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Deduzione trascendentale

Fa parte dell'analitica trascendentale. Non nel significato matematico ma nel significato giuridico: vuol dire legittimazione, giustificazione dell'uso delle categorie. Per quanto riguarda l'uso dello spazio e del tempo per la percezione non c'è bisogno di legittimarlo perché è evidente che non si riesce a percepire nessuna cosa se non nello spazio e nel tempo. L'uso delle categorie richiede una spiegazione perché l'oggetto esterno (la realtà) si adatta alle categorie, tant'è che la conoscenza intellettuale avviene tramite la categorizzazione della realtà, ciò vuol dire che l'oggetto per essere conosciuto deve adattarsi alla nostra struttura mentale. Quindi si adatterà la percezione alle due intuizioni di spazio e tempo, la conoscenza intellettuale, alle categorie. Però se le categorie sono forme a priori della mia mente come faccio a giustificare il fatto che l'oggetto esterno si debba adeguare alle categorie che sono soggettive?

Io penso

Si arriva a questo schema con la deduzione trascendentale. Viene chiamato anche "Apercezione trascendentale". (Principio di ogni sintesi conoscitiva) Vuol dire che l'io penso presiede al lavoro dell'intelletto, è l'io penso che porta avanti la sintesi del molteplice. L'unificazione del molteplice non dipende dalla categoria della quantità chiamata unità, la sintesi del molteplice è un lavoro che fa l'intelletto usando tutte le categorie. Quindi una cosa è la categoria dell'unità, un'altra cosa è l'io penso come processo di unificazione del molteplice dell'esperienza. L'io penso è la nostra struttura mentale che è in grado di ricevere tutte le categorie e rielaborare i dati dell'esperienza. L'io penso è la struttura mentale di tutti gli uomini. Perché tutti gli uomini hanno un cervello e hanno tutti l'io penso e le categorie. E per tutti funziona allo stesso modo. L'io penso rende un giudizio sintetico a priori oggettivo. Se funziona l'io penso, con l'intelletto elaboriamo dei giudizi scientifici, che sono i giudizi sintetici a priori. Se io però non dimostro la validità dell'io penso posso dire che quel giudizio è sintetico e basta. Proviene dall'esperienza. Però Kant dice che la percezione non si ferma solo sull'esperienza perché serve la materia e la forma della conoscenza. Sono quelle parti che rendono effettivo un giudizio scientifico. L'io penso è alla base di ogni sintesi conoscitiva, accompagna tutte le nostre rappresentazioni (intelletto) con la sensibilità ho le sensazioni, ma con l'intelletto ho le rappresentazioni. Il pensiero è una rappresentazione mentale. L'io penso accompagna tutte le nostre rappresentazioni. Quindi c'è sempre l'intelletto che lavora. L'io penso è anche l'unità della coscienza che quindi fonda l'oggettività della conoscenza (rappresentazioni) ed è la percezione pura (nella mente) cioè autocoscienza e pensare in generale. Autocoscienza: non soltanto i miei pensieri sono oggettivi, l'oggettività gliel'ha data l'io penso. Ma io sono anche consapevole di avere questi pensieri. E so distinguere i miei pensieri da quelli di un altro. Non possono essere uguali, ma affini. I filosofi arrivano all'io penso con l'anima. Ciò è un errore che Kant trova nella metafisica. L'io penso è un paralogismo. L'io penso lo conosciamo solo come fenomeno che guida tutti i nostri pensieri, ma non è qualcosa che posso percepire nella sua totalità. Noi non abbiamo una conoscenza totale dell'io penso, abbiamo solo una conoscenza fenomenica.

Schematismi trascendentali

L'io penso non basta a rielaborare i dati dell'esperienza. Servono anche gli schemi. Kant dice che abbiamo la facoltà della sensibilità e la facoltà dell'intelletto: attraverso la sensibilità riceviamo i dati dal mondo esterno, con l'intelletto rielaboriamo il materiale ed esprimiamo giudizi. Ma la facoltà della sensibilità e quella dell'intelletto sono due facoltà diverse e non riescono a rientrare in contatto, non possono interagire direttamente. Allora interviene l'immaginazione produttiva, un'altra facoltà. Essa permette il collegamento tra l'intelletto e la sensibilità utilizzando il tempo, il mediatore universale, perché io posso avere un'esperienza anche solo col tempo non mi serve lo spazio, esso è superiore allo spazio, il tempo è una misura che l'uomo usa per conoscere la realtà.

Immaginazione produttiva

Sensibilità -------- Tempo -------- Intelletto

L'intelletto condiziona il tempo attraverso le categorie, perché le categorie vengono temporalizzate, ogni categoria è nel tempo. Il tempo condiziona gli oggetti sensibili, in questo modo l'intelletto condiziona indirettamente l'oggetto percepito. L'intelletto condiziona il tempo e il tempo condiziona il fenomeno attraverso gli schematismi trascendentali. Nella nostra mente ci sono degli schemi che vengono acquisiti tramite l'esperienza. Gli schemi sono una trama temporale delle categorie.

Categorizzazione della realtà

Quando scriviamo un giudizio usiamo tutte e quattro le categorie.

  • Quantità: quando esprimo un giudizio come faccio a parlare di un'unità, pluralità o totalità di cose? Si parla di numero, la categoria della quantità riguarda un numero. Quando utilizzo questa categoria non faccio altro che addizionare nel tempo gli omogenei. Non faccio altro che indicare una successione temporale degli omogenei che sono numeri in successione temporale.
  • Qualità: in questa categoria affermo che una cosa è reale, non reale o che è un altro tipo di realtà, e questo lo dico nel tempo andando a individuare la presenza, l'assenza o l'intensità di un fenomeno.
  • Relazione: ci sono tre tipi di relazioni: inerenza o sostanzialità (se è una proprietà che dura nel tempo - sostanziale - come la razionalità), causalità o dipendenza (relazione successiva tra causa ed effetto nel tempo), azione reciproca o comunanza (due cose che interagiscono tra di loro contemporaneamente).
  • Modalità: modo di essere di una cosa nel tempo. Una cosa può essere possibile (una cosa ci sarà in un tempo qualsiasi) o impossibile (una cosa non succederà mai nel tempo), esistente (che è reale e lo vedo adesso) o non esiste (qualcosa che non c'è e che non vedo), necessaria (esiste in ogni tempo) o contingente (non c'è sempre, limitato).

Dialettica trascendentale

I quattro principi dell'intelletto puro sono i pilastri della fisica, che si basano su giudizi sintetici a priori che a loro volta si basano sulle 12 categorie che a loro volta si basano su spazio e tempo.

Il primo principio puro sono gli assiomi dell'intuizione che fa riferimento alla quantità e afferma a priori che tutti i fenomeni percepiti vengono percepiti come una quantità estensiva. Mentre per quanto riguarda il principio dell'intelletto puro che fa riferimento alla quantità fa parte dell'intelletto si parla del principio delle anticipazioni della percezione e anche questo afferma a priori che ogni fenomeno viene conosciuto attraverso una qualità che noi definiamo intensiva cioè che misuriamo il grado.

Il terzo principio dell'intelletto puro si chiama analogie dell'esperienza fa riferimento alla categoria della relazione. Dice che un fenomeno è percepito in relazione con gli altri fenomeni tramite tre modi diversi: tramite la sostanza, come causalità o come azione reciproca (successione temporale irreversibile).

Il quarto principio è i postulati empirici in generale fanno riferimento alla categoria della modalità e quindi ci dicono che noi conosciamo la natura chiedendoci: se il fenomeno è possibile, reale, se il fenomeno è presente, se il fenomeno è necessariamente presente.

Per Kant la dialettica ha un significato negativo, è la logica della parvenza. Perché alla base c'è la metafisica. E la metafisica sbaglia perché porta avanti un ragionamento contraddittorio e lo fa pensando di fare scienza ma non è scienza, infatti alla base della metafisica ci sono tre pseudoscienze: la psicologia razionale, la cosmologia razionale e la teologia razionale. Alla base delle tre pseudoscienze ci sono le idee che sono le forme a priori della ragione: l'idea di anima, di mondo, di Dio.

La psicologia razionale pretende di conoscere l'anima come la totalità di tutte le esperienze interne identificando l'anima con l'io penso considerata come sostanza, il che è sbagliato perché è il processore della nostra mente. Quindi è un paralogismo. È un errore della ragione.

La cosmologia razionale è una pseudoscienza che ha come pretesa la conoscenza del mondo nella sua totalità. E crea quattro antinomie (cattivo funzionamento della nostra ragione): due matematiche e due dinamiche. Esse sono suddivise in tesi e antitesi.

Antinomie matematiche

  • L'estensione del mondo cioè la sua dimensione. La tesi dice che il mondo è finito, l'antitesi che il mondo è infinito. Ma non possiamo saperlo perché non potremmo mai conoscere l'intero universo. Però possiamo dire che il mondo è finito o infinito senza sapere qual è quella giusta o quella sbagliata.
  • La composizione del mondo. La tesi dice che il mondo è composto da parti semplici e l'antitesi dice che non lo è. E non posso, neanche in questo caso dimostrare quale sia vera. Perché non ho un'esperienza totale dell'universo.

Antinomie dinamiche

Per quanto riguarda questa tipologia di antinomie potrebbero essere entrambe giuste perché potrebbe riferirsi una al mondo noumenico e l'altra al mondo fenomenico però non posso comunque dimostrarlo.

  • Il divenire del mondo cioè come le cose nascono, si trasformano e muoiono. La tesi dice esistono cose necessarie (le leggi della natura) e cose non necessarie, libere (l'uomo). L'antitesi che esistono solo leggi necessarie.
  • L'origine del mondo in cui la tesi dice che esiste un essere necessario che è la causa del mondo stesso, Dio. Che fa parte della sfera neumatica. La tesi dice che Dio può essere dentro il mondo (immanente) o fuori dal mondo (trascendente). L'antitesi dice che non esiste nessun essere necessario né dentro il mondo né fuori dal mondo né che è la causa del mondo e quindi riguarda la scienza, il mondo fenomenico.

Teologia razionale

La teologia razionale è una pseudo scienza che ha la pretesa di dimostrare l'esistenza di Dio. Esistono tre dimostrazioni tradizionali sull'esistenza di Dio: la dimostrazione ontologica di Sant'Anselmo che dice che Dio è un essere perfetto che esiste per forza. Kant dice che non è così perché sta dimostrando qualcosa che è già presente nel concetto di Dio quindi l'ha messo come concetto da cui si parte.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/06 Storia della filosofia

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