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Storia medievale

Con un esame di tutti i fenomeni che riguardano la transizione dell’Impero romano fino alla sua caduta in Occidente, bisogna cercare di comprendere fenomeni come la cristianizzazione o la presenza stessa dei barbari all’interno dei territori imperiali d’Occidente e quello che la loro presenza ha determinato (ovvero le monarchie romano-barbariche). È qui necessario esemplificare, perché al di sotto/sopra di alcune linee generali di queste esperienze monarchiche ci sono delle differenze significative nelle vicende di questi Regni che determinano degli esiti praticamente diversi per ogni caso.

Monarchie romano-barbariche in Italia

Anche l’Italia ha avuto la sua monarchia romano-barbarica, quella degli Ostrogoti: ci saranno poi i Longobardi. L’apertura all’Impero bizantino è comunque significante: nonostante l’allontanamento tra la parte occidentale e quella orientale dell’Impero, fino ad un’epoca molto avanzata, infatti, i legami tra le due parti sono fortissimi. Anche l’Islam ha creato delle modifiche radicali e complesse alla struttura sociale e all’assetto dell’Europa. Per tutto il Medioevo le chiese rappresentano una componente essenziale di tutte le organizzazioni della società (si tratta quindi di termini prettamente istituzionali): in alcune fasi e regioni dell’Europa l’organizzazione delle chiese rappresenta una delle più solide e durature forme di organizzazione sociale.

L'impero carolingio e il X secolo

Al culmine dell’Alto Medioevo si arriva, secondo gli schemi della storiografia più recente, alle strutture dell’Impero carolingio, con tutto quello che questa nuova forma istituzionale porta/comporta, col suo tentativo di riorganizzazione complessiva e di carattere universale delle strutture del potere (come è proprio di un Impero), tentativo che nel suo complesso non ha degli esiti particolarmente duraturi ma che lascia comunque un’impronta molto profonda nella cultura occidentale: si arriva quindi al X sec., che secondo una storiografia, era chiamato «Secolo di ferro» per il disordine e la violenza che caratterizza quest’epoca ma che in realtà vede anch’esso una fase di riorganizzazione della società.

Riorganizzazione sociale e critica della visione del Medioevo

Anche nelle società medievali il vuoto non può darsi: quindi quello che conta non è tanto la dissoluzione delle strutture esistenti, ma come si riorganizzano queste società; lo scopo è quello di trovare i modi di riorganizzare la società. Bisogna capire quali sono le soluzioni che si riescono ad escogitare perché si pensa che quelle soluzioni possano funzionare. L’Alto Medioevo, che per molto tempo ha avuto una connotazione altamente negativa, subisce una rappresentanza negativa ancora presente: con la storiografia degli ultimi cento anni si è trasformata l’idea che il Medioevo sia stato un periodo di barbarie compresa tra due epoche di fioritura (l’Antichità ed il Rinascimento); l’idea del Medioevo come epoca oscura è nata proprio con gli intellettuali del Rinascimento, che reagivano (nella loro ansia di rivalutazione dei Classici e l’uomo al centro dell’universo) vedendo questo periodo come un susseguirsi di catastrofi e di conseguenze sempre più drammatiche. Ma non esistono epoche in cui le catastrofi non siano presenti; l’idea di un giudizio “morale” per sé è infondata quindi perché non serve a capire e non aiuta a spiegare nulla (le categorie di “buono” e di “cattivo” in storiografia non servono); il giudizio non fa parte dei metodi della ricerca storica.

La complessità del Medioevo

Il Medioevo è un periodo molto lungo, ovviamente non uguale al suo interno: anche su partizioni più brevi le differenze sono molto evidenti; oltretutto, almeno in Occidente si fa riferimento all’Europa occidentale, un’area molto estesa al cui interno vi sono differenziazioni geografiche che si consolidano man mano che si scende verso l’Età moderna: il Nord-Africa del V sec., per esempio, non è uguale alla Gallia dello stesso periodo, tanto per fare un esempio “ristretto”. Ovviamente in un corso di Storia medievale bisogna ricomporre un quadro unitario di questi fenomeni: bisogna rendere comprensibili dei diversi fenomeni che interagiscono gli uni con gli altri; per questo bisogna ricorrere a delle semplificazioni necessarie alla comprensione degli eventi.

Il declino dell'Impero romano

Bisogna partire dall’Impero romano, che attraversa una fase di grande cambiamento tra III e IV sec. Il punto di svolta è rappresentato dal governo dell’Imperatore Diocleziano (284 - 305), sotto la cui guida l’Impero conosce una serie di cambiamenti di natura istituzionale molto profondi, al di sotto dei quali si manifesta una serie di fenomeni più profondi, e naturalmente più lenti, che s’intersecano con le modificazioni e le trasformazioni istituzionali: in termini molto generali, comincia l’allontanamento tra la parte occidentale e la parte orientale dell’Impero, nonostante i continui contatti e influssi; comincia qui la separazione che sarà poi insanabile tra l’XI ed il XIII sec., tra lo scisma del 1054 e la quarta Crociata (con la conquista di Costantinopoli del 1204 da parte dei Veneziani): qui le due parti cominceranno a guardarsi come avversarie, ma in termini ideologici all’inizio non venne meno l’unità dell’Impero, rimasto ancora uno solo. Questo spiega il motivo per cui, deposto l’Imperatore d’Occidente nel 476, l’unità imperiale ritorna a Bisanzio: era naturale che in assenza di un Imperatore occidentale quello di Bisanzio fosse l’unico Imperatore romano; i Bizantini, per tutto il Medioevo, si definiscono «Romani», e questa ideologia dell’universalità del governo bizantino peserà sulla situazione politica dell’Età carolingia in Occidente.

La divisione dell'Impero e le sue conseguenze

In sostanza, Diocleziano divide l’Impero in due parti con due sedi con due Imperatori, due apparati militari e amministrativi: il governo di un territorio così esteso per un solo Imperatore diventava impossibile; quindi quello di Diocleziano era un tentativo di razionalizzazione della struttura amministrativa, anche perché si voleva garantire sia un migliore funzionamento di tutta la struttura topografica sia una migliore difesa dei confini. Naturalmente questa separazione ha una sua logica, ma si fonda sostanzialmente su alcuni elementi che differenziavano le due parti in quest’epoca, in primo luogo di natura economica, perché le province orientali erano complessivamente più ricche e dinamiche di quelle occidentali: l’economia monetaria continua ad essere intensissima, le città orientali conoscono un nuovo ulteriore sviluppo mentre in Occidente le città dimostrano segni di difficoltà; le differenze sono anche culturali: in quest’epoca l’Occidente parla il Latino, l’Oriente il Greco (o anche il Siriaco, il Copto o l’Ebraico); il Cristianesimo è diffusissimo in Oriente, meno in Occidente (se ben si pensa, la diffusione del Cristianesimo comincia infatti dall’Oriente per poi raggiungere successivamente l’Occidente).

La presenza barbarica

Altro elemento determinante è la presenza barbarica, molto più massiccia in Occidente che non in Oriente: in Occidente i barbari, o comunque uomini di stirpe barbarica, sono presenti in numero elevatissimo nell’esercito stesso; sono addirittura presenti in Senato e negli alti gradi dell’amministrazione burocratica e militare: si tratta quindi di una presenza massiccia che caratterizza l’Occidente e molto meno l’Oriente. La base dell’Impero era la Constitutio Antoniniana (212), con la quale viene concessa da Caracalla la cittadinanza romana a tutti i liberi dell’Impero, cancellando sostanzialmente le differenze fra i cittadini dell’Impero e i cittadini non dell’Impero (prima infatti le condizioni giuridiche erano differenti, il che comportava delle prerogative differenti di fronte alla Legge -ovviamente, però, rimangono sempre esclusi gli schiavi-): si determina quindi una crescente omogeneizzazione dei sudditi imperiali nel segno della Romanitas, della struttura culturale, ideologica e anche giuridica romana.

La crisi del III secolo

Poco dopo, nel 235, si apre il periodo dell’«anarchia militare», che determina un susseguirsi di Imperatori che vengono sostanzialmente eletti dall’esercito ma senza alcun tipo di appoggio: quindi gli Imperatori rimangono in carica per un brevissimo periodo di tempo; l’Impero ne esce sconvolto da questo cinquantennio e quando finalmente Diocleziano diventa Imperatore c’è bisogno di una riforma radicale degli assetti politici che permetta di non far ripetere queste situazioni simili: la riforma dioclezianea mira ad evitare che di nuovo gli eserciti diventino i protagonisti della scena politica; la carica imperiale diventa collegiale: si nominano quindi due Imperatori, ognuno con la propria capitale, e ciascuno di questi due Imperatori si sceglie un proprio Caesar (l’Imperatore si chiamava Augustus) che ne diventi l’erede al momento della sua successione, che deve essere pacifica. Il sistema dura fino alla morte di Teodosio nel 395 e fino alla svolta monocratica che proseguirà fino alla deposizione di Romolo Augustolo nel 476.

Le riforme di Diocleziano

Sotto Diocleziano vi è il nuovo equilibrio che si crea tra le province dell’Impero, perché fino a quel momento alcune province avevano goduto di una preminenza rispetto alle altre, ma con Diocleziano la partita cambia impostazione: il cambiamento più clamoroso è il fatto che l’Italia viene equiparata a provincia, perdendo anche tutti i privilegi fiscali che le erano concessi fino a poco prima; Roma era sempre stata il centro, ma la riduzione scardina radicalmente questa centralità. Le capitali della parte occidentale cambiano nel tempo: non sono sempre le stesse; e questo favorisce la creazione di nuove reti di potere nelle varie province: la vicinanza dell’Imperatore e di tutto il suo apparato burocratico-amministrativo determina il nascere di nuove forme politiche all’interno delle varie province. Quindi, il numero delle province cresce e le più grandi vengono ridotte di estensione; l’Italia diviene provincia e viene sottoposta alla tassazione di tutte le altre province (tra cui quella pesante dell’annona). A Roma rimane invece il privilegio di ricevere distribuzioni di cibo gratuite alla plebe nonostante tutti i cambiamenti: vi sono nuove circoscrizioni; le province vengono raggruppate in circoscrizioni più grandi chiamate «diocesi», a loro volta sottoposte alle «prefetture al pretorio» (dal 396 ci sono quattro prefetture che racchiudono tutto il territorio dell’Impero: quelle della parte occidentale sono la Gallia e l’Italia-Africa, mentre quelle della parte orientale sono l’Oriente e l’Illirico -i nomi, naturalmente, fanno riferimento ad aree territoriali più ampie: per esempio, dentro all’Illirico ci sono anche la Pannonia e la Dacia-), al cui vertice vi sono dei funzionari di altissimo livello che appartengono strettamente al ceto senatorio (i prefetti al pretorio): tutti questi sono funzionari civili, che si collocano al vertice dell’amministrazione di tutto l’apparato burocratico nel mondo imperiale; si determina in quest’epoca una netta e rigida separazione fra le carriere militari e le carriere civili: esercito e burocrazia sono quindi due “organismi” che reggono l’apparato statale e senza l’uno non si può passare all’altro; e che in quest’epoca crescono per numero e per posti in maniera molto elevata: il numero dei soldati dell’esercito imperiale si aggirava probabilmente sul mezzo milione, mentre l’apparato burocratico s’ingigantisce.

Il Senato e la sua importanza

In Età imperiale, il Senato conserva una sua centralità: è un organismo ancora vivo, politicamente operante, un’assemblea a cui si accede dopo aver compiuto una determinata carriera scandita da una successione di alcune specifiche cariche; questi alti magistrati vengono scelti fra i figli dei senatori: c’è un meccanismo di cooptazione, sono i senatori stessi che scelgono chi può diventare senatore; è un ceto chiuso quindi. L’Imperatore può intervenire mettendo in Senato gli homines novi, uomini che non provengono dall’antica aristocrazia romana. Vi è anche una caratterizzazione economico-sociale: le famiglie senatorie si fondano sulla grande proprietà fondiaria, la base economica del loro dominio (oltre ad avere caratteristiche economiche, vi sono anche delle caratterizzazioni sociali attraverso le quali i proprietari esercitano un controllo anche di natura sociale sulla popolazione che abita le terre). Il fatto di essere latifondisti consente non solo prerogative di stampo economico, ma anche prerogative di controllo sociale: il Senato rappresenta uno strumento fondamentale di controllo di tutta la società. Si tratta di un aspetto molto importante da tenere presente, perché questa caratterizzazione economica nel mondo romano (e anche per tutto il Medioevo) è frequentissima: la proprietà fondiaria è la base che consente di svolgere funzioni di natura pubblica, diritti di natura pubblica, come per esempio il diritto di fare da arbitro nelle liti tra non necessariamente suoi dipendenti ma anche tra proprietari liberi che posseggono delle piccole proprietà vicine alla sua (nel concetto di amministrazione di proprietà, spesso il proprietario acquisisce il diritto di svolgere la funzione arbitraria).

La fondazione di Costantinopoli

L’importanza senatoria è evidenziata in maniera abbastanza clamorosa dal fatto che, quando viene fondata da Costantino la nuova capitale, questa viene dotata di un nuovo Senato: Costantinopoli sorge dove sorgeva precedentemente l’antica Bisanzio, e questo spostamento orientale rende una situazione di marginalità per le province occidentali; tra l’altro, questa scelta di Costantino era dettata non soltanto da una diversa situazione economica tra Oriente ed Occidente, ma anche dal fatto che la parte orientale era gravemente minacciata dall’Impero partico-persiano, una minaccia che ciclicamente si ripresenta per molto tempo.

Le differenze strutturali tra Oriente e Occidente

Economicamente, le differenze tra Oriente ed Occidente diventano strutturali: finiscono per caratterizzare tutta l’epoca successiva; l’Oriente conosce un maggiore sviluppo urbano, con anche dei risvolti economici molto importanti: ciò vuol dire una più intensa attività commerciale, un’attività artigianale molto vivace (si tenga presente che gli artigiani dell’epoca producevano a livello quasi semi-industriale); tutto vuol dire una maggior produzione agricola destinata al commercio e alla circolazione: tutte queste attività sono molto più vivaci in Oriente che non in Occidente. C’è però da dire che l’Oriente aveva subìto un drenaggio fortissimo di risorse dopo la conquista romana precedente, sia col prelievo immediato in séguito alle conquiste sia con la politica commerciale che favorisce i circuiti commerciali verso l’Occidente: Roma cerca e riesce a tirare i circuiti commerciali verso l’Occidente; c’è poi un prelievo monetario molto forte determinato dalla tassazione diretta (quindi anche in questo caso Roma era riuscita ad incamerare molte ricchezze dalle province orientali che però a questo punto cominciano a tornare indietro perché le province occidentali devono cominciare ad acquistarle). L’Egitto e la Siria ricominciano a crescere economicamente, anche perché molto vicini alla nuova capitale Costantinopoli; l’Occidente comincia a presentare delle differenze che però si possono individuare a livello regionale: l’Italia, per esempio, comincia a perdere il primato economico, e a partire dal IV sec. perde anche il primato politico, e questo declino va a favore di altre province come la Gallia o l’Iberia. Gli storici arrivano a formulare queste interpretazioni, in primo luogo, con l’Archeologia: i depositi archeologici di questo periodo riportano sparse stoviglie (di terracotta) prodotte in Africa, e questo vuol dire che le altre aree di produzione sono largamente scarse rispetto a quella africana, la quale quindi è in grado di diffondersi per tutta la parte occidentale; perciò il dato archeologico è fondamentale per tutta la Storia, soprattutto in mancanza di altri dati (soprattutto quelli documentari).

Il declino delle città e la loro trasformazione

La trasformazione di questi circuiti commerciali è legata alle trasformazioni che subiscono le città: un esempio clamoroso di declino è rappresentato proprio da Roma, con un milione di abitanti al massimo della sua espansione, la cui popolazione si dimezza. Altro luogo comune relativo all’Alto Medioevo è quello della scomparsa e dell’arretramento delle città, ma la rete degli insediamenti cittadini cambia: il fatto che molte città vedano diminuire la propria popolazione non vuol dire necessariamente abbandonare le città; vi è, più propriamente, una trasformazione: le città continuano ad essere importanti nel mondo tardoimperiale, tant’è vero che si cominciano ad erigere mura difensive per fronteggiare le incursioni barbariche (ma costruire mura significa investire somme elevatissime, perché si ritiene che la protezione della rete urbana sia di valore fondamentale). Le iscrizioni del IV e del V sec. parlano quasi esclusivamente del resto...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/01 Storia medievale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alberto.longhi55 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Ca' Foscari di Venezia o del prof Rapetti Anna Maria.
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