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Storia della filosofia antica 27-5-2015

La necessità sovrannaturale secondo Williams

La trattazione che Williams dà della necessità sovrannaturale si sofferma su un punto: anche nel mondo moderno persiste il problema del condizionamento esteriore rispetto alle nostre decisioni e sussiste ampiamente. Sono le emozioni a metterci in contatto con gli altri nel bene e nel male. Gli esseri umani sono liberi solo in senso negativo; nel mondo moderno nota Williams che non mancano limitazioni alle decisioni umane, si vive in una realtà politica e sociale che ci condiziona (pag 176 cita Aristotele, il primo capitolo del terzo libro dove Aristotele fa riferimento ad azioni che si possono dire involontarie quando l'agente vi sia in qualche modo costretto, a causa della "bia", della costrizione e della violenza).

La nozione di Ananke (necessità) si sposta su un piano più secolarizzato, sulla nozione di bia per l’appunto messa in atto da Aristotele. Si è privi di libertà secondo Williams quando si è in potere di un altro o di altri. Approfondisce questo discorso sostenendo la posizione di Platone riguardo alla libertà dell'azione e notando che in una città come quella che configura nella Repubblica di fatto non c’è vera libertà perché le classi produttive sono comunque sottoposte alla volontà dei guerrieri e dei filosofi in modo paternalistico.

Viene presentata da Platone stesso come la "nobile vergogna", un mito raccontato nella città a scopo persuasivo, sostenendo che la città è giusta e ordinata solo se distinta gerarchicamente in un certo modo. In uno stato come quello organizzato da Platone in cui è giusto che alcuni decidano per altri, si tratta di una convinzione o ingannevole o paternalistica perché dettata dall’alto. In uno stato veramente democratico la persuasione razionale va messa in atto ma non in modo paternalistico, bensì in modo orizzontale.

Si tratta di un io razionale che conduce alla costruzione di uno stato in cui va accettato o imposto il dominio della ragione sulla popolazione dei lavoratori che resta appunto un dominio, che non produce effettivamente giustizia nella città perché la psicologia platonica non fa sufficiente spazio ad altri fattori della vita psichica e ad altri valori della vita morale, ad es. quelli emozionali (es. pag 181, si parla di un "se razionale" privo di carattere secondo una virtù eticizzata). Questo intellettualismo iniziano anche per Williams già con Socrate; in verità Williams coinvolge nella sua critica nelle pagine successive anche Aristotele; anche Aristotele presupporrebbe la struttura di un mondo intellegibile. Anche lui possedeva una visione eticizzata del se secondo Williams, notando un sostanziale realismo della psicologia aristotelica.

Libro V "Etica Nicomachea"

È un libro interamente dedicato alla giustizia (per la grande importanza e complessità dell’argomento così come l’amicizia). Si dettano i criteri per stabilire se un’azione è giusta o meno (da pag 201): se si agisce ingiustamente infliggendo a qualcuno danno si agisce ingiustamente solo se lo si fa volontariamente; se involontariamente non è ingiustizia, ma solo errore o un’azione compiuta per accidente. Si può biasimare colui che arreca danno ingiustamente facendolo volontariamente (pag 203).

Fa un esempio che si richiama alla vicenda di Edipo. La scelta implica una deliberazione, un ragionamento che ci porta a compiere un’azione piuttosto che un’altra; la volontarietà ha uno spazio più ampio di quello scelta, plasmata dall’ambito della saggezza pratica. Quella commessa da Edipo è un’azione compiuta per errore, a causa della sua ignoranza; quando il danno ("blabe", danno anche di tipo giuridico e penale) avviene contro ogni aspettativa è una "disgrazia" (atychema) oppure il danno può essere un errore quando chi agisce poteva aspettarselo, ma ha agito senza malizia.

Terzo tipo di danno è l’ingiustizia (adikia), e si divide tra l’ingiustizia compiuta per impeto (cioè per thymos) ed è quella senza deliberazione preventiva, per cui non è detto che chi l’abbia compiuta sia necessariamente ingiusto o malvagio come suo stato abituale; l’ingiustizia compiuta dopo una scelta deliberata, per cui si ha un carattere ingiusto e cattivo, trattandosi di un suo proprio stato abituale dell’anima (per kakia, cioè per malvagità) (pag 205).

Inoltre non si disputa se un fatto è avvenuto o meno, ma se è giusto. Diversamente accade nei contratti, nel caso in cui non si rispetti un contratto commerciale: colui che tra i due contraenti non lo ha rispettato, sarà un disonesto a meno che abbia agito per dimenticanza.

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Dodds, anche se in maniera meno intensa di Snell, ragiona in termini di ideologia progressista. Egli dall’ideologia di Agamennone deduce che non ci fosse un senso di responsabilità dell'azione. Vegetti traduce ATE come (stolto) errore. Dodds la traduce con "infatuazione divina". Sottolineava che gli interventi divini sono frequentissimi. Dodds usa il termine ATE anche per dire "INTERVENTO PSICHICO" (è in realtà un modo in cui si ha una proiezione oggettivante del senso di vergogna, per l’azione compiuta).

In base alla divisione della civiltà della colpa e civiltà della vergogna, egli individua la civiltà omerica nella civiltà della vergogna: l’individuo pensa di non essere stato all’altezza di una certa aspettativa sociale. Il bene supremo dell’eroe omerico sta nella time' (onore) (pag 15 Vegetti). I personaggi omerici sono connotati dalla propria posizione nella società; il loro comportamento è votato alla difesa strenua del loro onore. Il momento in cui Glauco e Sarpedone (o Sarpedonte) si trovano sotto le mura di Troia sono due eroi Lici: sono tutti lì per dimostrare il loro onore, la propria eccellenza (Arete').

Il senso dell’eccellenza è contenuto in "Ar" (Aristos, mostrarsi all’altezza del proprio stato, si considera superlativo di agathos, buono, nobile, valente. Ha a che fare con l’etimologia della parola ndrangheta; da andragathia, cioè essere uomini valenti). Un problema di cuore ferito è alla radice della questione di base dell’Iliade: il punto iniziale è l’ira di Achille, nata dal torto che gli ha fatto Agamennone. Per buona parte del poema l’eroe non combatte.

Briseide da parte del suo bottino, non gli era stata tolta da Agamennone; era stato privato della sua Time', la schiava Criseide, figlia di Crise, sacerdote di Apollo, manda una pestilenza sugli Achei. Crise invoca il dio per la restituzione della figlia. Per questo Agamennone restituisce Criseide e ripristina il suo onore, violando la Time' altrui, di Achille. Agamennone però pecca di hubrys, tracotanza di chi vuole prevalere. Il personaggio disonorato prova vergogna, in greco espresso con il termine Aidos; significa anche rispetto (dell’opinione pubblica). Tiene conto di ciò che gli altri pensano di lui, tanto da provare vergogna.

Morale eteronoma (Williams): il comportamento dell’eroe omerico è predeterminato. Arete' in greco eccellenza, può essere tradotto anche con virtù, ma non virtù morale. La virtù può essere intesa secondo un’accezione prestazionale e una morale (più frequente in italiano). Nell’Iliade indica il valore guerriero, mentre quella dei filosofi è la ragione. Aristotele distingue le virtù morali (etiche, del carattere: funziona meglio la parte dell’anima che ascolta la ragione) e dianotiche (funzioni più eccellenti).

Aischyne': vergogna senza fare riferimento al rispetto. Questo termine è più frequentemente nella tragedia. Questo termine deriva da aischros (azione turpe di cui vergognarsi) si contrappone a kalos (indica la nobiltà). Il senso della vergogna è molto forte nella tematizzazione dell’errore. Williams (vedi pag 38): prende in esame l’idea di Snell che l’uomo omerico non agisce autonomamente perché non ha una nozione unitaria di io. Williams osserva che spesso gli dei non intervengono. Omero non è incapace di rappresentare un momento di interazione: spesso gli dei discutono tra loro ma non intervengono. Quando c’è un intervento psichico, in realtà può venire ad offrire ragioni nuove.

Williams sostiene che spesso il dio interviene ad aiutare il personaggio, incerto sulle sue azioni. Padell: "In And out of mind"; la sua tesi è come se la mente sia rappresentata da un campo attraversato da forze, viste come interventi divini. Prossimo a trovare una visione positiva dell’io; Omero presenta una visione "IN SIDE", non dobbiamo per forza avere una visione unificata della mente. Ettore (Colomba), in attesa del duello, attraversa diversi stati d’animo, impeto o meno. Viene rappresentato come un serpente che cova la sua ira; poi ha un ripensamento, vorrebbe negoziare e ridare Elena; quando vede avvicinarsi Achille (Falco), scappa. Mentre fugge capisce di non voler morire in modo inglorioso (Aquila, Ettore). I paragoni animali rappresentano un comportamento contraddittorio, di diversi stati d’animo che si scontrano.

La disunione e la molteplicità sono le parti in cui Omero rappresenta un essere umano (pag 41 Williams dice che è come una sovrastruttura questo richiamo). Una teoria dell’azione c’è. C’è una

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Arete': eccellenza, è da questo significato si sviluppa quello di virtù morale e la radice Ar è presente anche nel termine aristocratico ed è collegato sempre al valore individuale degli eroi (in latino è Virtus, contenente la radice Vir o Homo, cioè uomo, colui che è virile, corrispettivo di Aner, Andros oppure Anthropos). È un discorso tutto antropocentrico, modellato sulle prerogative dell’uomo maschio, come compare anche nell’Etica Nicomachea (la donna nella sua totale emarginazione resta sempre fuori da questi discorsi). Si parla del guerriero-eroe nel caso dei poemi omerici. Maggior spazio alla figura femminile viene data nell’Odissea, ma il mondo dei valori è modellato su quello maschile.

Quelli femminili sono quelli dello spazio domestico, doveva custodire la casa e il valore dominante è la castità e la sua totale fedeltà al marito (dal mondo arcaico a quello classico non vi è una evoluzione dei valori femminili, che rimangono sempre gli stessi). La donna spartana aveva invece una posizione più forte e condivideva l’educazione maschile nel ginnasio ad esempio. La Time' non vale quindi per la donna omerica, mentre nella tragedia si hanno potenti personaggi femminili con forti personalità che conoscono anche una profonda evoluzione psicologica (tra le più importanti si ricorda ad es. Clitemnestra nell’"Agamennone" di Eschilo: ha rancore verso il marito poiché voleva sacrificare la figlia pur di condurre i greci in guerra, vuole quindi una vendetta tipicamente familiare; negli anni di assenza del marito governa la casa al suo posto, come una leonessa per la sua energia e violenza anche. Ucciderà il marito con l’aiuto dell’amante Egisto). È una figura di trasgressione così come lo è Medea, ma anche Antigone famosa per la sua intraprendenza nell’andare contro le leggi del re, trasgredendo le regole e andando fuori la norma.

Fisicalismo o materialismo: posizione per cui gli eventi cognitivi vengono ricondotti a cause materiali senza postulare entità diverse, si oppone a posizioni dualistiche.

Capitolo libro di Williams, dove egli riporta quei versi dell’Odissea Odisseo parla con il proprio animo nel momento in cui si chiede cosa sia più opportuno fare (appena sbarcato sull’isola dei Feaci; è citato nel contesto dell’argomentazione contro Snell, che aveva sostenuto che i personaggi omerici non decidono (come Dodds che afferma che i personaggi agiscono perché mossi da qualche entità divina). Qui i personaggi secondo Williams stanno effettivamente pensando e riflettono da sé senza l’intervento di cause esterne, essi pensano e riflettono su diverse possibilità di azione.

A pag 44 egli nota che esistono termini, verbi che mostrano il senso dell’essere preoccupati o in dubbio nel fare o meno qualcosa, espressi dai personaggi omerici. Osserva che Snell cerca un termine che nella lingua greca comincia a indicare una decisione molto tardi in un contesto di teoria filosofica. Il termine indica la deliberazione ed è "bouleouien", riflettere per decidere, indica l’esistenza di una volontà che spinge ad agire, bouleusis, termine che compare nell’Etica Nicomachea nella distinzione tra azioni volontarie (vi è dietro una deliberazione, una ricerca dei mezzi più adatti in casi di incertezza guardando ad un fine preciso) e azioni involontarie fatte per ignoranza.

Williams a pag 45 ricorda una pagina di Snell in cui egli ricorda che non ci sarebbero azioni dovute a sforzi di volontà come facoltà propria da parte dei personaggi omerici. Williams nota che Snell fa riferimento a una scena in cui Glauco prega il dio Apollo per curare una sua ferita e tornare a combattere; ciò che Apollo fa per Glauco è curare una sua ferita perché dietro a uno sforzo di volontà dell’eroe omerico. Non mancano poi momenti in cui è evidente che l’eroe si impegna in grande impeto, è questa la volontà dettata dal suo Thumos, compiuta in modo ardito o con autocontrollo.

Nel XX libro dell’Odissea Odisseo torna a Itaca infestata dai proci, che insediano il trono dell’eroe greco e rompono il patto di fedeltà con il loro signore. Giunge da mendico, è tentato di uccidere le serve che hanno tradito la sua fiducia spassandosela con essi; tuttavia si trattiene, calma il suo impeto e il suo impulso furioso, elabora un piano più prudente, "rimproverando il suo cuore e resistendo questi tenacemente". Alla fine prevale la componente razionale dell’io di Odisseo, secondo Williams ha la volontà necessaria per sopportare ciò che ha visto a differenza di quanto afferma Snell.

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Williams: critica verso Snell e all’interpretazione progressista nella psicologia omerica. Vuole mostrare che i personaggi omerici decidono, riflettono, fanno sforzi di volontà, ciò che manca al mondo omerico e greco conclude Williams a pag 49-50 è l’idea del dovere, tipica delle filosofie moderne di stampo kantiano.

Williams affronta un tema annesso a questi nel capitolo: "Riconoscere la responsabilità". Il personaggio omerico tende ad agire, riportare le motivazioni della propria azione a un dio, come riprende anche Dodds (vedi contesa Agamennone e Achille). Per Dodds non esiste dunque un senso di responsabilità e a questa conclusione Williams contesta alcune osservazioni mostrando alcune controprove, riconoscendo invece le responsabilità.

Si veda un passo dell’Odissea in cui Telemaco riconosce un proprio sbaglio, una sua disattenzione di cui si dice egli stesso colpevole. Odisseo e Telemaco nel XXII libro stanno combattendo contro i proci dopo che Odisseo si è fatto riconoscere; in precedenza per preparare questo combattimento essi avevano messo in un deposito le armi dei proci, che però questi presero perché fu lasciato aperto da Telemaco, riconoscendo le proprie colpe e responsabilità. Vi è un’ammissione di responsabilità da parte di Telemaco, ma non è un errore volontario solo una disattenzione. Nota Williams che il concetto di intenzione è assolutamente presente in Omero.

Esiste una parola usata in Omero quando si commette una certa azione in modo volontario o meno: "HEKON" per un’azione commessa volontariamente; "AEKON" per azioni involontarie. Telemaco si definisce "Aitios", il responsabile, la causa per cui i proci si sono potuti impossessare delle armi.

Inoltre, Williams si concentra sui versi che Agamennone usa per scusarsi del proprio comportamento arrogante e tracotante con Achille, egli si definisce come non Aitios e nei versi successivi (pag 66) afferma che vuole fare ammenda dando ad Achille grandi doni per ricompensare l’azione che ha compiuto anche se non si è sentito pienamente responsabile (la responsabilità è di ATE). Non si trovava in uno stato mentale normale, era accecato da Zeus e da Ate. Emerge anche in questo senso un’idea di responsabilità.

Ciò che cambia nelle diverse rappresentazioni della responsabilità sono i diversi rapporti tra questi componenti, intenzione, causa, stato mentale e reazione. La causa è comunque l’elemento primario, come emerge dal termine Aitios. A pag 70 egli afferma che Menelao fa riferimento ai molti mali sofferti in guerra per la sua lite con Paride, ed afferma che fu una guerra "cui diede principio Alessandro (cioè Paride)", causa della guerra.

Si ritorna al percorso verso la tragedia: si tratta essenzialmente del percorso verso la polis o città stato, che si regge autonomamente come struttura politica autonoma. Si ricorda la legislazione di Solone (inizi VI sec): fu arconte nel 594-593 a.C. Abolisce la schiavitù per debiti dei cittadini ateniesi, allo scopo di trovare un qualche equilibrio a livello politico che compensasse le diseguaglianze sociali ed economiche tra ricchi e poveri della città. Si ricorda poi la distinzione della cittadinanza di Atene in quattro classi censitarie (si riserva l’accesso a certe cariche solo a certe classi). Si mantiene la possibilità e il diritto dei cittadini più poveri (i Teti) di partecipare comunque all’assemblea generale della città (ecclesia). Potevano però partecipare anche un tribunale popolare.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/07 Storia della filosofia antica

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