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Kant: vita, opere e pensiero

Kant viene considerato dalla critica il più grande illuminista tedesco, pur avendo in sé caratteristiche che guardano già all’Idealismo (e, quindi, al Romanticismo). L’Illuminismo tedesco è un movimento molto debole se paragonato a quello francese (caratterizzato da una forte critica alla religione, del tutto assente in Germania) ed inglese.

Formazione e influenze

Kant fu allievo di Christian Wolff, uno dei massimi esponenti dell’Illuminismo tedesco occupatosi della sistematizzazione del pensiero filosofico di Leibniz, nonché, in accordo con la critica moderna, esponente del Pietismo, movimento di riforma protestante fondato diversi anni prima che punta tutto sulla morale personale, sul rapporto diretto con le Scritture. La formazione pietistica di Kant gli avrebbe ispirato l’importanza della volontà del singolo di fronte alla legge morale, punto focale nella sua filosofia.

Il Pietismo si schiera contro l’esteriorità delle pratiche religiose (come il protestantesimo originario), il che porta inevitabilmente ad una critica anti-wolffiana. Questa critica si può ritrovare anche nell’atteggiamento anti-metafisico di Thomasius, che iniziò ad insegnare in tedesco invece che in latino (“popolarizzazione” della filosofia che Kant, in realtà, non approverà mai); la metafisica di Leibniz e Wolff, secondo Thomasius, fa «crescere vermi nel cervello»: Wolff venne espulso dalla Prussia, ma l’atto creò tanto scandalo in Europa che poté rientrare pochi anni dopo.

La “volgarizzazione” della filosofia iniziata da Thomasius sfociò nel cosiddetto Illuminismo popolare, il cui massimo esponente fu Mendelson, e che consisteva nella propaganda di un Illuminismo che voleva più ampio fruire della cultura attraverso, per esempio, le riviste culturali dell’epoca.

Lessing e la religione razionale

Lessing (1729-1781), principalmente un letterato che però non disdegna gli studi filosofici, nella sua commedia Nathan il saggio racconta la storia dei tre anelli, che è una metafora delle tre grandi religioni monoteiste: nessuna è vera, quella vera è la religione razionale ed illuminista. In Educazione del genere umano viene presentata una grande filosofia della storia nella prospettiva di raggiungere la religione razionale, che non necessita di alcuna liberazione.

Biografia di Immanuel Kant

Kant nacque nel 1724 a Konigsberg -dove visse per tutta la vita- da una famiglia abbastanza povera; studiò nel collegio pietistico e poi entrò a sedici anni all’università della città, dove studiò matematica, fisica, teologia etc. Concluse l’università del 1746 ed iniziò il lavoro di precettore. Nel 1755 iniziò la carriera accademica ottenendo la libera docenza. Nel 1766 ottenne il ruolo di bibliotecario e, finalmente, nel 1770 divenne professore ordinario in filosofia con la Dissertazione del 1770, discorso che segnò l’inizio del suo periodo critico. Dal punto di vista caratteriale, il nuovo lavoro significò il passaggio dal giovane e brillante insegnante al professore metodico e serio che si dimostrò in seguito. Dal punto di vista filosofico, questi aspetti possono forse essere richiamati.

Opere principali

Dopo la Dissertazione ebbe un periodo di fermo in cui non scrisse nulla, fino al 1781 quando pubblicò la Critica della ragion pura. Ciò che sembra strano nella vicenda editoriale della prima Critica è che, nelle lettere scritte da Kant fino a poco prima della pubblicazione, il filosofo afferma chiaramente di essere ad un punto morto e di non sapere come scrivere l’opera; sei o sette mesi più tardi l’opera, monumentale, è ultimata. Questo fa pensare alla Critica come all’assemblaggio di materiali già precedentemente scritti, il che spiegherebbe anche alcune lacune ed il disordine espositivo talora notabile.

  • 1788: Pubblicazione della Critica della ragion pratica
  • 1790: Pubblicazione della Critica del giudizio

Nel 1794 ebbe uno scontro con il re di Prussia in seguito al suo scritto sulla religione, in cui si dimostrava vicino al deismo. Nel 1796 si ritirò dall’insegnamento e iniziò a soffrire di demenza senile. Quando Fichte scrisse un’opera che si occupava di reinterpretare il “vero kantismo” e quando gli allievi dello stesso Kant negarono che l’interpretazione fosse corretta e lo spinsero a confutare lui stesso la tesi di Fichte, egli tenne un discorso in merito, ammettendo però di basare la sua opinione sui pareri degli allievi e su una recensione, in quanto non era più in grado di leggere un’intera opera filosofica.

Percorso filosofico

Si potrebbe schematizzare così il percorso filosofico di Kant: periodo pre-critico (ancora sostenuta la possibilità della metafisica) – Dissertazione del 1770 (prima opera di atteggiamento critico) – periodo critico (si interroga sulla possibilità della metafisica).

Le fasi iniziali, di formazione, sono caratterizzate da un forte interesse per la scienza del suo tempo, soprattutto per l’opera di Newton, che fece interamente sua e sulla quale rifletté fino al 1770 e ispirandosi alla quale scrisse Storia naturale e universale e teoria dei cieli, un’opera poco diffusa a causa del fallimento dell’editore di poco successivo alla pubblicazione. In quest’opera Kant esplicò la sua teoria (“teoria della nebulosa originaria”, che riduce l’intervento divino alla creazione di tale nebulosa, poi il mondo avrebbe avuto il suo corso grazie solo alle forze meccaniche) sulla nascita del sistema solare che verrà poi ripresa dall’astronomo francese Laplace.

Riflessioni sulla metafisica

Dal 1770 crebbero i suoi interessi per la filosofia e iniziò il periodo di riflessione sulla possibilità (= condizioni garanti di legittimità di una forma di sapere) della metafisica. D’accordo con Wolff, Kant divise la metafisica in due ambiti differenti: la metafisica generalis (= ontologia > studio indifferenziato dell’essere) e la metafisica specialis (= studio di particolari “oggetti”: anima, Dio e mondo nel suo complesso). Fin dall’inizio si verificò, però, una certa perplessità per il metodo di Wolff: l’intera metafisica è fondata su due principi (causalità e non contraddizione), cioè su conoscenze razionali che non hanno bisogno di esperienza, dunque costituenti di una realtà razionale ed universale. In questo contesto Kant condivideva la tesi che vedeva le idee come forme della ragione che non sono caratteristiche del cervello umano, ma regole generali che sottostanno alla realtà, il che porta ovviamente all’omogeneità e alla razionalità del reale.

La differenza tra filosofia e matematica

Da Cartesio in poi si era cercato di fare una filosofia che avesse le stesse caratteristiche di certezza ed universalità della matematica, e lo stesso aveva tentato anche Wolff. Kant, invece, vedeva una grande differenza tra le due discipline: la matematica nella sua forma pura costruisce interamente i suoi oggetti e, quindi, i suoi concetti (= sapere costruttivo); la filosofia, invece, riflette su oggetti già dati. Questo è il primo limite della filosofia ammesso da Kant.

L’unico argomento possibile per la dimostrazione dell’esistenza di Dio

Nell’opera Unico argomento possibile per la dimostrazione dell’esistenza di Dio Kant distinse rigidamente tra i concetti di essenza ed esistenza. Questa opera, in cui è già ben visibile la perplessità circa il sapere metafisica, è una sistematica messa in discussione delle “prove” tradizionali dell’esistenza di Dio e soprattutto di quella detta argomento ontologico (di Anselmo d’Aosta, Cartesio e Wolff). Anselmo, nell’esplicazione della sua prova, parte da un Salmo che dice: «lo stolto in cuor suo nega l’esistenza di Dio». Secondo Anselmo, se lo stolto nega, significa che comunque lo pensa, e lo pensa come ente con tutte le determinazioni umane potenziate al massimo livello. Se è così, significa che ne pensa soprattutto l’esistenza (che è una delle determinazioni). Dunque, Dio esiste.

Questa prova era stata rifiutata anche da autori della stessa Scolastica (es: Tommaso d’Aquino). L’obiezione di Kant si fondava sul fatto che l’esistenza non è una determinazione concettuale; secondo Kant, infatti, non cambia nulla nell’azione del pensare il soggetto che io lo pensi esistente o meno. L’esistenza è, invece, una «posizione assoluta» (e qui vediamo in Kant il rifiuto della posizione platonica, ideistica).

Kant propone allora un argomento alternativo, che si articola nel seguente modo: esistono determinazioni che, essendo esistenti, solo concettualmente non creano problemi ma, se sono pensate su realtà esistenti, prevedono appunto l’esistenza, cioè hanno bisogno dell’esistenza perché chi le pensa possa avere una qualche conoscenza. Secondo Kant...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/06 Storia della filosofia

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