra i termini animali ed umani, in quanto fonti originarie, come punti di partenza della società;
  • Analogismo: gradazioni che vanno dal più perfetto, l’uomo, al meno perfetto, ovvero l’organismo unicellulare. Distinzione tra fisicità e interiorità, tra uomo e altre forme di vita. Questa interpretazione da modo di creare un dio per ogni aspetto della vita, categorizzazione della realtà;
  • Naturalismo: quella in cui noi ci collochiamo come società occidentale, che riconosce un’equivalenza di fisicità che si basa dalla scienza e dalla fisica (tutto dipende dall’atomo) tra uomo e animale, che però si differenziano come interiorità dell’anima.

Aspetti determinanti

Il luogo fisico: la caverna, modello del teatro in quanto edificio. Relazione tra suono ed immagine: la risonanza acustica delle caverne. Alla base della costruzione di un’immagine c’è sempre un suono. Suono = vibrazione/frequenza. In riferimento alla simbologia cristiana, si dice che “in principio era il verbo”, infatti, è inevitabile la correlazione tra rappresentazione teatrale e religione. La parola domina gli dei e quindi crea, allo stesso tempo gli dei sono creati dalla parola.

Mimetismo animale: l’uomo a confronto con le altre forme di vita. Grotowski, in uno dei suoi saggi, parla del rapporto dell’uomo con il felino e riporta in esso le caratteristiche che ci avvicinano ai felini (es. la vigilanza in prossimità di un pericolo).

  • Perimetro: i luoghi, caverne sacre non come luoghi religiosi ma spazi limitati da un perimetro. Se stabilisco un perimetro con certe regole, c’è una differenza di natura. Il teatro concepito come luogo sacro dove accade ciò che non avviene fuori.
  • Separazione;
  • Ascesi: relazione verticale con qualcosa. Ogni tragedia greca inizia con un inno al dio.

Anche la linguistica è un importante parametro del teatro. Varrone cerca il significato e l’origine delle parole in modo da creare un vocabolario. Caelum = cielo ha la stessa etimologia di caesellum che vuol dire incisione su una superficie di pietra (rimanda alla caverna e alla rappresentazione nella cultura preistorica). Cielo come cupola di pietra nella quale le stelle sono incise, ciò rimanda alla grotta. Il cielo era l’unico esempio di immutabile che l’uomo preistorico aveva, l’unica sicurezza.

Catasterismo = collocare in cielo per poter ricordare delle figure esemplari. Ciò rimanda ai graffiti all’interno delle caverne viste come cielo con figure incise. Cielo visto come cupola, un luogo che avvolge. Teatro come luogo in cui si sente, un luogo avvolgente. I teatri antichi avevano dei fori ornati con dei vasi di coccio per dare risonanza alla rappresentazione teatrale. Riverbero della voce.

Lezione 3

L’uomo preistorico fa l’esperienza del tragico, ma ancora non ne ha formalizzato il pensiero e non ne ha esplorato il concetto. In epistemologia, il tema dell’esperienza significa passare attraverso un terrore. Teoria, nell’epistemologia greca, significa passare attraverso un’esperienza. La testimonianza di un’esperienza, la memoria di un terrore. Si comprende che si apprende solo dopo aver passato un’esperienza. La mente formula dei pensieri, ovvero concetti che si sono staccati da un principio di caos e si organizzano e si possono vedere a distanza.

Cosmos = l’organizzazione del caos. Gli elementi caotici assumono senso. Ovviamente nella preistoria il significato delle cose sta prendendo forma. La caverna era luogo di rappresentazione, perché l’uomo disegnava al suo interno ciò che non comprendeva. La complessità del mondo viene ridotta a livelli essenziali in una rappresentazione per fare in modo di poter comprendere ciò che è più grande di lui. Egli scopre il divenire, cioè la morte, e questo porta allo sviluppo del nichilismo. La morte viene vista come un passaggio da uno stato all’altro dell’essere. Quindi, la caverna diventa un luogo di ridimensionamento e anche luogo di iniziazione poiché è nascosta e quindi rappresenta l’interiorità stessa dell’uomo. È anche un simbolo perché Gesù nacque in una grotta.

Le muse consegnarono l’arte agli uomini per comprendere il loro stesso essere, il loro processo nel divenire. Cuore e grotta visti come sinonimi. Il cuore era la sede/origine del pensiero per gli antichi. Poi arrivò Platone a dire che l’anima sta nella parte alta nel corpo, la sede del pensiero, ovvero la testa (le radici in testa rappresentano l’uomo ancorato alla terra, quindi la sua origine, ma anche con il cielo, il filo che tiene ancorati alle stelle). Per loro l’universo era la grotta.

Mito della caverna di Platone ci insegna che la mente crea illusioni di ombre e poi quando si esce dalla caverna si arriva al mondo delle idee che è il mondo reale. Tutto ciò dimostra che all’interno di ciò che noi crediamo vero in realtà c’è l’illusione, è una proiezione, quindi il teatro è legato in modo intrinseco al mondo onirico. Però loro in quel momento comprendevano solo una parte del tutto, c’era un sotto e un sopra. Gli uomini primitivi andavano nelle caverne per comprendere il mondo e loro stessi.

Invece la correlazione con Dioniso rimanda al labirinto: in etimologia il labirinto è un’altra interpretazione della caverna (cultura minoica, greca, ecc.). I fili culturali erano legati. A testimoniarlo sono luoghi sacri come insediamenti simili alla caverna che ospitavano i morti. Questi luoghi, pur essendo differenti, rappresentano l’essenza della caverna che permea con l’andare avanti del tempo. Per contro, oggi non abbiamo più nulla in connessione con quel mondo passato, ma allo stesso tempo si intraprende un legame tra oggi e ieri attraverso diversi elementi.

Relazione tra suono e immagine

Caverna come luogo di riverbero. Tutto dipende dal suono, anche le immagini. Breznikov, visitando le grotte francesi, comincia a interrogarsi sul significato dei disegni nelle grotte non solo a livello visivo, ma anche a livello auditivo. Ciò ha stimolato una serie di studi sulla frequenza del suono e sul riverbero che hanno influenzato la costruzione di cattedrali ma anche dei teatri stessi. Ritrovando strumenti antichi in uso nelle caverne (es. il rombo), l’archeologo scoprì il riverbero del suono dello strumento, il quale riproduceva il suono dei bisonti. Egli pervenne che il suono era strettamente legato alle immagini raffigurate.

Infatti, ragionando in questi termini, il teatro è un mezzo con il quale la musica incanta e attrae, dunque esso ha senso nella sua interezza non solo grazie alle immagini rappresentate, ma anche e soprattutto sul suono che viene riprodotto durante la rappresentazione scenica.

Nel teatro greco la rappresentazione avveniva con il racconto, la catarsi avveniva con l’ascolto. Far vedere la rappresentazione concretamente era un depotenziamento poiché era l’ascolto ciò che colpiva veramente la gente. Il suono influisce sulle attività cognitive del corpo umano (es. suoni troppo bassi portavano al rigurgito), perciò l’origine di tutto ha un suono. L’immagine non si crea solo a registro visivo.

“Le cattedrali sono rampe sonore che portano i canti religiosi lontanissimo. Oggi abbiamo il microfono, ma questi luoghi non ne avevano bisogno, quell’oggetto ricrea il riverbero delle cattedrali e rappresenta l’evoluzione del riverbero.” (Mariangela Gualtieri)

Video: riverbero della propria voce nelle caverne. Il riverbero porta ad uno stato di estasi. All’interno delle caverne erano stati trovati degli elementi di messa in scena che si servivano delle stalattiti per donare tridimensionalità ai graffiti. Principio di amorfo: allungamento delle immagini di cui si servono i graffiti. La pittura, guardare immagini secondo prospettive diverse per differenti par.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/05 Discipline dello spettacolo

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ludovicacolumbano di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del teatro e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Pitozzi Enrico.
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