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Pseudo-Dionigi Areopagita

Lo Pseudo-Dionigi Areopagita e gli studi filosofici a Bisanzio

Fra la fine del V e l’inizio del VI secolo è attivo nel mondo bizantino un misterioso autore che rappresenta il più brillante e geniale “falsario” della storia della filosofia. Egli fa di tutto per accreditarsi come un autore del I secolo molto vicino agli eventi iniziali e fondanti del cristianesimo; dichiara di essere stato condiscepolo, insieme al suo maestro Ieroteo, dell’apostolo Paolo; finge di scrivere all’apostolo Giovanni, in prigione a Patmos, predicendogli la fine della prigionia. Tutti questi elementi hanno fatto sì che questo personaggio venisse identificato con Dionigi, giudice all’Areopago, che fu convertito da Paolo durante la sua predicazione: da qui la denominazione oggi usuale di Pseudo-Dionigi Areopagita.

I suoi scritti cominciano a circolare nel corso delle dispute cristologiche comprese tra il 520 e il 540. Solo allora fu possibile mostrare filologicamente non solo che il greco utilizzato dall’Autore non poteva risalire al primo secolo dopo Cristo, ma soprattutto che egli aveva inserito in una delle sue opere un lungo passaggio sul male ripreso in realtà da Proclo. Poiché quest’ultimo era vissuto nel V secolo, la composizione delle opere dello Pseudo-Dionigi doveva collocarsi quantomeno alla fine del V secolo, se non agli inizi del VI.

Oggi si ipotizza che sotto lo pseudonimo del maestro Ieroteo si celi proprio Proclo, e che il sedicente Dionigi sia stato pertanto un discepolo cristiano dell’ultimo grande filosofo neoplatonico pagano. Da Proclo l’autore riprende in effetti molti dei suoi temi essenziali, soprattutto per quel che riguarda l’assoluta trascendenza dell’Uno-Dio: come l’Uno procliano, il Dio dello Pseudo-Dionigi è al di sopra del mondo delle forme e dunque è primo di forma; è superiore all’essere; è superiore all’intelligenza, al pensiero, alla conoscenza.

Lo pseudo-Dionigi è considerato come uno dei padri della cosiddetta teologia negativa o apofatica, secondo la quale è più corretto riferirsi a Dio con le negazioni che con le affermazioni, perché tutte le affermazioni esprimono sempre contenuti determinati, limitati e finiti.

Lo Pseudo-Dionigi delinea così una specie di scala gerarchica per accostarsi a Dio in tre differenti gradini:

  • Al livello più basso c’è la via affermativa, quella che parla di Dio in modo improprio a partire dalle creature. Queste ultime sono effetti della causalità divina e possono essere utilizzate per riferirsi a Lui;
  • Ad un livello più alto c’è la via negativa, quella che si avvicina a Dio...
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/08 Storia della filosofia medievale

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