STORIA DELLA FILOSOFIA MEDIEVALE
Tommaso d’Aquino e il de ente et essentia
Università Degli Studi Di Trento
15.02.2016
Lezione 1
Per incominciare diamo uno sguardo agli autori che contornano la figura di Tommaso d’Aquino.
(1206 – 1280) fu considerato solamente il maestro di Tommaso, quando prevaleva una
Alberto Magno
corrente interpretativa chiamata oggi superata. Istituì lo generale dei Domenicani, a
neotomismo, Studium
Colonia, nel 1248, dove lavorò come insegnante per la specializzazione in teologia dei giovani studenti.
Tuttavia, invece che limitarsi alla presentazione dei testi classici quali la Bibbia e le Sentenze, decise di
1
commentare l’intero corpus aristotelico e quello dello pseudo Dionigi . Alberto decise di commentare
Aristotele, poiché riteneva che di fronte al sapere scientifico greco-arabo, i teologi dovessero fare i conti
con esso, anziché girare la testa e far finta della sua non esistenza. Per via della dedizione e dell’impegno
dimostrato, Alberto viene considerato il così come Avicenna e Averroè
commentatore latino di Aristotele,
erano i commentatori arabi. Nel compiere il commento, la sua attività fu spregiudicata, mettendo da parte
ogni forma di fede possibile e, inevitabilmente, arrivò a scontrarsi con il suo Ordine. Come mai decise di
La sua iniziativa risponde ad un’esigenza di ordine didattico. Infatti, dopo l’apertura dello Studium,
fare ciò?
c’era bisogno di testi su cui far lavorare gli studenti.
frequentò lo Studium di Colonia e sentì inevitabilmente
Tommaso
l’influsso dell’opera di Alberto. Anche egli scrisse dei commentari di
filosofia, nonostante fosse teologo e non fosse tenuto a fare una cosa
simile. Il “De è stato soggetto a diverse interpretazioni.
ente et essentia”
In passato si riteneva un manuale di metafisica, mentre, al giorno d’oggi,
è visto come un prontuario di terminologia, in cui vengono messi insieme
Si tratta, cioè, di sistematizzare
il lato linguistico e quello metafisico.
2
come l’essenza di una cosa predica di quella cosa. Ovviamente le fonti
sono filosofiche e, probabilmente, se Tommaso non avesse frequentato
la scuola di Alberto, non avrebbe mai scritto il testo in questione. L’opera
gli fu richiesta dai suoi confratelli del convento di Parigi e fu scritta tra il
1252 e il 1256.
Perché non si usa l’appellativo “Santo” quando si parla di Tommaso
Per tre motivi:
filosofo?
1) Tommaso morì nel 1274. Nel 1277 ci fu la condanna di Tampier, rivolta contro gli artisti di Parigi e
alcune delle tesi vicine a quelle di Tommaso. Sempre nel 1277, ad Oxford, Tommaso ricevette una
condanna da Kilwardby. Un’ulteriore condanna fu mossa da Peckham, nel 1284. I Francescani
svilupparono la cosiddetta “correctiora in cui raccolsero tutte le proposizioni
francescana”,
sbagliate di Tommaso. I Domenicani risposero, affermando che si trattava di una A
corruptoria.
difesa di Tommaso ci fu, fra tutte, la e anche un certo Egidio Romano prese la
lectura thomasina
parte del defunto. A partire dal 1300, i Domenicani compirono un’operazione di omologazione
dottrinale, stabilendo che l’opinione dell’Ordine, ossia l’opinio era quella proposta da
communior,
Tommaso. Perché fecero ciò? Perché non solo i Francescani minacciavano l’eredità di Tommaso.
Anche all’interno dell’Ordine c’era chi era contrario, come Teodorico di Freiberg e Durando di San
Porciano. Teodorico, in particolare, scrisse un altro “De discostandosi di molto
ente et essentia”,
1 Autore greco-bizantino, chiamato così perché si identificava con il discepolo Paolo, per via della grande autorità delle
sue opere in ambito cristiano. In realtà, le sue opere furono un canale importante per la divulgazione del
neoplatonismo.
2 Ciò che una cosa è.
dalle idee di Tommaso e da tutti quelli che la pensavano come lui. Nel 1323 ci fu la canonizzazione.
Come si può notare, si tratta di un processo lungo, complicato e essenzialmente umano.
2) La santificazione avviene postuma, pertanto mentre scriveva non era ancora santo. Dunque è più
corretto parlare di Tommaso, poiché i suoi scritti portano quella firma.
3) Parlando di “San Tommaso” si finisce per da una confessione ad un pensatore e, così facendo, si
getterebbero le basi per una lettura in chiave religiosa della sua opera.
Eredità di Tommaso
Eckhart progettò un’opera in 3 parti, ma portò a termine solamente la terza, che era costituita da dei
commenti biblici. La seconda era stata concepita come sviluppo delle conclusioni tratte dalla di
Summa
Tommaso, che fu in primo luogo concepita per scopi didattici. 16.02.2016
Lezione 2
La lezione tratterà della della filosofia medievale. Si parte dal luogo comune,
storia della storiografia
secondo il quale il Medioevo è un’epoca oscura sia culturalmente, che filosoficamente. Questo luogo
comune vide la luce nel passato e cercheremo di mettere in mostra i fattori che hanno contribuito alla sua
nascita.
Punti fondamentali:
1) Problematizzazione della periodizzazione consueta.
2) Storicizzazione del clichè del “Medioevo oscuro”.
3) Profilo della storia della storiografia fino ad oggi.
Problematizzazione della periodizzazione consueta:
Già in questo primo punto; si piò notare un approccio ideologico. Infatti, secondo la periodizzazione
tradizionale, il Medioevo si colloca tra il 456 e il 1492 (o 1453 – caduta dell’Impero Romano d’Oriente) d.C.
Questa periodizzazione è del tutto convenzionale e presenta diversi limiti. Innanzitutto, un evento storico
non può segnare precisamente l’inizio e la fine di un’epoca. In secondo luogo, le date sopracitate sono
discutibili e pertanto non possono avanzare pretese di oggettività. Inoltre, esse si riferiscono alla storia
e non a quella della ciò comporta che, culturalmente, il Medioevo finisce, nei diversi paesi, in
civile cultura;
date anche molto distanti tra loro. Ad esempio, in Italia, nel 1492, si è già in pieno Umanesimo dal punto di
vista culturale. Infine, il Medioevo non è un blocco statico e uniforme culturalmente. La periodizzazione
consueta risponde all’esigenza di catalogare il periodo tra l’antichità e la modernità, ma concepire tale
periodo come un blocco è forviante. Alcuni studiosi vedono all’interno del Medioevo almeno due rinascite:
quella carolingia, nel IX secolo, e quella cosiddetta del XII secolo. Il nocciolo della questione è, insomma,
che non esiste un Medioevo unitario e compatto.
Storicizzazione del clichè del “Medioevo oscuro”:
Quali sono i fattori che contribuiscono alla visione oscurantista del Medioevo? Se ne individuano
essenzialmente 5:
1) Età buia e barbara.
2) Interruzione dello sviluppo della civiltà.
3) Trionfo dell’ignoranza e del fanatismo religioso.
4) Avvento del feudalesimo, che, in realtà, si sviluppa solo in alcuni anni del Medioevo.
5) Concezione monolitica e statica del periodo.
L’inauguratore di questa visione fu nel XIV secolo. Il suo interesse per la storia di Roma e la sua
Petrarca,
visione negativa della caduta dell’Impero, assieme al disprezzo per l’Impero carolingio (poiché condotto da
Barbari) mettono in luce una in cui si segue il modello “luce-tenebre-luce”. La prima
teologia della storia,
luce è quella di Cristo, le tenebre rappresentano il peccato, il Medioevo dunque, e la seconda luce è
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portavoce della futura grazia salvifica . Petrarca anticipa la vivacissima politica contro il Medioevo, che si
compone di due parti: una formale e una sostanziale. La parte formale solleva, essenzialmente, tre punti:
1) La filosofia è scritta in pessimo latino.
2) Il perdersi in sottigliezze inutili. 4
3) L’essere una massa pantagruelica .
Anche la parte sostanziale muove tre critiche: 5
1) La cultura medievale è asservita ad Aristotele, ma non lo capisce .
2) Vi è una deformazione araba della scienza filosofica (il gotico visto come corruzione
dell’architettura).
3) La filosofia è al servizio della religione cattolica e della teologia papale.
Lo scrittore sintetizza così l’uscita dal Medioevo “Per 6
Rabelais il grande splendore del nostro secolo , tutte
L’opera di Rabelais contiene un sacco di attacchi e
le discipline sono tornate dall’esilio per grazia degli dei.”
critiche alla scolastica. Il protagonista del suo romanzo, è un gigante. Il gigante,
Gargantua et Pantagruel,
arrivato a Parigi, decide di rubare le campane di Notre Dame. Il popolo si riunisce alla Sorbona, per decidere
cosa fare. Dopo una lunga discussione, viene eletto chi deve andare a contrattare con il gigante; se riuscirà
a riportate a casa le campane, riceverà delle braghe e dei salsicciotti. Una volta al cospetto del gigante,
accade l’imprevisto. Il gigante non restituisce solo le campane, ma dà all’eletto la stessa ricompensa
promessagli dal popolo parigino. Tutto contento, l’eletto (che era un teologo – punto focale della critica)
torna alla Sorbona e richiede di riscuotere le sue braghe e i suoi salsicciotti, ma gli altri teologi, vedendo che
ne era già provvisto, rifiutano. Si accende una lite e ciò serve a Rabelais per mettere in mostra i suoi motivi
di scherno. Vediamo quali sono:
1) La vana gloria.
2) La ricompensa materiale, che rappresenta la venalità dei teologi.
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3) L’immoralità dei professori e dei teologi .
4) La litigiosità dei teologi.
5) Il fatto che i teologi sono dei ovvero che discutono senza arrivare mai ad una
ruminatori di nebbia,
conclusione.
3 Un altro approccio alla visione teologica della storia è: ABC, dove A è l’antichità splendida, B un’epoca di decadenza e
C un futuro radioso.
4 Enorme, gigantesca
5 “Averroè è un cane che latra contro la fede in Cristo.”
6 Rabelais scrive nel XV secolo.
7 L’eletto esclama che non c’è mai stata lealtà all’interno dell’Ordine.
L’opera “La di Diogene Laerzio, mette in luce che non è solo importante la
vita e le dottrine dei filosofi”,
dottrina di un filosofo, ma anche la sua vita e che quindi, la filosofia non è solo una teoria, ma un vero e
proprio stile di vita.
Profilo della storia della storiografia fino ad oggi:
A partire dall’epoca c’è un interesse vero la filosofia medievale. Il medioevo viene qui definito
romantica,
come e il testo chiave è “Genio di Chateaubriand. Nel tardo
l’epoca delle cattedrali del Cristianesimo”,
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Illuminismo, autori come Lessing, Herder e Schleiermacher tentano di storicizzare il pensiero medievale.
A partire dal nasce la storia della filosofia medievale come disciplina scientifica. Alcuni degli
XIX secolo,
autori più importanti in questo ambito furono Victor Cousin, che fece del pensiero medievale un capitolo
della storia della filosofia, Xavier Rousselot, Charles de Rèmusat e Barthèlemy Haureau. Nei primi tempi c’è
un approccio razionalistico, che privilegia il tema degli universali e lo studio di autori eterodossi al
dogmatismo medievale, come Abelardo, Scoto, Eriugena e Averroè.
Nel 1879 nasce il con Leone XIII e la sua enciclica “Aeterni Leone XIII parte da
Neotomismo, Patris”.
un’analisi del suo mondo e lo ritiene in crisi, perché dilaniato dal secolarismo scientista. Il papa auspica un
ritorno all’origine della fede, quindi anche alla dottrina di Tommaso, che aveva dato la sintesi più
equilibrata tra rivelazione e ragione. Per fare ciò, propone alcuni cambiamenti, tra cui la nuova edizione
dell’Opera di Tommaso, nel 1880. Il neotomismo ha centro a Milano e in Belgio e nel 1909 viene
9
omnia
fondata la “Rivista ad opera di Gemelli. Il fondatore vero e proprio del
di filosofia neoscolastica”,
neotomismo è considerato con il suo volume “Histoire del 1900. De
De Wulf, de la philosophie medievale”,
Wulf propone un sistema, che si basa sui seguenti punti:
1) Operare una distinzione formale tra teologia e filosofia.
2) Sintesi scolastica: ci fu un dottrinale metafisico comune a tutti i sistemi proposti dai diversi
corpus
autori.
3) Schema esplicativo biologico: dall’inizio si forma un di dottrine, che si arricchisce sempre
corpus
più, raggiungendo la perfezione con Tommaso e che, successivamente, assisterà ad una progressiva
disgregazione.
Ora, si può facilmente notare che gli ultimi due punti evidenziano un’approccio essenzialmente riduzionista.
Un altro autore, non neotomista, ma molto vicino a De Wulf fu che pubblicò “L’esprit
Gilson, de la
Gilson, compiendo un’operazione estremamente umanizzata, seleziona gli autori
philosophie Medievale”.
da trattare come medievali sulla sua idea presunta di Sulla base di essa, lo storico
essenza medievale.
costruisce lo in maniera completamente arbitraria. Lo spirito della filosofia
spirito della filosofia medievale,
medievale è una specie di meta sistema, che assume dottrine specifiche degli autori medievali, considerati
come i principali e i più caratteristici del periodo. Inoltre, secondo Gilson, la dottrina tomista dell’ deve
esse
essere considerata come il fondamento di una metafisica per tutti i tempi (chiara derivazione neotomista).
Oggi vi sono altre tendenze:
1) Forte interesse per i testi e per la ricollocazione nei loro contesti (quando e dove?).
2) Rifiuto di un platonismo storiografico.
3) Nesso con la storia esterna alla filosofia, quindi con la storia civile.
8 ( 1768-1834) Considerato il padre dell’ermeneutica moderna.
9 L’Opera è la pubblicazione di tutti gli scritti di un filosofo.
omnia
4) Crisi delle gerarchie di valore consolidate (Flasch, nel suo libro “Introduzione alla filosofia
afferma che Tommaso non fu il centro, ma che ci furono anche altri autori molto
medievale”
importanti.
Quali sono le nuove proposte?
nel suo “La del 1993, propone una prospettiva pluralista e
Allende de Libera, philosophie medievale”
policentrica. Secondo lo storico, non esiste un Medioevo come durata continua, ma esistono diverse durate
(latina, arabo-musulmana, greca, ebraica) e, perciò, lo storico della filosofia deve tener conto delle pluralità.
In secondo luogo, il mondo medievale, per de Libera, non ha un centro, ma molti centri ed è compito dello
storico quello di farli coesistere armoniosamente. Infine, per storia della filosofia medievale, non si può
intendere solo quella cristiana, ma si deve espandere la visione agli altri due monoteismi e alla religione
pagana. Tuttavia, il punto di maggior interesse riguarda la storia delle varie ovvero
translationes studiorum,
la storia delle contaminazioni culturali. Si può parlare di Medioevo oscuro, solo quando si adotta una
prospettiva eurocentrica, ma attraverso una prospettiva pluralistica è facile accorgersi di come ci sia
sempre stato qualcosa di nuovo, in ogni secolo di quei mille anni. Un’analisi di questo tipo mette in luce
anche che le durate sono asincroniche: durante i periodi oscuri in occidente, ci fu una grande prosperità
culturale in oriente e viceversa.
Tornando al Medioevo latino, si nota anche qui una grande varietà, dovuta alla sua articolazione in grandi
aree regionali. Su questo fatto fa leva che contesta l’idea di una civiltà unitaria. La varietà,
Loris Sturlese,
secondo l’analisi di Sturlese, si trova nella differenza tra regioni centrali e periferiche, le quali erano
impegnate in discussioni in volgare; un esempio dell’esistenza di una filosofia in latino e in una volgare è il
caso di Teodorico di Freiberg (lezione 1) ed Eckhart. In particolare, l’insegnamento parigino di Eckhart non
trova eco, perché i suoi temi sono legati all’ambiente tedesco, prova del multiculturalismo medievale.
L’ultima proposta per un’analisi storiografica della filosofia medievale è quella di il quale
Ruedi Imbach,
propone di partire dalla filosofia in volgare, intrecciandosi molto con il metodo di Sturlese. Imbach sostiene
la produzione medievale dei laici per i laici e, all’interno di questo punto di vista, riconduce opere di varia
natura come trattati scientifici, prose o componimenti, traduzioni e commenti.
In sintesi, la filosofia medievale è:
NON
1) Un sistema organico di dottrine, che ha per fulcro Tommaso.
2) Espressione di un universo culturale, linguistico e religioso pensabile e pensato come omogeneo.
3) Caratterizzata da un processo di evoluzione verso Tommaso e da un successivo declino.
In seguito a questo lungo percorso di evoluzione della concezione della filosofia medievale, si arriva ad un
paradosso, messo in luce da nella sua opera “La del 1985, in cui si
De Rijk, philosophie au Moyen Age”
afferma che “il periodo medievale si trova davanti a noi, nella formulazione dei paradigmi accademici, come
un periodo delimitato in funzione di una divisione del lavoro.” 17.02.2016
Lezione 3
Si parla di storia della filosofia medievale del XIII secolo, poiché avvennero tre processi culturali importanti:
1) La nascita dell’università.
2) La diffusione del sapere greco-arabo, in particolare Aristotele e i commenti di Avicenna e Averroè.
3) La nascita degli ordini mendicanti e la loro struttura scolastica, in specie quella dei Domenicani.
La nascita dell’università: 10
Fino al XII vi era una pluralità di centri scolastici, in particolare c’erano scuole abbaziali , cattedrali,
cittadine e private. In Francia ci fu una rinascita delle scuole cittadine, che fino ad allora erano state
monast
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