Storia della filosofia
Cartesio
Cartesio (René Descartes) nacque nel 1596 in Francia da una famiglia nobile. Ricevette un'istruzione canonica ed entrò nel Collegio gesuitico. Partecipò alla Guerra dei Trent'anni, ma poi abbandonò la carriera militare per dedicarsi allo studio della matematica e della scienza dopo il sogno rivelatorio avuto in una notte di novembre nel 1619.
Cartesio attraversò una crisi tra gli anni Venti e Trenta, in concomitanza con il trasferimento in Olanda. In questo periodo Cartesio scoprì che le “verità matematiche” non sono qualcosa di indipendente da Dio ma, al contrario, sono create da Dio stesso come tutti gli altri enti di questo mondo. Quindi non si tratta di verità eterne, valide di per sé.
La presa di posizione di Cartesio
Questa presa di posizione è decisiva per due motivi:
- Mette in crisi il dogma che faceva della matematica il luogo stesso della verità.
- Fa entrare nella filosofia di Cartesio la questione teologica, fin lì del tutto ignorata.
Cartesio sostiene che l'esistenza di Dio è la prima di tutte le verità, da cui tutte le altre discendono. Venne invitato a corte dalla Regina Cristina di Svezia nel 1649 e ammalatosi di polmonite morì a Stoccolma del 1650.
La svolta della filosofia moderna
Con Cartesio avviene la svolta della filosofia moderna. Le sue idee maturano tra il 1620-30. Un lavoro importante di questi anni è costituito dalle Regole per la guida dell'intelletto in cui enuncia il principio fondamentale di tutta la sua riflessione e che costituisce la base di ciò che chiamerà il suo “metodo”.
Per Cartesio la filosofia e la scienza si devono concentrare sulla fonte di ogni sapere, cioè la mente umana. Cartesio vede la matematica come il modello del sapere certo, il modello di ogni conoscenza. In ogni ambito si possono accettare soltanto le conoscenze evidenti, come quelle matematiche appunto, che respingono ogni dubbio e incertezza.
Gli strumenti conoscitivi
All'epoca delle Regole, Cartesio ritiene che la scienza si fondi su due strumenti conoscitivi: l'intuito e la deduzione. Con l'intuito la mente coglie direttamente la verità senza bisogno di ragionamenti. Quando questa immediatezza non è possibile, è necessario utilizzare la deduzione con cui si connettono nozioni diverse.
Il progetto delle Regole rimane incompiuto e privo di uno sbocco pubblico.
Il Mondo
Un'altra opera rimasta incompiuta di Cartesio ma che riflette un pensiero più maturo è Il Mondo. Essa si basa sulla convinzione che tutta la natura possa essere compresa a partire dal movimento delle particelle della materia e quindi il suo scopo sarà quello di ridurre tutti i fenomeni fisici a semplice movimento di materia. Gli ultimi capitoli sono dedicati allo studio del corpo umano.
La grande scoperta di Cartesio infrange il dogma secondo cui l'universo deve essere necessariamente il prodotto di una mente intelligente, di un demiurgo, di un Dio. Cartesio invece sostiene che la materia si è disposta spontaneamente nello stato attuale, senza bisogno di un progetto preesistente o dell'intervento di un Dio dotato di intelligenza.
Cartesio in questo modo non nega l'esistenza di Dio, nega però che Dio nella creazione abbia fatto di più che imprimere alla materia una certa quantità di movimento. La materia (che si identifica con lo spazio geometrico, estensione) quindi si è organizzata da sola.
Discorso sul metodo
Pubblicato nel 1637 come introduzione a tre saggi: Geometria, Diottrica e Meteore. L'opera si divide in sei parti che trattano di argomenti molto diversi e ha come filo conduttore la sua biografia.
Prima parte
In questa prima parte Cartesio apre la sua riflessione parlando della facoltà razionale, tipica dell'uomo, che lo contraddistingue dagli animali. Secondo il filosofo è proprio la ragione unita alla conoscenza della matematica che consente all'uomo di distinguere il vero dal falso, per quanto le strade da percorrere siano molteplici e non tutte giuste.
Egli considera infatti sostanza ciò che si rifà alla razionalità, e accidente ciò che corrisponde alle diverse vie che si possono intraprendere. Inoltre narra della ribellione di Cartesio contro il sapere scolastico, giudicato come vuoto. Infatti Cartesio esce dal Collegio gesuitico senza basi solide che per lui sono necessarie. La svolta nasce dall'esigenza di cercare un fondamento solido per la conoscenza umana attraverso un “metodo” (la mappa di cui si serve Cartesio per non perdere la strada della verità).
Seconda parte
Riassume il suo metodo in quattro famose regole che dice di aver scoperto in sogno nella notte dell'11 novembre 1619:
- Regola dell'evidenza (rifiutare ogni conoscenza che non abbia i caratteri della perfetta evidenza).
- Regola dell'analisi (richiede di dividere i problemi complessi in problemi più semplici).
- Regola della sintesi (prende le mosse dai risultati ottenuti tramite l'analisi e risolve con ordine i problemi a partire dal più semplice a quello più complicato).
- Regola dell'enumerazione (i ragionamenti frutto dell'analisi e della sintesi vengono ripercorsi senza tralasciare nulla per controllare e scoprire eventuali errori).
Terza parte
Cartesio si preoccupa qui di darsi alcune regole di morale provvisoria da seguire nel compiere i propri studi:
- Consiste nel rispetto di leggi, costumi, usi, religioni del paese in cui si opera e nell'uso della maggior prudenza possibile per non rischiare di esporsi troppo;
- Consiste nel mantenersi coerente alle proprie decisioni, una volta presa una decisione questa deve essere portata a termine. È preferibile infatti sbagliare con convinzione piuttosto che fare la cosa giusta senza la dovuta decisione;
- È preferibile tentare di cambiare se stessi piuttosto che il mondo;
Sempre in questa parte introduce il tema del dubbio metodico, ossia l'applicazione del dubbio su ogni tipo di conoscenza. Con la morale provvisoria Cartesio sottrae la religione e la politica dall'ambito di applicazione del metodo.
Quarta parte
Esposizione riassuntiva della metafisica.
Quinta parte
Dedicata ad alcune ricerche di fisica (riassunto della sua opera Il Mondo) e fisiologia e alla concezione meccanicistica del corpo umano. Il corpo umano è una macchina in grado di svolgere alcune funzioni grazie al movimento coordinato delle sue parti.
Nell'uomo esiste anche un pensiero cosciente chiamato “anima” che però non influenza i processi vitali, che sono puramente meccanici.
Sesta parte
Contiene una riforma del pensiero. La scienza è il motore del progresso.
Le meditazioni
Nel 1639 Cartesio inizia a scrivere la sua opera filosofica più importante, le Meditazioni, suddivisa in sei parti. In quest'opera il termine “metafisica” acquisisce un nuovo senso: diventa l'analisi della capacità conoscitive umane su cui si fonda la vera conoscenza.
[distinzione scienza e fede: nella metafisica Dio è garante della scienza non è un Dio a cui rivolgersi nella preghiera, Cartesio si interessa all'anima per la questione della sua essenza e della distinzione dal corpo, e non per la questione dell'immortalità dell'anima] La metafisica di Cartesio è rivoluzionaria anche nella forma perché è scritta in prima persona dato che la ricerca della verità è un percorso personale.
I meditazione
Cartesio afferma che per liberarsi di tutte quelle opinioni false, bisogna liberarci di ciò che ci ha dato queste false informazioni:
- I sensi, siccome talvolta i sensi ci hanno ingannato, è meglio non fidarsene mai e dubitare di tutto quello che si è appreso da loro.
- Un’altra ragione per cui dubitare è l’eventualità che la vita sia tutta un sogno. Infatti, quando sogniamo, abbiamo le stesse sensazioni e percezioni di quando crediamo d’esser svegli.
Tuttavia, sebbene tutte le conoscenze che ci derivano dall’esperienza sensibile siano dubitabili, potrebbero non esserlo quelle conoscenze indipendenti dal mondo corporeo, come la matematica e la geometria. Ma Cartesio fa cadere nel dubbio pure queste, sostenendo la possibilità dell'esistenza di un Dio ingannatore. Proprio per questo non rimane altro che dubitare di tutto, almeno provvisoriamente, finché non si giungerà ad un principio del tutto estraneo al dubbio. Ciò costituisce il dubbio metodico, il procedimento che Cartesio utilizza: attraverso il dubbio si giunge ad una verità indubitabile. L'ipotesi del Dio ingannatore costituisce il livello massimo del dubbio cartesiano (dubbio iperbolico) e mette in dubbio la verità matematica ma anche Dio stesso.
II meditazione
Cartesio deve uscire dal dubbio iperbolico e lo fa con la sua celeberrima formula cogito ergo sum (penso dunque sono). In questo modo Cartesio giunge ad una certezza, quella della sua esistenza perché anche se fosse vittima di un Dio ingannatore o di un genio maligno, in ogni caso mentre pensa lui esiste. Deve pur essere qualcosa perché altrimenti non potrebbe avere quei pensieri, ingannevoli che siano. Dubitare del cogito è impossibile perché anche per dubitare devo pensare e dunque esistere.
III meditazione
In questa Meditazione Cartesio si pone il problema di dimostrare l'esistenza di Dio e che questo Dio ci ha fornito di una mente atta a concepire la verità. La dimostrazione dell'esistenza di Dio aveva visto opporsi due scuola di pensiero:
- Quella di Anselmo d'Aosta, basata sulle prove a priori (non poteva essere accettata da Cartesio perché davano per dimostrato quello che ancora si deve dimostrare, e cioè che la mente umana è in grado di ragionare in modo affidabile).
- Quella di Tommaso d'Aquino, che si basava sulle prove a posteriori (partivano dal mondo fisico).
La mente umana è capace di concepire “idee”, cioè rappresentazioni mentali di oggetti. Le idee possono essere classificate in tre generi:
- Idee avventizie, provenienti dall'esperienza con il mondo esterno.
- Idee fittizie, prodotte dall'immaginazione umana.
- Idee innate, presenti in noi fin dalla nascita.
Tra le idee che possiedono gli uomini c'è anche quella di Dio. Essa non è un'idea fittizia perché la nostra mente è finita e limitata e quindi non ha la capacità di rappresentarsi Dio che è un essere infinito, cioè dotato di infinite qualità e non è nemmeno un'idea avventizia perché allo stesso modo anche il mondo fisico è imperfetto e limitato. Dunque l'idea di Dio non può che essere innata.
Soltanto un dio infinitamente perfetto può essere la causa dell'idea di Dio che l'uomo può concepire. Dio quindi esiste ed è lui stesso ad averci dato la capacità di rappresentarci un ente infinitamente perfetto, cioè Dio.
A questa prima prova se ne aggiunge un'altra strettamente connessa: non potrebbe esistere un essere imperfetto che ha l'idea della perfezione se non fosse creato da qualcosa di perfetto.
Infine Cartesio riprende la prova dell'esistenza di Dio di Anselmo, definita “argomento ontologico”: se Dio non esistesse non sarebbe perfetto perché gli mancherebbe qualcosa, cioè l'esistenza. Dato che Dio quindi è un essere perfettissimo ed è quindi dotato di tutte le perfezioni non può ingannare l'uomo perché l'inganno è un'imperfezione.
Se le cose stanno in questo modo, possiamo tranquillamente concludere che tutto ciò che intuisco con chiarezza e distinzione deve essere vero, perché in caso contrario Dio mi starebbe ingannando.
IV meditazione
A questo punto Cartesio si pone un'obiezione: se siamo creature di un Dio verace che non ci inganna perché comunque a volte i nostri giudizi sulle cose sono errati? E perché c'è il male in un mondo creato da un ente buono? Secondo Agostino il male non poteva nemmeno essere creato, era la mancanza di qualcosa che doveva esserci e la causa di questa mancanza non era Dio, ma l'uomo, che attraverso la sua libertà sceglie il male piuttosto che il bene. Cartesio riprende quasi alla lettera le argomentazioni agostiniane.
Dio quindi non ha nessuna responsabilità rispetto agli errori che commettono gli uomini. Egli ha dato all'uomo una facoltà conoscitiva perfetta, sta a lui utilizzarla bene.
V meditazione
Riprende l'idea che la realtà fisica sia interpretabile in termini matematici (matematicamente) e che anzi i corpi stessi siano riducibili a enti matematici. L'essenza della materia è costituita dall'estensione, cioè dallo spazio geometrico. Anche questa tesi deve essere dimostrata. Cartesio esclude che dell'estensione si abbia un'idea fittizia oppure avventizia, e può quindi solo essere innata. Per questo motivo e per il fatto che i corpi sono soltanto enti matematici perché non hanno impulsi, finalità, intenzioni, Cartesio dimostra la verità della sua ipotesi.
VI meditazione
Rimangono ancora dei dubbi della I Meditazione: il mondo materiale esiste realmente o è solo un sogno? La mia mente non si differenzia dal mio corpo o ha un'essenza diversa? Si tratta allora di dimostrare che il mondo materiale esiste.
I sensi devono avere una funzione dato che sono creati da Dio insieme al resto dell'uomo. Se talvolta ci ingannano è perché li utilizziamo in modo scorretto, ovvero per conoscere l'essenza delle cose materiali su cui invece dobbiamo seguire soltanto l'intelletto.
L'altra grande questione aperta è quella del rapporto tra mente e corpo. Cartesio dimostra che la mente e il corpo sono realmente distinti (sono cioè due res, res cogita e res extensa, sono due cose diverse) perché:
- La mente deve esistere necessariamente, mentre la materia potrebbe anche non esistere.
- La mente è semplice, nel senso che non ha parti, mentre il corpo è composto da molti pezzi (organi, arti): possiamo togliere da un corpo una mano ma non possiamo togliere allo stesso modo l'intelletto.
Inoltre Cartesio si affida ancora una volta alla veracità di Dio, infatti abbiamo idee chiare e distinte sia della materia (intesa come estensione geometrica) sia della mente (intesa come luogo delle nostre percezioni). Dio ci ingannerebbe se ci facesse concepire con tale nettezza l'indipendenza di tale sostanze mentre in realtà avesse creato un unico ente. Per quanto distinti mente e corpo sono tuttavia strettamente uniti.
Cartesio aveva affermato che il corpo umano è una macchina e l'anima per poter interagire con il corpo deve avere un qualche rapporto con solo quella parte del corpo da cui si irradia tutto il sistema nervoso, ovvero il cervello e in particolare la cosiddetta “ghiandola pineale”, che è la sede dall'anima.
Le Meditazioni sono accompagnate da Obiezioni e risposte, frutto di un'intesa discussione che grazie soprattutto a Marsenne ebbe luogo nei mesi precedenti alla stampa del manoscritto. Egli fece avere il manoscritto a un prete, ai due più importanti filosofi dell'epoca, a un giovane teologo chiedendo loro di porre quesiti all'autore. Ad esempio Hobbes attacca due punti che considera inaccettabili: la tesi del dualismo tre mente e corpo e la dimostrazione dell'esistenza di Dio sulla base dell'idea innata. Il cogito per Hobbes non è altro che una qualità del corpo e non ha un'autonomia. Per Cartesio invece rappresenta il principio che dimostra l'esistenza del soggetto. Per Giassedi invece non è accettabile la spiegazione della ghiandola pineale, intesa come luogo di incontro di mente e corpo, in quanto trattandosi appunto di un luogo e quindi di qualcosa in cui la mente per definizione, non potrà trovarsi.
Trattato sulle passioni dell'anima
Cartesio pubblica il Trattato sulle passioni dell'anima nel 1649, prima di trasferirsi in Svezia presso la regina Cristina. Egli parla delle passioni da fisico, per spiegarle scientificamente. La passione è costituita da alcuni fatti, alcuni materiali, altri corporei, tra loro concatenati.
All'inizio un oggetto viene a contatto con gli organi sensoriali, ma la semplice percezione dell'oggetto non è ancora la passione, perché la percezione ha un mero valore conoscitivo. A questa percezione iniziale fa seguito la meraviglia, prima passione. La meraviglia è uno stato della mente ma da esso dipendono gli altri eventi. Si può provare amore oppure odio, a seconda che la mente voglia sentirsi unita o allontanata dall'oggetto percepito. La paura è un'altra passione. Si ha paura quando la ghiandola pineale attraverso i nervi determina un flusso di spiriti animali verso il cuore provocando un'accelerazione del battito.
Allo stesso tempo la ghiandola fa affluire altri spiriti ai muscoli facendoli contrarre e determinando quei movimenti corporei che permettono di fuggire dall'oggetto. Contemporaneamente la mente sviluppa un'altra passione, il desiderio, generando un consenso all'atto della fuga. Cartesio propone una vera e propria mappatura, dividendole in passioni primitive e passioni composte, derivate dalla composizione delle prime.
Cartesio considera le passioni come eventi del tutto naturali e buoni e come fondamento di ogni possibile morale. Cartesio scopre che esiste una passione, la generosità, in grado di controllare il movimento degli spiriti animali evitando quegli eccessi che costituiscono l'unico lato negativo delle passioni. Intende la generosità come una sorta di autostima del soggetto pensante. In questo modo è allo stesso tempo passione e virtù, anzi la chiave di tutte le virtù perché permette di controllare il corpo limitando il potere sulla mente.
Sostanza per Cartesio
Cartesio definisce la sostanza come qualcosa che esiste senza bisogno di altro da sé.
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