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Storia della filosofia antica

La filosofia

Di origine greca, significa ‘amore del sapere’. Nasce in Grecia. Anche in Egitto ed in Oriente vi erano forme di sapere (astrologia, medicina, divinazione) ma solo in Grecia il sapere stesso diventa oggetto d’indagine e perno intorno al quale costruire una forma di vita superiore ad ogni altra.

Perché?

  • Differenze politiche: in Oriente vi era la monarchia, il centro politico, religioso e culturale era il tempio-palazzo del sovrano; in Grecia vi sono le polis indipendenti, rette dall’aristocrazia, quindi maggior dialogo e più spazio per l’individuo.
  • Differenze linguistiche: la lingua greca ha gli articoli determinativi che permettono di sostantivare aggettivi e verbi: formulare concetti generali e astratti, quindi spazio per la riflessione e l’osservazione.
  • Differenze religiose: in Grecia non vi è un libro sacro con il quale imporre dogmi, ma una molteplicità di miti e racconti per spiegare la posizione dell’uomo nel mondo.

Filosofia greca: passaggio dal mito al logos, ragione! (Infatti contrasto tra poesia e prosa, in cui scrive la maggior parte dei filosofi)

La filosofia nasce in Ionia, non in madre patria ma nelle colonie, perché? Le colonie erano meno vincolate dall’orizzonte cosmico e religioso tradizionale. Vi era maggior dinamismo poiché si trovavano in una posizione di confine con altre popolazioni con diversi costumi e credenze, dunque si creava il problema di identità e posizione nell’universo.

Talete (Mileto, VII-VI a.C.)

Sapiente universale, matematico. Qual è il principio di tutte le cose? L’acqua, elemento visibile. L’esperienza conferma la sua teoria, poiché tutto nasce nell’umido. Αρχη → Sostrato materiale dalle cui modificazioni si generano tutte le altre cose, a partire dagli elementi. È soggetto alle trasformazioni ma permane identico a se stesso. È elemento costituente, causa dell’essere delle cose, principio in senso assoluto.

Anassimene (Mileto, VI a.C.)

L’arkè di tutte le cose è un elemento visibile, l’aria. Spiega la formazione di tutte le cose con il fenomeno dell’evaporazione e rarefazione: ogni cosa è aria in una densità diversa. Anche l’anima è aria e obbedisce all’ordine cosmico, e ciò si vede dalla respirazione.

Anassimandro (Mileto, VI a.C.)

Il principio è invisibile, non è uno dei quattro elementi ma è un’entità in movimento ed illimitata, Απειρον. Dall’apeiron si generano tutte le cose e principalmente i contrari, e sempre in esso vi è la distruzione: ogni cosa si crea dal distaccarsi dei contrari causato dal movimento continuo. Ogni cosa è un limite rispetto alle altre. Nel crearsi e perire degli elementi da cui deriva ogni cosa Anassimandro vede la giustizia poiché essi pagano l’uno all’altro la pena e l’espiazione dell’ingiustizia secondo l’ordine del tempo.

Eraclito (Efeso, VI-V a.C.)

Filosofo oscuro, pessimo rapporto con i concittadini. Affidò il suo libro al tempio di Artemide e non ai suoi cittadini per simboleggiare che solo chi era degno poteva leggerlo. *Leggere frammenti sul libro. L’obiettivo di Eraclito è la ricerca dell'unità al di sotto dell’apparente molteplicità. Il mondo non è il prodotto di dei o uomini ma un ordine universale unico ed eterno, identificato con il fuoco. Il fuoco si accende e si spegne secondo misura ed infatti la vicenda cosmica in tutti i suoi aspetti è regolata da una misura. La mobilità del tutto non è un divenire casuale o disordinato ma è regolata secondo ritmi precisi. Egli usa la metafora della guerra, polemos, come simbolo e insieme regola di tutto ciò che avviene nell’universo: la guerra è padre di tutte le cose. Nella contrarietà la natura vera delle cose, che è il logos delle cose, ragione e legge della realtà. L’universo ha un’armonia nascosta superiore a quella visibile: consiste nell’unità e identità degli opposti in tensione fra loro. Ma la guerra degli opposti non è segno di ingiustizia (come per Anassimandro): il divenire di tutte le cose è il risultato del perenne conflitto che permea il tutto e si esprime nell’incessante tensione e trasformazione di un contrario nell’altro.

Aristotele: un fisico che aveva visto il principio materiale, limitato, unico ed in movimento, di tutte le cose nel fuoco. Vi è una vicenda ciclica a cui è soggetto il mondo ed è di necessità fatale. Simile alla cosmologia stoica. Platone: teoria del fluire universale di tutte le cose, mobilismo universale, tutto scorre e nulla permane. Il fuoco è un principio vivo quindi lo è anche il mondo. Divenire universale in una vicenda ciclica.

Pitagora (Samo, Crotone VI-V a.C.)

Costituì una comunità a Crotone. I componenti erano tenuti al silenzio ed al segreto, solo dopo un lungo tirocinio si potevano ascoltare le lezioni di Pitagora. Le teorie di Pitagora erano segrete e vennero messe in circolo solo dopo il tradimento di alcuni discepoli, es. Filolao. Il primo momento di insegnamento era quello di coloro che si limitavano ad ascoltare, akusmata, nozioni concernenti i vari rami del sapere; dopo vi era il momento dell’insegnamento pitagorico e si imparavano le discipline matematiche. Vi era anche una rigida etica nella quale confluivano le teorie dell’orfismo: al centro vi era la questione della sopravvivenza dell’anima e del suo destino di espiazione delle colpe tramite la trasmigrazione in altri corpi. Da questa concezione deriva la pratica del vegetarianesimo. Per i pitagorici però la vera forma di purificazione era di tipo intellettuale e avveniva tramite le conoscenze matematiche.

I numeri costituiscono i principi e l’essenza di tutte le cose e le cose imitano i numeri. I greci avevano una concezione spazio-geometrica dei numeri poiché rappresentavano fisicamente i numeri tramite dei sassolini. I numeri sono la causa delle cose, una causa materiale, formale ed esemplare! I numeri consentono di delimitare dimensioni spaziali, durate temporali, estensione e suoni. Tra i numeri esistono logoi, rapporti, e tra di essi è possibile individuare una proporzione. Un ambito in cui questi rapporti sono evidenti è quello musicale poiché è necessaria l’armonia. Poiché anche i corpi celesti compiono i loro movimenti esprimibili numericamente allora esiste un’armonia delle sfere celesti non udibile. Il cosmo per i pitagorici è costituito da un fuoco centrale intorno al quale ruotano la terra, la luna, il sole, i cinque pianeti conosciuti e il cielo delle stelle fisse; tra la terra ed il fuoco centrale vi è l’antiterra.

Ma il sistema di proporzioni domina anche il mondo umano: i numeri sono lo strumento per far cessare la discordia ed instaurare l’armonia. Lo zero non esiste, all’1 viene conferito uno statuto particolare: è la sorgente degli altri numeri. L’1 è parimpari poiché aggiunto ad un pari (illimitato) genera un dispari ed invece aggiunto ad un dispari (limitato) genera un pari.

Il numero 10 costituisce la tetraktis: è la somma sacra dei primi quattro numeri, ovvero l’1, il primo pari, il primo dispari ed il primo quadrato e per questo rappresenta la successione delle tre dimensioni che caratterizzano l’universo (1 è il punto, i 2 punti individuano una linea, 3 punti la superficie e 4 il solido: in base a questo principio ritenevano che i numeri fossero causa delle cose). I numeri costituiscono una gerarchia di valore e alcuni assurgono a simbolo di altre entità fisiche o concettuali: es. giustizia= 4 o 9, 5= matrimonio, primo pari e primo dispari. I numeri sono anche principi di conoscibilità poiché le cose sono fatte di numeri.

I limiti del conoscere umano

Alcmeone (Crotone, VI-V a.C.)

Thema delle differenze tra uomo e divinità: il discrimine fondamentale è ravvisato nella conoscenza. Delle cose invisibili e delle cose visibili soltanto gli dei hanno conoscenza certa, gli uomini possono solamente congetturare. *Metafora della luce: per gli dei la conoscenza è uno stato di perfetta chiarezza, nella quale scompare ogni distinzione tra visibile ed invisibile. La conoscenza si caratterizza come passaggio dal visibile all’invisibile, ma non vi è nessuna garanzia che questo passaggio abbia successo e che le cose invisibili possano essere conosciute. L’uomo dispone della sensazione e anche della ragione, capacità di raccogliere e connettere le informazioni che provengono dai sensi. Forse riteneva che l’organo centrale che presiede alle attività umane fosse il cervello (teoria encefalo centrica, Platone, vs. cardiocentrica, Aristotele Empedocle). Teoria della salute= isonomia, equilibrio tra gli umori vs. malattia: dominio di uno di essi, distruzione della simmetria.

Senofane (Colofone, VI a.C.)

Era un rapsodo ma critica aspramente i racconti dei poeti: diseducatori poiché davano una rappresentazione antropomorfica degli dei, fisicamente e caratterialmente. Senofane elabora una sorta di esperimento mentale immaginando come gli animali potrebbero rappresentare i loro dei se fossero in grado di disegnare: ogni animale li rappresenterebbe simili a sé. Con ciò Senofane non vuole negare la divinità ma acquisire una nozione più adeguata di essa: egli nega alla divinità una somiglianza con gli umani e sosteneva che le facoltà della vista, dell’udire e del pensare si esplicavano in modo diverso nella divinità. L’uomo esercita le proprie funzioni tramite un solo organo, Dio invece fa ogni cosa con tutto se stesso. L’uomo dispone di un sapere limitato, non può avere certezze, può solo opinare. Respinge la divinazione, il sapere è una lenta acquisizione. Le matrici da cui tutto si è formato sono la Terra e l’Acqua.

Eleatismo

Parmenide (Elea)

Per Parmenide è la divinità che indica la via che occorre percorrere, infatti nel suo poema in esametri ‘Sulla Natura’ racconta un viaggio da lui compiuto sotto la guida di una dea, la quale gli indica ciò che può essere pensato e detto, ciò che non può e ciò che invece di fatto fanno gli uomini. (*modello poeti epici, Esiodo etc) La via percorribile è quella che consiste nel pensare e dire ciò che è, mentre quella sbagliata consisterebbe nel dire e pensare ciò che non è; gli uomini comunemente imboccano una terza via, mescolando insieme ciò che è e ciò che non è. Ad esempio il concetto di nascere e morire, che sono una mescolanza di essere e non essere, in quanto nascere vuol dire essere ma non essere prima di essere, morire invece significa non essere ma anche essere prima di non essere.

Essere per Parmenide vuol dire: essere presente, esistere ed essere vero → legame necessario tra essere, pensiero e linguaggio! Parmenide usa il metodo della deduzione, dimostrazione per assurdo: assume come premesse il contrario di ciò che si vuole dimostrare e ne deduce conseguenze contraddittorie o errate, ma essendo errate ne risulta che sono errate le premesse, dunque il risultato è che saranno vere le premesse contrarie a quelle errate.

Con questo metodo Parmenide dimostra che l’essere è ingenerato, imperituro, immutabile, immobile, indivisibile, finito e uno. Per questo lo paragona ad una sfera compatta. [*se si ammette che l’essere muta ne consegue che esso è ciò che non era prima, ma in tal modo si attribuisce ad una stessa cosa l’essere ed il non essere, il che va contro l’assioma di Parmenide. Se si ammette che l’essere è molteplice occorre riconoscere che ciascuno di questi molteplici non è gli altri e quindi non è!] Il mondo fisico appare agli uomini caratterizzato dal nascere e morire delle cose. Ciò presuppone che le cose siano riconducibili a elementi, i quali danno luogo a combinazioni. Per Parmenide gli elementi sono la luce (fuoco) e le tenebre (terra): da essi si formano mescolanze. Gli elementi da una parte sono essere, dall’altra, in quanto mescolanze, sono non essere poiché suscettibili di nascere e morire: da qui si radica l’errore che è alla base delle opinioni degli uomini → δωξα.

Zenone (Elea, V a.C.)

Zenone usa il metodo della dimostrazione per assurdo (deduzione di Parmenide) insieme al regresso all’infinito, in relazione alla divisibilità delle grandezze (spazio e tempo). Usando questi metodi costruisce una serie di argomenti contro la molteplicità e contro il movimento: i paradossi, proposizioni contrarie all’opinione comune.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/07 Storia della filosofia antica

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