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Storia medievale

16/9/2013

Con un esame di tutti i fenomeni che riguardano la transizione dell’Impero romano fino alla sua

caduta in Occidente, bisogna cercare di comprendere fenomeni come la cristianizzazione o la

presenza stessa dei barbari all’interno dei territori imperiali d’Occidente e quello che la loro

presenza ha determinato (ovvero le monarchie romano-barbariche). È qui necessario esemplificare,

perché al di sotto/sopra di alcune linee generali di queste esperienze monarchiche ci sono delle

differenze significative nelle vicende di questi Regni che determinano degli esiti praticamente

Anche l’Italia ha avuto la sua monarchia romano-barbarica,

diversi per ogni caso. quella degli

Ostrogoti: ci saranno poi i Longobardi.

L’apertura all’Impero bizantino è comunque significante: nonostante l’allontanamento tra la parte

occidentale e quella orientale dell’Impero, fino ad un’epoca molto avanzata, infatti, i legami tra le

Anche l’Islam ha

due parti sono fortissimi. creato delle modifiche radicali e complesse alla struttura

e all’assetto dell’Europa.

sociale

Per tutto il Medioevo le chiese rappresentano una componente essenziale di tutte le organizzazioni

della società (si tratta quindi di termini prettamente istituzionali): in alcune fasi e regioni

dell’Europa l’organizzazione delle chiese rappresenta una delle più solide e durature forme di

organizzazione sociale.

Al culmine dell’Alto Medioevo si arriva, secondo gli schemi della Storiografia più recente, alle

strutture dell’Impero carolingio, con tutto quello che questa nuova forma istituzionale

porta/comporta, col suo tentativo di riorganizzazione complessiva e di carattere universale delle

strutture del potere (come è proprio di un Impero), tentativo che nel suo complesso non ha degli

esiti particolarmente duraturi ma che lascia comunque un’impronta molto profonda nella Cultura

relativamente “superata”,

occidentale: si arriva quindi al X Sec., che secondo una Storiografia, era

disordine e la violenza che caratterizza quest’epoca

chiamato «Secolo di ferro» per il ma che in

realtà vede anch’esso una fase di riorganizzazione della società.

Anche nelle società medievali il vuoto non può darsi: quindi quello che conta non è tanto la

dissoluzione delle strutture esistenti, ma come si riorganizzano queste società; lo scopo è quello di

trovare i modi di riorganizzare la società. Bisogna capire quali sono le soluzione che si riescono ad

escogitare perché si pensa che quelle soluzioni possano funzionare.

L’Alto Medioevo, che per molto tempo ha avuto una connotazione altamente negativa, subisce una

ancora presente rappresentanza negativa: con la Storiografia degli ultimi cento anni si è trasformata

l’idea che il Medioevo sia stato un periodo di barbarie compresa tra due epoche di fioritura

(l’Antichità ed il Rinascimento); l’idea del Medioevo come epoca oscura è nata proprio

del resto,

con gli intellettuali del Rinascimento, che reagivano (nella loro ansia di rivalutazione dei Classici e

l’uomo al centro dell’Universo) vedendo questo periodo come un susseguirsi di catastrofi e di

conseguenze sempre più drammatiche. Ma non esistono epoche in cui le catastrofi non siano

niente: è un giudizio “morale”

presenti; l’idea di per sé è infondata quindi perché non serve a capire

categorie di “buono” e di “cattivo” in Storiografia non servono);

che non aiuta a spiegare nulla (le il

giudizio non fa parte dei metodi della ricerca storica. Il Medioevo è un periodo molto lungo,

ovviamente non uguale al suo interno: anche su partizioni più brevi le differenze sono molto

in Occidente si fa riferimento all’Europa occidentale, un’area molto

evidenti; oltretutto, almeno

Appunti di Alberto Longhi, Matr. 837296

estesa al cui interno vi sono differenziazioni geografiche che si consolidano man mano che si

scende verso l’Età moderna: il Nord-Africa del V Sec., per esempio, non è uguale alla Gallia dello

fare un esempio “ristretto”.

stesso periodo, tanto per

Ovviamente in un corso di Storia medievale bisogna ricomporre un quadro unitario di questi

fenomeni: bisogna rendere comprensibili dei per così dire diversi fenomeni che interagiscono gli

uni con gli altri; per questo bisogna ricorrere a delle semplificazioni necessarie alla comprensione

degli eventi.

partire dall’Impero romano, che attraversa

Bisogna una fase di grande cambiamento tra III e IV Sec.

governo dell’Imperatore

p. Ch. n.: il punto di svolta è rappresentato dal Diocleziano (284 - 305),

sotto la cui guida l’Impero conosce una serie di cambiamenti di natura istituzionale molto profondi,

al di sotto dei quali si manifesta una serie di fenomeni più profondi, e naturalmente più lenti, che

s’intersecano con le modificazioni e le trasformazioni istituzionali: in termini molto generali,

comincia l’allontanamento tra la parte occidentale e la parte orientale dell’Impero, nonostante i

continui contatti e influssi; comincia qui la separazione che sarà poi insanabile discutibilmente a

tra l’XI ed il XIII Sec., tra lo scisma del 1054 e la quarta Crociata (con la conquista di

cavallo

Costantinopoli del 1204 da parte dei Veneziani): qui le due parti cominceranno a guardarsi come

avversarie, ma in termini ideologici all’inizio non venne meno l’unità dell’Impero, rimasto ancora

uno solo. Questo spiega il motivo per cui, deposto l’Imperatore d’Occidente l’unità

nel 476,

imperiale ritorna a Bisanzio: era naturale che in assenza di un Imperatore occidentale quello di

Bisanzio fosse l’unico Imperatore romano; i Bizantini, per tutti il Medioevo, si definiscono

e questa ideologia dell’universalità del governo

«Romani», bizantino peserà sulla situazione politica

dell’Età carolingia in Occidente.

In sostanza, Diocleziano divide l’Impero in due parti con due sedi con due Imperatori, due apparati

militari e amministrativi: il governo di un territorio così esteso per un solo Imperatore diventava

impossibile; quindi quello di Diocleziano era un tentativo di razionalizzazione della struttura

amministrativa, anche perché si voleva garantire sia un migliore funzionamento di tutta la struttura

topografica sia una migliore difesa dei confini. Naturalmente questa separazione ha una sua Logica,

ma si fonda sostanzialmente su alcuni elementi che differenziavano le due parti in quest’epoca, in

primo luogo di natura economica, perché le province orientali erano complessivamente più ricche e

di quelle occidentali: l’Economia monetaria continua ad essere intensissima, le città

dinamiche

orientali conoscono un nuovo ulteriore sviluppo mentre in Occidente le città dimostrano segni di

l’Occidente parla il Latino, l’Oriente

difficoltà; le differenze sono anche culturali: in quest’epoca il

Greco (o anche il Siriaco, il Copto o l’Ebraico); il Cristianesimo è diffusissimo in Oriente, meno in

(se ben si pensa, la diffusione del Cristianesimo comincia infatti dall’Oriente per poi

Occidente successivamente l’Occidente).

raggiungere Altro elemento determinante è la presenza barbarica,

molto più massiccia in Occidente che non in Oriente: in Occidente i barbari, o comunque uomini di

nell’esercito

stirpe barbarica, sono presenti in numero elevatissimo stesso; sono addirittura presenti

in Senato e negli alti gradi dell’amministrazione burocratica e militare: si tratta di quindi di una

presenza massiccia che caratterizza l’Occidente e molto meno l’Oriente.

La base dell’Impero era la Constitutio Antoniniana (212), con la quale viene concessa da Caracalla

la cittadinanza romana a tutti i liberi dell’Impero, cancellando sostanzialmente le differenze fra i

cittadini dell’Impero e i cittadini non dell’Impero (prima infatti le condizioni giuridiche erano

differenti, il che comportava delle prerogative differenti di fronte alla Legge -ovviamente, però,

rimangono sempre esclusi gli schiavi-): si determina quindi una crescente omogeneizzazione dei

sudditi imperiali nel segno della Romanitas, della struttura culturale, ideologica e anche giuridica

Appunti di Alberto Longhi, Matr. 837296

si apre il periodo dell’«anarchia

romana. Poco dopo, nel 235, militare», che determina un

eletti dall’esercito

susseguirsi di Imperatori che vengono sostanzialmente ma senza alcun tipo di

un brevissimo periodo di tempo; l’Impero

appoggio: quindi gli Imperatori rimangono in carica per Diocleziano diventa Imperatore c’è

ne esce sconvolto da questo cinquantennio e quando finalmente

bisogno di una riforma radicale degli assetti politici che permetta di non far ripetere queste

situazioni simili: la riforma dioclezianea mira ad evitare che di nuovo gli eserciti diventino i

protagonisti della scena politica; la carica imperiale diventa collegiale: si nominano quindi due

Imperatori, ognuno con la propria capitale, e ciascuno di questi due Imperatori si sceglie un proprio

(l’Imperatore si chiamava che ne diventi l’erede al momento della sua

Caesar Augustus)

successione, che deve essere pacifica. Il sistema dura fino alla morte di Teodosio nel 395 e fino alla

svolta monocratica che proseguirà fino alla deposizione di Romolo Augustolo nel 476.

Sotto Diocleziano vi è il nuovo equilibrio che si crea tra le province dell’Impero, perché fino a quel

momento alcune province avevano goduto di una preminenza rispetto alle altre, ma con Diocleziano

che l’Italia viene equiparata

la partita cambia impostazione: il cambiamento più clamoroso è il fatto

a provincia, perdendo anche tutti i privilegi fiscali che le erano concessi fino a poco prima; Roma

era sempre stata il centro, ma la riduzione scardina radicalmente questa centralità.

Le capitali della parte occidentale cambiano nel tempo: non sono sempre le stesse; e questo

dell’Imperatore e di

favorisce la creazione di nuove reti di potere nelle varie province: la vicinanza

tutto il suo apparato burocratico-amministrativo determina il nascere di nuove forme politiche

delle varie province. Quindi, il numero delle province cresce e

all’interno le più grandi vengono

l’Italia diviene

ridotte di estensione; provincia e viene sottoposta alla tassazione di tutte le altre

province (tra cui quella pesante dell’annona). A Roma rimane invece il privilegio di riceve

distribuzioni di cibo gratuite alla plebe nonostante tutti i cambiamenti: vi sono nuove circoscrizioni;

le province vengono raggruppate in circoscrizioni più grandi chiamate «diocesi», a loro volta

sottoposte alle «prefetture al pretorio» (dal 396 ci sono quattro prefetture che racchiudono tutto il

territorio dell’Impero: quelle della parte occidentale sono la Gallia e l’Italia-Africa, mentre quelle

della parte orientale sono l’Oriente e l’Illirico -i nomi, naturalmente, fanno riferimento ad aree

per esempio, dentro all’Illirico ci sono anche la Pannonia e la Dacia-),

territoriali più ampie: al cui

vertice vi sono dei funzionari di altissimo livello che appartengono strettamente al ceto senatorio (i

prefetti al pretorio): tutti questi sono funzionari civili, che si collocano al vertice

dell’amministrazione di tutto l’apparato burocrati nel in quest’epoca si determina

mondo imperiale;

una netta e rigida separazione fra le carriere militari e le carriere civili: esercito e burocrazia sono

quindi due “organismi” che reggono l’apparato statale e senza l’uno non si può passare all’altro; e

che in quest’epoca crescono per numero e per posti in maniera molto elevata: il

sono due organismi

numero dei soldati dell’esercito imperiale si aggirava probabilmente sul mezzo milione, mentre

l’apparato burocratico s’ingigantisce.

accanto all’Imperatore,

In Età imperiale, il Senato conserva una sua centralità: è politica (si tratta di

un organismo ancora vivo, politicamente operante, un’assemblea a cui si accede dopo aver

compiuto una determinata carriera scandita da una successione di alcune specifiche cariche); questi

alti magistrati vengono scelti fra i figli dei senatori: c’è un meccanismo di cooptazione, sono i

L’Imperatore può

senatori stessi che scelgono chi può diventare senatore; è un ceto chiuso quindi.

non provengono dall’antica

intervenire mettendo in Senato gli homines novi, uomini che

aristocrazia romana. Vi è anche una caratterizzazione economico-sociale: le famiglie senatorie si

fondano sulla grande proprietà fondiaria, la base economica del loro dominio (oltre ad avere

caratteristiche economiche, vi sono anche delle caratterizzazioni sociali attraverso le quali i

Appunti di Alberto Longhi, Matr. 837296

proprietari esercitano un controllo anche di natura sociale sulla popolazione che abita le proprie

terre). Il fatto di essere latifondisti consente non solo prerogative di stampo economico, ma anche

prerogative di controllo sociale: il Senato rappresenta uno strumento fondamentale di controllo di

tutta la società. Si tratta di un aspetto molto importante da tenere presente, perché questa

caratterizzazione economica nel mondo romano (e anche per tutto il Medioevo) è frequentissima: la

proprietà fondiaria è la base che consente di svolgere funzioni di natura pubblica, diritti di natura

pubblica, come per esempio il diritto di fare da arbitro nelle liti tra non necessariamente suoi

dipendenti ma anche tra proprietari liberi che posseggono delle piccole proprietà vicine alla sua (nel

concetto di amministrazione di proprietà, spesso il proprietario acquisisce il diritto di svolgere la

funzione arbitraria).

L’importanza senatoria è evidenziata in maniera abbastanza clamorosa dal fatto che, quando viene

fondata da Costantino la nuova capitale, questa viene dotata di un nuovo Senato: Costantinopoli

l’antica Bisanzio, e

sorge dove sorgeva precedentemente questo spostamento orientale rende una

tra l’altro, questa scelta di Costantino era

situazione di marginalità per le province occidentali;

dettata non soltanto da una diversa situazione economica tra Oriente ed Occidente, ma anche dal

dall’Impero partico-persiano,

fatto che la parte orientale era gravemente minacciata una minaccia

che ciclicamente si ripresenta per molto tempo.

Economicamente, le differenze tra Oriente ed Occidente diventano strutturali: finiscono per

caratterizzare tutta l’epoca successiva; l’Oriente conosce un maggiore sviluppo urbano, con anche

dei risvolti economici molto importanti: ciò vuol dire una più intensa attività commerciale,

un’attività artigianale molto vivace (si dell’epoca

tenga presente che gli artigiani producevano a

livello quasi semi-industriale); tutto vuol dire una maggior produzione agricola destinata al

commercio e alla circolazione: tutte queste attività sono molto più vivaci in Oriente che non in

Occidente. C’è però da dire che l’Oriente aveva subìto un drenaggio fortissimo di risorse dopo la

conquista romana precedente, sia col prelievo immediato in séguito alle conquiste sia con la Politica

commerciale che favorisce i circuiti commerciali verso l’Occidente: Roma cerca e riesce a tirare i

circuiti commerciali verso l’Occidente; c’è poi un prelievo monetario molto forte determinato dalla

tassazione diretta (quindi anche in questo caso Roma era riuscita ad incamerare molte ricchezze

dalle province orientali che però a questo punto cominciano a tornare indietro perché le province

L’Egitto e la Siria ricominciano a crescere

occidentali devono cominciare ad acquistarle). l’Occidente

economicamente, anche perché molto vicini alla nuova capitale Costantinopoli;

comincia a presentare delle differenze che però si possono individuare a livello regionale: l’Italia,

per esempio, comincia a perdere il primato economico, e a partire dal IV Sec. perde anche il

questo declino va a favore di altre province come la Gallia o l’Iberia.

primato politico, e primo luogo, con l’Archeologia: i depositi

Gli storici arrivano a formulare queste interpretazioni, in

archeologici di questo periodo riportano sparse stoviglie (di terracotta) prodotte in Africa, e questo

di terrecotte (una merce diffusissima nell’Antichità)

vuol dire che le altre aree di produzione sono

largamente scarse rispetto a quella africana, la quale quindi è in grado di diffondersi per tutta la

parte occidentale; perciò il dato archeologico è fondamentale per tutta la Storia, soprattutto in

mancanza di altri dati (soprattutto quelli documentari).

La trasformazione di questi circuiti commerciali è legata alle trasformazioni che subiscono le città:

un esempio clamoroso di declino è rappresentato proprio da Roma, con un milione di abitanti al

massimo della sua espansione, la cui popolazione si dimezza.

luogo comune relativo all’Alto Medioevo è quello della scomparsa e dell’arretramento delle

[Altro

città, ma la rete degli insediamenti cittadini cambia: il fatto che molte città vedano diminuire la

Appunti di Alberto Longhi, Matr. 837296

propria popolazione non vuol dire necessariamente abbandonare le città; vi è, più propriamente, una

tant’è vero che si

trasformazione: le città continuano ad essere importanti nel mondo tardoimperiale,

cominciano ad erigere mura difensive per fronteggiare le incursioni barbariche (ma costruire mura

significa investire somme elevatissime, perché si ritiene che la protezione della rete urbana sia di

valore fondamentale). Le iscrizioni del IV e del V Sec. parlano quasi esclusivamente del r

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/01 Storia medievale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alberto.longhi55 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Ca' Foscari di Venezia o del prof Rapetti Anna Maria.
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