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Storia della filosofia contemporanea

Introduzione

La filosofia nasce come indagine sulla natura (filosofi della natura, dal 7o sec. a.C.), poi questa indagine si è autonomizzata con la rivoluzione scientifica. Il mito spiegava la realtà in un modo diverso, i primi filosofi tramite concetti astratti. Aristotele sistematizza il metodo della scienza, deduttivo, spiega il particolare a partire da un principio colto, perché è autoevidente (principi metafisici alla base della realtà sono autoevidenti). Galilei sviluppa il metodo sperimentale → osservazione, misurazione, sperimentazione. Si passa a una concezione quantitativa della natura.

La filosofia continua ad occuparsi dell’etica-antropologica. La psicologia come scienza nasce alla fine dell’Ottocento. A Lipsia Wundt fonda il primo laboratorio di psicologia: si associa il metodo scientifico ad essa, approccio empirico (si occupa del come … come si manifestano i fenomeni psichici).

Filosofia- Psicologia = in dialogo → ragione umana è aperta, su qualsiasi oggetto di indagine è irrinunciabile riflettere su... (la riflessione sulla psicologia è filosofica). Lo scopo della filosofia è un’attività, riflessione, analisi delle opinioni sul mondo e su noi stessi, si serve di argomentazioni per giustificare le convinzioni. Filosofia è complementare a qualsiasi altra scienza.

Dall’Ottocento al Novecento

Dall’ottimismo al pessimismo: Il passaggio tra Ottocento e Novecento viene identificato come la crisi del positivismo, da cui si generò la reazione antiscientista di Bergson. Ebbe origine e si diffuse il pragmatismo di Peirce e James; venne recuperato il pensiero kantiano da Cassirer; Nietzsche anticipò i temi del Novecento.

  • Ottimismo dell’800 → progressi tecnologici e scientifici, 2o riv. industriale = entusiasmo verso il progresso da parte dei borghesia industriale e capitalistica.

La crisi dell'ideologia borghese

  • Radici nel Medioevo.
  • In età moderna → scoperte geografiche (rafforzamento borghesia) ma anche dal punto di vista politico-istituzionale con il rafforzamento della monarchia. Essa trova nella borghesia un sostituto per l’amministrazione del regno, a discapito dell’aristocrazia.
  • 1600/1800: ascesa borghesia che culmina con la rivoluzione francese.
  • Terzo stato dà origine alla riv. (poveri + alta borghesia intellettuale).
  • Nel Risorgimento istituzioni politiche che si affermano sono espressione della monarchia (es. Vittorio Emanuele II e Cavour) → Stati liberali.
  • Ideali borghesia = liberismo in campo economico (Stato non deve intervenire eccessivamente nella gestione dell’economia) e politico (divisione dei poteri e concessione di costituzioni).

Reazione delle classi emarginate

  • Reazione delle classi emarginate e sfruttate contro il liberismo: valori borghesi combattuti e contestati.
  • Nell’800 entra in crisi → si affermano modelli alternativi (es. Manifesto del partito comunista, Marx) = evoluzione tesi fondamentali.
  • Soprattutto contraddizioni interne: imperialismo, corsa alle colonie (per avere approvvigionamento energetico per l’industria).
  • Nonostante l’equilibrio tentato da Bismark.
  • Fine della belle epoque → 2 guerre mondiali (= paura e delusioni), regimi totalitari, guerra fredda, superamento blocchi contrapposti ma conseguente vuoto ideologico, catastrofe ecologica.

Il 900 è caratterizzato dal pessimismo, dalla crisi viene messo in discussione il senso della vita e tutti i fondamenti del sapere. Nel Novecento viene meno un orizzonte positivo condiviso, l’uomo contemporaneo perde la capacità di affrontare il male del mondo a partire da un'ipotesi di senso condivisa. L’uomo non coltiva più la sua umanità, perde di vista sé stesso → individualismo. La scienza infatti può anche non portare al progresso, potenziale distruttività.

La crisi del soggetto autocosciente

L’uomo non capisce più il perché delle cose, questa crisi è una novità =

  • Uomo è sempre stato al centro dell’universo, per il pensiero classico (teoria tolemaica) e il pensiero cristiano, che esprime la signoria e l’unicità dell’uomo sulla terra, come fine del Creato.

Res cogitans - 1600: per Cartesio l’uomo è una (l’uomo è l’unico a possedere il pensiero); per Pascal è una (autocoscienza → consapevolezza della nostra coscienza).

Entra in crisi... Freud descrive la crisi parlando di 3 mortificazioni, di cui l’ultima lo vede responsabile. La prima mortificazione all’ingenuo amor di sé è l’aver appreso che l’uomo non è più al centro dell’universo (teoria copernicana) = perdita coordinate esistenziali dell’uomo. La seconda mortificazione riguarda il fatto che anche la signoria sulla terra sia preclusa. La natura dell’uomo non è qualitativamente diversa da quella degli altri animali (Darwin). Non c’è motivo di ritenere che tutto il creato sia finalizzato all’esistenza e al benessere dell’uomo, che però può ancora ritenersi l’unico essere razionale. Freud abbatte anche quest’ultima illusione. La terza mortificazione riguarda l’indagine psicologica, l’apporto alla psicanalisi, esistenza dell’inconscio = uomo non è più padrone del proprio io, ma in balia di forze inconsce che non può conoscere né dominare.

Il termine di questo processo è coinciso da un lato con la crisi della società borghese e dall’altro con la crisi del sapere. Fino all’inizio del Novecento il sapere era considerato episteme, ossia conoscenza certa; ma i progressi delle scienze arrivarono a mettere in discussione sia il sapere sia la ragione. Anche la filosofia si trovò nella necessità di definire la sua funzione e il suo scopo e tentò di produrre una risposta alla crisi d’identità, organizzandosi intorno a due tendenze.

Risposte filosofiche alla crisi: colmare incertezza

  • Tendenza epistemologica → riflessione rigorosa sulla conoscenza scientifica, sui fondamenti. Si afferma in Inghilterra e in America (lingua inglese). Questi filosofi sono definiti analitici: attraverso l’analisi logica e del linguaggio è possibile offrire fondamenti alla conoscenza scientifica, riconquistando un po’ di certezza.
  • Tendenza antropologica → rivendicare la peculiarità dell’uomo, per certi versi in opposizione con la conoscenza scientifica. Heidegger afferma che la scienza non pensa.

Queste due tendenze sono opposte, due finalità della filosofia opposte. Frege è il capostipite della filosofia analitica, Husserl di quella continentale, ma entrambi partono dall’indagine nello stesso ambito di ricerca, la filosofia della matematica.

  • Continentali → esistenzialismo (Heidegger, Jaspers e Sartre) → ermeneutica (Dilthey, Heidegger, Gadamer) → scuola di Francoforte (ripresa del marxismo; Adorno, Apel Horkheimer, Habermas) → strutturalismo (Levy-Strauss, Foucault, Lacan)
  • Analitici → neopositivismo (Wittgenstein, Circolo di Vienna, Popper, post-popperiani) → filosofia analitica (Wittgenstein, Russell, Moore, Cambridge-Oxford philosophy, Quine) → neopragmatismo (Rorty, Putnam)

Secondo la filosofia continentale il senso della vita è problematico e va recuperato individualmente. Tenta di offrire un progetto per l’uomo, non a partire dalla scienza, ma dall’analisi della condizione umana, che coinvolge anche la sfera gnoseologico-epistemologica. Quella analitica manifesta il bisogno di certezza, chiedendosi quale sia il fondamento dell’episteme. Vede nel linguaggio il punto di partenza per qualsiasi indagine relativa al mondo.

Concezione positivista

La cultura europea, dal 1840 fino alle soglie della prima guerra mondiale, è stata dominata dal positivismo, affermatosi sulla scia dell’entusiasmo provocato dalla forte espansione economica e industriale e dalle conquiste ottenute dalla scienza. Fondato da Auguste Comte, pubblica volumi sul “Corso di filosofia positiva”. Il positivo è qualcosa di effettivo, reale, concreto → la conoscenza scientifica. Secondo questa concezione, la scienza si basa sui fatti positivi, cioè sperimentabili. È il paradigma della razionalità e afferma il primato della scienza.

Il sapere scientifico si è evoluto attraverso vari stadi: teologico, metafisico (fino all’avvento della riv. scientifica), scientifico. Le leggi della fisica e matematica sono semplici da analizzare, ma gradualmente la scienza vuole conoscere ciò che difficilmente è universalizzabile = nasce la chimica, la biologia (le scienze della vita). La complessità massima è l’uomo, quindi il culmine dello stadio positivo si basa sull’individualità. Nasce quindi la sociologia in grado di formare leggi universali sull’essere umano. Il metodo delle scienze naturali quindi non vale solo per lo studio della natura, ma anche per lo studio della società, cioè per la sociologia.

È una delle correnti più importanti dell’800 ed esprime il clima ottimistico, che vi era a livello economico → è la sovrastruttura culturale del sistema politico-economico borghese (secondo Marx).

Questa concezione entra in crisi, critica al positivismo:

  • “Crisi dei fondamenti” = in realtà è positiva, deriva dall’interno della scienza stessa.
  • Obiezioni esterne = reazione antiscientista di Bergson.

Crisi dei fondamenti

È l'insieme delle vicende scientifiche tra XIX e XX sec., che determinarono una trasformazione dell’immagine oggettiva e universale della conoscenza tipica della modernità e del positivismo.

Premessa: la geometria euclidea, che ha rappresentato per anni il modello dello spazio fisico, non è l’unico modello = è costituita da assiomi o postulati, proposizioni autoevidenti → 5 assiomi di Euclide:

  • 1. Su un piano euclideo tra due punti passa una sola retta.
  • 2. La retta può essere prolungata indefinitamente.
  • 3. Dato un punto e una lunghezza si può descrivere una circonferenza.
  • 4. Tutti gli angoli retti sono congruenti.
  • 5. Da un punto esterno alla retta passa una sola retta → non è autoevidente e non è derivabile come teorema, dai primi quattro postulati anzi segue una negazione del quinto.

Quindi vengono scoperte le geometrie non euclidee.

Conseguenze in filosofia

La scoperta delle geometrie non euclidee apre problemi dal punto di vista ontologico (piano della realtà) ed epistemologico.

Sul piano ontologico... Qual è la vera struttura dello spazio? La vera geometria? Il convenzionalismo. Scegliamo il sistema geometrico che è più comodo in un determinato momento: convenzioni (scelta della geometria euclidea, parabolica, iperbolica) = ipotesi di Poincaré e Duhem → esponenti del convenzionalismo. Poincaré si chiese quale fosse la natura degli assiomi e concluse che non sono né giudizi sintetici a priori né fatti sperimentali, ma convenzioni.

Sul piano epistemologico, l’evidenza non è più criterio di fondazione del sapere scientifico → evidenza non è sinonimo di verità (dall’evidenza, contenuto alla forma), non è più criterio delle giustificazioni scientifiche. Nasce una nuova disciplina, la logica matematica: descrive la forma delle discipline e studia le proprietà metateoriche dei sistemi formali (si basa sui caratteri formali). Nasce quindi la logica formale, inventano un simbolismo che descrive la struttura formale di una teoria e le sue proprietà.

Tra i principali programmi di ricerca:

  • Logicismo: teorizzato da Frege, per fondare la validità di un sistema formale si devono condurre le teorie matematiche a teorie originarie, ossia alla teoria degli insiemi. Il concetto di insieme è un concetto logico. Poi questo programma entra in crisi, poiché Russell individua delle antinomie nel suo logicismo, che hanno la struttura dell’antinomia del mentitore (Epimenide il cretese dice “tutti i cretesi sono bugiardi” = autoreferenzialità, riferire a sé delle proprietà). Riguarda gli insiemi che non contengono sé stessi, immaginiamo uno di questi insiemi… contiene o no sé stesso? Dopo queste antinomie Frege passa dalla filosofia della matematica a quella del linguaggio. Quindi l’intento di Frege di costruire tutta la matematica su basi logiche, fu vanificato da Russell.
  • Formalismo: (Hilbert) si concepisce il numero non come concetto, significato, ma come un segno sulla carta e la matematica come manipolazione di simboli senza significato. La mente umana non è solo calcolo, manipolazione di simboli, ma apprensione intuitiva di concetti → teoremi dell’incompletezza.

Conseguenze nelle scienze empiriche

  • Relatività: spazio e tempo non sono più valori assoluti, ma relativi, variano reciprocamente → spazio varia secondo le variazioni temporali. Senza i sistemi euclidei, Einstein non avrebbe formulato questa idea.
  • Elettromagnetismo e fisica quantistica: crisi del meccanicismo della scienza moderna, secondo cui spazio e tempo erano valori assoluti (Heisenberg dice che a volte le particelle hanno posizioni indeterminate). Il meccanicismo è la concezione filosofica che aveva interpretato il mondo in termini di materia e movimento. Si riferisce a una concezione riduzionistica della scienza, secondo cui esiste una scienza fondamentale, la meccanica. Quello che minò la concezione positivistica fu l’uso delle geometrie euclidee di Einstein: nella teoria della relatività usò un’altra geometria. Questo comportò che la geometria euclidea non solo non poteva più essere considerata la descrizione vera dello spazio, ma neanche la descrizione più comoda.

Bergson: critica al positivismo

È un autore francese nato a Parigi nel 1858 da famiglia ebraica, si avvicina al cattolicesimo. Fu premio Nobel per la letteratura. Le opere principali sono “Saggio sui dati immediati della coscienza” “Materia e memoria- 1889”, - 1896” e “Evoluzione creatrice - 1907”.

Elementi di antiscientismo

  • La concezione del tempo.
  • La concezione dell’uomo e della conoscenza.
  • La concezione del cosmo.

La concezione del tempo

Fa una critica filosofica al concetto di tempo. La scienza ne da una definizione, ma lo fraintende e non ne coglie la vera essenza → lo considera come spazio = successione di istanti. Il tempo per come lo concepisce la scienza non esiste. Secondo lui il positivismo non è in grado di spiegare la realtà, poiché basa la sua riflessione sul tempo spazializzato, senza prendere in considerazione il tempo dell’esperienza concreta (la durata).

Quindi cos’è? Allora come si manifesta il tempo nella sua irriducibilità? La vera essenza è la durata, ossia un fluire indistinto di elementi eterogenei, caratteristica della coscienza = la percezione di questo fluire, della durata è custodita nella memoria. La memoria è una facoltà dell’uomo a differenza del ricordo. Propone la contrapposizione tra tempo della scienza, spazializzato, e il tempo della coscienza, ossia la durata, memoria, che rappresenta la proprietà specifica della coscienza. La memoria è l’essenza della coscienza.

La concezione della conoscenza e dell’uomo

L’incomprensione sulla natura del tempo è sorta dalla confusione tra intuizione e intelligenza. La scienza assolutizza il tempo, poiché assolutizza e usa solo una facoltà umana: l’intelligenza → capacità di scomporre la realtà in elementi semplici per finalità pratiche, è la facoltà di fabbricare oggetti artificiali in mancanza di strumenti naturali, è consapevole. Non può darci una conoscenza unitaria della verità, se scompone non unisce e non ha quindi una visione globale dell’oggetto. Lo scopo dell’intelligenza è trovare il mezzo per risolvere le difficoltà: adeguata a scopi pratici e non ad acquisire nuova conoscenza. Un altro strumento per la conoscenza immediata è l’istinto, ci mette in relazione con la realtà, ma non è riflessivo, quindi non è propriamente conoscitivo.

L’istinto caratterizza gli animali e si avvale di strumenti organici, presupponendo la conoscenza dello strumento. Qual è la facoltà specifica conoscitiva dell’uomo, attraverso cui conosciamo il tempo come durata? L’intuizione è l’organo conoscitivo della scienza, forma di conoscenza immediata, è un processo puramente intellettivo ed è l’istinto cosciente di sé (per definizione non è corporea, in quanto la conoscenza dovrebbe essere sensibile). Quindi l’intuizione è l’organo della filosofia che produce conoscenza, al contrario dell’intelletto che tende a semplificare la realtà.

→ a questa capacità corrisponde la capacità umana della memoria = uomo quindi non è riducibile a materia. Vuole proporre una forma di dualismo: uomo costituito da materia e memoria (spirito).

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/06 Storia della filosofia

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