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di temi. Ne deriva così un mito: la filosofia medievale non è un sistema organico di dottrine

che ruota intorno al problema metafisico e teologico; non è espressione di un ambito linguistico,

culturale, dottrinale preciso come quello della latinità occidentale; è caratterizzato da una linea di

sviluppo unidirezionale che vede lo sviluppo dottrinale massimo con Tommaso D'Aquino.

Se è vero che la filosofia medievale è così multiforme e se è vero che è così difficile

individuare una area linguistico-culturale di riferimento come si fa a definire la

filosofia medievale? e si ritorna a Petrarca. Essa

“Medievale” è una pura convenzione

viene usata comodamente per dare una metratura alla storia, quindi la storia della

filosofia medievale non esiste. Questa è la conclusione a cui arriva De Liberà.

2. Il secondo grosso problema della teoria di Gilson è che l'ambito della filosofia

medievale e Il

la riflessione del medioevo non è solo inserito nel rapporto tra ragione e fede.

medioevo latino ha conosciuto tante tradizioni di pensiero che non si limitano alla

Per esempio sono tanto studiati i

semplice riflessione sui dati della rivelazione. problemi della

(problema degli universali) e non riconducibili ad un campo

logica della semantica

teologico e altro esempio sono le come la fisica anch'esse non

ricerche naturalistiche

riconducibili alla teologia. Problema è la la l'alchimia, l'astronomia e tutti

magia, mistica,

quegli ambiti che con la magia hanno a che fare con la filosofia medievale. Questi

ambiti oggi non appartengono alla filosofia, ma questo concetto nel medioevo

aveva una valenza diversa da come la intendiamo noi oggi. La mistica è un ambito

in cui il problema tra Dio e l'uomo è centrale ma è vissuto in chiave irrazionale,

legato alla magia, ma in chiave razionale è l'ermetismo, una tradizione complessa e

polimorfa. Ecco questi sono ambiti che non possono essere ricondotti al rapporto tra

uomo e Dio. 18/02/2015

SEVERINO BOEZIO

Boezio vive tra il quindi proprio durante la caduta dell'impero romando

475/77 e il 525 d.C.

d'occidente. L'ultimo dei romani, in quanto l'ultimo vero rappresentante della culturea

antica in lingua latina e consapevole della grandezza della cultura romana. Nella

ci si rende conto quanto siano stati

Consolazione della Filosofia fondamentali autori come Cicerone,

e molti altri autori greci. Infatti questa era posta allo stesso livello di quella

Platone, Aristotele

latina e Boezio fu l'ultimo latino a credere di poterla organizzare e proseguire. Fu

considerato il primo degli scolastici per aver precisato un certo metodo di ricerca, basato sul

per aver introdotto per la prima volta in modo organico nella cultura

commento filosofico,

latina la nel suo complesso (e per essere

filosofia aristotelica soprattutto la logica), ricorso alla

considerando la prima parte

filosofia al fine di dare giustificazione e spiegazione alla fede,

integrante della seconda, come emerge nell'Opuscolo Durante tutto il corso del

Teologico.

Medioevo venne conosciuto solamente l'Aristotele logico, che comprendeva la prima parte

della e delle e questo per merito di che

Logica Categorie Boezio tradusse per primo queste opere e

quindi fu l'iniziatore della scoperta di Aristotele. Un altro elemento

le commentò,

caratteristico di Boezio e di tutti i commentatori neoplatonici post-aristotelici è quello di

Come emerge dalla lettura della la cultura

conciliare Platone con Aristotele. Consolatio,

essenzialmente filosofica si nutre anche delle altre discipline della tradizione classica.

così facendo, la quale da

Boezio, mirava alla diffusione della filosofia greca nella cultura latina,

sempre si era nutrita dell'insegnamento dei grandi scrittori greci.

Boezio scrisse su tutto le quattro arti del e sul trivio, quindi su tutte le

Quadrivio Opere logiche

che ebbero una grande influenza sulla tradizione medievale successive. Questo gruppo di

La logica medievale

opere costituì la logica di Aristotele per tutto il Medioevo fino al Rinascimento.

fino al XII secolo fu questo tradotto e commentato o anche composta da Boezio,

corpus

quindi egli raffigura in sé tutta la logica medievale. Tra le opere aristoteliche manca in

questo periodo gli Abelardo, il più grande logico del mondo medievale,

Analitici Secondi.

ragionò sul Nelle composte da cinque scritti che trattano

corpus boeziano. Opuscola theologica

temi prevalentemente teologici che erano molto legati ai dibattiti teologici del XII secolo,

Boezio scrive prendendo una posizione su questi temi, in una essendo

posizione laica,

console, con l'uso che rende i suoi scritti molto acuti e molto perspicaci.

della logica aristotelica

Questi scritti hanno molta fortuna nel medioevo e anche nel XII secolo. Nel De hebdomadibus

che è un Boezio formula la Dato che

opera ontologica, tesi per cui se le cose esistono sono buone.

l'unico bene in quanto sostanza è Dio, in che modo le sostanze in quanto sono, sono

buone. Questo è il problema chiaramente ontologico che tralascia la teologia. Ultima opera

di Boezio è la che appartiene alla È un opera

Consolatio philosophiae letteratura consolatoria.

filosofica composita, non facilmente riferibile ad un genere letterario. Le fonti principali

sono tra cui Aristotele, Platone e la cultura

fonti neoplatoniche contemporanee Ammonio e Proclo,

latina (Seneca, Cicerone e Agostino). C'è poi una sorta di climax ascendente.

Il XII secolo è stato definito da Boezio ha fatto scuola

Marie-Dominique Chenu Aetas Boethiana.

su vari piani e fu tradotto e commentato da vari autori. Come traduttore con la sua

preoccupazione per la verità letterale a costo dell'ineleganza, come creatore di un

e di un e come

vocabolario filosofico tecnico apparato concettuale in latino autore di definizione

LA CONSOLAZIONE DELLA FILOSOFIA

LIBRO PRIMO

1. Solo la filosofia può consolare davvero;

2. La è una donna e una terapeuta che fa la prima diagnosi: il problema di

filosofia

Boezio è una letargia (problema soggettivo);

3. La a Boezio che si lamenta in quanto filosofo, risponde che lei da sempre è

filosofia,

stata maltrattata e tuttavia per difendersi si è chiusa in una rocca astraendosi dalle

miserie del mondo per salvaguardare i suoi valori;

4. Apologia* di Boezio, in cui egli si lamenta delle sue disavventure, interessante dal

punto di vista storico in quanto Boezio li descrive citando i personaggi e i fatti e

interessante anche dal punto di vista teologico in quanto sviluppa problemi come la

teodicea, l'esistenza del male, dell'ordine cosmico e il disordine dei fatti umani;

5. L'esilio da se stesso, dalla sua natura, dalla sua condizione di filosofo (problema

sempre soggettivo) e urge dei rimedi graduali, non troppo forti perché inutili

filosofia

e dannosi*.

6. interroga Boezio per testare a che punto è arrivata la sua letargia. Il punto a

Filosofia

cui Boezio arriva è che il mondo è governato da Dio, né il caso, né la fortuna.

Questo è il punto principale da cui ricominciare a ricostruire la filosofia;

*L'apologia è stata studiata anche dagli storici, in quanto una miniera di riferimenti di

natura storica, tra cui l'inizio del Cinquecento. Questo per indicare la possibilità di leggere

un testo sotto una chiave diversa.

*L'opera non è lineare e questo per dire che la filosofia deve precedere gradualmente. Nel

primo libro filosofia si comporta come un medico che ascolta, fa una diagnosi e da dei

rimedi.

PROSA SECONDA

[6] Dimenticarsi di sé vuol dire dimenticasi della divinità che c'è in noi e quindi della

filosofia. Sia per Boezio, sia per Eckhart bisogna detergere gli occhi. Molti filosofi hanno

passato e superato questo stato con l'aiuto stesso della filosofia.

[7] C'erano delle polemiche tra lo stoicismo e il neoplatonismo. I primi avevano una visiono

materialistica della filosofia, in contrapposizione al neoplatonismo. 19/02/2015

Il è uno dei dell'opera. Il che esso affronta è il

carme 5 carmi principali tema contrasto tra l'ordine

Non ci sono dei riferimenti ai dogmi della cristianità, come

cosmico e il disordine della fortuna.

la trinità, la reincarnazione ecc. ma anche a quella che poteva essere una dottrina

cristiana accettata dai pagani. Infatti questa idea del principio che

Dio conditor, garantisce

è un non il Dio cristiano, ma colui che intreccia le

l'ordine della natura, Dio creatore pagano,

leggi delle cose, principio di legalità della natura. Nella ci sono delle

Preghiera di Boezio

che fanno rifermento ai 4 elementi naturali e serve a

metafore poetiche dimostrazione dell'ordine

cosmico.

Boezio fa una e anche se

distinzione tra eterno e perenne l'ordine della natura è perenne e finalistico,

tale fine non viene specificato. Solo il mondo umano è privo di una legge. Secondo Boezio

il mondo umano dovrebbe essere retto propriamente da un in quanto vi è un

ordine morale,

disordine in tale senso e Boezio lo fa notare nelle pagine precedenti, nella sua apologia. Il

problema del carme, alla fine della sua preghiera, è il disordine nel mondo umano e

l'ordine nel cosmo.

Nel carme finale del secondo libro sarà esplicitato qual'è cioè

il singolo principio cosmico, la

e nel carme nono del terzo libro, punto centrale di tutta l'opera, sarà

legge dell'amore

specificato a che Dio Boezio fa cioè non al Dio cristiano, ma

riferimento, al Dio del Timeo di

il Dio

Platone, che non crea l'universo, ma lo forgia sulla base delle idee e dei modelli ideali.

PROSA QUINTA

[5,I] Insistenza sulle lacrime e sui lamenti.

[3] L'allontanamento di Boezio dalla sua natura di filosofo, questo allontanamento è

volontario. La prospettiva di Boezio è soggettiva ed è una cattiva percezione sulla realtà.

[4] La libertà del filosofo sta nel confermare la propria mentalità a quella di Dio e nel non

leggere come cattivi gli eventi che accadono, in quanto parte della provvidenza divina.

[5] La città di cui qui si parla è la rocca della filosofia, nella quale Boezio si era stabilito:

nessuno poteva cacciarlo in esilio, ma solamente lui poteva andarsene, qualora lo volesse.

Niente infatti può restringere in alcun modo la libertà del filosofo (concetto senecchiano)

[7] Le lamentele di Boezio non sono inventate o ingiustificate, come non è sbagliato il suo

auspicio di ordine. Il problema di Boezio è l'essere vittima delle passioni e non gli fa

intendere come stanno realmente le cose. La procedura di cura deve essere graduale, dice

filosofia.

PROSA SESTA

[6,I] Nell'ultima prosa si saggia la capacità metafisica di Boezio. L'ultima prosa è costruita

sotto forma di dialogo platonico.

[3] Qui la filosofia verifica che Boezio abbia la scintilla, cioè la convinzione che il mondo sia

retto da Dio, quindi da un principio razionale e che non sia guidato dal caso o dalla fortuna

da cui far partire la cura . Boezio non ha ancora chiari i tre punti fondamentali per giungere

a questa: La definizione di uomo

◦ Il fine dell'universo

◦ gli strumenti del governo di Dio

Questi non vengono espressi subito, ma nel corso dell'opera.

[4] Dio creatore presiede alla sua opera, e non verrà mai un giorno che io abbandoni

questa affermazione così vera.” → Presupposto della cura di Boezio. La filosofia vuole

insistere su questo punto per poi far partire un artificio retorico che mette in risalto questa

capacità di Boezio con l'ignoranza negli altri tre punti. L'idea da cui parte Boezio, cioè Dio

regge l'universo. A livello filosofico Dio regge l'universo tramite delle leggi, come l'amore.

Platone nel con un discorso più articolato rende il concetto. Nel quarto libro è la

Timeo

provvidenza è lo strumento divino mentre nel mondo lo strumento è il fato. Si passa da un

idea filosofica comune in un sistema più perfetto.

[9] L'universo ha un fine, ma le passioni intorpidiscono Boezio.

[13] Le passioni possono essere superate in quanto male temporaneo.

[15] A tale domanda Boezio da una definizione aristotelica di che sia l'uomo e cioè un

animale razionale e mortale. Ma essa insufficiente in quanto non tiene conto dei rapporti

con Dio. Attraverso questa domanda conferma il male che affligge Boezio, che ha

filosofia

smesso di sapere cosa egli sia [17] e si sente esule e spogliato dai propri beni [18], ma il

vero filosofo, che è sapiente sempre, in quanto sapiente nel animo, non può essere

spogliato di nulla. L'idea di Boezio è ripresa da Eckhart il quale definisce l'uomo un animale

si razione e mortale, ma tale definizione appare anche per lui superficiale.

[19] Il fine dell'universo è il “sommo Bene” che Boezio confonde con i beni materiali. Gli

uomini potenti e felici non sono allora felici, perché hanno solo beni materiali.

[19] Boezio pensa che il mondo sia guidato dalla fortuna, ma non è così e non è per questo

che ci si lamenta perché è naturale che la fortuna dia è tolga.

Egli ha delle prospettive false sui tre punti. Secondo una le passioni

prospettiva stoica,

devono sparire attraverso una sorta di Soltanto attraverso una terapia

cura dalle passioni.

delle passioni, la mente può guidare verso la realtà attraverso una retta visione. Questa

idea di scacciare le passioni dall'animo umano finalizzata il trionfo dell'elemento intellettuale,

ma finalizza il Primi rimedi lievi proposti sono

trionfo dell'armonica cosmica nella mente umana.

finalizzati all'atarassia.

ELEMENTI FILOSOFICI DEL PRIMO LIBRO

1. Boezio si lamenta sulla sua cattiva sorte e c'è la consolazione della poesia

personificata dalle Muse, ma questa appare inadeguata e inaccettabile, alla quale si

contrappone la consolazione graduale della filosofia.

2. Si parla di letargia e cioè di Boezio che dimentica il vero sé.

3. Si parla di esilio dalla “vera patria” e quindi Boezio si è autoescluso dalla patri

filosofica.

4. Si parla della dimenticanza della definizione dell'uomo, quali sono gli strumenti

attraverso cui Dio guida il mondo e quale sia il fine dell'universo. L'unica cosa che

Boezio sa è che il mondo è retto dalla ragione.

5. Contrasto tra l'ordine cosmico e il disordine umano.

LIBRO SECONDO

Il Libro Secondo è il Nel parlano dell'incostanza

libro sulla fortuna. capitolo 1-3 della fortuna.

Legato a questo concetto tipicamente stoico è la cioè tutto quello che

“fortuna da prestito”,

l'uomo ha lo riceve in prestito e per il quale non si può lamentare se lo perde.

Altro tema è quello dei (dignità, potere, ricchezze, ricerca della gloria ecc.) alla

falsi beni

causa dei quali l'uomo perde la sua dignità.

Si comincia a delineare meglio in ma nel terzo capitolo sarà solo

concetto di felicità suprema,

abbozzato perché sarà meglio chiarito nel successivo capitolo.

PROSA PRIMA

[2] La fortuna per Boezio è cambiata, ma la filosofia gli lascia intendere che tutto quello

che può sembrargli un dure colpo del fato è solamente una sua illusione. É qui che entra in

gioco il tema che non ci si può lamentare della fortuna, in quanto essa di natura e

scostante.

[8] La retorica è valida solo se è sottomessa alla filosofia. È quel tipo di musica che anche

Platone ammetteva nel piano filosofico , in quanto utile per instillare negli animi dell'uomo

i giusti atteggiamenti e i convenienti sentimenti, non la musica che serve solo al diletto

momentaneo. Musica che indaga le leggi dell'universo e il mondo umano.

[9] C'è una grande prolificazione verbi come credere, apparire, stimare, a indicare che ciò

che si dive non sono dati di fatto, dati certi.

[10] La fortuna per natura è scostante. I latini distinguono la buona fortuna dalla cattiva

fortuna. In passato Boezio conosceva la buona fortuna e adesso conosce la stessa cosa,

ma cattiva. Questa entità è una ruota che gira sempre ed è costante per natura. Non

sarebbe fortuna se non mutasse. “ti illudeva” “ ti illudevi”. Avendo voltato le spalle a

Boezio ha preservato al sua natura, cioè l'essere scostante.

[12] La fortuna non può essere trattenuta quando è buona e non può essere scacciata

quando è cattiva. Indizio che la fortuna non può che arrecarci danno, anche adesso siamo

fortunati. Idea stoica che le cose sono indifferenti, cioè tutto ciò che non dipende dalla

nostra volontà sono indifferenti e la fortuna non sta al nostro volere, quindi ne siamo

indifferenti.

[16] Se accetti di essere guidato dalla fortuna devi sottostare al suo gioco e non te ne puoi

rammaricare se ti va male. È l'unico modo per vivere bene. Chi vuole fermare la sorte è

stolto e avido. 24/02/2015

Le prime tre prose del secondo libro e si tratta di prose in cui Boezio

Incostanza della fortuna;

riporta giustificazioni stoiche. Questi motivi circolano nell'epoca e quindi questa sezione

non è estremamente originale, anche se vi sono man man, per esempio nella quarta e

nella quinti, degli elementi molto interessanti. Nelle prime tre la filosofia comincia a

somministrare i primi medicamenti, abbastanza leggeri, onde evitare la incostanza della

fortuna. Il concetto fondamentale dove gira la seconda strofa è che all'uomo non

appartiene nulla che la fortuna da.

[4] All'uomo non appartiene nulla. L'uomo nasce solo e nudo.

[5] Quello che è dato all'uomo è dato in prestito; Nel nel punto 11, dice

Manuale di Epiteto,

“Non dire mai di una cosa l'ho perduta, ma l'ho restituito. Tuo figlio è morto, è stato restituito. Tua moglie è

morta, è stata restituita. Il tuo campo ti è stato sottratto, anch'esso è stato restituito. Di tutti questi beni non

curartene come se fossero tuoi, ma curatene come i viaggiatori in una locanda” .

[8] Nel momento in cui gli uomini si lamentano, questi lamenti sono di vittime, ma di

“rapaci” cioè di uomini che non si accontentano, quindi delle figure negative.

La nostra volontà non può possederla o fermarla;

[10] L'uomo ha la libertà di salire nel gioco della fortuna ed egli ha la possibilità di

goderne, a patto che esso non si lamenti. L'uomo allora collabora e si accorda con la

fortuna e non è completamente in balia. Il punto fondamentale di Boezio è che la volontà

umana non può far proseguire o fermare la fortuna. Il saggio e il sapiente si adegua al

corso della fortuna e della natura.

[14] La mutevolezza della fortuna può essere anche la speranza, in quanto la ruota può

ritornare dalla parte di Boezio, ma può essere anche un motivo di discordia, in quanto

potrebbe al contrario peggiorare la sua situazione. La felicità vera non è la felicità dei beni

e della fortuna, ma è una felicità che presiede l'animo umano. Punto 16 “Quando vedi

qualcuno versale lacrime perché il proprio figlio viene espatriato o perché i suoi beni vengano ad egli sottratto.

Ad affliggere quest'uomo non è quello che accade, infatti altri non si affliggerebbero per certe cose, ma ciò che

affligge quest'uomo è il giudizio di tali cose. Pertanto non esitare a partecipare dei suoi gemiti, ma tu fa

Il punto focale è non confondere l'evento con il giudizio

attenzione a non gemere interiormente.”

dell'evento.

Secondo Carme → Non è mai ricco chi si lamenta, perché egli si lamenta di non avere bene

materiali, e questi non sono i veri beni, e quindi sarà sempre alla ricerca di beni i quali non

lo soddisfaranno mai, ma egli gli sarà subordinato perdendo la sua identità di uomo,

diventando un “rapace”.

Prosa → Insiste sul concetto di “incostanza”: aggiunge il concetto di morte.

La filosofia elenca i beni principali rimasti a Boezio.

CARME II →

PROSA TERZA

[10] In un bilancio tra fortuna e sfortuna, Boezio sarebbe ancora in credito con la fortuna.

[11] Tutto passa, sia le cose fortunate, sia le cose sfortunate.

[12] Noi abbiamo un ruolo nel dramma della vita, come attori. Alla fine tutto scompare.

[14]Esistenzialista → c'è una fine a tutto con la morte. La filosofia risponde a

anti litteram

Boezio con il tema del cioè la morte fa scomparire tutto. Anche Boezio che è in

Tempo fugit,

carcere e prossimo alla condanna è soggetto alla morte, anche se la condanna non ci fosse

stata la morte prima o poi lo avrebbe preso.

CARME III

PROSA QUARTA

Tentativo di questa seconda parte è fare da cerniera in quanto in questa prosa si dice che

la felicità consista nell'interiorità. È un concetto che non viene ben sviluppato, ma solo

abbozzato. Il luogo dove questa sarà ben approfondita è il terzo libro. In questa prima

parte Boezio dichiara quali siano i veri beni e quali invece non lo siano.

[1] Siamo ancora in un ambito etico e non teoretico.

[2] Letteratura moralistica che riflette sui costumi e sui pensieri egli uomini in ambito

morale, cioè che una persona è più infelice quanto ha sperimentato la felicità prima ed è

caduta tragicamente i disgrazia.

[3] È la terza volta che si dice a Boezio quali e quanti beni egli ancora possiede.

[8] Sei vivo e in vita hai ancora tua moglie, tuo figlio, tuo suocero e quindi non ti puoi

affatto lamentare.

[12] Credi che esista una persona dotata di felicità completa? No. È un altro elemento

consolatorio. Anche se ci fosse esiste l'ansietà di perderli e quindi non può essere felice.

Non si può avere tutti i beni completamente ed essi non durano per sempre. In seguito

degli esempi classici della letteratura consolatoria stoica.

[15] C'è sempre qualcosa che ci porta ad lamentarci della propria situazione. Quando non

li si ha ci si lamenta e quando si arriva la si detesta. Sono tutti degli argomenti ancora

abbastanza leggeri.

Il fortunato non ha carattere, perché non ha provato le avversità.

[16] La sede della felicità è il luogo dell'anima.

[18] Quand'anche la felicità fosse piena, c'è sempre un elemento che non la rende piena,

l'elemento di ansietà.

[21] Si parla di felicità suprema, cioè l'essere padroni di sé.

[25] Entità che vive secondo ragione e a tale entità non può essere sottratto nulla, in

quanto non è fortuna, ma il sommo bene.

[28] La felicità vera è il sommo bene, cioè una mente che vive secondo ragione.

[29] La felicità che si ricerca con la morte è ovviamente immortale, in quanto la felicità

non la si può scoprire su questa terra, ma si deve ricercare nell'aldilà. Felicità → Sommo

Bene → Dio → Essere non terreno → la Felicità non è terrena. Boezio sa che l'uomo è un

essere razionale e mortale, ma anche che la mente dell'uomo è immortale.

→ Ricerca dei falsi beni

▪ CARME IV

PROSA QUINTA

[3] La ricchezza non è in sé nel denaro, ma nel suo utilizzo, quindi accumulare non serve a

nulla. Il denaro diventa prezioso nella misura in cui lo si da agli altri.

[7] I beni degli uomini: denaro, gioielli. Non sono gli uomini a fare le gemme e infatti

essere sono inferiori all'anima umana, in quanto non belle per natura. Le cose per gli stoici

possono essere due, le cose proprie virtù e vizzi e le cose estranee che sono indifferenti.

Le gemme, le opere della natura sono indifferenti, e quindi sono inferiori all'animo umano.

[9] Si ammira anche l'artificiosità dell'artefice. Una cosa è ciò che crea l'artefice e un'altra


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Corso di laurea: Corso di laurea in filosofia
SSD:
Università: Trento - Unitn
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher insintesiHegel di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della filosofia medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trento - Unitn o del prof Palazzo Alessandro.

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