Hegel
In Hegel c'è un’accezione più di tipo logico. I romantici rifiutano di vedere una logica finita e rigida. Dobbiamo capire il verbo “porre”; l’assoluto pone una realtà, l’energia si solidifica in una realtà. È un po’ come se l’energia si condensasse in una massa, come una forma di immanentismo: c’è un fluido che passa all’interno di tutte le cose.
Le opere di Hegel
Hegel vive tra gli ultimi decenni del '700 e muore nel 1831. Le opere principali si collocano tra il 1807 e il 1821, ossia in pieno periodo romantico. Vede nella realtà un’attività razionale, che in noi arriva a conoscersi. La logica nella nostra testa è la stessa che c’è all’interno della realtà. Questa grande mente per Hegel è l’Idea. Hegel è convinto che l’universale pone i particolari che siamo noi. Ciò che è reale è razionale, ciò che è razionale è reale.
C’è un mito di cui Hegel si serve per spiegare il concetto: la dea egizia velata della città di Sais. Nessuno osa sollevare il velo fino a quando arriva un discepolo più ardito degli altri che solleva il velo e dietro il velo vede se stesso. Così avviene quando solleviamo il velo, vediamo quella realtà che siamo noi.
Logica e ontologia
C’è un’identità di logica (studio delle strutture nella nostra mente) e ontologia (studio delle strutture della realtà). Anche Hegel usa le categorie; in Kant sono forme a priori del pensare umano, uguali per tutti i soggetti. In Hegel sono anche forme della realtà.
Organizzazione del sistema di Hegel
Dobbiamo vedere come si organizza il sistema di Hegel. Abbiamo parlato del suo principio, si tratta di capire come si organizza. La nostra mente, la nostra piccola mente, diciamo che è una mente lucida, buona, organizzata quando ha i suoi concetti ben chiari e distinti e al tempo stesso ha la visione del pensiero; allo stesso modo in Hegel si insiste sempre sia sul momento dell’unità, sia sul momento della distinzione. È una grande mente vivente, una totalità vivente, però una totalità articolata, una totalità in cui è presente unità e distinzione.
Il momento della distinzione, cui Hegel tiene, fa capire che Hegel non butta via del tutto l’intelletto. Hegel tiene l’intelletto. Tiene sia il momento dell’analisi, sia il momento della sintesi: sintesi ci può essere di qualcosa di ben distinto. Quindi, il momento dell’intelletto per Hegel a differenza dei romantici resta fondamentale. Il momento della distinzione, della precisione.
Assoluto e finitezza
Il sistema di Hegel si articola così: l’assoluto, che è la stessa cosa che dire l’Idea, deve conoscersi come assoluto, cioè deve conoscersi come essenza interna, vivente di tutta la realtà. Come anima di tutta la realtà. Per conoscersi come essenza della realtà, occorre che sia posta la realtà. Deve essere posta la molteplice realtà finita, perché l’assoluto possa conoscersi come ciò che è comune a tutta la realtà. Il finito, la finitezza è necessaria all’infinito per potersi conoscere come infinito. Il particolare deve esserci perché l’universale possa conoscersi come l’universale comune a tutti i particolari. In altre parole, l’assoluto deve conoscere se stesso nell’altro da sé. L’altro da sé è la finitezza, la molteplicità. Solo perché c’è questa molteplicità, questa finita molteplicità, l’assoluto può conoscersi come anima del tutto. Quindi, per conoscere sé nell’altro da sé occorre che sia posto questo altro da sé, tutta la realtà molteplice nella sua finitezza.
Però attenzione, questo altro da sé non deve essere assolutamente altro: deve essere tale che al suo interno mi possa riconoscere, cioè deve essere posta una natura molteplice, però l’interno della natura deve essere razionale, in modo che l’assoluto che questa Razionalità possa riconoscere sé nell’altro da sé. Riconoscersi in quello che apparentemente è altro da sé: la molteplice, variatissima finitezza. E sembra non razionale. La natura inizialmente ci sembra l’altro da noi, però andando dentro la natura noi scopriremo delle leggi, scopriremo una razionalità. La razionalità che agisce dentro di noi scoprirà se stessa anche dentro la realtà. Riconoscere sé in ciò che sembra altro da sé.
Riconoscimento della razionalità
Quindi abbiamo già ciò che occorre: che esista una natura molteplice e che poi ci possa essere un riconoscimento. Un riconoscimento della razionalità, questo avviene nell’uomo. Il momento del riconoscimento è il momento, dice Hegel, questa razionalità diventa cosciente di essere una realtà, di essere l’anima della realtà, di essere sé nell’altro da sé. Questo è il momento dello spirito. Quindi avremo Idea, natura, spirito.
E, infatti, Hegel dapprima studia questa razionalità che poi si mostra dentro la realtà, prima la studia in sé e per sé, astrattamente: quali sono i momenti di questa grande mente, di questa totalità articolata. Questo momento, lo studio di questa razionalità prima di vederla incarnata nella natura e nel mondo dell’uomo, quindi studiandola in sé e per sé, è il momento della logica. La logica, la prima parte del sistema, è lo studio dell’Idea in sé e per sé. Hegel ha un paragone: è come studiare dio prima che prenda corpo nella natura e nel mondo degli uomini, prima che si dia un corpo finito.
La natura e il cammino dello spirito
Il secondo momento è la natura. Quindi, la scienza dell’Idea nel suo farsi altro da sé, nel suo distendersi nella finitezza, nel suo darsi corpi finiti distesi nello spazio e nel tempo, mentre nel primo momento lo studio dell’Idea è senza tempo. Nella natura c’è questo distendersi nella finitezza.
Poi all’interno di tutta questa finitezza della natura c’è una parte di uomini che possono andare dentro la natura, studiarla, scoprire dentro la natura e anche dentro il mondo umano delle leggi. E allora qui inizia il cammino dello spirito, l’auto-riconoscimento. L’Idea nell’uomo arriva a conoscersi come essenza di tutta la realtà, a conoscere sé nell’altro da sé. E quindi si riconosce come assoluto.
Schema circolare di Proclo
È uno schema circolare che noi troviamo già nel mondo antico, alla fine del mondo antico con un filosofo non molto noto ma importante: Proclo. Nel V secolo d.C. aveva illustrato uno schema circolare in cui si parte dall’uno (potremmo paragonarlo all’assoluto) che pone la molteplicità e dalla molteplicità poi torna a se stesso. Dall’uno viene il molteplice: è il movimento che Proclo chiama del procedere da sé (in greco è proodos, cioè processione) e poi l’altro movimento, cioè dal molteplice avviene il ritorno verso l’uno (in greco è la epistrophé). Lo stesso in modo più articolato avviene in Hegel.
Il momento dello spirito
Il momento dello spirito comprende tutto il mondo umano, qui Hegel parte dall’antropologia, cioè l’emergere della natura e poi viene a studiare la società degli uomini. La società, la storia, la cultura e poi avviene questa scoperta dello spirito. Questa tripartizione è presente nell’opera di Hegel in cui è esposto tutto il sistema e si chiama “Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio” (1817), in cui Hegel vuol fare vedere che il proprio punto di vista non è arbitrario. Hegel in quest’opera vuol far vedere nella Fenomenologia dello Spirito (1807) parte dal nostro senso comune. Parte dalla veduta degli uomini comuni e fa vedere come questa veduta contenga delle contraddizioni che la spingono oltre se stessa verso delle altre posizioni di pensiero, delle altre filosofie. E in ognuna di queste filosofie si trova che è insufficiente e ognuna spinge fino ad arrivare alla sua posizione.
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