FILOSOFIA ANTICA E MEDIEVALE – COSTANTINO ESPOSITO / PASQUALE PORRO
Sommario
1. Tratti peculiari del pensiero medievale ......................................................................... 3
1. Severino Boezio .............................................................................................................. 5
2. L'eredità neoplatonica nell'Alto Medioevo.................................................................... 9
3. La Filosofia nel mondo arabo ....................................................................................... 15
4. Avicenna (Ibn Sina) ....................................................................................................... 17
5. Averroè (Ibn Rushd) ..................................................................................................... 24
6. Pensiero latino tra XI e XII Secolo ................................................................................ 29
7. Il nuovo contesto del XIII Secolo .................................................................................. 35
8. La Scolastica dell’ XIII Secolo ........................................................................................ 38
9. Tommaso d’Aquino ...................................................................................................... 49
10. Il nuovo contesto del XIII Secolo .................................................................................. 74
11. Guglielmo di Ockham ................................................................................................... 79
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1. Tratti peculiari del pensiero medievale
Nello studio della storia della Filosofia non esistono tratti caratteristici per distinguere
nettamente un periodo dall'altro
◦ Tradizioni e correnti spesso contrastanti
◦ Date non esatte
◦ La distinzione è puramente convenzionale
Errori e pregiudizi relativi al periodo medievale
◦ Viene fatto coincidere esclusivamente con quello latino e cristiano
▪ Ha avuto una notevole influenza il periodo arabo
Già intorno al IX Secolo si ha una notevole produzione filosofica di origine
araba, come la “Metafisica di Avicenna” che fu tradotta in latino prima dei
testi in lingua greca.
◦ Essendo stata tradotta prima di quella di Aristotele, il mondo latino
conobbe prima quella di Avicenna dalla quale determinò l'interpretazione
di quella di Aristotele. La cronologia “assoluta” non coincide con la storia
dei testi.
◦ Anche certe opere di Aristotele prima di essere tradotte in latino furono
tradotte prima in arabo; il mondo arabo ha avuto un ruolo fondamentale
nello sviluppo della Filosofia. Senza la mediazione araba, il mondo latino
non avrebbe potuto probabilmente accedere ai testi antichi e la
conseguente formazione delle Università
◦ Ci sono autori cristiani che scrivono in latino e non appartengono al Medioevo, come
autori non cristiani che non usano il latino che invece vi appartengono
◦ I filosofi del periodo non sono unicamente i monaci
◦ Si pensa che quando si tratta il Medioevo si ha a che fare con “secoli bui”,
sottintendendo che il Medioevo sia stato filosoficamente povero.
▪ Si ha invece una grande produzione filosofica.
▪ Si comincia ad insegnare la Filosofia nelle Università.
I metodi di insegnamento diventano un sapere critico, basato sulla quaestio
e la disputatio, un sapere che mette in dubbio ogni testo letto e commentato.
◦ Inclusi i testi sacri.
◦ Si pensa al Medioevo come caratterizzato dall'intolleranza intellettuale
▪ Per confutare basta pensare alla libertà goduta dai filosofi islamici o gli
accademici delle Università.
▪ Al contrario, viene sancito il principio della libertà d'insegnamento, usato
anche in molte carte costituzionali
◦ Grazie al Medioevo, il tipo di Filosofia che viene praticato è quello che pratichiamo
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ancora oggi.
▪ Si utilizza il lessico delle scuole medievali
▪ Il metodo di studiarla ed insegnarla: le discussioni pubbliche e le pubblicazioni di
libri diretti al pubblico e non ai pochi discepoli
▪ Ha dato i natali alla figura del Filosofo di professione
Bisogna identificare 4 ambiti socio-culturali ben distinti:
◦ Greco – Bizantino
▪ Nonostante la chiusura delle scuole, gli studi filosofici non sparirono mai del tutto
◦ Arabo – Islamico
▪ Quello più produttivo
◦ Ebraico
▪ Nei territori conquistati dell'Islam
◦ Latino – Cristiano
▪ è possibile distinguere due periodi:
VI – XII Secolo: conoscenza limitata dei filosofi antichi; il ruolo della filosofia
diventa l'applicazione di procedimenti dialettici all'interno del contesto
teologico
XIII Secolo in poi: il periodo scolastico; la Filosofia viene ampiamente
insegnata nelle Università e può accedere ai testi dei filosofi greci antichi.
▪ Marginale fino all'incontro con la cultura araba
◦ Sono proprio gli incontri tra questi filoni che producono scambi culturali molto
proficui, caratteristica sparita nel periodo moderno
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1. Severino Boezio
La situazione degli studi filosofici dopo la caduta dell'Impero Romano (476) non era
delle migliori
◦ Le scuole tardo-liberali continuavano ad insegnare le cosiddette “arti liberali”, ma la
circolazione dei testi era praticamente inesistente
◦ La conoscenza della lingua greca si era radicalmente indebolita
◦ L'Europa latina e cristiana era di fatto un mondo senza scuole e dunque senza
filosofia
▪ L'eccezione era identificata in Severino Boezio
Nato a Roma nel 476 da famiglia patrizia
Studiò il greco e la filosofia
Volle recuperare e rendere accessibili in latino i principali testi filosofici e
scientifici greci, conciliandoli con la fede cristiana
◦ In particolare sulle opere di Platone e Aristotele
◦ Volle anche mettere a disposizione un insieme di manuali di base per
l'intero ciclo delle arti liberali, distinti in:
▪ Trivio (grammatica, retorica e dialettica)
▪ Quadrivio (aritmetica, geometria, astronomia e musica)
◦ Questo progetto restò incompiuto, ma andò a costituire la quasi totalità
della biblioteca filosofica disponibile in latino
Si guadagnò il titolo di “maestro di logica” dell'Alto Medioevo
Boezio si concentro sulla genesi del problema degli universali
◦ Quei termini che non identificano una singolarità (“Quest'uomo”, “Socrate”), ma una
pluralità di individui (“uomo”, “animale”)
◦ Boezio ne indagherà commentando “L'Isagoge” di Porfirio
▪ Porfirio si chiedeva se genere e specie fossero realtà sussistenti o semplici
concetti della mente.
Se fossero realtà sussistenti sarebbero corporei o incorporei?
◦ Sarebbero separati o no dalle cose sensibili?
La questione si può riformulare come: in che cosa diciamo che Socrate e
Platone sono entrambi uomini e in che modo diciamo che Pluto e Snoopy
sono invece entrambi cani?
◦ Porfirio non avrebbe risposto alla questione, ma avrebbe
neoplatonicamente posto specie e generi come forme separate
▪ Socrate e Platone sono entrambi uomini perché entrambi partecipano
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alla forma separata di “uomo”, mentre Pluto e Snoopy partecipano,
insieme a Socrate e Platone, a quella di “animale” che è superiore a
“uomo” e “cane”.
Questa soluzione viene definita “realista”, poiché pone gli
universali come realtà sussistenti, forme, e non come semplici
concetti. O meglio, li pone anche come concetti, ma in
corrispondenza a forme separate e sussistenti.
◦ Ha il vantaggio si spiegare come non ci si sbagli a collocare
Platone e Socrate in una specie e Pluto e Snoopy in un'altra.
◦ Ha lo svantaggio di presupporre sempre una dottrina delle
delle forme e della partecipazione, confutata da Aristotele
◦ Ha lo svantaggio di implicare qualcosa di comune a Platone e
Socrate; quest'elemento non sarebbe solo più importante degli
individui stessi e deve essere spiegato come possa
appartenere a più individui diversi pur restando uno e identico
▪ Commentando L'Isagoge, Boezio sostiene che generi e specie non possono
essere sostanze, poiché comuni a più individui (non è possibile in quanto devono
essere un'unica sostanzia), ma neanche semplici concetti dell'intelletto, perché
potrebbero essere del tutto arbitrari.
Senza un fondamento oggettivo, non ci sarebbe nessun motivo per
accumunare Socrate e Platone alla medesima specie di “uomo” ed escludere
Pluto e Snoopy
Questo è appunto il problema: genere e specie devono essere in qualche
modo appartenenti alla realtà senza essere sostanze a sé ed essere
nell'intelletto senza essere concetti vuoti.
◦ Boezio cerca di uscire dalla questione basandosi sulla teoria aristotelica
dell'astrazione, basandosi sulla capacità della mente umana di unire ciò
che è separato e separare ciò che è congiunto.
▪ Cioè, generi e specie non esistono in modo separato come le forme
platoniche, esistono solo negli individui; possono essere però separati
dai corpi con il pensiero che coglie la somiglianza essenziale degli
individui formando le specie (ad esempio la specie “uomo”, cogliendo
le somiglianze tra Platone e Socrate) per poi cogliere la somiglianza
essenziale tra le specie (“uomo” e “cane”, poiché viventi hanno più
caratteristiche in comune con “pietra”)
▪ Per Boezio, tutto ciò che esiste nella realtà fisica ed è colto dai sensi è
individuale, ma grazie all'intelletto, si può identificare un unico
concetto comune (universale) a tutti gli individui.
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Boezio, prima della traduzione della “Metafisica” di Aristotele, produsse cinque opuscoli
teologici sull'argomento
◦ In particolare quello sulla Trinità e quello sulle “ebdomadi” (o “In che modo le
sostanze siano buone in ciò che sono, pur non essendo beni sostanziali”)
▪ Il primo affronta il problema dell'attribuzione delle categorie aristoteliche a Dio.
Boezio ritiene che le categorie “sostanziali” (qualità e quantità), attribuite a
Dio ricevano un incremento di significato: dire “Dio è giusto” non si
attribuisce la qualità della giustizia a Dio, ma si intende far coincidere con Dio
la giustizia stessa.
▪ Per quanto riguarda il secondo ci sono diverse interpretazioni sul titolo
Si pensa derivi da “hebdomas” (“settimana” o “giorno della settimana”), e
quindi riferito a discussioni della durata di una settimana o discussioni
avvenute secondo singoli incontri settimanali
Altri pensano ci si riferisca a degli assiomi, poiché l'opuscolo si apre con una
serie di affermazioni, utilizzate poi nella discussione.
◦ Quello più interessante è quello che recita “L'essere e ciò che è sono
diversi”. Boezio aggiunge che l'essere stesso non è ancora, ma ciò che è,
ricevuta la forma dell'essere, è e sussiste.
▪ Se si ammette che “ciò che è” indica la singola cosa sussistente,
bisogna capire cosa si intende per “l'essere che ancora non è”; vi
sono numerose interpretazioni.
Già Mario Vittorino aveva tentato di descrivere l'Uno come
qualcosa è e non è al tempo stesso (non è, poiché al di là
dell'essere, è, in quanto causa dell'essere; fa diventare “essere”
ciò che ne segue)
Non è chiaro se si intende l'essere intelligibile neoplatonico
(coincide con il “Nus”, quindi la pensabilità delle cose) o l'essere
reale (opposto al nulla); probabilmente i due significati in Boezio si
sovrappongono
Il titolo originario chiarifica l'argomento, che è il “concetto di partecipazione”
◦ Si potrebbe riformulare la domanda del titolo con “Si può dire che le cose
sono buone anche se non sono la bontà stessa”?
◦ Se le cose fossero già buone perché dovrebbero tendere al bene? E se
invece non fossero per nulla buone perché dovrebbero farlo?
▪ La risposta risiede nel concetto neoplatonico di partecipazione: le cose
sono buone, ma non in tutti gli aspetti: non sono la stessa bontà (non
sono sostanzialmente buone); sono buone in una certa misura perché
derivano il loro bene da ciò che è sostanziale. Nell'effetto permane
sempre qualcosa della causa.
“La consolazione della Filosofia” 7
◦ L'opera fu scritta quando Boezio fu accusato di cospirazione e tradimento (a favore
dell'Impero romano d'Oriente) e rinchiuso a Pavia, per essere giustiziato.
◦ Nell'opera non fa appello alla fede cristiana, ma alla filosofia
▪ Viene identificato come l'ultimo degli antichi, come quei pensatori che
condividevano l'opinione di come la filosofia non sia solo un oggetto di studio,
ma l'unico stile di vita in grado di garantire felicità e serenità.
▪ La vera felicità è solo nella sapienza, l'unico bene che non può essere strappato
all'uomo.
◦ Il male non ha consistenza ontologica: è solo privazione del bene e ignoranza di
riconoscere l'armonia complessiva del cosmo
◦ La provvidenza e il fato sono la stessa cosa
◦ Concepisce l'eternità divina come atemporalità (assenza assoluta ti tempo, ossia un
unico istante indivisibile), non come omnitemporalità (durata infinita)
◦ Dà una risposta al quesito relativo alla conciliazione della prescienza divina con la
libertà umana
▪ Dio, nalla sua atemporalità conosce tutti gli eventi (futuri compresi), ma non è la
conoscenza divina il presupposto perché essi accadano
Dio conosce ogni singolo evento (passato, presente e futuro è irrilivante,
perchè lui conosce tutto come presente) poiché ha un punto di vista totale
sulla storia del mondo, ma non è questa conoscenza a far si che si realizzino.
Dio non può fare a meno di conoscerli.
▪ Attribuisce alla scienza divina non una necessità assoluta, ma una ipotetica.
Ci sono infatti due tipi di necessità.
◦ Semplice (ad esempio come tutti gli uomini sono mortali)
◦ Condizionale, ossia, poiché so che un tale cammina, è necessario ch'egli
cammini. Ciò che conosce non può essere diversamente da come lo
conosce.
▪ In questa maniera, poiché la provvidenza vede come presente, questa
è necessario che sia, ma questo non significa che lo debba essere per
forza (per Natura, con necessità semplice).
Pertanto, Dio vede come presenti anche quelli accadimenti futuri
frutti della libertà decisionale dell'individuo, che diventano
necessari per la condizione della conoscenza divina.
Avvengono dunque le cose che Dio conosce che avverranno, ma
alcune di esse scaturiscono dal libero arbitrio.
Boezio fornisce gli strumenti di logica per l'applicazione a questioni teologiche
a tutto l'Alto Medioevo 8
2. L'eredità neoplatonica nell'Alto Medioevo
Dopo la morte di Boezio e la chiusura delle scuole filosofiche pagane, la filosofia
incontra un periodo di stallo
◦ Nel mondo bizantino i testi dei grandi filosofi greci non hanno praticamente
circolazione
◦ Giustiniano revoca l'insegnamento della Filosofia e la sostituisce con la teologia
cristiana
▪ Anche se alcuni teologi mostrano un profondo spessore filosofico
Come lo Psedo-Dionigi Areopagita
◦ Nel mondo latino la situazione è ancora peggiore
▪ Non si registra nessuna attività filosofica degna di nota
▪ Si assiste ad una ripresa degli studi solamente nel periodo carolingipo
▪ La figura di maggior riferimento è Giovanni Scoto o Eriugena, dove si incontrano
neoplatonismo latino e neoplatonismo greco
Tradusse, secondo il volere del re Carlo il Calvo le opere di Pseudo-Dionigi e
ne acquisì profondamente il significato
◦ Sia ad Oriente come ad Occidente l'unica tradizione filosofica permanente è il
neoplatonismo
▪ Verranno proposte delle rielaborazioni
◦ Si ha prevalentemente una cultura teologica
▪ La filosofia ha lo scopo di fornire gli strumenti logici per le argomentazioni delle
dispute teologiche
Pseudo-Dionigi Areopagita
◦ Attivo tra la fine del V e l'inizio del VI Secolo
◦ Un brillante e geniale “falsario”
▪ Fa di tutto per accreditarsi un autore del I secolo e finge di aver assistito ad
importanti avvenimenti del cristianesimo.
Dice aver assistito all’eclissi dopo la morte di Gesù
Dice di essere stato presente alla morte di Maria
Dice di essere condiscepolo dell’apostolo Paolo
▪ Si firma Dionigi
Venne identificato con Dionigi, giudice dell’Aeropago, convertito da Paolo
◦ Da qui il nome di “Pseudo-Dionigi Areopagita”
▪ Solo nel Novecento è stato filologicamente smascherare lo Pseudo-Dionigi e
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collocarlo alla dine del V Secolo o agli inizi del VI
Soprattutto per un lungo passaggio sul male ripreso da Proclo
Soprattutto per quel che riguarda l’assoluta trascendenza dell’Uno-Dio
◦ Dio è al di sopra del mondo delle forme e dunque è privo di forma, è
superiore all’essere. È superiore a intelletto, conoscenza, linguaggio; ci si
può maggiormente avvicinare con il silenzio che con il linguaggio.
◦ È considerato uno dei padri fondatori della Teologia negativa o apofatica
(apophasis = “negazione” in greco)
▪ Sostiene
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