Il Liber de Causis
I primi esempi di falsafa: il Libro delle cause
Una riprova della commistione tra elementi neoplatonici, aristotelici e coranici è offerta in particolare da alcune compilazioni la cui origine si colloca nel circolo di al-Kindi: tra esse, spiccano la cosiddetta Teologia di Aristotele, che è in realtà una parafrasi delle ultime tre Enneadi plotiniane (IV-VI), e il discorso sull’esposizione del Bene puro.
Il Liber è in realtà una raccolta di proposizioni desunte dagli Elementi di Teologia di Proclo e risistemate secondo un ordine differente, che risente a sua volta dell’influenza plotiniana. Nel Libro delle cause si ritrovano alcune delle caratteristiche essenziali della prima filosofia in lingua araba, come l’interpretazione in senso creazionistico dell’azione della Causa prima e l’identificazione di quest’ultima con l’essere puro.
Il Libro delle cause veicola alcuni dei temi che costituiranno una sorta di patrimonio comune nel neoplatonismo medievale: per esempio, il primato della causa più remota rispetto alle cause prossime o la dottrina secondo cui la causa è nell’effetto nel modo proprio di quest’ultimo, mentre l’effetto è nella causa nel modo proprio della causa stessa.
A ciò si lega il principio per cui tutto ciò che viene ricevuto da una causa superiore, viene ricevuto secondo il modo e la misura della cosa ricevente: non bisogna pertanto meravigliarsi se il nostro mondo sensibile non è così buono o perfetto come la Causa prima, da cui pure dipende, perché la bontà di quest’ultima è ricevuta dal mondo sensibile secondo la misura e il modo che gli sono propri.
Il grande successo del Libro delle cause nel mondo latino si deve anche alla sua iniziale inclusione nel corpus degli scritti aristotelici, in cui fu per altro utilizzato per colmare l’assenza di una parte propriamente teologica. Sarà Tommaso d’Aquino ad accorgersi della vera origine procliana della compilazione – fatto che comunque non impedirà al Liber di continuare ad essere ampiamente citato e utilizzato, come testimonia per esempio Dante, che si serve frequentemente dei presupposti metafisici del Liber tanto nel Convivio quanto nella Commedia.
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