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per spiegare il condizionato, cioè il sapere scientifico. Sostanzialmente sono la stessa

opera ed hanno comunque un "postulato"

in comune: l'affermazione del "valore" della fisica e della matematica e il

conseguente "disvalore" del sapere metafisico.

Da ultimo bisogna ricordare anche l'uso terminologico alquanto difficile che viene

usato da Kant nella "Critica"; tale linguaggio

è diventato un punto di riferimento della filosofia successiva al punto che la lingua

tedesca soppianterà del tutto il latino nelle

filosofie ottocentesche. Del tutto nuovo è l'uso che Kant fa del termine

"trascendentale"; egli per trascendentale intende la

conoscenza del nostro modo di conoscere gli oggetti, ossia la condizione della

conoscibilità degli oggetti: cioè ciò che

il soggetto mette nelle cose nell'atto stesso del conoscere, ossia l'a priori.

Struttura dell'opera

I.Introduzione

A.problemi della "Critica"

B.teoria dei giudizi

1.giudizi analitici

2.giudizi sintetici

a.a priori

b.a posteriori

II.Dottrina trascendentale degli elementi

A.Estetica trascendentale (dottrina che studia le strutture della sensibilità e le sue

"forme" a priori)

1.spazio e tempo ("intuizioni pure" o "forme della sensibilità"; sono le forme

a priori del soggetto, modi o funzioni del

soggetto)

B.Logica trascendentale (dottrina dell'intelletto: studia l'origine dei concetti ed i

concetti a priori)

1.analitica trascendentale (esposizione delle leggi del pensiero nella sua pura

forma - uso legittimo) Intelletto =

facoltà di giudicare cioè unificare il molteplice sotto una rappresentazione

comune a.analitica dei concetti - "deduzione trascendentale delle categorie"

(appercezione trascendentale o

"Io penso")

b.analitica dei principi - "schematismo trascendentale" (distinzione

fenomeno - noumeno)

2.dialettica trascendentale (esposizione della logica della conoscenza illusoria

- uso illegittimo) Ragione = facoltà di

sillogizzare cioè l'intelletto si spinge oltre l'esperienza possibile; critica

dell'Intelletto nel suo uso "iperfisico"

a.psicologia razionale - ha per oggetto l'anima ed i suoi paralogismi

b.cosmologia razionale - ha per oggetto il mondo con le sue antinomie

c.teologia razionale - ha per oggetto Dio quale ideale della ragion pura

(uso regolativo delle Idee della ragione)

III.Dottrina trascendentale del metodo

A.disciplina della ragion pura

B.canone della ragion pura

C.architettonica della ragion pura

D.storia della ragion pura

[La dottrina trascendentale del metodo studia quel tipo di sapere che è possibile

costruire a partire dalle strutture della nostra conoscenza.]

Teoria dei giudizi

Per giudizio Kant intende la connessione di due concetti; ad esempio S è P, dove per

S si intende il soggetto e P è il predicato.

Vi possono essere tre tipi di giudizio.

1) giudizi analitici -

il predicato esprime un carattere già compreso nel concetto:

sono a priori, cioè universali e necessari e, quindi, non hanno

bisogno dell'esperienza. (Esempi di questi giudizi sono: gli

scapoli sono uomini, o, come afferma Kant, "i corpi sono

estesi"(2)) Tali giudizi sono mere tautologie(3) perché non

arricchiscono la nostra conoscenza(4), sono puramente

esplicativi; il principio di identità e di non contraddizione

fondano tali giudizi.

2) giudizi sintetici a posteriori -

connettono soggetto e predicato in base ad una constatazione

di fatto, conseguentemente non sono universali e necessari - a

priori - ma arricchiscono la nostra conoscenza. (Esempi di

questi giudizi sono: "i corpi sono pesanti", so questo solo

dopo aver di fatto pesato dei corpi) Tali giudizi sono

estensivi del nostro conoscere, naturalmente in senso

empirico; l'evidenza, nel senso di esperienza, fonda tali giudizi

"sperimentali".

3) giudizi sintetici a priori -

il predicato aggiunge una nozione nuova a quella del soggetto

(5) e sono universali e necessari (6). (Esempi di tali giudizi

sono le operazioni matematiche come: "7 + 5 = 12") Tali

giudizi sono amplificativi del nostro conoscere proprio in

base alla loro apriorità; la matematica e la fisica contengono

proposizioni che non sono frutto di semplici generalizzazioni di

esperienze, ma sono necessarie ed universali pur non essendo

analitiche. Solo con tali giudizi si dà una scienza rigorosa.

Il problema della "Critica" diventa ora quello di stabilire come sono possibili i giudizi

sintetici a priori; il che equivale a

chiedersi: come si giustificano le scienze matematiche e la fisica? È possibile fare

della metafisica una scienza?

Estetica trascendentale

I giudizi sintetici a priori sono possibili perché l'oggetto su cui sono pronunciati è un

"fenomeno"; fenomeno è il prodotto

risultante dai dati della sensibilità e da certe "forme a priori" che ordinano tali dati in

una unità oggettiva. I

concetti dell'intelletto non esprimono mai la "cosa in sé", essi non sono altro che

forme unificatrici dei dati della sensibilità. Si

può quindi affermare che il principio supremo dei giudizi sintetici a priori afferma

che: "le condizioni della possibilità

dell'esperienza (7) in generale sono ad un tempo condizioni della possibilità degli

oggetti dell'esperienza".

La "forma" del fenomeno viene dal Soggetto: è l'a priori della sensibilità, l'intuizione

pura che prescinde dalle concrete

sensazioni. Ma quali sono tali "forme pure a priori"? Esse sono spazio e tempo.

Spazio e tempo sono "intuizioni pure" o

"forme" della sensibilità in quanto altro non sono che modi e funzioni del Soggetto;

spazio e tempo non ineriscono alle cose, ma

sono "forme" della nostra intuizione sensibile, sono "forme" del Soggetto, cioè

"idealità trascendentali". Spazio e

tempo, quindi, non esistono in sé, ma soltanto in noi.

Concludendo si può affermare che la "forma" della conoscenza sensibile dipende da

noi, il contenuto no, ci è "dato".

I giudizi sintetici a priori sono possibili perché si fondano sulle intuizioni pure di

spazio e tempo; sono universali e

necessari, ma hanno valore nel ristretto ambito fenomenico.

Analitica trascendentale

L'analitica trascendentale rappresenta la "parte positiva" della logica trascendentale e

studia gli elementi della conoscenza pura

dell'intelletto e i principi senza i quali nessun oggetto può essere assolutamente

pensato; insomma studia le forme a priori

dell'intelletto. Per Kant, quindi anche l'intelletto, come la sensibilità, avrà le sue

forme a priori e tali forme le avrà anche la

ragione (8); per non confondersi nella complessa struttura kantiana, il tutto può essere

così schematizzato:

Disciplina Facoltà Forme a priori

estetica trascendentale

sensibilità spazio e tempo

analitica trascendentale

intelletto categorie

dialettica trascendentale

ragione idee

Nell'analitica dei concetti Kant vuol dimostrare che senza "concetti puri", cioè le

categorie, non vi sono oggetti

d'esperienza; dimostra ciò tramite quella che lui chiama la deduzione trascendentale

delle categorie. Le categorie entrano

necessariamente a costituire gli oggetti d'esperienza: l'oggetto d'esperienza è

costituito proprio dalle intuizioni, sensibili, e dalle

categorie. Ma cosa sono le categorie? Le categorie sono i modi in cui l'intelletto

unifica e sintetizza, sono "forme

unificatrici, sintetizzatrici" dei dati sensibili (9), sono i fondamenti della possibilità di

ogni esperienza in generale. Capiamo

così perché per Kant l'intelletto sia la facoltà di giudicare; ossia unificare un

molteplice sotto una rappresentazione

comune.

Nascono a questo punto due domande:

1.quali e quante sono le categorie?

2.come entrano in funzione le categorie nei principi dell'intelletto?

Alla prima domanda Kant risponde che i supremi concetti possono essere dedotti

facilmente dalle "funzioni dell'unità nei

giudizi"; infatti la tavola delle categorie è perfettamente speculare a quella dei

giudizi: se dodici sono i tipi di giudizi allora dodici

saranno le categorie. Ecco che così Kant può dire che "l'oggetto è ciò nel cui concetto

il molteplice di una data

intuizione è unificato": cioè, l'intelletto mediante le categorie pensa quanto

nell'intuizione è "dato". Però la

sensibilità mi dà una molteplicità di sensazioni riguardanti uno stesso oggetto, questo

vuol dire che l'unità dell'oggetto della

conoscenza non può venire dai dati della sensibilità; tale unità viene dall'intelletto,

dall'unità della coscienza, dall'"Io penso"

(10). Questo "Io penso" è la condizione della conoscibilità dell'oggetto unità suprema

delle dodici categorie. L'unità

dell'oggetto è l'unità che tiene strette le varie proprietà dell'oggetto: è il "legame" (11)

che viene espresso nel giudizio. Così è

"dedotta", ossia giustificata, dimostrata la presenza unificatrice dell'intelletto per

costituire l'oggetto. I giudizi sintetici a priori

sono possibili perché le leggi di natura, cioè gli oggetti, sono conosciute "a priori" e

non per generalizzazioni di esperienze. Le

"leggi di natura" sono imposte dall'intelletto stesso perché l'intelletto, con le sue

categorie, costituisce l'oggetto

dell'esperienza; l'intelletto è autore e non spettatore di esso. Le leggi non esistono nei

fenomeni, ma solo,

relativamente al soggetto a cui i fenomeni si riferiscono.

Alla seconda domanda Kant risponde nella analitica dei principi in cui viene esposta

l'applicazione delle categorie, cioè

"come" avviene di fatto la sussunzione (12) delle intuizioni empiriche sotto le

categorie. Dato che i principi derivanti dalle

categorie costituiscono il complesso delle conoscenze a priori che possiamo avere

sulla natura, la loro "sussunzione" avviene

tramite lo schematismo trascendentale. Lo schematismo trascendentale è "il modo di

comportarsi dell'intelletto con gli

schemi"; ma cosa è uno "schema"? Lo "schema" è un intermediario tra le categorie e

il dato sensibile che serve ad eliminare

l'eterogeneità dei due elementi della sintesi: è "generale" come la categoria e

"temporale" come il contenuto dell'esperienza.

Per questo motivo si può affermare che lo "schema" altro non è se non la condizione

universale di applicabilità delle

categorie alle intuizioni (sensibili). La condizione generale secondo la quale la

categoria può essere applicata a un oggetto è

il "tempo"; quindi lo schema è una determinazione a priori del tempo.

Ma nell'analitica dei principi si trova un altro tema tipicamente kantiano: la

distinzione fenomeno-noumeno; tale distinzione

rappresenta il punto d'arrivo del "dualismo gnoseologico" e quindi di quella "parabola

filosofica" iniziata da Cartesio che ha

avuto nella rivoluzione scientifica galileiana, poi newtoniana, la sua costante fonte

d'ispirazione. Per Kant il fenomeno non

esaurisce tutta la realtà, però la conoscenza fenomenica è l'unica sicura; il noumeno,

invece, rappresenta la cosa-in-sé ed è

inconoscibile; è, secondo Kant, la sfera della metafisica. L'intuizione sensibile umana

è fenomenizzante: si ammette un sostrato

metafenomenico, ossia noumenico; il noumeno può essere pensato, ma non

conosciuto. Il noumeno è un concetto limite, serve a

circoscrivere le pretese della sensibilità.

Dialettica trascendentale

La dialettica trascendentale è la "parte negativa" della logica trascendentale ed ha

come scopo la critica dell'intelletto nel suo

uso "iperfisico" per smascherarne le sue infondate presunzioni. L'intelletto da solo

non basta per rappresentare un oggetto,

serve un "materiale" da unificare: la sensibilità. Le categorie, pur essendo

dell'intelletto puro, non possono essere applicate a ciò


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AUTORE

flaviael

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+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Storia della filosofiaII per l'esame del professor Mori. Gli argomenti trattati sono i seguenti: la critica della ragion pura, l'intuizione come appartenente solo al sensibile, un concetto "puro" è, per definizione, indipendente dai "dati" della sensibilità, struttura dell'opera sulla critica della ragion pura.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in filosofia
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della filosofia II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Mori Massimo.

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