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Storia della filosofia contemporanea - Marx

Appunti di Storia della filosofia contemporanea per l’esame del professor Quarta sulla vita e il pensiero di Marx. Gli argomenti trattati sono i seguenti: il Capitale, il Manifesto, Karl Marx, Engels, il Comunismo, il Capitalismo, la Rivoluzione operaia.

Esame di Storia della filosofia contemporanea docente Prof. A. Quarta

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sopravvivere grazie all’aiuto economico di Engels, che nel frattempo si é stabilito a

Manchester per lavorare in una filiale dell’azienda paterna.

L’opera più cospicua è Il Capitale , il cui primo libro viene pubblicato nel 1867. Intanto nel

1864 a Londra si costituisce l’Associazione internazionale degli operai, nota anche come

Prima internazionale. Nel 1881 muore la moglie di Marx e, nel gennaio 1883, la sua figlia

maggiore. Poco dopo, il 14 marzo 1883, a Londra, muore anche Marx.

I primi scritti

Marx giovane è considerato un filosofo.

Marx adulto è considerato un economista.

Questa distinzione non è propriamente corretta. Anche le opere economiche e politiche

hanno delle valutazioni morali nel campo della filosofia. La filosofia è presente in tutte le

sue opere.

Marx non fa una pura economia politica, ma fa una critica dell’economia politica.

Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico (1843)

3*

Marx rilegge la Filosofia del diritto di Hegel e commenta paragrafo per paragrafo la parte

riguardante lo Stato Prussiano. Non critica, quindi, l’intera opera di Hegel, ma si ha,

comunque, un forte distacco dal suo pensiero.

Per Marx le proposte hegeliane sono antinomie o tautologie e propone alcuni esempi per

dimostrarlo.

Il primo esempio è il rapporto tra famiglia e società civile da una parte e lo Stato

dall’altra. Hegel da un verso dice che lo Stato è una necessità esterna mentre da un altro

dice che esso è fine immanente della famiglia e della società civile. Per Marx, se lo Stato

è una necessità esterna va contro la famiglia e la società civile; se, invece, è il fine allora

esso è un perfezionamento della famiglia e della società civile. Da una parte, quindi, la

famiglia e la società civile sono presupposti dello Stato; dall’altra lo Stato si presenta

come una totalità che si divide in famiglia e società civile.

Hegel dà importanza all’idea che pone sopra il reale: cerca di dedurre il reale dalle idee.

Per Marx, però, l’idea presuppone già il reale.

La famiglia e la società civile sono i reali, il soggetto, gli attivi. Lo Stato è il passivo.

L’importanza è data al reale.

Dov’è la verità? È nel mezzo perché gli eccessi sono sempre errati.

Un secondo esempio è il rapporto tra potere costitutivo (costituzione) e potere legislativo.

Per Hegel la Costituzione da una parte è presupposto del potere legislativo, dall’altra essa

consegue il suo ulteriore sviluppo dai legislatori.

Le leggi sono la base del potere legislativo, ma questo fa le leggi.

Per Marx queste due affermazioni sono in contrasto. Come si risolve? Accettando che

anche le Costituzioni sono fatte da un potere legislativo diverso da quello contenuto nelle

Costituzioni stesse. Questa soluzione richiede la visione della formazione e

trasformazione degli Stati.

Sono le rivoluzioni sociali a fare le Costituzioni.

La realtà storica è il fondamento dei concetti filosofici e giuridici e della democrazia

sociale. Marx dà importanza a questa realtà storica.

Per Marx bisogna vedere come si formano e si trasformano gli Stati. La trasformazione

non è progressiva (come diceva Hegel), ma rivoluzionaria.

Marx è convinto che non è la società politica a determinare la società civile. Quest’ultima

è intesa da Marx come l’espressione degli interessi economici. Gli interessi economici

sono le condizioni materiali di vita.

Marx arriva alla conclusione che non è lo Stato a determinare la società civile, ma il

contrario.

La seconda idea è che gli interessi economici determinano lo stato.

Con Marx si giunge al materialismo storico.

Le critiche di Marx ad Hegel, quindi, si possono sintetizzare in due

punti: Hegel mette il predicato al posto del soggetto e

1. subordina la società civile allo Stato.

2.

La questione ebraica (1844)

4*

Ne La questione ebraica si ritrovano gli stessi temi fondamentali della Critica,

organizzati però secondo un nuovo ordine sistematico.

L’opera è scritta in polemica a Bauer secondo cui gli ebrei devono lasciare la loro

religione per abbandonare l’emancipazione politica. Per Marx, però, questo non ha senso

e non basta perché l’emancipazione politica non è emancipazione umana.

Non basta cambiare religione, ma bisogna liberarsi dello spirito mercantile, di guadagno.

I veri problemi sono quelli economici.

L’opera è una critica anche alla civiltà borghese che, secondo Marx, va abolita.

La società borghese è solo "una cornice esterna agli individui"; i quali non si identificano

in essa, come non si identificano nello Stato in cui essa si esprime; tanto è vero che negli

ordinamenti liberali vige il sistema rappresentativo con cui i cittadini non riconoscono a

se stessi un'immediata identità politica, ma eleggono dei loro "rappresentanti" ai quali

solo riconoscono la facoltà di esercitare le funzioni politiche. In questo periodo,

evidentemente, Marx pensa alla società come a una comunità armonica e compatta, in cui

l'uguaglianza si fonda sulla solidarietà; in cui quindi non c'è separazione tra "stati

sociali"; in cui l'individuo si identifica col corpo sociale, che ne costituisce l'essenza.

Per giungere a questo tipo di società Marx individua fin da ora la necessità dell'abolizione

della proprietà privata, fonte di tutte le contraddizioni tipiche delle società borghesi e

principale ostacolo per l’attuazione di un’autentica uguaglianza.

“Manoscritti economico-filosofici” (1844)

In quest’opera Marx espone i primi risultati sui suoi studi degli economisti classici, in

particolare di Adam Smith e David Ricardo.

Marx vuole studiare il rapporto tra economia politica e lo Stato, il diritto, la

morale e la vita civile.

I Manoscritti hanno molte citazioni di economisti e definizioni di vari concetti.

Salario : corrisponde sempre al minimo necessario per mantenere in vita l’operaio e

5* la sua famiglia. Con l’introduzione di tecnologie si produce di più, ma questo non

tocca l’operaio: non si diminuisce l’orario di lavoro, non si aumenta il salario, ma

aumenta solo il profitto. Quindi l’operaio vive sempre in condizioni di miseria.

Profitto

: non dipende dall’attività e dall’intelligenza del capitalista, ma è tutto ciò

6* che esso ha, mantiene e controlla.

Capitale : non è che la proprietà privata dei prodotti del lavoro altrui.

7* Rendita fondiaria : non implica nessun contributo da parte del proprietario.

8*

La massima produzione di ricchezza coincide con il massimo impoverimento dell’operaio.

L’economia politica parte dalla proprietà privata senza spiegarla.

Marx vuole spiegare ciò che l’economia politica non spiega: da dove nasce la proprietà

privata?

Nasce dall’alienazione del lavoro umano.

Il prodotto del lavoro è l’oggettivazione del lavoro.

La proprietà privata è il risultato dei prodotti del lavoro umano; essa appare come una

privazione, una perdita del lavoratore.

L’operaio mette nell’oggetto del suo lavoro la sua vita.

È necessario che il lavoratore si riappropri dei prodotti del suo lavoro.

Ci sono diverse conseguenze dell’alienazione del lavoro:

il lavoro diventa estraneo al lavoratore: la ricchezza prodotta è per gli altri; il suo lavoro

1. non è volontario, ma costretto, forzato; non è quindi il soddisfacimento di un bisogno, ma

soltanto un mezzo per soddisfare bisogni estranei. Per tutto ciò, l’uomo si sente libero

solo nelle sue funzioni animali (mangiare, bere, procreare, e anche abitare una casa e

vestirsi), e si sente niente più che una bestia nelle sue funzioni umane, cioè nel lavoro;

il prodotto rende estranea anche la propria attività;

2. l’uomo, con il suo lavoro, aliena dalla sua natura stessa come uomo; il lavoro non

3. appartiene più al suo essere, e quindi ne suo lavoro egli non si afferma, ma si nega, si

sente non soddisfatto ma infelice, non sviluppa una libera energia fisica e spirituale, ma

sfinisce il suo corpo e distrugge il suo spirito; il lavoro diventa solo un mezzo per

sopravvivere; il lavoro è solo un modo per conservare la sua vita animalesca;

l’uomo diventa alienato dall’altro uomo: io sono un animale in mezzo a tanti animali.

4.

Il lavoro alienato diventa oggetto di un’altra persona, godimento del padrone, del capitalista.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in filosofia
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Giuseppe.massimo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della filosofia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Salento - Unisalento o del prof Quarta Antonio.

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