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Anno accademico 2002/2003; 2003/2004; 2004/2005

Cattedra di Storia della filosofia moderna e contemporanea

Prof. Ciafardone Raffaele

Materiale didattico utile per sostenere l’esame (8 crediti)

Verifica orale

A) Parte istituzionale: 4 crediti

Francesco Bacone: intende il sapere come una caccia e una scoperta dell’ignoto.

L’uomo assume su di sé il compito di modificare il reale e di conoscerlo per poterlo

modificare; non vuole contemplare la realtà, ma agire su di essa. In questa

affermazione di dominio dell’uomo sulla natura, Bacone si fa interprete dei problemi

del suo tempo e getta insieme le premesse per una nuova cultura.

Bacone indaga e scrive sulla funzione della scienza nella vita umana; mira alla

teorizzazione di un’etica della ricerca scientifica che si contrappone alla mentalità di

tipo magico ancora dominante ai suoi tempi; tenta di teorizzare una nuova tecnica di

approccio alla realtà naturale. Accanto a Cartesio e a Galileo è fra gli iniziatori del

pensiero e della scienza moderni. Queste tesi sono le seguenti: la scienza può e deve

trasformare le condizioni della vita umana; essa è uno strumento costruito dall’uomo

in vista della realizzazione di valori di fratellanza e di progresso;alla logica della

dimostrazione va sostituita una logica dell’invenzione e della scoperta che serva alla

costruzione e alle opere invece che alla contemplazione e alle dispute tra i dotti;

l’estensione del potere dell’uomo sulla natura non è mai opera di un singolo

ricercatore che mantenga segreti i suoi risultati, ma è necessariamente frutto di una

collettività organizzata di scienziati finanziati dallo stato o da enti di pubblica utilità;

ogni riforma del sapere è sempre una riforma delle istituzioni culturali, delle

università, della mentalità degli intellettuali; la verità di una teoria scientifica

coincide con la sua utilità pratica.

La scienza deve strappare alla natura i suoi segreti per instaurare sulla terra il regno

dell’uomo. A una cultura di tipo tecnico-letterario egli intende sostituire una cultura

di tipo tecnico-scientifico; a una logica che pretende di cogliere e di fissare le

strutture del reale una logica dell’invenzione, dell’esperimento e della scoperta. Su

questa base tutta la cultura tradizionale appare a Bacone una specie di inutile

vagabondaggio . La verità si prova solo per mezzo delle opere e i filosofi dogmatici,

dei quali è tipico rappresentante Aristotele, hanno abbandonato lo studio della natura

e le vie faticose degli esperimenti per dedicarsi a solitarie meditazioni. Il sillogismo è

la forma logica che caratterizza il modo di procedere dei filosofi dogmatici: esso è

adattissimo a insegnare o a trasmettere il già noto e a manipolarlo variamente, ma è

del tutto inadatto a far conoscere la natura e a individuarne le leggi.

E’ al caso più che a un metodo scientifico coerente e costruttivo che l’umanità va

debitrice delle sue maggiori scoperte. L’invenzione della polvere da sparo, la scoperta

dell’ago magnetico e quella della stampa hanno trasformato il modo di vivere degli

uomini . Ma più rapido e più ricco di frutti insperati sarebbe tale progresso se alla

filosofia degli empirici, che si abbandonano senza alcuna guida ai flutti

dell’esperienza, si sostituisse un metodo preciso. L’incerto e confuso modo di

procedere degli alchimisti è il tipico esempio di questa filosofia: gli alchimisti vedono

con chiarezza che il vero fine della conoscenza consiste in un’estensione dei poteri

dell’uomo sulla realtà, ma da un lato essi sono schiavi di oscure tradizioni e dall’altro

sono legati a un empirismo da laboratorio che, nella smania di ottenere risultati

immediati, si abbandona, sulla base di poche esperienze, ad affrettate

generalizzazioni.

Bacone polemizza contro le filosofie platonica e aristotelica in favore di un

materialismo che si riallaccia alla filosofia di Democrito; elabora e descrive una

nuova metodologia scientifica, fondata sull’induzione integrata dalle tavole della

presenza di un fenomeno (p. es. la natura del calore), dell’assenza in prossimità e dei

gradi. Parte integrante di questa logica è la dottrina degli idola, la cui funzione è

quella di purificare la mente del ricercatore da pregiudizi in modo che essa possa

avvicinarsi alla natura dei fenomeni.

Certo, Bacone non può essere considerato, a causa della scoperta del metodo

induttivo, come il fondatore della scienza moderna: egli non ha compreso

l’importanza della matematica e della sua applicazione ai fenomeni naturali. La sua

grandezza consiste nel contributo che ha dato alla modificazione dell’atteggiamento

dell’uomo di fronte alla cultura, alla scienza e al mondo naturale, alla dissoluzione

della visione finalistica del mondo. Egli ha insegnato che la scienza non è solo un

particolare tipo di sapere , ma anche un mondo articolato fatto di laboratori, di società

scientifiche, di tecniche, di istituti di ricerca; che essa è un’impresa che riguarda la

società: il controllo dell’uomo sulla natura è frutto di una collettività di scienziati

finanziati dal sovrano e da enti pubblici. La sua grandezza consiste anche nell’aver

intuito la natura ambigua della tecnica. Si consideri il mito di Dedalo: questi gli è

apparso come un personaggio ingegnosissimo, ma esecrabile. Per permettere a

Pasifae di appagare la sua mostruosa libidine, Dedalo costruì una macchina che

permetteva a Pasifae di accoppiarsi con un toro. Da tale accoppiamento nacque il

Minotauro, che divorava i giovani. Ma Dedalo aggiunse male al male e protesse il

male con il male: costruì il Labirinto, opera tecnicamente meravigliosa, ma

finalizzata al male. Infatti il Labirinto serviva come trappola per i giovani e serviva

per nascondere e proteggere il Minotauro. Ma Dedalo fu autore anche del filo in

grado di far ritrovare ai giovani la via d’uscita dal Labirinto. Ora, le invenzioni

meccaniche sono simili a Dedalo: possono migliorare l’esistenza umana e tuttavia

essere strumenti di vizio e di morte. I veleni e le macchine da guerra superano in

crudeltà il Minotauro. La tecnica è ambigua per essenza: produce il male e offre

rimedi al male.

Locke : contribuisce all’elaborazione degli schemi culturali della società inglese della

Restaurazione monarchica, ossia dell’epoca che rifiuta i miti politico-religiosi della

Rivoluzione di Cromwel: abolizione dell’immunità dei nobili; loro diritto di essere

giudicati da tribunali di pari; soppressione di alcuni diritti feudali; sistema fiscale

modificato in modo da favorire l’investimento di capitali anziché la rendita feudaria;

politica a sostegno dell’iniziativa commerciale in campo internazionale e dello

sviluppo marinaro; conflitto con l’Olanda e vittoria su di essa, con la sottrazione del

monopolio del tabacco, dello zucchero, delle pellicce, del merluzzo; colonizzazione

dell’India. Viene meno la censura , è soppresso il controllo del governo sulle

parrocchie e della Chiesa sull’educazione; sono aboliti i roghi per eresia, dunque

grande libertà intellettuale.

Dopo la Restaurazione le esigenze dello sviluppo economico e commerciale sono

ancora soddisfatte. Non sopravvivono le restrizioni alla nobiltà; si cerca di ripristinare

la struttura episcopaliana della Chiesa.

La Restaurazione è il movimento in cui la borghesia e la nobiltà industriosa formatasi

durante la rivoluzione organizzano una vita sociale che fornisce la possibilità di far

valere i propri interessi. Lo Stato non impone più ai cittadini un modo particolare di

vita, rispondente a un piano divino, ma il governo diventa un mezzo di

organizzazione della vita associata, in modo da garantire la solidarietà e la

convivenza degli interessi dei membri della società. La religione non è più la norma

unica e suprema di tutta la vita pubblica e privata; essa è una scelta personale,

connessa con la salvezza della propria anima.

Locke si inserisce nella crisi della Restaurazione a opera del generale Monk. Sul

piano religioso diventa il maggior teorico della tolleranza. Contribuisce alla crisi del

razionalismo filosofico (Cartesio, Hobbes). Le grandi sistemazioni complessive di

quelle filosofie perdono il loro significato di fronte a un mondo che va mettendo in

dubbio il carattere di assolutezza delle norme; la scienza, assunta da esse come il

nucleo di un sapere universale, mette in luce gli aspetti per cui può essere considerata

come scienza empirica, procedimento di accumulazione di dati, analisi di problemi

particolari.

Per contribuire al rinnovamento politico-culturale della società occorre trovare gli

strumenti per guidare la ricerca delle regole di una società che rifiuta principi

assoluti. Alla filosofia spetta il compito non più di elaborare un sistema di sapere

universale e neppure di tracciare il progetto ideale della società umana, ma di

contribuire allo sviluppo autonomo delle forme particolari di sapere e alla

chiarificazione delle possibilità inerenti alle istituzioni che regolano la vita umana.

Obiettivo di L. è riformare la filosofia di Cartesio in senso empiristico attraverso la

sostituzione della dottrina innatistica sull’origine delle idee con quella sensistica, ma

soprattutto delimitare le diverse forme di sapere. Tutto il sapere umano deve rimanere

entro i limiti dell’esperienza.

Anche per L. la ragione è l’unico fondamento del sapere. Essa non si serve della

deduzione, ma vive nelle discussioni e opera nel chiarimento e nella soluzione di

problemi particolari.

La filosofia di L. non è una produzione isolata e arbitraria. Nasce in un paese che si

sta liberando dai miti religiosi delle guerre civili e sta ritrovando la religione come

scelta personale; che ha trovato una classe dirigente che ha saputo porre

l’organizzazione economica al centro della propria funzione di governo; che nelle

imprese coloniali ha trovato quell’unità di interessi che assicura solidità alla società

civile. L. esprime i problemi, i programmi, le aspirazioni del suo paese in un

linguaggio filosofico di portata europea. La sua filosofia chiarisce la situazione

culturale che la genera e nel contempo ne diffonde i germi in tutta l’Europa.

L. è un medico di professione; il suo interesse per la medicina coincide con il suo

arrivo a Oxford, il centro di cultura moderna più vivo in Inghilterra, dove sono

condotte ricerche scientifiche. Qui egli incontra docenti di medicina, di anatomia

(Lower, Willis) e di chimica.

Per L. la medicina non rappresenta una scienza in contrapposizione con le altre, ma

piuttosto una delle vie di accesso al sapere scientifico moderno, soprattutto mostra il

suo stretto legame con la chimica. Per lui la medicina significa una particolare

prospettiva nella quale vedere il nuovo movimento scientifico, giudicare i nuovi

principi esplicativi e il nuovo modo di pensare che esso propone.

Con il metro della nuova scienza tutto il sapere universitario gli appare vecchio e

inutile: la fisica di Aristotele è un’ingenua costruzione di parole in confronto con la

nuova chimica.

L. rifiuta l’insegnamento universitario perché esso non permette di esplorare terre

nuove. L’università è la negazione delle possibilità che gli incontri scientifici di

Oxford gli aprono. La nuova scienza significa per lui la prospettiva di un lavoro

aperto, di una ricerca i cui risultati non siano scontati.

Fino al 1666 sembra che gli interessi di L. siano quelli scientifici, anche se la sua

produzione è religiosa e politica, non medica né scientifica. La nascita della filosofia

di L. va cercata in questo contesto scientifico.

Tra il ’70 e il ‘71 dà inizio alla propria opera filosofica maggiore ponendo in primo

piano la critica del concetto di sostanza. I termini che designano cose non indicano

realtà comuni a tutte le cose simili; designano soltanto insiemi di proprietà che hanno

tra loro soltanto il rapporto di concomitanza. La sostanza non designa qualcosa che

stia alle spalle delle proprietà. Le nozioni di sostanza si costruiscono assegnando

convenzionalmente a un termine un insieme di proprietà concomitanti, offerte dalla

sensibilità. Sono così eliminati i caratteri di completezza e di definitività

tradizionalmente connessi con il concetto di sostanza. Inoltre è negata

l’interdipendenza degli elementi costitutivi della sostanza. Ciascuna proprietà si

svincola da tutte le altre. Gli elementi costitutivi delle sostanze possono essere attinti

dalla sensibilità, ossia con un rapporto diretto. L. tiene presente l’appello

all’esperienza e la polemica baconiana contro l’accettazione preliminare delle ipotesi

generali.

L’idea complessa di sostanza è del tutto arbitraria e può utilizzare i materiali forniti

dalla sensibilità. Le uniche idee che mettano direttamente a contatto con le cose sono

le idee semplici, ossia le qualità sensibili, che non possono essere prodotte dallo

spirito umano.

L’intelletto lavora liberamente combinando in modo arbitrario i dati della sensibilità,

ma è vuoto il suo riferimento all’esistenza. Il senso, invece, esibisce l’esistenza delle

qualità. Solo la ripetizione nel passato di un nesso di concomitanza può autorizzare

ad assumere la sua ripetizione anche nel futuro. La ripetizione supera il salto tra la

particolarità del criterio evidenziale e l’universalità dell’estensione dell’intelletto.

Questo criterio è fornito di una validità limitata, poiché ciò che si è ripetuto nel

passato può non ripetersi più nel futuro, ma esso è l’unico che l’uomo abbia a

disposizione.

Per Cartesio l’evidenza e il riferimento garantito alla realtà spettano alle idee di

sostanza; per L. le idee semplici sono chiare e distinte.

Per L. l’esperienza significa l’insieme delle idee semplici dalle quali derivano tutte le

nozioni umane. Tutte le nozioni scientifiche (p. es. quella di infinito) sono

scomponibili in una molteplicità di elementi semplici. Così l’esperienza non è solo

l’origine di tutte le nozioni dai dati, ma il ritorno ai dati e il controllo sui dati delle

nozioni costituite a partire da essi.

Per il pensiero religioso e politico di L. si rinvia a un manuale di filosofia.

Hume :

agli inizi del ‘700 il nord della Gran Bretagna occupato dalla Scozia è povero,

mentre il sud occupato dall’Inghilterra è più ricco e sviluppato.

L’unione del 1707 della Scozia all’Inghilterra avvia gradualmente l’inserimento della

Scozia nello sviluppo economico moderno.

Particolare importanza riveste la situazione religiosa della Scozia, nella quale

l’unione del 1707 porta alla definitiva autonomia della chiesa presbiteriana. Fin dagli

inizi della diffusione del protestantesimo in Scozia, l’opposizione politica verso la

religione spinge il clero ad allearsi con il popolo minuto. Ciò è all’origine

dell’opposizione della Scozia alle varie forme del dispotismo politico, anche se

l’avvia a una condizione di vero e proprio dispotismo ecclesiastico. La stessa struttura

della chiesa scozzese va tenuta presente: l’organo supremo dell’assemblea generale

della chiesa è il vertice di una serie complessa di corti ecclesiastiche che aderiscono

strettamente alla vita locale e ne controllano minutamente la struttura e le iniziative

Al dominio della chiesa presbiteriana si accompagna, fino alla fine della prima metà

del Settecento, una visione molto ristretta della vita religiosa, contrassegnata da

pratiche superstiziose e da manifestazioni di fanatismo. Quasi mai si è verificata

altrove, come in Scozia, una condizione di vita della società così ristretta e così

dominata dalle preoccupazioni religiose: gli scozzesi trascorrono la maggior parte del

loro tempo negli esercizi spirituali.

Le lotte più aspre che H. deve sostenere con i suoi contemporanei sono quelle

religiose. H. si propone di combattere la santa alleanza della scienza e della religione.

Egli fa parte di quella piccola schiera di scettici religiosi che gode scarsa

considerazione nella società scozzese. Questo isolamento costringe H. a venire a patti

con i suoi avversari e a velare almeno in parte alcuni aspetti del suo pensiero

religioso.

H.:vede come urgente uno studio della natura umana che deve essere basato

sull’osservazione e deve adottare il metodo delle scienze naturali che ha consentito a

Newton di realizzare il progetto di fornire una spiegazione unitaria del movimento di

tutti i corpi dell’universo.

I principi metodici alla base della ricerca newtoniana possono essere così riassunti:

primato dell’esperienza; ricostruzione dei fenomeni attraverso l’analisi e la sintesi;

rifiuto delle ipotesi non verificabili (p. es. i vortici di Cartesio); impegno in una

ricerca tesa a ricondurre a poche semplici cause una molteplicità di processi

differenti: questi sono i principi a cui intende ispirarsi H. Questi compie il tentativo di

ricondurre a unità i molti aspetti della natura umana.

‘La logica’: sentire e pensare

Fine della logica, per H., è di “spiegare i principi e le operazioni della nostra facoltà

di ragionare e la natura delle idee”. L’indagine muove dalla percezione, intesa come

“tutto ciò che può essere presente alla nostra mente”. Le percezioni sono distinte in

due classi: impressioni e idee. Si ha un’impressione “quando proviamo una passione,

o un’emozione di qualunque specie, o abbiamo immagini degli oggetti trasmesseci

dai sensi”. Si ha un’idea quando riflettiamo sulle impre

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/06 Storia della filosofia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della filosofia moderna e contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara o del prof Ciafardone Raffaele.
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