FILOSOFIA
MEDIEVALE
INTRODUZIONE – 2
SANT'AGOSTINO – 6
BOEZIO – 22
TRANSLATIO STUDIORUM – 24
SCOTO ERIUGENA – 31
SANT'ANSELMO – 36
L'INIZIO DEL BASSO MEDIOEVO (ABELARDO, SCUOLA DI CHARTRES,
– 39
ANTIDIALETTICA MISTICA, SCUOLA DI SAN VITTORE)
FILOSOFIA ARABA MEDIEVALE (AL-FARABI, AVICENNA, AL-GHAZALI,
– 46
AVERROè, FILOSOFIA EBRAICA MEDIEVALE)
FRANCESCANI E DOMENICANI (SAN BONAVENTURA, SANT'ALBERTO
– 55
MAGNO, AVERROISMO LATINO)
SAN TOMMASO – 61
SCOLASTICA DECADENTE (FRANCESCANI DI OXFORD, DUNS SCOTO,
– 71
GUGLIELMO DI OCKHAM, MEISTER ECKHART) 1
INTRODUZIONE
PREMESSE PER IL MEDIOEVO
INTRODUZIONE
La filosofia medievale è una fase peculiare della storia del pensiero in quanto tradisce le sue origini
puramente umane e adogmatiche e si inserisce esplicitamente in una dimensione religiosa. Tutti
questi sistemi presuppongono insomma delle precise premesse rivelate, che possono essere solo
minimamente discusse.
A dire la verità, secondo molti anche la stessa filosofia antica era probabilmente nata in seno alla
religione. I primi pensieri erano in accordo con le tradizioni olimpiche o orfiche, laddove non ne
adottarono direttamente alcuni elementi, così come alcuni altri successivi si svilupparono
esplicitamente in opposizione ad esse, per sostituircisi. Talete – a quanto riporta Aristotele –
riprese dai teologi l'idea che il principio di tutto fosse l'acqua; i Sofisti volevano razionalizzare e
disincantare le superstizioni cristallizzate nella mentalità comune. Secondo questi storici della
filosofia, la differenza sostanziale tra l'epoca classica e quella medievale è allora che la parentela
tra religione e filosofia rimase implicita nel primo periodo – anche perché le religioni più antiche
erano di gran lunga meno dogmatiche di quella cristiana.
IL TERMINE MEDIOEVO
Il termine Medioevo fu coniato dagli Umanisti del Quattrocento e Cinquecento, indicando con
connotazione negativa la fase di transizione tra la perfetta antichità e il grande recupero della
classicità tipico dell'Umanesimo. Convenzionalmente, in storia si pongono i limiti di questo periodo
nel 476 d.C., la caduta dell'impero romano d'Occidente, e nel 1453, la caduta dell'impero romano
d'Oriente - per quanto questa definizione vada stretta almeno da un punto di vista filosofico.
1
DIFFUSIONE DEL CRISTIANESIMO
La vita di Cristo compose una rivoluzione epocale nella mentalità di tutta l'età antica per l'intero
dominio dell'impero romano. Il cambiamento fu lento e temperato, ma grazie a ragioni storiche e
politiche riuscì ad emergere tanto da influenzare radicalmente il clima dell'allora imperante
ellenismo. In quegli anni il mondo greco era appena venuto in contatto con quello romano e
quest'ultimo si stava occupando di popolarizzare in tutto l'Occidente il clima culturale della Grecia
– anche e soprattutto fra i piani alti del potere. L'attenzione sempre maggiore che i Cristiani
attirarono su di sé a Roma favorì dunque la presa della religione su tutto un mondo che stava
scoprendo la pratica della filosofia
In questo clima, non a caso, nacquero i primi filosofi armonicamente inseriti nel contesto di una
fede sicura. Il primogenito in questo senso fu Filone d'Alessandria. Egli fu significativamente anche
platonico, iniziatore anzi della corrente del medioplatonismo, che si evolse nel neoplatonismo per
poi sfociare naturalmente nelle prime filosofie cristiane.
1 - Per dovere di cronaca, alcuni pongono la fine del Medioevo nel 1492, data della scoperta dell'America. 2
RICEZIONE DEL CRISTIANESIMO
In Grecia, a quanto si narra nella Bibbia, l'interazione non si condusse in maniera troppo liscia. San
Paolo racconta di essere andato nell'agorà di Atene ad esporre la rivelazione cristiana ai filosofi del
tempo – soprattutto stoici ed epicurei. La loro reazione era generalmente molto diffidente: la
trasmissione del sapere cristiano per via diretta era essenzialmente impossibile. Le resistenze non
tardarono ad arrivare nemmeno da Roma, dove la concezione spiritualista e monoteista della
Bibbia era assolutamente inconciliabile con la pratica accettata dell'adorazione dell'imperatore alla
pari di un dio. I nuovi credenti, si sa, vennero considerati a tutti gli effetti dei criminali di lì a pochi
anni.
San Paolo scriveva negli Atti degli apostoli che i pagani e i Romani erano da condannare perché non
avevano capito che il Dio dei cristiani è una conseguenza delle cose del mondo, della realtà. Questo
è un atteggiamento chiaramente filosofico, che sicuramente può dialogare con la filosofia già
presente nel mondo ellenico-romano. Quindi ecco che il pensiero cristiano – si badi bene – non
partì affatto fin da subito come una brusca abolizione di tutto ciò che c'era nella mentalità antica,
come avvenne in seguito.
L'ATTEGGIAMENTO APOLOGISTA
Nelle Lettere ai Romani, San Paolo scriveva di opporsi alla sapienza di questo mondo, da sostituire
con la sapienza discesa da Dio. San Paolo non ce l'aveva probabilmente con la filosofia in sé, come
il suo sfondo religioso legittimerebbe a pensare, ma con la filosofia desunta da presupposti incerti,
diversi dalla rivelazione di Dio sopra gli uomini. Ovviamente, dopo l'apostolo, i pensatori medievali
si schierarono in maniere diverse: alcuni furono apertamente contro alla filosofia come
speculazione razionale autonoma, altri furono a favore di un semplice asservimento della filosofia
al dogma religioso. San Paolo fu per questo motivo il primo apologista della storia.
LA FINE DELLA FILOSOFIA MEDIEVALE
La filosofia dell'ultimo Medioevo mutò radicalmente dal pensiero cristiano precedente perché volle
applicare il metodo della filosofia anche e sempre più all'interno delle stesse questioni teologiche.
Il procedere di questo fenomeno porterà, in breve tempo, a far passare la mentalità cristiana in
secondo piano nella storia del pensiero filosofico. La filosofia Scolastica, cioè quella che venne
fuori da una simile intuizione, fu la più accreditata dalla Chiesa e ironicamente la stessa che portò
allo sgretolamento della stessa filosofia medievale.
L'Umanesimo raccolse, su un altro piano, questo disprezzo per il Medioevo proprio grazie alla
diffidenza da parte di molti pensatori già del XIV secolo. La nuova Scolastica era vista come un
pericolo, perché rinunciava a riflettere e proporre riguardo alla verità trascendente a favore della
trivialità e della sottigliezza. Chi mise d'accordo più o meno tutti, anche se anni dopo la sua vita, fu
San Tommaso. 3
LASCITI DELL'ELLENISMO
ELLENISMO E CRISTIANESIMO
L'Ellenismo, dopo la conquista della Grecia e di parte dell'Oriente ad opera dei Romani, fu in grado
di diffondersi anche in tutto il territorio dell'impero romano. La mentalità dominante di Atene uscì
quindi dai confini della sua penisola e diventò il simbolo di tutta la tarda antichità, approdando
finalmente a Roma – tant'è che per esempio Seneca, uno dei maggiori pensatori romani, fu un
neo-stoico. Al Cristianesimo toccò un destino simile per altre vie, quindi non sorprende che l'epoca
fu colma di vari tentativi di conciliazione tra al filosofia greca e la religione cristiana .
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Il Medioevo ebbe a lungo una grande venerazione per i classici, che salvo in alcuni casi erano visti
come dei precursori, anticipazioni e guide per il Cristianesimo. Agostino scriveva di aver fatto
filosofia solamente per completare con la Rivelazione il sapere neoplatonico di Plotino; Socrate
veniva talvolta definito dai Medievali Christianus. Tuttavia, dopo il III secolo d.C. il lascito classico
ellenistico andrà sempre più scomparendo come un pensiero autonomo e lasciando per lo più
delle intuizioni nel patrimonio cristiano.
L'ACCADEMIA MEDIA
Ad Atene l'Accademia non poté continuare immutata di fronte a tutti questi eventi. La così detta
Accademia Media, cioè quella del periodo 300-50 a.C., aveva già perso la sua connotazione
veramente platonica – aveva da anni abbandonato la teoria delle Idee, per esempio – ed aveva
abbracciato lo scetticismo. Questa innovazione non è in realtà totalmente in disaccordo con la
filosofia del maestro, dedito ad una ricerca costantemente autocritica e vogliosa di rivisitarsi e
considerarsi fallibile. A riprova di ciò, la prima opera di Sant'Agostino, Contro gli Accademici
(Contra Accademicos), è un'aspra critica a niente meno che allo scetticismo.
MEDIOPLATONISMO E NEOPLATONISMO
La vera filosofia di Platone riemerse riprendendo la sua ontologia e difendendola nella corrente
separata del medioplanotismo – iniziata all'incirca intorno all'anno 0 da Filone d'Alessandria.
Proprio questa branca di filosofi sarà quella che fin da subito sposerà meglio le ideologie cristiane,
magari influenzandole radicalmente, cogliendo la grande familiarità tra i due sistemi di pensiero.
Nel II secolo d.C. già il medioplatonico Clemente s'era convertito al Cristianesimo.
Le intuizioni medioplatoniche si evolsero sempre più in direzione del Cristianesimo con il
neoplatonismo, tradizionalmente iniziato da Ammonio Sacca (III secolo d.C.), maestro di Plotino.
Egli, più famoso, fu piuttosto il primo neoplatonico di cui si conservano le opere, le quali furono poi
redatte e integrate ancora dall'allievo Porfirio.
DIO NELLA FILOSOFIA NEOPLATONICA
Il medioplatonismo, in polemica aperta con lo scetticismo di Pirrone e l'ellenismo in generale ,
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scriveva che il Bene, Signore tranquillo che, benevolo, trascende la stessa essenza, sta oltre le cose
sensibili in una solitudine meravigliosa. L'uomo può essere divino e beato solo affrancandosi dalle
cose della vita e cercando l'assoluto in sé, spogliandosi di tutto in una vita contemplativa orientata
al Bene. Questa mentalità – è facile da riconoscere – è il punto di partenza della filosofia
medievale.
Plotino codificò e preparò tutte queste intuizioni, recuperando inoltre la filosofia di Platone così
2 - Un esempio su tutti, un anonimo dell'Alto Medioevo ha creato un famoso falso storico in cui Seneca e San Paolo (che erano contemporanei, tra
l'altro ambedue condannati a morte da Nerone) si scambiavano delle lettere.
3 - I quali predicavano l'imperturbabilità come conseguenza dell'ignoranza di ciò che è universale e soprasensibile. 4
come anche alcune idee di Aristotele. Per lui, l'Uno-Bene immobile e perfetto dà senso alle cose,
ma è anche ciò che, pur immobile, dà forma al mondo e al suo cambiamento man mano si svolge.
Questo gli permise di scrivere che il principio primo di tutto è potenza assoluta – più che atto puro
e assenza di potenza – è potenzialmente qualsiasi cosa e capace di qualsiasi cosa, che solo
parzialmente si ritrova del mondo. Non è difficile intuire da dove derivi il concetto di un Dio
onnipotente così come annunciato dalle religioni abramitiche.
LA TRASCENDENZA
Plotino e Porfirio sono anche gli inventori del concetto di trascendenza: l'Uno è
contemporaneamente tutto l'essere e la radice dell'essere che va oltre l'essere stesso.
Quest'ambiguità sarà successivamente rifiutata dai filosofi cristiani così come formulata, perché
può essere facilmente (ma ingiustamente ) intesa come panteismo.
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In queste correzioni sta in parte forse la volontà di implementare nel neoplatonismo qualche
intuizione ancora ellenica. Per esempio, il primo che lasciò sebbene implicita la concezione di Dio
come un essere trascendente il mondo e senza bisogno né motivo di occuparsi del mondo sensibile
sta in Epicuro: se gli dei esistono, non hanno certo ragione di preoccuparsi del mondo sensibile, e
anzi abitano degli intermondi al di là dei vari infiniti mondi di essere materiale in cui abitiamo.
LA CREAZIONE
L'Uno in Plotino è una forza che necessariamente deve esprimersi fuori di sé, perché niente è fuori
di sé. Una delle sue differenze rispetto al Dio della Bibbia che passerà nel Medioevo, è che la
creazione di quest'ultimo non è più necessaria, non è più espressione di una natura, ma è
completamente libera e frutto di un atto d'amore della sua personalità. Se Dio avesse qualche
bisogno da soddisfare in modo necessario, avevano capito invece genuinamente i Cristiani, non
sarebbe più libero o onnipotente.
IL MALE
Plotino è autore anche di una visione del male come semplice mancanza di bene, non come
qualcosa in sé – la stessa che passerà nelle filosofie cristiane grazie a Sant'Agostino. Così come il
nulla non esiste perché non c'è niente che non sia irradiato dall'Uno – siccome, se non lo fosse, per
definizione non esisterebbe – allora anche il male non esiste poiché per definizione non può
esistere qualcosa, se non è permeato in qualche misura dal Bene.
4 - Plotino dice spesso di allontanarsi dalla parte bassa della realtà, quella sensibile, e di avvicinarsi invece alla casa del Padre, al mondo
sovrasensibile che è pure sostanzialmente diverso. 5
SANT'AGOSTINO
INTRODUZIONE
INTRODUZIONE
Agostino fu l'autore tardo-antico che diede inizio al pensiero cristiano e quindi medievale
consapevole. Visse in un'epoca in cui il Cristianesimo si espandendo ad un ritmo sostenuto – nel
313 d.C. c'era stato l'editto di Costantino e il Concilio di Nicea era già stato convocato –, anche se
non era probabilmente ancora la religione più diffusa. Le ricche informazioni sulla sua vita ci
giungono dalla sua opera autobiografica e didascalica delle Confessioni. Sarà una figura centrale di
tutta la cristianità e estenderà la sua influenza su tutti i filosofi del Medioevo.
INFANZIA E GIOVINEZZA
Aurelio Agostino d'Ippona, passato come Sant'Agostino e riferito come Padre della Chiesa cristiana,
nacque a Tagaste, villaggio berbero largamente romanizzato dell'attuale Algeria, nel 354 d.C.; morì
lì vicino, ad Ippona, nel 430 d.C.. Fu figlio di una cristiana e di un pagano. Con l'aiuto di alcuni
benefattori, la sua famiglia investì su di lui e lo volle avviare alla carriera di funzionario imperiale,
forse per riscattare le loro sorti difficili di piccoli proprietari terrieri . Lo iniziarono agli studi di
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retorica: studiò a Madaura, poi a Cartagine.
A 19 anni, Agostino lesse per la prima volta un'opera di filosofia: il perduto Hortensius di Cicerone,
protrettico alla filosofia basato su un'opera analoga – appunto il Protreptico, quasi perduto – di
Aristotele. Dopo essersi interessato alla disciplina e aver trovato poco nella sua terra d'origine,
chiese alla madre di avvicinarlo alla lettura delle Scritture. Ricordò tuttavia di averle inizialmente
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giudicate puerili, povere di spiegazioni.
L'INCONTRO CON IL MANICHEISMO
Alla ricerca di una via personale per il senso della vita, si allontanò dalle tradizioni di famiglia e si
accostò nel 373 d.C. alla religione del manicheismo. Il manicheismo era una setta di origine
persiana, iniziata dal teologo Mani, diffusasi sia ad Oriente (fino alla Cina) sia ad Occidente (fino
evidentemente anche a Cartagine). Si vantava di essere un credo sincretico e profondo: un misto di
culti misterici, di zoroastrismo, di filosofia, di alcuni elementi anche cristiani.
I Manichei avevano ereditato dallo zoroastrismo una concezione del mondo retto da due principi
primi, due specie di dei materiali: uno del bene e uno del male. Le cose prendono senso come
teatro della continua lotta tra bene e male, originariamente equipotenti. L'universo è opera del dio
del male, che l'ha fatto per cercare di imprigionare le anime degli uomini, dirette irradiazioni –
delle scintille – del dio del bene – sfuggite da lui e che a lui cercano di ritornare.
I Manichei della comunità di Agostino vantavano di aver trovato delle contraddizioni nelle
Scritture, che solo un sapiente vescovo orientale avrebbe però potuto risolvere con la sua
sapienza. Fortunatamente, un giorno questo dottore arrivò a Cartagine; il filosofo incontrò allora
Fausto di Milevi, ma ne rimase sostanzialmente deluso e riconobbe in lui solamente un buon
parlatore.
5 - La sua non era una famiglia povera, ma ultimamente s'era diffusa nella sua zona la pratica del latifondo che rischiava di far crollare i piccoli
proprietari.
6 - Che venne fatta santa: Santa Monica. 6
IL PERIODO SCETTICO E IL VIAGGIO A ROMA
Agostino si ritrovò a viaggiare a Roma nel 383 d.C., in cerca di un balzo di qualità per la sua carriera
già avviata di professore di retorica. La delusione con Fausto lo aveva nel frattempo spinto a
posizioni scettiche e, diremmo noi, scientiste o materialiste – sappiamo di questo periodo che lesse
appassionatamente la produzione dell'Accademia Media di Atene.
A Roma incontrò l'importante uomo politico pagano Simmaco, storico avversario di Sant'Ambrogio.
Egli portò Agostino con sé a Milano, di cui era prefectus urbi, cogliendone il potenziale e
offrendogli una prestigiosa cattedra di retorica. La città era diventata nel frattempo uno dei centri
culturali dell'Occidente e, in quegli ultimi anni, era stata provvisoriamente anche capitale
dell'impero romano.
LA CONVERSIONE
A Milano Agostino incontrò Ambrogio, allora alto funzionario romano – era stato addirittura
prefectus urbi di Roma ed era comunque discendente di una famiglia senatoria e figlio di un
proconsole. E
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