Hegel (1770 – 1831)
Con Hegel si raggiunge il culmine dell’idealismo: eliminazione della cosa in sé; realtà intesa in senso spirituale; riporta il finito all’infinito, intendendo la ragione come una facoltà che coglie l’infinito e come strumento di conoscenza.
Gli scritti
Gli scritti pubblicati da Hegel si suddividono in:
- Scritti giovanili → prevalente interesse religioso-politico;
- Scritti della maturità → interesse storico-politico.
Tra gli scritti giovanili:
- Positività 1793-1800 → quasi tutti di natura teologica: “Vita di Gesù”; “La positività della religione cristiana”;
- 1801 → primo scritto filosofico (saggio) dove si schiera dalla parte di Schelling: “Differenza dei sistemi della filosofia di Fichte e Schelling”.
Tra le opere della maturità:
- 1807 → dove dichiara il distacco dalla dottrina di Schelling: “Fenomenologia dello spirito”;
- 1812-1816 → “Scienza della logica”;
- 1817 → la più compiuta formulazione del sistema di Hegel: “Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio”;
- 1821 → opera più significativa: “Lineamenti di filosofia del diritto”;
- Postume → dopo la sua morte, gli scolari raccolsero, ordinarono e pubblicarono una sintesi delle lezioni tenute nell’università di Berlino: “Lezioni sulla filosofia della storia”; “Lezioni sulla storia della filosofia”.
Gli scritti teologici giovanili
Rigenerazione etico-religiosa e rigenerazione politica
Hegel parte dall’idea di superare le contraddizioni e le lacerazioni presenti a livello politico e culturale nel suo tempo. Vuole riconciliare ciò che l’Illuminismo ha diviso: uomo e divino; soggetto e oggetto; finito e infinito. Ma in lui c’è anche la volontà di un rinnovamento politico (vd Platone), che deve appunto partire da un rinnovamento religioso e morale (vd Rousseau). Si muove in un contesto di rinnovamento generale in Germania e il fatto che veda la situazione politica affiancata a quella religiosa deriva dal fatto che da Lutero in poi (“Cuius regio, eius religio”) politica e religione erano in stretta unità ed andavano di pari passo.
“La positività della religione cristiana”
Secondo Hegel, il Cristianesimo è fondato su un messaggio d’amore (uomo/Dio; uomo/uomo), che tende ad unire e non a separare, basato sul sentimento di amore interiore fra l’uomo e Dio. Nelle chiese cristiane positive (= reali), che hanno costruito una “religione positiva”, ci si è allontanati da questo messaggio d’amore e dal richiamo dell’interiorità: la loro religione è costruita in base a dogmi oggettivamente fissati ed imposti, a leggi morali codificate e precetti del tutto esteriori. Hegel critica duramente le strutture delle Chiese cristiane affermatesi dopo la morte di Gesù: in esse sarebbe sparito il messaggio religioso del maestro.
Lo sviluppo dialettico della storia della religione
- Tesi: Mondo greco (integrazione) → esisteva una profonda unità tra: uomo e Dio: la religione del mondo greco era politeista, antropomorfa (→ non c’erano differenze fra l’uomo e la divinità); non era una religione imposta; uomo e natura: la filosofia greca non era antropocentrica, ma cosmocentrica; uomo e società; uomo e stato: le polis (concetto organicistico).
- Antitesi: Ebraismo (scissione) → Dio è considerato come una potenza assoluta, estranea e separata dalla natura, che dà i comandamenti, punisce e si vendica: profonda inimicizia uomo/natura ed ostilità con gli altri uomini: l’uomo ripone la salvezza solo in Dio e nell'aldilà; la natura è nemica dell’uomo (vd. diluvio universale); l’inimicizia riguarda anche i rapporti con gli altri uomini (popolo eletto/resto dell’umanità). Gli ebrei hanno finito per scindersi con la diaspora.
- Sintesi: Cristianesimo (mediazione) → mantiene alcuni elementi dell’ebraismo, ma viene introdotta l’incarnazione e la figura di Gesù: predica il messaggio di amore e di perdono: infinito che si fa finito; Dio che si fa uomo. Si giunge ad una perfetta unità uomo/Dio, ancor più consapevole di quella esistente nel mondo greco, perché avviene dopo la separazione. Sintesi = recupero della tesi + arricchimento dato dall’antitesi (struttura triadica) secondo Hegel il recupero dei valori originari del Cristianesimo può essere la base per un ritorno alla conciliazione,
I capisaldi del sistema
Secondo Hegel non è possibile fissare i metodi per filosofare prima di far filosofia → da lui non vennero mai teorizzati, ma si possono ricavare da un’analisi delle sue opere; le tesi di fondo del suo idealismo sono:
- L’identità tra ragione e realtà;
- La risoluzione del finito nell’infinito;
- La funzione giustificatrice della filosofia.
La realtà è spirito La (non sostanza) non va intesa in modo statico (come Spinoza: immobilità delle leggi e meccanicismo naturale). ↓ è soggetto, Pensiero, Idea → frutto della produzione di un principio libero, attivo, creativo, dinamico ed immanente, che sviluppandosi prende progressivamente coscienza di sé a livelli sempre più alti. Spirito è tutta la realtà e, in modo più preciso, è il processo di autocomprensione della realtà Realtà = organismo unitario di cui tutto ciò che esiste è manifestazione; si autoproduce e progressivamente diviene consapevole di sé. Lo Spirito è un principio immanente nulla esiste al di fuori di esso ed è conscio nell’uomo, inconscio nella natura.
La risoluzione del finito nell’infinito
Finito = è solo una manifestazione parziale dello sviluppo dell’infinito (lo Spirito è un principio immanente finito ed infinito non sono separati); da solo non è reale → il suo fondamento è l’infinito, di cui il finito è solo un’astrazione. Infinito = fondamento del finito; si determina attraverso una serie di momenti finiti. Si attua ponendo i singoli momenti finiti e superandoli di volta in volta (ogni momento finito va sempre oltre il precedente). Il finito esiste unicamente nell’infinito e per l’infinito.
“Vero è l’intero”
Per cogliere il reale bisogna considerare l’infinito perché ogni realtà finita è destinata a superare un’altra. La conoscenza autentica è quella che unisce, non quella dell’intelletto che separa la filosofia torna ad essere sistema. N.B.: la filosofia di Hegel si configura come una teoria che vede nel mondo (= il finito) la manifestazione o la realizzazione di Dio (= l’infinito).
L’identità tra reale e razionale
Il soggetto spirituale infinito che sta alla base della realtà viene denominato da Hegel con il termine Idea o Ragione, intendendo con queste espressioni l’identità di pensiero ed essere, ragione e realtà.
“Ciò che è razionale è reale, ciò che è reale è razionale” (“Lineamenti della filosofia del diritto”)
Razionalità vera: la prima parte → la non è un’astrazione o un modello a cui tendere ed in base a cui giudicare la realtà non è una guida dall’esterno, ma è la forma immanente della realtà nella sua totalità (è la struttura costitutiva della realtà); realtà: seconda parte → la nei suoi fondamenti non è caotica ma è lo sviluppo di una struttura razionale necessaria (no meccanicistica), che si manifesta in modo inconsapevole nella natura, consapevole nell’uomo. Essere e dover essere coincidono → la realtà è come deve essere, tutto ciò che deve esistere esiste.
Giustificazionismo storico
Hegel venne accusato di giustificazionismo storico: nella realtà non esiste il male in quanto questa è giusta così com’è: non va criticata né giudicata, ma capita e compresa nella sua totalità.
La funzione della filosofia e il dibattito sul “giustificazionismo storico”
La filosofia non deve criticare la realtà, ma capirla e comprenderla. Hegel ritiene che il compito della filosofia consista nel prendere atto della realtà e nel comprenderne le strutture razionali che la costituiscono.
Paragone: nottola di Minerva = uccello notturno che si alza sul far della sera filosofia = conoscenza più alta (giunge alla fine di un determinato percorso della realtà): è la presa di coscienza di un percorso già dato e avvenuto, perciò:
- Non critica;
- Non può anticipare la storia,
- Ma arriva quando un’idea si è già oggettivata e incarnata nella storia la comprensione della realtà diventa giustificazione della stessa, quando si ritiene essa sia razionale.
La filosofia elabora in forma concettuale i contenuti dell’esperienza per dimostrarne la razionalità immanente, ovvero la connessione necessaria che tra questi esiste non si riferisce ai singoli momenti, ma alla trama.
Il “giustificazionismo storico” di Hegel: si riferisce non ad un piccolo evento preso in se stesso, ma alla trama razionale della realtà non giunge ad escludere l’esistenza di realtà accidentali (= inutili o superficiali rispetto al grande sviluppo della realtà). Della storia importa ciò a cui ha portato (→ cause finali, esiti), non il singolo evento quel che conta è la trama razionale della realtà (il finito preso da sé è solo un’astrazione).
Problema del male: provvidenza immanente e non trascendente nella realtà: tutto viene letto in chiave storica (la realtà è la storia). La realtà non coincide con la singola esistenza. Il male può anche esistere, ma quello che conta nella storia sono gli esiti.
Hegel critica l’illuminismo affermando che è facilissimo criticare la realtà e sostenendo che colui che critica la realtà non è filosofo, in quanto si ferma alla superficie.
Lo sviluppo dialettico dello Spirito
Lo Spirito ha uno sviluppo dinamico, attraverso tre fasi (logiche e non cronologiche):
- Tesi: idea in se stessa e per sé = programma logico razionale della realtà che prescinde dalla sua realizzazione (paragonabile a Dio prima della creazione → ha in mente le ragioni seminali). Studiata dalla logica.
- Antitesi: idea fuori di sé = si nega come Idea e si aliena (= farsi altro da sé) nel suo essere altro l’Idea si fa natura, nella dimensione spazio-temporale (la natura non è autonoma, ma è il momento fondamentale del farsi della ragione). La Natura è l’estrinsecazione e l’alienazione dell’Idea nella dimensione spazio-temporale del mondo. Studiata nella filosofia della natura: giustifica e fonda le singole scienze naturali.
- Sintesi: idea che ritorna in sé → l’Idea, dopo essersi estraniata nella Natura, torna alla consapevolezza di sé nell’uomo (soggettività consapevole) emerge la coscienza. È lo Spirito, ovvero l’Idea che dopo essersi fatta natura torna presso di sé nell’uomo.
L’uomo ha come coeterna condizione la Natura e come coeterno presupposto l’Idea in sé. Studiata dalla filosofia dello Spirito: fonda tutto ciò che è disciplina che interessa all’uomo.
N.B: la realtà ha uno sviluppo dialettico che si basa sulla risoluzione del finito nell’infinito: lo Spirito si fa come processo (andamento dinamico) che pone i singoli momenti finiti e successivamente li supera (negandoli come momenti finiti) portandoli ad un livello più alto di realizzazione (viene “inverato ad un livello più alto”), dove ogni momento finito preso insieme è indispensabile per comprendere la realtà.
Identità pensiero / essere; reale / razionale (Parmenide, Eraclito) la dialettica è contemporaneamente:
- Legge di sviluppo della realtà;
- Metodo che l’uomo deve usare per comprendere la realtà.
La dialettica a livello gnoseologico
Nell’“Enciclopedia” Hegel distingue i tre momenti o aspetti del pensiero:
- Tesi = momento intellettuale-astratto: consiste nel concepire la realtà come un insieme di momenti finiti e separati il pensiero si ferma alle singole determinazioni del finito, limitandosi a considerarle nelle loro differenze reciproche e secondo il principio di identità e di non-contraddizione (= ogni cosa è se stessa e il diverso esclude l’opposto). Si chiama: intellettuale: perché l’uomo si serve dell’intelletto come facoltà del finito; astratto: perché l’intelletto, che si rivolge solo al finito, è fermo a delle astrazioni.
- Antitesi = momento negativo-razionale (interviene la ragione): utilizzando la ragione si capisce che ogni singolo momento finito per essere compreso deve essere messo in relazione con altre determinazioni. “Omnis determinatio est negatio” (Spinoza) = ogni affermazione sottintende una negazione; ogni cosa è ciò che è perché esclude caratteristiche che non gli appartengono (Spinoza: “omnis determinatio est negatio”) salta il principio di non contraddizione (finito è solo una parziale realizzazione dell’infinito). Ogni cosa per poter essere interamente conosciuta deve essere messa in relazione con il suo opposto principio di contraddizione (= possibilità di trovare una sintesi dei contrari).
- Sintesi = momento positivo-razionale: si coglie l’unità delle singole determinazioni, comprese come momenti parziali di una unità più ampia che le comprende tutte si coglie la realtà nella sua concretezza e nella sua totalità.
In sintesi, quindi, la dialettica consiste in:
- Affermazione di un concetto (= tesi);
- Negazione di tale concetto e passaggio ad un concetto opposto (= antitesi);
- Unificazione delle precedenti affermazione e negazione (= sintesi) recupero della tesi + superamento dell’antitesi.
Aufhebung = “togliere e conservare” viene eliminata l’opposizione.
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Storia della filosofia II
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