Kant, Immanuel (1724-1804)
Kant legge i lavori di Hume, credendo che da questo sia stato risvegliato. Egli poi svilupperà una propria posizione scrivendo la “critica della ragion pura” (1781), occupandosi del problema della conoscenza. Nella “Critica della ragion pratica” invece si occuperà di morale. Del problema del bello scriverà nella “Critica del giudizio”.
Critica della ragion pura
Kant vuole stabilire i limiti della conoscenza, ovvero dove c’è conoscenza sicura e dove no. Questa posizione è il criticismo. Secondo Kant non conosciamo le cose per come sono in sé stesse, ma come ci appaiono, ossia la loro fenomenologia. Nell’apparirci si modellano su strutture mentali (categorie) uguali per tutti gli uomini, per questo la conoscenza è uguale per tutti. Ciò che è uguale per tutti è trascendentale.
Kant vuole rispondere a 3 interrogativi:
- Come è possibile la matematica come scienza?
- Come è possibile la fisica come scienza?
- È possibile anche la metafisica come scienza?
Scienza: è una conoscenza universale e necessaria, tale che valga per tutti e non si possa pensare il contrario.
Forme trascendentali, quali sono?
Kant divide due modi di conoscere: sensazione → estetica trascendentale (siamo passivi, riceviamo); intelletto → logica (c’è movimento di riflessione attiva sui dati pervenuti). Le forme a priori della sensazione sono due: spazio e tempo. Le forme si chiamano categorie e sono 12, ma le più importanti sono la causa-effetto e la sostanza. Una supercategoria è l’IO-PENSO, quella che garantisce uniformità all’esperienza.
Con le forme a priori della sensibilità e dell’intelletto abbiamo risposto a come sia possibile la matematica e la fisica in quanto scienze. Rimane la terza domanda: è possibile la metafisica come scienza?
La metafisica si occupa di definire la totalità dei:
- Fenomeni interni → anima (psicologia razionale);
- Fenomeni esterni → mondo (cosmologia razionale);
- Totalità delle totalità → dio (teologia razionale).
Il problema è se possiamo avere scienza andando al di là dell’esperienza. Kant risponde negativamente (paragone di Kant: la ragione si illude che oltre l’esperienza ci sia la scienza come una colomba che crede che senza l’ostacolo dell’aria, nel vuoto, voli meglio). La metafisica è una pseudoscienza.
Il problema della psicologia razionale è un paralogisma: avviene che noi prendiamo l’io-penso, la supercategoria che ci dà unità e lo consideriamo come una sostanza, lo sostantifichiamo, ma l’io-penso è in realtà un’attività unificatrice che funziona solo nel qui e ora. Io so che adesso funziona in modo unitario, nell’esperienza attuale. I problemi sull’anima sono privi di senso e soluzione. Il paralogisma (scambio) consiste nel trattare un’attività (l’io-penso) come una cosa.
Il problema della cosmologia è che abbiamo le cosiddette antinomie, ovvero c’è una tesi e un’antitesi in cui la ragione non riesce a scegliere. La ragione è l’intelletto che non analizza dati di esperienza ma vuole ambire alla totalità. Esempio di antitesi: tesi → il mondo è finito nello spazio e ha avuto un inizio nel tempo; antitesi → il mondo è infinito e non ha avuto inizio nel tempo. La ragione non riesce ad avere scienza di quella totalità che è il mondo, l’universo.
Per quanto riguarda la teologia, Kant si ferma davanti alle prove dell’esistenza di dio. Prova ontologica: dio è l’essere perfettissimo, ha tutte le perfezioni, quindi deve avere anche l’esistenza che è una perfezione. Nella nostra mente abbiamo i concetti delle cose con alcune caratteristiche (note), un concetto racchiude in sé diverse note. Un concetto ripete in sé tutte le caratteristiche del concetto. L’esistenza non è una nota del concetto di dio, è l’affermazione che l’oggetto è nella mia esistenza. Dio non è nella mia esperienza, non lo posso dimostrare. Un’altra prova fisico-teologica è quella che dice che siccome c’è un ordine nelle cose, c’è un creatore che ha dato l’ordine. C’è una certa quantità di ordine, non un ordine perfetto. C’è un’intelligenza.
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