Interpretazione della filosofia moderna
Identificata in un periodo compreso tra il Quattrocento (fine del Medioevo) e l’Ottocento (Hegel, attualità post-moderna), la sua definizione è tutta frutto di una "razza nuova": definiscono se stessi col termine modus, latino cioè "ora", in quanto attuali; affermano l’attualità, il momento come valore, ritenendosi "superiori" perché vissuti nella novum coscienza di un passaggio d’epoca, che presuppone una distanza e una superiorità. Una tale identificazione cronologica o diacronica axìa, non può pertanto prescindere da una considerazione assiologica (dal greco "prezzo, valore"), cioè una caratterizzazione culturale ed ideologica, in quanto è l’idea che abbiamo di un certo spazio storico a periodizzarlo.
Primato della tecnica
Novum Organon: Francesco Bacone scrive occupandosi dello strumento con cui rivoluzionare la ragione organon logica, cioè sostituire il venerato aristotelico; a suo avviso, gli antichi usavano la ragione per contemplare che aiuta a vedere, a penetrare nei misteri del mondo, un uso che è ora considerato alla stregua di un vizio, un peccato, in quanto lo stesso Dio ci ha forniti di ragione regnum hominis super Natura, con un compito: instaurare il per agire, migliorare la qualità della vita controllando la natura.
Matematizzazione della natura e della ragione
Si assiste alla nascita della scienza moderna, intendendo per scienza quella fisico-matematica, attraverso la matematizzazione di questi settori. Con rivoluzione si intende un concetto storiografico che nasce attorno al 1950, che va da Copernico a Newton, ma anche un’autentica rivoluzione intellettuale, una radicale trasformazione di concetti, categorie, strutture interpretative, metodi di ricerca per cui "cambia" il mondo di cui parliamo.
Avvento del soggetto
Secondo Hegel, la filosofia moderna nasce con Cartesio, perché comprende che «il pensiero fa cominciamento da se stesso»; se fino a quel momento l’atto del pensiero era inteso come "investito" dall’oggetto, che stimola ed altera la mia struttura mentale, ora, Cartesio afferma che pensare significa avere delle idee (dal verbo greco "vedere"), costruire relazioni e rappresentazioni logiche tra essere e pensiero, che il contenuto del pensiero può astrarsi dalla realtà e quindi cogito, precederla ed, infine, che il pensiero è Soggetto (spirito, cioè attività di pensiero), s. trascendentale (Kant), ed è universale costituisce una collettività e quindi è Ragione forte (non in quanto illimitata, bensì autonoma).
Età dei lumi
«L’Illuminismo è l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a se stesso» (Kant). Uscire dalla minorità significa cominciare a far uso della ragione, divenire consapevoli (intelletto) e responsabili (morale); una ragione che non solo rischiara gli enigmi dell’universo per quanto è possibile (non è assoluta), ma che si assume anche come guida (è pratica).
Critici della modernità
Dalla Scuola di Francoforte, in particolare, sorge una critica alla modernità intesa nell’accezione di filosofia della tecnica, che può dirsi in questi termini: «se la ragione diviene strumento, allora essa oblia il fine e se nasce per instaurare il regno dell’uomo sulla natura, perché non dovrebbe estendersi a potere superiore all’uomo stesso e comportare il dominio di uomini su altri uomini?».
Umanesimo
Fenomeno culturale sorto nel Quattrocento in Italia e diffusosi poi in tutta Europa. Ne sono state date due diverse chiavi di lettura: categoria teoretica (quell’atteggiamento complessivo, quell’orientamento culturale volto ad esaltare l’uomo nelle sue potenzialità e capacità innate, proprie della sua natura, nel suo valore intrinseco) e categoria storiografica (Garin: fenomeno letterario riguardante poesia, arte e trattatistica, che non ebbe alcuna influenza filosofica, non offrì nuovi sistemi o nuove prospettive; nuova sensibilità, atteggiamento nei confronti dell’uomo e della vita con un valore filosofico).
Critica all'Umanesimo
Dalla critica moderna, in particolare da Heidegger, sorge una critica all’Umanesimo quale falsa esaltazione delle potenzialità dell’uomo, additato come via per obliare l’uomo, perché allo stesso tempo esalta la sua potenza e nasconde il suo essere, lo concepisce come una forma, un ideale e ne dimentica l’esistenza.
Humanae litterae
Indicano l’oggetto di studio di un nuovo tipo di intellettuale; si contrappongono a due universi di studio, gli studia divinitatis (teologici o metafisici) e le scienze naturali. In quanto studi letterari incentrati sull’uomo, ma differenti dalla sociologia, antropologia e psicologia, che hanno l’uomo come oggetto diretto, le humanae litterae sono incentrate sull’humanitas.
Humanitas
Derivata dal concetto di paideia (letteralmente "pace o formazione", si incentra sull’idea greca di ideale di uomo razionale, che esercita la ragione, corpo di una comunità con dei valori, che la tengono insieme e delimitano l’individuo, e formato alla vita, all’eroismo, alla saggezza; per primi i Greci hanno teorizzato questo valore, conferendogli forza, struttura e realizzandolo, posto a fondamento della civiltà) studia gli strumenti della formazione indispensabili per l’uomo, per la sua forma, per essere pienamente uomo. Considera l’umanità come il valore specifico dell’uomo, ciò che lo distingue dalle bestie, dagli schiavi e dagli incolti, che vige ed esprime il valore dell’uomo in quanto individuo colto (cultus, "cultura, coltivazione", come formazione), cioè capace di realizzarsi e di realizzare una misura (quella propria dell’uomo), una responsabilità, un autocontrollo, una consapevolezza, un sentimento civico, etc. L’humanitas è, quindi, soggetto di formazione e strumenti per la coltivazione dell’uomo sono ciò che l’uomo ha prodotto di più alto nel tempo, quelle opere che ne hanno espresso il valore: la cultura, nel senso di produzione storica, come realizzazione storica della forma d’uomo.
Umanesimo politico
Su questo piano, la centralità dell’uomo, privata dell’ideale ascetico, estetico e della tendenza ad elevarsi, trova valenza nell’esaltazione del suo potere, collegato alla sua dotazione originaria; fra gli autori da sottolineare Giannozzo Manenti e Niccolò Machiavelli.
Manenti
- De dignitate et excellentia hominis
- Sulla miseria dell’uomo
Scrive il De dignitate et excellentia hominis, contrapposto all’opera Sulla miseria dell’uomo, in cui evidenzia le possibilità umane, l’uomo come produttore, signore della natura, capace di dare ordine e senso alla città e di migliorare la qualità della vita.
Machiavelli
Esprime la capacità umana di controllare, in qualche misura, il proprio destino, cioè di poterlo incidere con la sua personalità indirizzando gli eventi, le vicende umane, di essere capace di orientarsi comprendendole ed adeguandosi ad esse: homo faber ipsius fortunae. L’affermazione di tale uomo acquista quasi da subito un intento sia polemico che costruttivo, da un lato sottolineando i limiti dell’esperienza e della capacità umana, dall’altro in quanto esaltazione della tecnica (uomo=costruttore razionale), del potere (politico, pratico) come originario dell’essere umano (collegato ad un processo di legittimazione dell’origine sovrumana del potere) ed espressione della genialità personale. Il principato non deriva da un’investitura divina, ma si autolegittima in forza della capacità, del potere della famiglia e della persona, di gestire e fare il bene della comunità: «la nostra famiglia si fece stato» per dire che la famiglia dei Medici era lo stato fiorentino, che utilizzò per primo il termine "stato" per definire il potere politico.
Umanesimo italiano
In Italia, la cultura umanistica si affermò con difficoltà nelle istituzioni universitarie, dove era saldamente stabilita la tradizione scolastica; anche quando esse si apriranno in parte alla nuova cultura, sarà soprattutto nel campo matematico, medico, astronomico, dove la Scolastica era meno radicata. Significativa la disputa fra platonici ed aristotelici, due diversi interessi culturali: i Platonicirinascita religiosa platonismo, sentono l’esigenza di una rinascita religiosa e pertanto vedono nel ritorno al platonismo, considerato come la sintesi di tutto il pensiero greco dell’antichità, la condizione di questa rinascita; gli Aristotelici, invece, tendono soprattutto alla rinascita della ricerca razionale e specialmente della filosofia naturale, vedendo nel ritorno ad Aristotele la condizione della rinascita di una libera ricerca naturalistica.
Accademia fiorentina
Marsilio Ficino (1433-1499) fonda l’Accademia fiorentina. Detta anche ficiniana, è il centro del neoplatonismo italiano. Essa nasce sotto la protezione dei Medici e vi si riuniscono umanisti (cultori delle humanae litterae) di tendenza prettamente platonica, che caratterizzerà tutto l’umanesimo italiano. Quella di Platone era una filosofia sapienziale, capace di dar conto all’idea di essere umano come processo ascetico e della filosofia come via per l’ascesi, di superamento dell’immediatezza, soprattutto grazie alle teorie dell’Eros, dell’anima e alla sua prospettiva ontologica che, ampiamente riletta in chiave neoplatonica, concepisce la realtà come costituita da cinque gradi di essere (corpo, qualità, anima, angelo, Dio), che hanno una struttura digradante (caratterizzati da specifiche qualità di essere), ritrovabile nell’originaria distinzione fra natura (divenire, corruzione) e mondo delle idee (perfetto ed infinito); in questa visione c’è Dio, le realtà immateriali, l’uomo e la realtà naturale.
Microcosmo
L’uomo è realtà immateriale (anima) e naturale (corpo), non può concepire a pieno i diversi livelli in quanto ne partecipa ma il fatto ch’egli possa pensarli è motivo del suo collocamento nella dimensione centrale; è microcosmo (in lui sono implicitamente contenuti, in piccolo, i caratteri di tutte le realtà), non essere assoluto; in questa visione l’uomo è un nuovo interprete, della natura e del divino, che comporta una rivalutazione, un nuovo valore, anche sul piano pratico.
Copula mundi
Essere al centro dell’universo significa essere copula ("congiunzione", termine intermedio che mette in comunicazione due mondi); questo concetto esprime a pieno il tòpos storiografico che indica il passaggio da una visione del mondo pensato in Dio (teocentrismo), ad un mondo pensato nell’uomo e per l’uomo (antropocentrismo). Questo schema ha origine nella storiografia hegeliana, che ricostruisce il percorso del pensiero occidentale come un cammino verso il Soggetto ed è stato riletto da Panofsky, secondo cui l’uomo ricerca il proprio valore: nell’antichità in riferimento a ciò che è meno di lui (le bestie, il barbaro o l’incolto, lo schiavo), nel Medioevo a ciò che è superiore a lui (Dio), nell’Umanesimo a entrambi, poiché si pensa l’uomo all’interno di una struttura concettuale che riconosce l’uomo Dio.
Steuco
Scrisse un’opera monumentale, Philosophia perennis (che non muore), che per la prima volta designa un’idea di storia della filosofia, cercando di ricostruire un percorso del pensiero filosofico: la filosofia dovrebbe cominciare, a suo parere, con Adamo ed Eva; essi hanno anzitutto ricevuto la verità in uno stato di verginità iniziale, quindi perduta col peccato originale, ma non completamente smarrita: tutto il percorso dell’umanità è una forma di smarrimento e rammemoramento, cioè di recupero ed oblio della sapienza originaria, che è sapienza (scienthia, non soltanto conoscenza oggettiva) poiché conferisce all’uomo una qualità, la consapevolezza, la capacità di andare oltre se stesso, ciò che garantisce la riforma dell’uomo e del suo mondo, restituendolo alla sua forma ottimale, un sapere con connotazione pratica e religiosa.
Unificazione della cultura
Steuco manifesta un fastidio per la filosofia del suo tempo, espresso nella necessità di un ritorno alle origini, cioè per la filosofia scolastica di stampo aristotelico, che studiava soprattutto la natura, razionalistica ed arida dal suo punto di vista, una filosofia non in grado di rispondere alla grande domanda del suo tempo, posta dalla nascita del "fuoco" protestante: il conflitto fra religioni ed anche fra stati, che genera la situazione di incertezza e di guerra che attraversa l’Europa del suo secolo, c’è bisogno di una nuova cultura e di riappacificazione, di un’unità circa sapere comune da ridecifrare, da riunificare in quanto fonte comune di sette contrapposte.
Pico
Giovanni Pico (1463-1494) fu conte di Mirandola e principe di Concordia, titolo che ribadisce un diffuso bisogno dell’epoca, cioè quello della concordia, un ideale monistico di unità secondo una cultura “alta”. Si forma all’Accademia Fiorentina. Suo è il progetto di un Concilio di saggi, provenienti da tutto il mondo (fondato sull’universalismo delle culture e del sapere), che dovrebbe discutere 99 tesi, da lui proposte, che abbracciano l’intero scibile; il progetto fallisce e Pico, fatto mandare in esilio a Fratta di Perugia, ne scrive l’introduzione culturale, chiamata Horatio de dignitate hominis, da molti definita il manifesto dell’Umanesimo.
Dignità
Per Pico è la dignità ciò che fa uomo l’uomo, ma insieme, è data all’uomo. La dignitas, in termini latini, esprimeva un riconoscimento legato, o sancito, da una carica pubblica; comincia ad avere una svolta semantica con la cultura cristiana (ben documentata in Boezio, «non è la carica pubblica che costituisce la dignità, anzi, spesso essa è motivo di indegnità»); Pico la svincola dall’aspetto sociale-istituzionale, collegandola esclusivamente con la dimensione etico-morale; il soggetto della dignità non è più il dignitario, ma la persona (idea instaurata a partire dal dibattito trinitario agostiniano), che possiede un suo valore intrinseco (espressione di un’assolutezza assiologica, qualcosa che vale per se stesso).
«Miraculum est homo»
Inteso quale cosa straordinaria ed evento degno di ammirazione, che interroga nella sua eccezionalità, è un’affermazione attribuita ad Abdullah Saraceno (non si sa chi sia, un autore ritrovato da Pico in una citazione), citato per giustificare e qualificare l’affermazione come assioma culturale universale. L’uomo non è un miracolo perché è l’essere più forte, né il più intelligente, tutt’altro (Mito di Protagora: mito platonico secondo cui l’uomo, piccolo ed indifeso, si costruisce gli strumenti per la propria sopravvivenza; tuttavia necessita anche di una tecnica politica, “tecnica-non-tecnica”, per poterli utilizzare secondo razionalità e conoscenza del Bene, cioè della filosofia), ma perché possiede una dignità superiore all’animale più forte e agli stessi angeli. Dio, dopo aver creato tutte le altre creature ed avendo dato a ciascuna specie un tratto particolare, si è ritrovato senza più doni, senza più caratteri specifici da attribuirgli, e senza qualcuno con cui condividere la meraviglia del mondo creato, allora costruì l’uomo come opus indiscrete imaginis (opera dall’immagine, dalla natura indeterminata, non predeterminate). L’uomo è l’unico essere dotato di autentica libertà: la “mancanza di” si rivela come una qualità, ma anche come una responsabilità, in quanto egli si definisce in base a ciò che sceglie. Il compito proprio dell’umanità è quello di formarsi grazie agli strumenti offerti dalla cultura e consistenti nella cultura stessa (coltivazione dell’intelligenza).
Cusano
Il pensatore in cui si è tradizionalmente individuata la prima affermazione dell’infinità del mondo è Cusano; tuttavia, egli pur negando che l’universo sia finito e racchiuso tra le mura delle sfere celesti, non ne afferma la positiva infinità. A ben vedere, il suo universo, più che infinito (attributo che egli riconosce solo a Dio) è indeterminato (indeterminatum).
Rivoluzione scientifica
La rivoluzione scientifica è un tòpos storiografico recente (introdotto a partire dal 1950, anno della pubblicazione de scientifica. Da Copernico a Newton) che caratterizza la vicenda culturale occidentale di un certo periodo, che va dal 1300 (Copernico) al 1700 (Newton), segnato da un cambiamento scientifico, cioè da una rivoluzione, da un profondo e radicale cambiamento che avviene in un preciso settore, quello della scienza. Pur proclamandosi indipendente, la trasformazione scientifica configurò evidentemente anche una rivoluzione intellettuale, quindi una trasformazione più ampia, del modo di pensare, vedere e studiare il mondo in generale; nasce un diverso modo di fare scienza, da un nuovo paradigma scientifico: dal discorso logico-teoretico si passa alle osservazioni pratiche, condotte con categorie, concetti e strumenti nuovi.
Matematizzazione
Avviene anzitutto a livello astronomico (Copernico, Keplero), poi fisico (Galilei, Newton) ed infine investe l’idea stessa di Ragione (Cartesio). Matematizzazione...
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